Il mito degli Stati Uniti come Arsenale della Democrazia risale agli anni Trenta del XX secolo. Per decenni, la dottrina militare occidentale si è basata su un assioma indiscusso, la capacità del complesso militare industriale degli Stati Uniti è illimitata. Tuttavia, gli eventi recenti hanno sgretolato questo mito. L'attuale assetto logistico del Pentagono, messo a nudo dal conflitto in Ucraina, ha rivelato una superpotenza fragile, un "gigante dai piedi d'argilla" che ha consumato le sue riserve strategiche in una guerra per procura. Analizzando i dati di produzione e le simulazioni ufficiali, emerge una realtà sconcertante: in un ipotetico conflitto diretto contro l'Iran, gli Stati Uniti esaurirebbero le munizioni critiche in un arco temporale compreso tra i 3 e i 7 giorni, rendendo impossibile sostenere lo sforzo bellico oltre la prima settimana.
Il supporto a Kiev non è stato indolore per la prontezza operativa americana. Ha rappresentato un travaso senza precedenti che ha svuotato i magazzini di munizioni standard. Secondo i dati del Pentagono e le analisi del CSIS (Center for Strategic and International Studies), gli Stati Uniti hanno inviato in Ucraina oltre 2 milioni di proiettili d'artiglieria da 155mm. Prima del 2022, la produzione USA era ferma a 14.000 pezzi al mese; l'Ucraina ne consumava tale quantità in 48 ore. Sebbene Washington stia tentando di triplicare la produzione, il divario accumulato è incolmabile nel breve termine. Questo ha lasciato l'esercito americano con riserve ai minimi storici, incapace di sostenere una guerra di logoramento terrestre o anfibia contro una potenza regionale come l'Iran.
Il problema più grave in uno scenario di guerra iraniano, tuttavia, non è l'artiglieria, ma i missili di precisione a lungo raggio (LRASM, JASSM, Tomahawk). L'Iran dispone di una delle reti di difesa aerea più dense al mondo. Per colpire i centri di comando o i siti nucleari senza perdere decine di aerei, gli USA dovrebbero affidarsi esclusivamente a missili stand-off (lanciati da distanza di sicurezza).
Qui la matematica è impietosa. Il report del CSIS intitolato "Empty Bins in a Wartime Environment" (Scatoloni vuoti in tempo di guerra) ha simulato un conflitto ad alta intensità. Il risultato è che gli Stati Uniti esaurirebbero il loro intero inventario globale di missili a lungo raggio in meno di una settimana (circa 8 giorni). Senza questi missili, dopo la prima settimana la US Navy e la US Air Force si ritroverebbero impotenti: o cessano il fuoco, o inviano i piloti in missioni suicide sopra le batterie antiaeree nemiche nella sostanza ancora intatte.
Ma se l'attacco è compromesso, la difesa è ancora più fragile. Il sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) che rappresenta l'apice tecnologico della difesa missilistica americana, l'unico in grado di intercettare bersagli balistici con precisione chirurgica. Una batteria è stata posizionata anche in Israele nei pressi della centrale di Dimona. Tuttavia, il THAAD, questa perfezione ingegneristica statunitense è anche la sua condanna strategica.
I missili intercettori del THAAD non sono semplici munizioni, ma veicoli aerospaziali complessi la cui produzione è estremamente laboriosa, lenta e costosa (circa 13 milioni di dollari a missile). La Lockheed Martin non possiede linee di assemblaggio di massa per questi vettori. La produzione annuale si conta in decine, non in migliaia. Il calcolo operativo è impietoso: una batteria THAAD standard dispone di soli 48 intercettori pronti al lancio. Poiché la dottrina USA prevede spesso il lancio di due intercettori per ogni missile nemico (per garantire l'abbattimento), una batteria da miliardi di dollari può fermare al massimo 24 missili nemici. Se l'Iran lanciasse una salva di saturazione con 50 o 100 missili balistici (una frazione minima del loro arsenale), il sistema THAAD esaurirebbe le munizioni nei primi 10 minuti di combattimento, lasciando basi e città indifese per i mesi necessari a produrre nuovi intercettori. Le simulazioni militari interne al Pentagono confermano che la finestra operativa è ancora più stretta se si considera la reazione asimmetrica iraniana.
Il caso studio più celebre è l'esercitazione Millennium Riper (alla guida della fazione che simulava l'Iran) utilizzò sciami di missili da crociera low-cost e piccole imbarcazioni suicide contro la flotta USA. Il risultato fu scioccante: in meno di 24 ore, la "Squadra Rossa" affondò 16 navi americane, inclusa una portaerei, saturando i sistemi difensivi Aegis. Oggi, con le scorte di intercettori Standard Missile già intaccate dalle operazioni nel Mar Rosso contro gli Houthi (dove la Marina ha sparato missili da 2 milioni di dollari contro droni da 20.000 dollari), la capacità della flotta di difendersi da un attacco massiccio iraniano durerebbe, secondo le stime, tra i 2 e i 3 giorni prima dell'esaurimento dei missili difensivi.
Questa impotenza materiale si scontra fatalmente con la scadenza del 31 gennaio 2026 indicata dall'analista Nicolai Lilin. Quella data segna la fine del trattato New START e il completamento dell'integrazione militare russo-iraniana, rendendo Teheran strategicamente intoccabile. La conclusione è inappellabile: Washington è in scacco matto. Non ha le munizioni per vincere una guerra oggi e, dopo quella data, non avrà più la copertura geopolitica per iniziarne una.
Il 31 gennaio 2026 è l'ultimo giorno utile perché, dal 1° febbraio in poi, si entra in un mondo post-trattati (New START scaduto) e con un Iran nuclearizzato e corazzato dalla tecnologia russa. Dopo quella data, un attacco USA non sarebbe più una "operazione militare", ma l'innesco automatico della Terza Guerra Mondiale sarebbe possibilissimo, un rischio che Washington non potrebbe più correre. Gli USA devono agire ora (nella loro visione) o accettare che l'Iran diventi intoccabile. Poiché non hanno le munizioni per agire ora, la conclusione implicita è che gli USA hanno già perso la finestra strategica.
Gli Stati Uniti mantengono una forza militare tecnologicamente superiore, ma logisticamente anemica. La base industriale americana, ottimizzata per l'efficienza economica ("just-in-time") e non per la resilienza bellica, non riesce a rimpiazzare ciò che viene consumato. Il massiccio invio di risorse in Ucraina ha eliminato il "cuscinetto" di sicurezza. Di conseguenza, una guerra contro l'Iran non è sostenibile nel lungo tempo. Washington potrebbe iniziare il conflitto con un bombardamento spettacolare, ma sarebbe costretta a fermarsi entro una settimana per mancanza fisica di missili, esponendosi a una sconfitta strategica umiliante. L'America oggi è un pugile capace di un colpo da KO, ma senza il fiato per reggere più di un round.
Sitografia:
Jones, S. G. (2023). "Empty Bins in a Wartime Environment: The Challenge to the U.S. Defense Industrial Base." Center for Strategic and International Studies (CSIS).
Riferimento: Il report evidenzia come gli stock di missili LRASM e JASSM si esaurirebbero in meno di una settimana di conflitto ad alta intensità.
War on the Rocks (2015). "Millennium Challenge: The Real Story of a Corrupted Military Exercise and its Legacy."
Riferimento: Documentazione della simulazione in cui le tattiche asimmetriche (simil-Iran) hanno sconfitto la flotta USA in 24 ore.
The New York Times (2023). "The U.S. Has Sent Ukraine More Than 2 Million Shells. Can It Keep Up?"
Riferimento: Dati sulla produzione di proiettili da 155mm e sull'incapacità dell'industria USA di rimpiazzare velocemente le scorte inviate a Kiev.
Politico (2023). "The Navy is shooting down Houthi drones. It’s costing a fortune."
Riferimento: Analisi del costo asimmetrico (missili SM-2 da $2.1M contro droni da $20k) e del rapido consumo di intercettori che non possono essere prodotti velocemente.
