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Nella nuova puntata dell’“Osservatorio sul mondo che cambia”, il professor Orazio Di Mauro analizza l’intreccio sempre più stretto tra i principali conflitti internazionali, delineando uno scenario che assume i contorni di una guerra mondiale frammentata ma in continua espansione. 

Venerdì, 17 Aprile 2026 20:46

Nuovi equilibri e futuri scenari

Osservatorio sul mondo che cambia, videointervista al prof. Orazio di Mauro.

 La video intervista a Domenico Moro analizza le fondamenta strutturali ed economiche dell’imperialismo statunitense in Medio Oriente, evidenziando il ruolo del petrodollaro, dell’industria militare e delle dinamiche geopolitiche. Vengono inoltre esaminate le ripercussioni economiche globali e le trasformazioni nei rapporti di forza tra le grandi potenze.

L’escalation militare si estende dal Golfo al Levante, mentre lo scontro per il controllo delle rotte energetiche e dei nodi strategici ridisegna il conflitto: tra pressione militare, guerra economica e fronti che si moltiplicano, il Medio Oriente entra in una fase sempre più instabile e difficilmente contenibile.

Venerdì, 13 Marzo 2026 22:31

Iran, strategie della nuova guerra

 L’escalation in Iran quale frutto della crisi dell’egemonia economica e geopolitica degli Stati Uniti e del sistema dei petrodollari, Israele e gli USA impegnati a mantenere il proprio dominio attraverso la forza bruta e la destabilizzazione regionale: in questo scenario, il rischio principale è una crisi energetica globale – legata soprattutto allo stretto di Hormuz – che potrebbe innescare gravi conseguenze economiche, politiche e sociali, in particolare in Europa.

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L’offensiva aerea di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la risposta con missili e droni e la tensione nello Stretto di Hormuz aprono uno scenario di escalation che coinvolge Israele, le monarchie del Golfo e le basi occidentali nella regione, con ripercussioni strategiche ed energetiche globali.

Dallo stallo operativo in Ucraina, tra consolidamento russo e nodo strategico di Zaporizhzhia, alla pressione navale statunitense nel Mediterraneo in funzione anti-iraniana, fino alle tensioni tra Afghanistan e Pakistan: l’analisi ricostruisce un unico arco di crisi che dall’Europa orientale al Golfo Persico ridefinisce equilibri militari, alleanze e margini di escalation tra le grandi potenze.

Mentre Washington intensifica la pressione militare su Teheran e valuta nuovi scenari di escalation, sul fronte orientale la guerra in Ucraina entra in una fase di logoramento sempre più segnata dalla crisi energetica e dalle difficoltà strutturali di Kiev. L’analisi mette in luce i rischi di un allargamento delle tensioni globali e gli equilibri sempre più instabili tra le grandi potenze.

Si delineano i vari punti controversi sulla crisi iraniano-statunitense e sulle rischiose possibilità di una guerra da cui nessuno uscirebbe vincitore.

Con l’arrivo della portaerei USS Gerald R. Ford nel Golfo Persico si riaccende la pressione su Teheran: tra minacce militari, ipotesi di frammentazione interna e guerra psicologica, l’analisi intreccia il fronte iraniano con lo stallo ucraino e la strategia globale degli Stati Uniti guidati da Donald Trump.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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