Mentre Washington intensifica la pressione militare su Teheran e valuta nuovi scenari di escalation, sul fronte orientale la guerra in Ucraina entra in una fase di logoramento sempre più segnata dalla crisi energetica e dalle difficoltà strutturali di Kiev. L’analisi mette in luce i rischi di un allargamento delle tensioni globali e gli equilibri sempre più instabili tra le grandi potenze.

Venerdì, 20 Febbraio 2026 18:35

La protesta delle Guide di Pompei

E' stato soppresso il servizio alle guide degli scavi archeologici, penalizzando i visitatori con servizi a costi più alti oppure, forse, per un rilancio delle audioguide, con il rischio di una fruizione passiva senza possibilità di domande.

Nel Bangladesh uscito dal rovesciamento di Sheikh Hasina, le elezioni del 12 febbraio e il referendum sulla “July Charter” sono stati celebrati come ritorno alla democrazia. Ma l’esito è paradossale: la Lega Awami è fuori legge e a governare torna la destra nazionalista, tra nuove tensioni sociali e spinte esterne.

Si delineano i vari punti controversi sulla crisi iraniano-statunitense e sulle rischiose possibilità di una guerra da cui nessuno uscirebbe vincitore.

Con l’arrivo della portaerei USS Gerald R. Ford nel Golfo Persico si riaccende la pressione su Teheran: tra minacce militari, ipotesi di frammentazione interna e guerra psicologica, l’analisi intreccia il fronte iraniano con lo stallo ucraino e la strategia globale degli Stati Uniti guidati da Donald Trump.

Venerdì, 13 Febbraio 2026 18:58

Era il primo maggio del 305!

Il crollo dell’Impero Romano sarebbe avvenuto nel III secolo se Diocleziano non fosse stato acclamato Imperatore dai suoi soldati. Nella Recensione del libro di Umberto Roberto si delinea il suo regno, la Tetrarchia e la sua abdicazione.

Il secondo turno ha sbarrato la strada presidenziale all’estrema destra, ma non ne ha cancellato radicamento sociale e consenso. Per il Partito Comunista, la sfida decisiva resta rompere con le politiche liberiste che alimentano precarietà, paura e regressione democratica.

Il “Business Plot” del 1933 rivela una tentazione autoritaria latente nel capitalismo americano, riemersa oggi nell’era trumpiana. Durante la Grande Depressione, parte dell’élite economica avrebbe tentato di neutralizzare Roosevelt per fermare il New Deal, vedendo nel fascismo una soluzione tecnica al “disordine” democratico. Parallelismi tra quel tentativo e dinamiche contemporanee come il Project 2025 e il 6 gennaio 2021. 

Nessuna protesta da parte del governo Meloni per le minacce degli agenti ICE ad una troupe di inviati della trasmissione “Rai In mezz'ora” a Minneapolis, ma neanche la Rai ha ufficialmente protestato anche se è stato un fatto molto grave. 

Un corteo di 50mila con realtà da tutta Italia in difesa degli spazi sociali. La loro presenza sfida la strategia governativa: strumentalizzare gli scontri per legittimare la repressione e criminalizzare il dissenso.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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