Esteri
La caduta di Keir Starmer conferma la crisi profonda del Labour moderato. Andy Burnham promette una svolta sociale e territoriale, ma le ambiguità su austerità, guerra e Palestina mostrano i limiti di un ricambio che potrebbe restare interno all’establishment.
Nella nuova puntata dell’Osservatorio sul mondo che cambia, il professor Orazio Di Mauro analizza il memorandum d’intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran, presentato come il primo passo verso una normalizzazione dei rapporti dopo mesi di tensioni e scontri.
Videointervista a cura di Renato Caputo per "La città futura".
Il referendum del 14 giugno ha fermato l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, anche se il consenso raccolto dalla destra conferma il disagio sociale. I partiti marxisti hanno respinto la xenofobia, rivendicando una risposta di classe.
Il primo turno delle presidenziali colombiane ha visto Abelardo de la Espriella arrivare in testa, ma Iván Cepeda resta pienamente in corsa per il ballottaggio. Il voto del 21 giugno deciderà se proseguire il progetto progressista avviato da Petro o consegnare il Paese alla destra filotrumpiana.
La Saldatura strategica dell'Asse Eurasiatico e il tramonto dell'unipolarismo Occidentale.
La situazione internazionale, le sue ricadute sulla politica interna e il che fare? con Luca Cangemi
Videointervista a Luca Cangemi.
Riflessioni sul ruolo giocato dal petrolio negli attuali conflitti che hanno profonde radici storiche.
Intervista all'analista Giulio Chinappi, nella quale ci si sofferma sugli attuali conflitti bellici che, nonostante tante parole e speranze, continuano. Non siamo convinti che si tratti di una guerra a pezzi, ma di un drammatico scontro militare, i cui vari tasselli sono tra loro strettamente collegati.
Dopo mesi di incertezza, Mette Frederiksen è riuscita a formare un nuovo governo di minoranza, evitando il ritorno immediato della destra. La nuova coalizione conferma però la fragilità del centro-sinistra danese, diviso tra compromessi centristi e pressioni della sinistra radicale.
Alla vigilia delle elezioni legislative del 7 giugno, l’Armenia si trova sospesa tra l’eredità strategica del rapporto con Mosca e la svolta filo-occidentale di Nikol Pashinyan, mentre energia, sicurezza e corridoi regionali diventano terreno di scontro geopolitico.
Arrestato Audias Flores Silva, noto narcotrafficante, dalle forze speciali messicane. Cartello di Jalisco e descrizione del fentanyl. Strategia della Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum. La lotta del Messico al narcotraffico.
Dopo il voto del 24 marzo, Mette Frederiksen non è riuscita a costruire un nuovo governo di sinistra. Il mandato passa ora a Troels Lund Poulsen, leader liberale di Venstre, sostenuto dalle destre, mentre la sinistra radicale denuncia il rischio di una restaurazione conservatrice.
Il video è dedicato all’intervista a F. Maringiò, Presidente dell'Associazione per la Nuova Via della Seta, il quale fornisce un’interpretazione interessante del recente incontro a Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping, soffermandosi anche sulle relazioni Cina/Russia, Cina/Iran.
Le elezioni del 7 maggio hanno confermato la frantumazione del sistema politico britannico. Labour e conservatori arretrano, Reform UK sfonda a destra, i Verdi avanzano a sinistra e Starmer appare sempre più prigioniero della propria crisi di consenso.
Il Sahel è al centro di una complessa competizione geopolitica tra Stati Uniti e Russia, che le giovani repubbliche della regione (Mali, Niger, Burkina Faso) sfruttano per affermare la propria sovranità. Gli USA, spinti da necessità operative come il rapimento di un pilota, adottano un approccio pragmatico con sanzioni revocate e diplomazia flessibile. La Russia offre sicurezza e sostegno incondizionato in cambio di risorse, posizionandosi come garante dell’autodeterminazione. I governi locali rifiutano condizionalità occidentali, giocano abilmente tra le potenze e usano la rivalità per massimizzare autonomia e vantaggi strategici.
Le elezioni legislative del 2026 ridisegnano la mappa politica indiana: in Kèrala cade il governo comunista, mentre il BJP avanza in Assam e Bengala Occidentale. Il Tamil Nadu sceglie invece una lista locale, confermandosi un’eccezione nel quadro nazionale.
Dallo Stretto di Hormuz al Sahel, le tensioni tra grandi potenze stanno trasformando crisi regionali in un confronto globale sempre più esteso. L’analisi dei nuovi equilibri geopolitici tra guerre indirette, controllo delle rotte strategiche e rivalità internazionali.
Tra morti e distruzioni si presentano le parti in conflitto. Bambini che giocano negli escrementi e con i morti che sono stati seppelliti lungo i marciapiedi delle strade. Il mercato delle armi, strumento del vecchio e nuovo imperialismo.
In Spagna il Partido Popular integra Vox nella governabilità regionale; in Germania CDU e SPD ricorrono ancora alla Grande Coalizione per contenere AfD. Due strategie diverse che rivelano la stessa fragilità: il centro governa, ma non convince più.
L’articolo discute della decisione del Vietnam di acquistare trenta Sukhoi Su-57 russi. La problematica che ne può derivare ad opera degli Stati Uniti è discussa e spiegata. Il Vietnam ha con questo acquisto confermato l’alleanza di lunga lena con la Federazione Russa.
Bulgaria: all’insegna dell’euroscetticismo, la vittoria di Radev pone fine alla lunga crisi politica
La netta affermazione elettorale di Rumen Radev alle legislative del 19 febbraio segna una rottura storica nel sistema politico bulgaro. Tra euroscetticismo, apertura verso Mosca e crisi dei partiti tradizionali, il paese entra in una nuova fase caratterizzata da potenziali ridefinizioni strategiche.
Dallo Stretto di Hormuz ai fronti mediorientali, emerge una sfida diretta agli equilibri globali e alla supremazia nordamericana.
Venezuela: la resistenza bolivariana contro l'aggressione e la disinformazione Con Geraldina Colotti
Con la scrittrice e giornalista Geraldina Colotti analizziamo l'attuale situazine in Venezuela, a seguito di un embargo prolungato e dell'intervento militare statunitense culminato nel sequestro violentissimo del Presidente Maduro e della deputata Cilia Flores, una violazione lampante del diritto internazionale.
Le legislative ungheresi del 12 aprile hanno chiuso il lungo ciclo di Viktor Orbán, ma non hanno aperto una fase progressista. Il potere passa da una destra nazionalista a una destra europeista, mentre la sinistra resta ai margini.
Le elezioni regionali di marzo in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato hanno confermato la fragilità dei partiti tradizionali e la crescita dell’AfD. La sinistra radicale mostra segnali contraddittori: piccoli avanzamenti elettorali, ma ancora nessuna vera capacità di rompere l’egemonia del blocco dominante.
Tra diplomazia e conflitti, emergono i limiti della distensione tra Washington e Teheran. Il punto sui fronti aperti in Libano e Ucraina nello scenario geopolitico globale.
Le elezioni della RPDC non possono essere lette con le categorie della democrazia borghese occidentale. Dietro la formula del candidato unico esiste un sistema di selezione, verifica e rappresentanza socialista che parte dai territori, dai luoghi di lavoro e dalle assemblee popolari.
Il secondo turno del 22 marzo non consegna alla Francia un nuovo equilibrio, ma una polarizzazione più netta. La crescita de La France Insoumise e le riconquiste comuniste convivono con l’espansione territoriale del RN, mentre il centro presidenziale mostra tutta la propria fragilità.
L’escalation militare si estende dal Golfo al Levante, mentre lo scontro per il controllo delle rotte energetiche e dei nodi strategici ridisegna il conflitto: tra pressione militare, guerra economica e fronti che si moltiplicano, il Medio Oriente entra in una fase sempre più instabile e difficilmente contenibile.
