Portogallo: bloccato l’assalto della destra, ma nessun assegno in bianco a Seguro

Il secondo turno ha sbarrato la strada presidenziale all’estrema destra, ma non ne ha cancellato radicamento sociale e consenso. Per il Partito Comunista, la sfida decisiva resta rompere con le politiche liberiste che alimentano precarietà, paura e regressione democratica.


Portogallo: bloccato l’assalto della destra, ma nessun assegno in bianco a Seguro

Il Portogallo esce dal ciclo presidenziale del 2026 con un verdetto netto e, insieme, contraddittorio. Netto, perché il secondo turno dell’8 febbraio ha consegnato una vittoria ampia ad António José Seguro contro André Ventura, dopo un primo turno già dominato dalla polarizzazione tra il candidato socialista e il leader di Chega. Contraddittorio, perché il respingimento dell’estrema destra alla Presidenza della Repubblica non coincide con la sua sconfitta politica e sociale nel Paese reale, dove resta un blocco elettorale molto consistente, capace di pesare sul quadro nazionale e di continuare a contendere egemonia alla destra tradizionale. 

I numeri fotografano bene questa doppia verità. Al primo turno, che avevamo analizzato in un nostro precedente articolo, Seguro si era attestato intorno al 31% e Ventura oltre il 23%, lasciando dietro un campo frammentato. Al secondo turno, secondo i dati di scrutinio quasi completo diffusi nella notte elettorale e poi consolidati, Seguro ha vinto con circa i due terzi dei voti validi (66,83%) e Ventura si è fermato attorno a un terzo (33,17%). L’affluenza, pur in lieve calo rispetto al primo turno, è rimasta attorno alla metà dell’elettorato (50,08%), un livello non trascurabile nel contesto delle presidenziali portoghesi (nel 2021 era stata inferiore al 40%), dimostrando come una parte della cittadinanza abbia ritenuto necessario recarsi alle urne per fermare l’ascesa dell’estrema destra.

Se ci si limita alla superficie aritmetica, il messaggio sembra semplice: la maggioranza degli elettori ha scelto di impedire l’approdo di Ventura a Belém. Ma la profondità politica del voto è un’altra cosa. La stessa notte elettorale, del resto, ha mostrato come i due candidati abbiano letto il risultato in chiave opposta: Seguro rivendicando stabilità istituzionale, lealtà e cooperazione con il governo in carica; Ventura presentando la sconfitta non come chiusura ma come tappa, insistendo sull’idea di guidare ormai lo spazio della destra e di puntare al governo del Paese. Questo segnala che la battaglia presidenziale è stata vissuta da Chega come trampolino per la contesa successiva, non come parentesi.

Dal punto di vista del Partido Comunista Português (PCP), il cuore dell’analisi parte da qui ma non si ferma qui. Come avevamo scritto nell’articolo precedente, il PCP ha compiuto una scelta tattica chiarissima al ballottaggio: impedire l’elezione di Ventura, senza trasformare questa indicazione in adesione politica al programma socialista. Vista la situazione, infatti, votare contro il candidato reazionario significava votare Seguro, ma senza alcuna illusione sul suo posizionamento di fondo e senza rinunciare a una linea autonoma di lotta e alternativa. Anche nel resto dell’area della sinistra radicale portoghese è stato ribadito esplicitamente che “votare Seguro per battere Ventura” non equivale a sostenerlo politicamente.

Oggi, dopo il verdetto del secondo turno, il PCP riconosce e valorizza il fatto principale della notte dell’8 febbraio, cioè la sconfitta del progetto apertamente reazionario di Chega alla Presidenza della Repubblica. Ma, allo stesso tempo, mette in guardia contro due rischi complementari. Il primo è la sottovalutazione del radicamento di massa del discorso xenofobo, securitario e antipopolare che Ventura ha normalizzato in questi anni. Il secondo è l’idea che basti una vittoria elettorale moderata, in assenza di cambiamento sociale, per disinnescare la dinamica dell’estrema destra.

L’analisi pubblicata dal PCP fa notare come Seguro abbia prevalso in quasi tutto il Paese, con una diffusione municipale larghissima e con il controllo dell’insieme dei distretti; al tempo stesso, Ventura ha conservato una capacità competitiva in segmenti specifici, in particolare nel voto estero, e ha consolidato un’identità politica che non dipende più solo dalla protesta episodica. In altre parole, la destra radicale non ha conquistato la presidenza, ma non è stata neutralizzata come forza strutturale.

Insomma, quando milioni di voti continuano ad aggregarsi intorno a una piattaforma nazionalista, autoritaria e antioperaia, la risposta non può ridursi alla morale democratica o al richiamo istituzionale. Occorre analizzare e risolvere le condizioni materiali che permettono a quella piattaforma di espandersi, cioè salari bassi, precarietà, carovita, crisi abitativa, indebolimento dei servizi pubblici, sfiducia verso la rappresentanza e percezione diffusa che “nessuno ascolta” chi lavora. Se queste condizioni restano intatte, il voto contro l’estrema destra in una tornata può convivere con il suo rafforzamento nella successiva.

Ed è proprio qui che si apre la crítica comunista a Seguro e al Partido Socialista (PS). Durante e dopo il voto, il presidente eletto ha insistito sulla “cooperazione leale” con il governo e sulla volontà di non interrompere la legislatura, presentando la stabilità come cornice primaria della sua azione. Dal punto di vista PCP, però, la stabilità non è un valore necessariamente positivo. Se “stabilità” significa continuità con le opzioni che comprimono diritti del lavoro, privatizzano pezzi di welfare e trasferiscono ricchezza verso i grandi gruppi economici, allora diventa la prosecuzione ordinata del problema, non la soluzione.

Il PCP, inoltre, sostiene che al nuovo Presidente non si chiede una co-gestione del governo, ma la fedeltà piena al giuramento costituzionale: difendere, rispettare e far rispettare la Costituzione. In questa chiave il rapporto con Belém viene dichiarato “istituzionale ma conflittuale”, fondato sulla rivendicazione dei diritti sociali e democratici sanciti dalla Repubblica nata da Aprile. È una posizione che riconosce il pericolo sconfitto con Ventura e, allo stesso tempo, mantiene un’opposizione di classe a qualsiasi amministrazione “moderata” delle politiche liberiste.

Del resto, come molti Paesi europei, anche in Portogallo l’ascesa della destra è stata favorita dalle mancanze di una parte consistente della sinistra. Dove la sinistra di classe non riesce a trasformare il disagio in organizzazione, conflitto e conquista, quel disagio viene spesso catturato da narrazioni reazionarie che offrono capri espiatori invece di soluzioni. Chega prospera dentro questa frattura: parla alla rabbia sociale, ma la dirige contro i bersagli sbagliati, lasciando intatti i rapporti di potere economico che producono sfruttamento e diseguaglianza. La risposta comunista non può dunque essere semplicemente legata all’unità elettorale con le forze moderate, ma deve dare vita a più lotta sociale e più autonomia di classe, capace di ricostruire coscienza collettiva nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, tra i giovani precarizzati e tra i pensionati impoveriti.

A partire dal giorno successivo al ballottaggio, la sconfitta di Ventura alla presidenza va difesa ogni giorno, non celebrata come un punto di arrivo. Va difesa rimuovendo le cause materiali del suo consenso e contrastando la normalizzazione culturale delle sue parole d’ordine. E va difesa anche sul terreno istituzionale, pretendendo che il nuovo Presidente non diventi il sigillo “responsabile” di politiche che continuano ad allargare la frattura sociale. Senza rottura con la politica che produce impoverimento, precarietà e sfiducia, l’estrema destra resterà una minaccia permanente. Con la lotta sociale, l’iniziativa popolare e una prospettiva realmente di sinistra, quella minaccia può invece essere ricacciata indietro in modo duraturo.

13/02/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Giulio Chinappi

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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