L’Ombra del “Business Plot” sull’Era Trumpiana

Il “Business Plot” del 1933 rivela una tentazione autoritaria latente nel capitalismo americano, riemersa oggi nell’era trumpiana. Durante la Grande Depressione, parte dell’élite economica avrebbe tentato di neutralizzare Roosevelt per fermare il New Deal, vedendo nel fascismo una soluzione tecnica al “disordine” democratico. Parallelismi tra quel tentativo e dinamiche contemporanee come il Project 2025 e il 6 gennaio 2021. 


L’Ombra del “Business Plot” sull’Era Trumpiana

La tentazione autoritaria del capitalismo americano non è una realtà odierna, ma un modo di essere che ha sempre accompagnato il capitalismo statunitense. La storia americana viene spesso narrata come un arco progressivo verso una democrazia sempre più perfetta, interrotto solo dalla tragica parentesi della Guerra Civile. Tuttavia, esiste una contro-narrazione sotterranea, fatta di momenti in cui la Repubblica ha rischiato di implodere non per mano di nemici esterni, ma per l’insofferenza delle sue stesse élite verso i vincoli democratici. Il “Business Plot” del 1933 non è solo una curiosità storica o una nota a piè di pagina in un libro di storia americana: è la cartina di tornasole per decifrare le tensioni strutturali tra capitalismo e democrazia che stanno riemergendo prepotentemente nell’America contemporanea di Donald Trump.

Nel 1933 gli Stati Uniti erano nel punto più basso della Grande Depressione: il tasso di disoccupazione era al 25%, il sistema bancario era al collasso e tutti gli Stati federati erano sull’orlo dell’insolvenza. Le proteste sociali si moltiplicavano: marce di veterani, scioperi, tensioni diffuse. Quando entrò in carica Franklin D. Roosevelt, la situazione era talmente grave che dovette chiudere tutte le banche per decreto (Bank Holiday), sospendere regole di mercato considerate “intoccabili” e introdurre interventi statali massicci (New Deal). In quel momento la democrazia americana non era garantita. Questo è il punto chiave.

Per comprendere il 1933 bisogna guardare oltre la figura del generale Smedley Butler. Il vero motore del complotto non era militare, ma economico. L’elezione di Franklin D. Roosevelt e l’avvio del New Deal rappresentarono uno shock traumatico per l’oligarchia industriale (i Du Pont, i vertici della General Motors, le banche legate a J.P. Morgan). Per la prima volta lo Stato federale non agiva come garante passivo della proprietà, ma interveniva attivamente per ridistribuire ricchezza e potere contrattuale. Agli occhi di quei magnati, la democrazia stava diventando “pericolosa” perché aveva dato potere decisionale a una massa impoverita che votava contro gli interessi del capitale

Il fascismo italiano e tedesco, in quegli anni, appariva loro non come un orrore morale, ma come una soluzione tecnica: un sistema che preservava la proprietà privata sopprimendo il disordine democratico e sindacale. Il piano di sostituire Roosevelt con un dittatore de facto (un “Segretario agli Affari Generali”) era il tentativo di sterilizzare la democrazia, rendendo il voto popolare irrilevante di fronte al potere corporativo.

Vi è oggi un’eco contemporanea di quel Business Plot che si riverbera nel Project 2025 trumpiano. Se trasportiamo la logica del 1933 all’era “trumpiana”, notiamo che la dinamica di fondo è rimasta intatta, sebbene i metodi siano mutati. Oggi non servono 500.000 veterani armati per marciare su Washington, come avvenne allora, perché la guerra si è spostata dal piano militare a quello istituzionale e informativo.

Possiamo individuare tre parallelismi inquietanti tra il complotto sventato da Butler e l’attuale crisi politica americana, nell’alleanza tra oligarchia e populismo.

Nel 1933 i ricchi cospiratori cercavano un uomo forte e pensavano di averlo trovato in Butler, amato dalle masse dei veterani, per usarlo come ariete. Oggi questa saldatura si è compiuta in modo organico. Il movimento MAGA (Make America Great Again) rappresenta un paradosso storico: un movimento populista di base, alimentato dalla rabbia della classe lavoratrice (simile ai veterani impoveriti del ’33), ma sostenuto e finanziato da una fazione dell’ultra-élite tecnologica e finanziaria (miliardari della Silicon Valley, petrolieri, grandi donatori). Come nel 1933, vi è una convergenza di interessi. La base, allora come adesso, vuole la distruzione dello “status quo” culturale, mentre l’élite cerca la deregolamentazione totale e lo smantellamento dello “Stato amministrativo”, erede del New Deal allora e, oggi, delle riforme dell’era Johnson.

I cospiratori del ’33 vedevano Roosevelt come un usurpatore socialista che stava distruggendo l’America costituzionale. Questa retorica è simile a quella odierna contro il cosiddetto “Deep State”. La narrazione trumpiana secondo cui le agenzie federali (FBI, EPA, Dipartimento di Giustizia) sarebbero “nemiche del popolo” ricalca il desiderio — analogo a quello del 1933 — di aggirare la burocrazia democratica per imporre un comando diretto. Documenti programmatici recenti, come il Project 2025 della Heritage Foundation, propongono di licenziare decine di migliaia di funzionari pubblici apolitici per sostituirli con lealisti del presidente: una versione moderna e burocratica del colpo di Stato. Non si abolisce la Costituzione: la si svuota dall’interno.

L’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 condivide alcuni tratti con il Business Plot: il tentativo di ribaltare un risultato democratico usando la forza della folla, con la complicità o il silenzio di potenti attori politici ed economici.

La differenza cruciale sta nella figura del leader. Nel 1933 Smedley Butler era un uomo delle istituzioni che disse “no”. Nel 2021 l’incitamento proveniva dal vertice stesso. Inoltre, mentre il Business Plot fu in parte insabbiato per “salvare il mercato”, il 6 gennaio è stato trasformato in un mito fondativo per una parte dell’elettorato, normalizzando l’idea che la violenza politica possa essere un’opzione legittima se il sistema non fornisce i risultati sperati.

Il “Business Plot” insegna che l’autoritarismo corporativo in America non arriverà mai con svastiche o passi dell’oca. Arriverà avvolto nella bandiera a stelle e strisce, promettendo di “restaurare l’ordine” e di proteggere la nazione da nemici interni, reali o immaginari.

Nel 1933 la Repubblica fu salvata dall’integrità individuale di un singolo uomo, Smedley Butler, che rifiutò di barattare il proprio onore per il potere. L’inquietudine dell’oggi americano risiede proprio in questa domanda: in un’epoca di polarizzazione estrema, dove la lealtà al partito supera spesso quella alla Costituzione, esistono ancora figure come Butler nei corridoi del potere militare ed economico? Oppure, la prossima volta che verrà proposto un “aggiornamento” autoritario della democrazia, l’offerta verrà accettata?

Il Business Plot del 1933 dimostra che il capitalismo americano ha sempre avuto un’anima doppia: una che prospera nella democrazia liberale e un’altra che, sentendosi minacciata, è pronta a divorarla. L’era trumpiana non sarebbe dunque un’anomalia, ma la riattivazione di quella tentazione latente che, quasi un secolo fa, fu fermata a un passo dal baratro.

I cospiratori del ’33 cercarono di reclutare il celebre generale dei Marines Smedley Butler affinché guidasse un esercito di 500.000 veterani per marciare su Washington e instaurare una dittatura di stampo fascista. Butler finse interesse per raccogliere prove, poi denunciò tutto al Congresso: la Commissione McCormack-Dickstein confermò l’esistenza del piano, ma nessuno fu processato, probabilmente per evitare il collasso della fiducia nei mercati finanziari.

I cospiratori commisero l’errore fatale di credere che Butler, essendo critico verso le gerarchie militari, fosse favorevole al fascismo. Butler, invece, compreso il pericolo, finse di accettare l’offerta. Continuò a incontrare l’intermediario Gerald MacGuire per mesi, facendosi rivelare i nomi dei finanziatori, l’ammontare dei fondi (3 milioni di dollari in contanti) e i dettagli operativi (le armi sarebbero state fornite dalla Remington).

Sapendo che la sua parola contro quella dei banchieri di Wall Street non sarebbe bastata, Butler coinvolse un giornalista fidato, Paul Comly French, facendolo partecipare alle riunioni finali come suo “segretario”, ottenendo così un testimone oculare indipendente. Con le prove in mano, Butler si presentò al Congresso e testimoniò sotto giuramento. Appena la notizia divenne pubblica, il piano crollò. I cospiratori, che agivano nell’ombra, non poterono reggere la luce dei riflettori: negarono tutto; la stampa inizialmente ridicolizzò Butler, ma l’indagine confermò la veridicità delle sue affermazioni. Senza la figura carismatica di Butler a guidare i veterani, il “golpe” non aveva basi operative.

Nel ’33 il piano fallì perché dipendeva da un unico leader carismatico che disse di no. Oggi, grazie ai social media, la mobilitazione può essere decentralizzata e non avere un singolo punto di fallimento.

Oggi esistono anche eserciti privati. I cospiratori non devono necessariamente corrompere l’esercito regolare: possono assoldare contractor o attivare milizie paramilitari già armate ed equipaggiate, aggirando la catena di comando costituzionale. Nella guerra dell’informazione, nel ’33 la stampa contribuì a smontare il complotto; oggi, attraverso camere dell’eco digitali, si può fabbricare una “realtà alternativa” in cui un colpo di Stato viene percepito da una parte della popolazione come un’azione patriottica necessaria, garantendo consenso immediato.

Il Business Plot era concepito come un attacco dall’esterno dell’ordine istituzionale. Oggi la minaccia potrebbe essere interna: con l’attuale polarizzazione, parti del Congresso o della Corte Suprema potrebbero fornire una vernice di legittimità giuridica a derive autoritarie, paralizzando la reazione delle istituzioni democratiche.

Ovviamente, queste sono soltanto ipotesi, ma non dovrebbero essere prese sottogamba in un mondo ormai sull’orlo di nuove e distruttive guerre.

Fonti sul "Business Plot" e Smedley Butler 

Questi testi documentano specificamente il complotto del 1933 e la figura del Generale Butler.

  • Archer, Jules. The Plot to Seize the White House: The Shocking True Story of the Conspiracy to Overthrow FDR. Skyhorse Publishing, 2007 (Riedizione).

Il testo di riferimento classico. Archer ricostruisce l'intera vicenda basandosi sugli atti del Congresso e sulle testimonianze dell'epoca.

  • Katz, Jonathan M. Gangsters of Capitalism: Smedley Butler, the Marines, and the Making and Breaking of America's Empire. St. Martin's Press, 2022.

Un'opera fondamentale e recentissima che collega l'imperialismo americano di inizio '900, le guerre in cui Butler combatté e la sua successiva radicalizzazione contro il fascismo domestico. Ideale per capire il ponte tra militarismo e politica.

  • Butler, Smedley D. War Is a Racket. Feral House, 2003 (Originale: 1935).

Il manifesto pacifista e anticapitalista scritto dallo stesso Butler. Esiste anche in traduzione italiana: "La guerra è un racket" (Ed. Il Punto d'Incontro).

  • Maddow, Rachel. Prequel: An American Fight Against Fascism. Crown, 2023.

Un best-seller recente che indaga la rete di simpatizzanti nazisti e fascisti negli USA degli anni '30 e '40, contestualizzando il Business Plot in un movimento autoritario più ampio.

Sulla Crisi della Democrazia Americana e il "Trumpismo"

Testi di analisi politica che tracciano i parallelismi tra l'autoritarismo degli anni '30 e quello odierno.

  • Levitsky, Steven & Ziblatt, Daniel. Come muoiono le democrazie (How Democracies Die). Laterza, 2018.

Testo imprescindibile per capire come le democrazie moderne non finiscano con i carri armati (colpi di stato), ma attraverso la lenta erosione delle norme istituzionali, esattamente come temuto nel 1933 e osservato oggi.

  • Kagan, Robert. The Jungle Grows Back: America and Our Imperiled World. Knopf, 2018.

Analizza come l'ordine liberale sia un'eccezione storica e come gli USA stiano tornando a logiche di potenza e autoritarismo.

  • Snyder, Timothy. Sulla tirannia. Venti lezioni dal Novecento. Rizzoli, 2017.

Uno storico dell'Olocausto offre un manuale breve ma denso su come riconoscere e resistere ai segnali di fascismo nascente nell'America contemporanea.

 Storia Generale degli Stati Uniti 

  • Testi, Arnaldo. I fastidi della storia. Quale America raccontano i monumenti. Il Mulino, 2023. Utile per inquadrare le fratture della memoria pubblica americana (Guerra Civile, Statue confederate, 6 gennaio).

Sitografia e Risorse Online

Fonti Primarie e Documenti Ufficiali

Per consultare le prove dirette del complotto del 1933.

  • U.S. House of Representatives - McCormack-Dickstein Committee:
    • Investigation of Nazi Propaganda Activities and Investigation of Certain Other Propaganda Activities (1934).
    • Disponibile su Archive.org o tramite i database governativi americani. Contiene la testimonianza giurata di Smedley Butler.

Articoli e Saggi Online (Analisi Storica e Attualità)

  • The Guardian - "The Business Plot: did American billionaires plan a fascist coup?"
    • Link all'articolo
    • Analisi che collega esplicitamente il 1933 ai fatti del 6 gennaio 2021.
  • NPR (National Public Radio) - "When The Bankers Plotted To Overthrow FDR"
  • History.com - "The Plot to Overthrow FDR"

Documentari e Video (YouTube)

  • "The Plot to Overthrow FDR" (BBC Radio 4 Documentaries)
    • Spesso disponibile su YouTube o sul sito della BBC, offre una narrazione audio eccellente con storici britannici e americani.
  • Rachel Maddow’s "Ultra" (Podcast)
    • Una serie podcast (disponibile su Spotify/Apple) interamente dedicata ai complotti fascisti negli USA degli anni '30/'40. Molto approfondita sul contesto politico.



13/02/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Orazio Di Mauro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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