Osservatorio sul mondo che cambia: Groenlandia, Iran e la crisi dell’ordine euro-atlantico

Dalle mire statunitensi sulla Groenlandia alla fragilità politica della NATO, dalla carenza di arsenali occidentali all’improbabilità di un attacco all’Iran, l’analisi mette a nudo i limiti strategici dell’Occidente, il ruolo subalterno dell’Europa e le trattative riservate che ridisegnano gli equilibri globali.


Osservatorio sul mondo che cambia: Groenlandia, Iran e la crisi dell’ordine euro-atlantico

Nella nuova puntata dell’Osservatorio sul mondo che cambia, il professor Orazio Di Mauro offre un’analisi ampia e articolata delle attuali dinamiche geopolitiche, mettendo in relazione scenari apparentemente distanti ma legati da una stessa logica di potenza. Al centro della riflessione c’è l’interesse strategico degli Stati Uniti per la Groenlandia, nodo cruciale del controllo artico, e il significato politico e militare delle recenti manovre NATO svolte senza la partecipazione americana, che rivelano tutta la fragilità dell’autonomia europea. Di Mauro ricostruisce le ragioni storiche e strategiche dell’attenzione statunitense per l’isola, chiarendo perché Trump abbia rifiutato formule di controllo “funzionale” in favore di una visione apertamente territoriale, coerente con il progetto di una vera e propria “Fortezza America”. Una strategia che non riguarda solo l’Artico, ma si estende idealmente dal Canada al Messico, quest’ultimo letto come punto critico sia per la sicurezza sia per gli equilibri economici continentali. L’analisi si allarga poi alla crisi politica della NATO, formalmente potente ma sempre più divisa, e alla reale capacità militare degli Stati Uniti, limitata da una produzione industriale insufficiente di armamenti complessi. Da qui la valutazione dell’improbabilità di un attacco imminente all’Iran, nonostante la retorica bellicista, e il parallelo con la situazione italiana, resa vulnerabile dalle scelte di riarmo e dall’invio di sistemi d’arma all’Ucraina. Ampio spazio è dedicato anche alla diplomazia informale e segreta, ai segnali di riposizionamento europeo nei confronti della Russia e alla complessità interna dell’Iran, descritto come una realtà nazionale e imperiale difficilmente piegabile dall’esterno. La puntata si chiude con uno sguardo più ampio sugli equilibri globali, indicando nel confronto tra Stati Uniti e Cina il vero nodo strategico futuro, e con un omaggio alla tradizione internazionalista cubana, simbolo di una resistenza che attraversa la storia.

16/01/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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