Esteri
Provenendo dalla regione nordestina del paese – quella più povera e diseguale – ed avendo fatto parte, come operaio metallurgico, di uno dei maggiori sindacati brasiliani, la popolarità di Lula nel 2002 era straordinariamente elevata in quella parte del proletariato e del sottoproletariato che normalmente veniva esclusa dalle istituzioni “democratiche”: in altri termini, si trattava di un esercito di 60 mln di brasiliani che vivevano ben al di sotto della soglia di povertà ed abitavano in case fatiscenti residenti in luoghi malsani, come le celeberrime e numerosissime favelas
Davanti al possibile accordo (da ratificare entro il 30 giugno) tra le potenze del G5+1 e la Repubblica Islamica dell’Iran, i “negoziati” come base per la risoluzione dei conflitti nel sistema di relazioni internazionale tornano al centro dell’azione politica.
La decisione, assunta concordemente dai governi cubano e statunitensi , di dar vita a una nuova fase di relazioni reciproche, costituisce evidentemente un fatto storico che va adeguatamente compreso in tutta la sua portata. Essa costituisce peraltro, a oggi, uno dei pochi elementi positivi di una presidenza, quella di Obama, eletta con promesse di grandi cambiamenti sul piano internazionale che in realtà si sono realizzati solo in minima parte.
Dalle sponde del Mediterraneo sino a quelle del Mar Arabico, divampa la guerra civile nell'Islam. Siria, Iraq, ora lo Yemen e potenzialmente il Libano, il Bahrein o la stessa Arabia Saudita, sono attraversate da conflitti che si articolano anche lungo questa faglia religiosa ed ideologica.
La storia del presidente “impossibile”. Un mito nella storia dell’Uruguay. Terminato il primo marzo il suo mandato. Ora senatore. L’amore per la terra, per i fiori e per il ciclismo. Seguace del movimento studentesco anarchico. I Tupamaros e la repressione dopo il golpe militare. Pepe e gli anni di prigionia. Lucia Topolansky, la moglie, in corsa per il municipio di Montevideo. Il libro che meglio di tutti descrive il percorso di Mujica e la storia del piccolo stato: “Il presidente impossibile” di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini.
All’indomani delle elezioni amministrative francesi e di quelle regionali tenutesi in Andalusia la scorsa domenica, risulta quanto mai necessario tentare di tracciare un bilancio che non tenga conto esclusivamente del singolo dato di questa tornata elettorale (numerose altre sono previste per quest’anno in Spagna) ma che cerchi di tenere in considerazione il quadro complessivo della situazione che ne fuoriesce e che, per la verità, non risulta affatto privo di elementi inquietanti.
In Siria, le forze saudite attaccano su due fronti: il Nord ed il Sud. Al Nord, la città “lealista” ed in maggioranza sunnita di Idlib è accerchiata dalle milizie legate ad Al Qaeda. Queste milizie utilizzano armi americane, in particolare dei missili TOW, per venire a capo della resistenza dell’esercito siriano e delle forze popolari che difendono la loro città e le loro terre. Uno dei comandanti di Al Qaeda nelle operazione ad Idlib è un sceicco saudita chiamato Abdallah al Mouhaisni.
La Russia è al centro delle tensioni nel mondo. La constatazione potrebbe preoccupare molti cittadini di quel paese o potrebbe invece solleticare la “grandeur” del nazionalismo sempre viva (purtroppo) anche nella patria di Tolstoj e di Lenin. Ma così è.
L'attentato del 18 marzo al museo del Bardo a Tunisi evidenzia segnali di grave pericolo che incombono sulla Tunisia da differenti punti di vista.
Sarebbe ora che Marwan Barghouti, il “nuovo Mandela” palestinese, venisse liberato dopo 20 anni di detenzione nelle prigioni israeliane. Lo scorso 11 febbraio abbiamo commemorato la liberazione di Nelson Mandela che era stato scarcerato l’11 febbraio 1990 dopo venticinque lunghi anni.
I venti di guerra che nel corso delle settimane scorse avevano preso a soffiare impetuosi sulle nostre teste si sono apparentemente attenuati. La brace continua ad ardere sul fondo dei due più pericolosi focolai, ma l’incendio non è divampato. Sul fronte continentale c’è una fragile tregua, concordata con Putin nel summit di Minsk da Merkel e Hollande, in assenza di Obama
Si torna a parlare di Kosovo anche in Italia dopo che, dai Balcani, giungono notizie di “emergenza profughi”. Molti analisti, così come i giornalisti locali, parlano di “esodo” e “fuga”, ma i media nostrani non si sbilanciano troppo nonostante le parole chiave – profughi, albanesi, musulmani, allarme terrorismo, Isis ecc. - siano delle migliori per intossicare una narrazione. Il fatto è che il Kosovo è l'emblema più vicino a casa nostra del fallimento delle “missioni di pace” in cui l'Italia più si è spesa
Tutto il mondo sta parlando di noi, le donne curde. È abbastanza facile trovare notizie sulle donne combattenti in riviste, giornali ed agenzie. Sono sorpresi di queste donne che lottano contro uomini che vogliono dipingere di nero i colori del Medio oriente, e si domandano da dove tirano fuori il loro coraggio, come possano ridere con tanta sincerità. Ed io mi sorprendo della loro sorpresa.
Tutto è cominciato con alcuni abitanti riuniti per discutere di quello che avrebbe significato se la Monsanto si fosse installata nella loro città, poi sono diventati centinaia, migliaia ed in poche settimane decine di migliaia di residenti e simpatizzanti che organizzano regolarmente manifestazioni e costruiscono blocchi stradali permanenti contro un’opera in costruzione.
Tsipras un anno fa. Non c’era sentore di una vittoria elettorale così superba, nessuno poteva avere la certezza che ce l’avrebbe fatta a diventare primo ministro. Ma sul “Der Spiegel” il giovane greco veniva già definito “il nemico numero uno dell’Europa”.
il Vice Ministro per gli Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Calixto Ortega, in visita nella sede milanese del Consolato Generale del Venezuela in Italia con una delegazione diplomatica del suo Paese, ha desiderato ricevere una delegazione formata da Giovani Comunisti di Milano, Giovani Comunisti di Monza Brianza e studenti del collettivo Dèmos S.C Alternativa Rossa
La necessità per un sindacato, un collettivo, un’associazione e qualsiasi altra forma organizzata di lavoratori di incardinare le cosiddette politiche di austerity nel proprio quadro analitico, è ormai questione fin troppo ovvia. Così come ovvia appare la necessità di liberare tali analisi dalla cappa economicistica che può strangolarla.
Quando scelsi la mia tesi di dottorato, nel 1982, scelsi di proposito un argomento fortemente matematico e un tema in cui il pensiero di Marx era irrilevante. Quando, in seguito, mi imbarcai nella carriera accademica, da lettore nelle facoltà di economia convenzionale, il contratto implicito tra me e le facoltà che mi offrivano il posto era che avrei insegnato il genere di teoria economica che non lasciava spazi a Marx.
Tutti conosciamo la melodia dell'inno nazionale tedesco e non pochi italiani, chissà perché, ne conoscono le prime parole: "Deutschland, Deutschland über alles...". Quello che non si sa è il fatto che di questo bell'inno nazionale tedesco in Germania è vietato cantare le prime due strofe.
Dopo “Charlie Hebdo” è arrivato l'attentato di Copenaghen, ma in entrambi i casi le dinamiche dei fatti lasciano aperti diversi interrogativi. I fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly erano vecchie conoscenze delle forze di sicurezza francesi, mentre a Copenaghen un uomo solo ha potuto fare irruzione e sparare durante un convegno a cui erano presenti l'autore delle vignette su Maometto e l'ambasciatore francese in Danimarca. In una Unione Europea assillata dalla questione greca e dall'Ucraina, cresce la spinta alla legislazione d'emergenza e alla guerra santa, ma chi ricorda ormai l'appoggio francese alla guerra in Libia e alla ribellione armata contro Assad?
Lottare oggi contro le contraddizioni belliche del capitalismo globale non è lo stesso che all’inizio delle guerre mondiali del Novecento. I termini reali della questione sono diversi, ma qualcosa di importante si può dire, e fare.
Dopo le violenze scatenate dalla destra e il tentativo di colpo di stato dello scorso anno, il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato giovedì scorso che è stato sventato un nuovo golpe contro la nazione sud-americana.
Pubblichiamo un’intervista al compagno Stathis Kouvelakis del Comitato Centrale di Syriza e rappresentante della Piattaforma di Sinistra del partito, apparsa sul mensile statunitense Jacobin, che l’ha gentilmente concessa per la traduzione.
La città di Kobane si è liberata grazie alla lotta di un intero popolo, nonostante l'evidente disparità di armamenti. Nel frattempo gli Stati Uniti pensano a un nuovo intervento militare in Iraq contro lo Stato Islamico.
I primati della Repubblica Federale si basano su statistiche rivedute e corrette. Dalla potente associazione degli automobilisti alle agenzie per il lavoro, ecco i numeri fai da te per farsi belli.
Abbiamo la fortuna di poter leggere oggi il più avanzato studio condotto sul confronto fra produttività dell’agricoltura biologica e di quella convenzionale. È una ricerca1 portata avanti dai ricercatori della University of California e pubblicata su «Proceedings of the Royal Society B.» nel numero di dicembre 2014, dunque appena due mesi fa. Si tratta di una meta-analisi, cioè un’analisi statistica dei risultati ottenuti da studi già effettuati, che mira così a raggiungere un grado di attendibilità che, basato su un campione di casi superiore, sia più elevato di quello attribuibile a ciascuno dei singoli studi considerati. Il numero degli studi esaminati è stato di 115, ovvero un numero indubbiamente elevato.
In questi giorni gli eventi in Donbass sono nuovamente precipitati. Bombardamenti dell’esercito ucraino con molte vittime civili e minacce di intervento militare da parte dell’amministrazione USA e degli inviati della UE. Il 9 maggio prossimo partirà la seconda carovana antifascista per portare solidarietà ed aiuti al popolo del Donbass che resiste. Abbiamo chiesto alla Banda Bassotti, che erano tra i promotori anche della prima carovana, di spiegarci questa iniziativa.
Medya Murad, nome di battaglia Hebûn Sinya o Hebûn Derik, comandante delle Unità di Difesa delle donne curde, YPJ, è caduta a Kobanê nei combattimenti contro l’organizzazione terroristica IS. Lo apprendiamo qualche giorno dopo l'atteso annuncio della liberazione della città, dopo quattro mesi di assedio da parte dei miliziani dello Stato Islamico e di sfacciato contrasto all'invio di aiuti e sostegno ai resistenti – considerati “terroristi” del PKK - da parte del governo turco attraverso il confine a Nord, quarto lato del fronte.
All’indomani della strage di Charlie Hebdo, in una scuola elementare di Nizza un bambino islamico dichiara di non stare dalla parte di chi ha offeso il profeta. Finisce sotto interrogatorio della polizia.
Riflessioni a freddo su una risoluzione scandalosa approvata a grande maggioranza dal parlamento europeo sulla guerra in Ucraina e una significativa mozione di opposizione votata in blocco dal Gruppo Gue/NGL, che poi però si divide sugli emendamenti volti a far recepire nella mozione di maggioranza le posizioni della minoranza.