Per bloccare il grande movimento internazionale contro il genocidio in Palestina il principale mandante è dovuto intervenire con una rivoluzione passiva. Gli Stati Uniti sono stati costretti a imporre a Netanyahu il tanto agognato cessate il fuoco, imposto dal movimento, pur di preservare quest’ultimo presidio del colonialismo di insediamento occidentale nel cuore dei Paesi non allineati. Dunque, come tutte le riforme, anche questa l'ha imposta la forza rivoluzionaria che in enormi cortei sostenevano di sapere bene da che parte stare: “Palestina libera dal fiume fino al mare” e non certo i riformisti dei Paesi imperialisti o da essi egemonizzati che chiedevano la pseudosoluzione del tutto impraticabile “due popoli per due Stati”. Naturalmente le riforme sono funzionali a sconfiggere i movimenti rivoluzionari, facendo credere alle loro basi di massa che il potere costituito è disponibile a venire incontro alle richieste della base concedendo qualcosa di apparentemente sostanziale come il cessate il fuoco che sembra porre fine al genocidio. In tal modo, le necessariamente minoritarie componenti rivoluzionarie si ritrovano isolate e, per il momento, su questa questione impotenti.
Naturalmente appena le masse popolari tornano a casa inizia subito la controrivoluzione. Israele viola costantemente il cessate il fuoco e le potenze imperialiste occidentali, mandanti del genocidio, prospettano una soluzione apertamente colonialista.
Nel nostro Paese, in particolare, si era sviluppato un eccezionale movimento di base spontaneo che, andando contro di fatto tutti i partiti dell’arco parlamentare e quasi tutti i sindacati, ha messo in piedi ben due scioperi generali e una manifestazione oceanica, che si batteva per il cessate il fuoco e la liberazione dell’intera Palestina. D’altra parte la mancanza di una direzione consapevole ha reso possibile mettere per il momento da parte il movimento con l’illusione del processo di pace che promuoverebbero gli Stati Uniti di Trump. L’assenza, anche al livello internazionale, di Paesi in grado di opporsi in maniera significativa a questa odiosa rivoluzione passiva, ha favorito lo svuotamento delle piazze, che sono tornare a essere occupate quasi esclusivamente dai comunisti a dalla parte più consapevole degli islamici.
Appena le masse popolari sono tornate a casa è iniziata la reazione. Ad aprire le danze è stata la componente di destra del Pd che ha tirato fuori un disegno di legge che va nella stessa direzione di quelli di Gasparri, della Lega e di Scalfarotto di Italia Viva, volti a equiparare antisemitismo e antisionismo. In tal modo passano in secondo piano i reali antisemiti, che sono peraltro in buona parte filosionisti, mentre si vieta di fatto ogni critica alle politiche razziste, criminali, genocidiarie dello Stato di Israele. Quindi, invece di criminalizzare i mandanti, i complici, i sostenitori del genocidio, si colpisce chi lo denuncia. Si mira, in particolare, a censurare le università e le scuole per evitare che si possa insegnare un po’ di spirito critico su uno dei principali temi di attualità.
Immediatamente dopo sono state criminalizzate le scuole che hanno invitato a presentare il suo ultimo libro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, incaricata dall'Onu di indagare sulle violazioni dei diritti umani, con particolare attenzione all'impatto delle politiche israeliane e al diritto internazionale. Su tale linea si era già mosso il ministero che aveva imposto alle scuole la necessità di dover sempre e comunque invitare anche la controparte in qualsiasi dibattito. Naturalmente tale norma non mira certo a dover invitare i sostenitori o i negazionisti della Shoah, ma a imporre che un relatore critico del genocidio sia affiancato da un negazionista. Ciò ha portato già più di un dirigente scolastico a proibire assemblee di istituto dove sarebbero stati invitati solo critici del genocidio.
Ma anche questo non bastava alle forze della reazione che sono intervenute ulteriormente mobilitando il potere giudiziario dello Stato per perseguitare personalità di spicco della comunità dei palestinesi in Italia colpevoli di raccogliere fondi per Gaza e, perciò, tacciati di essere terroristi. Il tutto sulla base di denunce provenienti dalle forze armate israeliane, secondo le quali anche le organizzazioni per la difesa dei diritti umani di Gaza sarebbero terroriste, in quanto avrebbero necessariamente a che fare con le istituzioni di Gaza generalmente controllate da Hamas. Tali persecuzioni politiche contro chi si mobilita contro il genocidio del proprio stesso popolo, sono servite per scatenare una vera e propria caccia alle streghe scatenata da politici e media filogovernativi volti a criminalizzare gli stessi esponenti della minoranza parlamentare che per aver preso posizioni critiche del genocidio sarebbero fiancheggiatrici dei terroristi. D’altra parte il dirigente della forza più radicale del Parlamento italiano, dinanzi a tali proditori attacchi non ha trovato di meglio da fare che additare il presidente della Comunità palestinese – inquisito per aver inviato aiuti umanitari a Gaza, per cui sarebbe il capo della cellula di Hamas in Italia – di essere un traditore del suo stesso popolo.
Si è giustamente fatto notare che tali posizioni della maggioranza e di almeno una parte dell’opposizione sono in realtà contrarie agli interessi nazionali del Paese. Lo Stato italiano si trova proprio al centro del mar Mediterraneo e per questo ha sempre cercato, pur essendo stato sempre filosionista, di non assumere posizioni anti palestinesi. Si sono giustamente richiamati esponenti di spicco anche della fase conclusiva della Prima Repubblica, non solo un presidente della Repubblica come Pertini, ma persino Craxi, Aldo Moro e Andreotti che hanno preso posizioni fortemente critiche con chi tentava di criminalizzare come terroriste le forze della resistenza palestinese. Discorso analogo si è fatto per quanto riguarda la posizione dell’attuale governo rispetto alla Russia o alla Libia di Gheddafi. Mentre i politici al governo della Prima Repubblica e persino il principale rappresentante della destra della Seconda Repubblica, Silvio Berlusconi, pur stando senza se e senza ma nella Nato, hanno cercato di mantenere buoni rapporti con le nazioni e i popoli della sponda sud del Mediterraneo, nell’interesse del loro stesso Paese. Al contrario, non solo l’attuale maggioranza, ma buona parte dell’attuale opposizione, protagonista dei governi precedenti, al contrario ha assunto posizioni oltranziste verso i palestinesi, la Russia di Putin o la Libia di Gheddafi.
Generalmente si dimentica però di sottolineare il fatto che persino le forze più reazionarie al governo della prima Repubblica avevano posizioni decisamente più avanzate nella politica internazionale non solo delle forze oggi al governo, ma persino di una parte significativa della minoranza parlamentare, perché allora c’era una opposizione parlamentare realmente di sinistra, credibile e, inoltre, vi erano forze generalmente extra parlamentari su posizioni addirittura rivoluzionarie. Mentre oggi manca del tutto una forza realmente di sinistra, attendibile in grado di costringere lo stesso governo ad assumere posizioni critiche rispetto alle posizioni troppo oltranziste dell’imperialismo occidentale.
Senza contare che, generalmente anche a sinistra, si finisce per credere che le forze che si autodefiniscono nazionaliste, patriote, sovraniste lo siano poi realmente mentre in realtà si tratta di forze che, almeno oggi, in assenza di una credibile opposizione di sinistra, sono prive dello stesso concetto di interesse della nazione.
Senza contare che persino i timidi tentativi fatti dalle forze al governo di assumere una posizione più sfumata – almeno per quanto riguarda la russofobia dei Paesi più ricchi dell’Unione Europea, in nome della necessità di evitare contraddizioni inter imperialiste, e per la paura di apparire inaffidabili all’internazionale nera di cui Trump è divenuto il più potente fiancheggiatore, per non dire sostenitore – sono stati criticati da destra non solo dai mezzi di comunicazione di massa, ma dalla stessa maggioranza di quella che dovrebbe essere l’opposizione.
Mentre, paradossalmente, a Putin viene rimproverato proprio il suo nazionalismo e sovranismo. Altrettanto paradossalmente a essere i reali interpreti degli interessi nazionali, i reali patrioti finiscono per essere quei reali esponenti dell’opposizione di sinistra che criticano il sedicente nazionalismo e sovranismo delle forze attualmente al governo.
Ugualmente paradossale è che mentre i patrioti palestinesi vengono accusati di essere terroristi, in quanto solidarizzare con Gaza significherebbe fiancheggiare Hamas che la controlla, il governo di destra israeliano ha per anni lasciato che le petromonarchie del Golfo, a partire dal Qatar, sovvenzionassero Hamas. Per non parlare dell’Unione Europea che resta stretta alleata di Israele e del Qatar e sostiene senza se e senza ma governi che rivendicano l’utilizzo di strumenti terroristici proprio durante le trattative di pace, sostenendo poi che tutti in Ucraina si augurano la morte di Putin. Così mentre lamentano che Putin non voglia trattare direttamente con loro cercano di assassinarlo. Sempre a proposito di doppi standard l’Unione Europea che processa, in Italia come in Olanda, i suoi cittadini che cercano di solidarizzare con il loro popolo che sta subendo un genocidio considerano il proprio migliore alleato un Paese come gli Stati Uniti (che si permette di bombardare un Paese africano come la Nigeria sulla base di un presunto genocidio dei cristiani funzionale esclusivamente a rilanciare il conflitto di civiltà contro i musulmani). Allo stesso modo gli Stati Uniti ormai da anni pretendono di uccidere cittadini di altri Paesi sulla base di semplici sospetti che si rivelano essere sempre più palesemente come dei meri pretesti, come nel caso dei pescatori nel mare dei Caraibi assassinati a sangue freddo in quanto sarebbero dei narcotrafficanti, mentre i veri responsabili del narcotraffico, anche nei rari casi che finiscano nelle carceri statunitensi, vengono poi graziati.
