Approfondimenti teorici (Unigramsci)
Questa sezione del giornale è dedicata alla formazione teorica dei lavoratori e delle classi popolari e curata in collaborazione con le compagne e i compagni del collettivo della Università Popolare Antonio Gramsci (Unigramsci). Questa collaborazione nasce dalla volontà di approfondire i legami con una realtà molto impegnata nella “battaglia delle idee”, per formare una visione del mondo “altra”, diversa da quella delle classi dominanti. Non può esistere, infatti, una prassi rivoluzionaria in assenza di una teoria rivoluzionaria e questa non può che esser ricercata a partire dal pensiero critico di Marx, per sviluppare una visione autonoma del mondo, di classe, consapevoli che se i subalterni non hanno una propria visione necessariamente finiscono con l’adottare quella dominante. Questa collaborazione vorrebbe anche essere un elemento di stimolo per la formazione di quegli intellettuali organici di cui il futuro partito del proletariato avrà grande bisogno. Pertanto, in questa sezione pubblichiamo testi di approfondimento teorico, non necessariamente oggetto dei corsi universitari.
L’abiura e i Discorsi
Galilei si vede di nuovo costretto a presentarsi a Roma dall’inquisizione. Nel 1633 si svolge il processo che si conclude con l’abiura, e il Sant’Uffizio che riduce la condanna al carcere perpetuo. Probabilmente non fu nemmeno necessario mostrare gli strumenti di tortura per far capitolare Galilei. La sua condotta fu da subito a tal punto docile dinanzi al Sant’Uffizio che quest’ultimo, poté ben presto commutare la pena nel domicilio coatto nella villa di Arcetri di Galilei, sotto il controllo dell’inquisizione. Del resto la Chiesa non aveva il benché minimo interesse a infierire contro uno dei maggiori scienziati di tutti i tempi, che messo alle strette aveva immediatamente ceduto.
Perciò il controllo fu piuttosto lasco, tante che nonostante il divieto di scrivere, Galileo compone in segreto il suo capolavoro scientifico Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, che sono la meccanica e la dottrina del moto rifondate sulla nuova concezione matematico-geometrica. Galileo riesce, sempre in segreto, a far uscire dalla sua villa-prigione il manoscritto che sarà pubblicato a Leida nel 1638. Galileo muore oramai cieco (per i suoi studi sul sole) nel 1642. In effetti uno scienziato che rinuncia completamente alla rivoluzione non solo politica, economica e sociale, ma anche alla rivoluzione culturale e, persino, alla rivoluzione scientifica non era più un pericolo particolarmente significativo per il potere costituito.
Il principio di inerzia
Per comprendere il metodo di Galilei è utile conoscere prima le sue scoperte scientifiche: la demolizione della tradizionale visione del cosmo è, in effetti, strettamente connessa ai suoi studi fisici di meccanica. Con essi Galilei opera una vera e propria Rivoluzione scientifica che porta alla scoperta del principio di inerzia: per gli aristotelici, la quiete è lo stato naturale dei corpi (luogo naturale). Galileo intuisce che un corpo conserva il suo stato di quiete o di moto se non intervengono forze esterne a modificarlo. I corpi sono indifferenti a moto e quiete. Galileo non enuncia il principio di inerzia, ma lo applica; lo enuncerà Cartesio. Il principio d’inerzia serve anche a spiegare il moto dei pianeti che non si arresta mai. A ulteriore dimostrazione che Galilei non era realmente interessato alla rivoluzione scientifica, ma esclusivamente al libero sviluppo della scienza e della ricerca scientifica. Il che, naturalmente, in un’epoca di controriforma era comunque considerato come una pratica sovversiva, da reprimere il prima possibile. Ma di questo Galilei, tutto preso a rivendicare l’autonomia della scienza, non si rende conto.
La legge della caduta dei gravi
Consente di spiegare il moto non più nel modo qualitativo-finalistico della tradizione aristotelica, ma in modo puramente descrittivo, espresso in termini matematici, è il senso pratico della borghesia che si afferma. Spiegando la caduta dei gravi, Galileo confuta la concezione aristotelica del moto basata su moti naturali e violenti. La teoria del moto naturale sosteneva che ogni corpo va verso il suo luogo naturale, il grave verso il centro della terra, il lieve verso la luna. Unicamente violento è il moto che porta un corpo fuori dal suo luogo naturale. Per spiegare perché un corpo messo in movimento, (un sasso lanciato), continuasse a muoversi si credeva che fosse l’aria circostante, anch’essa messa in movimento, a sospingerlo. Galileo invece fonda la caduta dei gravi su un punto di vista solo matematico (gli spazi percorsi da un grave in tempi eguali sono nel rapporto dei numeri dispari a partire dall’unità). La caduta libera in uno spazio vuoto non è regolata né dai luoghi naturali, né dal peso, come appare negli esperimenti. Se l’esperienza pare confutare tale teoria, ciò in realtà è dovuto alla resistenza del mezzo. A dimostrazione che alla scienza sono necessarie le “sensate esperienze” e non un mero ingenuo e fideistico culto dell’esperienza in quanto tale, che diverrà l’ideologia dominante della società borghese.
Il metodo della scienza
Non vi è in Galileo una teoria organica della scienza, più che teorizzato il metodo viene applicato. Galilei è più interessato al mondo pratico della tecnica, che a quello astratto epistemologico. Anche qui evidente è l’attitudine pratica tipica dell’emergente classe borghese, di cui Galilei è esponente.
Il momento analitico o risolutivo e il momento sintetico o compositivo
Il metodo di Galileo si articola in due momenti: nel primo, il momento analitico si risolve un fenomeno complesso nei suoi elementi quantitativi e misurabili. Tale momento comprende l’osservazione dei fenomeni e la misurazione matematica dei dati. Il secondo è il momento sintetico. Con esso si procede alla formulazione di un’ipotesi matematica e alla verifica o all’esperimento con cui si tenta di riprodurre artificialmente il fenomeno; se l’ipotesi supera le prove viene accettata e formulata in termini di legge. Il metodo di Galileo è dialettico riprende quanto c’è di valido dal metodo empirista e dal metodo razionalista e ne abbandona le astratte unilateralità.
Le sensate esperienze e le necessarie dimostrazioni
Nella lettera a Cristina di Lorena, Galileo sottolinea che il cuore del suo metodo sta nelle “sensate esperienze” e nelle “necessarie dimostrazioni”. Le sensate esperienze sono il momento osservativo-induttivo, “sperimentale”; le necessarie dimostrazioni sono il momento ipotetico-deduttivo, razionale. Si tratta di ragionamenti logici condotti su base matematica a partire da un’intuizione, salvo poi verificarle nella pratica. Le sensate esperienze, spogliate dei loro caratteri qualitativi, vengono rielaborate in un contesto matematico razionale; le intuizioni e ipotesi acquistano validità solo per mezzo della conferma sperimentale. Quando la verifica, l’esperimento non è possibile, si ricorre agli “esperimenti mentali”. Ad esempio il principio d’inerzia è una pura supposizione un “esperimento mentale”. L’esperimento è centrale, ma non in senso empirico. Per andare avanti la scienza ha bisogno, tutte le volte che non ha modo di realizzare un esperimento empirico, di ricorrere a esperimenti mentali.
Metodo e filosofia
Galileo perviene a quella struttura concettuale che costituisce lo schema teorico della scienza moderna:
1) la natura è un ordine oggettivo e causalmente determinato;
2) non bisogna indagare perché la natura operi in un certo modo (cioè la causa finale, ad esempio non ricercare a cosa serva Saturno), ma dobbiamo scoprire come opera la natura (cioè la causa efficiente, come si muove Saturno).
3) la scienza è un sapere sperimentale matematico, quindi valido intersoggettivamente. Per quanto necessario allo sviluppo della scienza moderna, il fatto che non ci si interroghi più sui fini, ma solo sulle cause efficienti, sul come funziona, contiene dei gravi rischi. Si perde di vista la non neutralità della scienza, cioè il fatto che può essere sviluppata a fin di bene, ma anche per mettere in questione la sopravvivenza della vita sulla terra.
Alla base della struttura concettuale, dello schema teorico della scienza moderna ci sono schemi di natura filosofica:
1) l’accettazione della dottrina platonico-pitagorica della struttura matematica del cosmo, per cui solo chi conosce il linguaggio della matematica può decifrarla; “la filosofia è scritta in questo grandissimo libro, che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’Universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intendere la lingua, e conoscere i caratteri ne quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangolo, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile intenderne umanamente parola”.
2) Galileo ricorre all’antica distinzione atomistico-democritea fra proprietà soggettive e oggettive dei corpi. Le secondo caratterizzano i corpi in quanto tali, le prime esistono solo in relazione ai nostri sensi. Infatti quantità, figura, grandezza, luogo, tempo e movimento sono proprietà inseparabili dai corpi, mentre sapori, odori e colori dipendono dalla percezione del soggetto. Perciò la scienza dopo Galileo privilegia gli aspetti quantitativi del reale. Occorre ricordare che si tratta di una distinzione intellettualistica che, per quanto essenziale, non deve far dimenticare che la realtà è sempre soggetto-oggetto. L’aspetto oggettivo è sempre, necessariamente, per noi uomini e connesso alle potenzialmente infinite interpretazioni che se ne danno.
3) Galileo sostiene l’uniformità dell’ordine naturale che segue un corso necessario e immutabile; ne consegue la validità del rapporto causale e delle leggi scoperte dalla scienza. Anche qui bisogna ricordare che il rapporto causale, per quanto fondamentale, è intellettualistico. Nella realtà vi è sempre un rapporto dialettico di relazione reciproca. Per cui ogni termine è sempre al contempo causa ed effetto.
4) La conoscenza umana anche se diversa da quella divina risulta secondo Galileo simile per il grado di certezza; dio conosce immediatamente, mentre l’uomo discorsivamente. Ne consegue la fiducia di Galilei nella verità assoluta della scienza. Noi oggi accanto agli enormi passi in avanti di questa concezione, che ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della rivoluzione scientifica, ne possiamo anche cogliere, dal nostro punto di vista dei limiti storici. L’impostazione matematica totalizzante esclude la riflessione sui valori, quindi il piano etico-politico della scienza. Per quanto essenziali gli aspetti oggettivi, quantitativi non possono esaurire però il lavoro dello scienziato e la riflessione sulla scienza. La verità della scienza non è soltanto assoluta, in quanto è al contempo storicamente e socialmente determinata, dunque è anche una verità relativa.
Gli interrogativi sulla transizione socialista cinese sono legittimi, ma dobbiamo evitare di confondere il fine storico del comunismo con i compiti immediati di una società che lo stesso Partito Comunista Cinese definisce ancora nella fase primaria del socialismo.
Dopo avere affrontato la prima grande lotta vincente per il diritto del popolo all’autodeterminazione nazionale, la borghesia divenne classe economicamente dominante e dirigente insieme all’aristocrazia, realizzando la prima grande rivoluzione commerciale.
Brecht metteva in guardia chi parlava dei compiti storici o della missione del proletariato. Allo stesso modo, forse, potrebbe essere controproducente pretendere, in questa situazione storica così difficile per le forze rivoluzionarie, la realizzazione da parte dei comunisti cinesi di una società socialista, cioè di una società quantomeno in transizione verso il comunismo, ovvero una società capace di autogestirsi senza bisogno di uno Stato.
L’intelligenza artificiale non rende obsoleta la teoria marxiana del valore. Al contrario, l’automazione avanzata porta alla massima evidenza la contraddizione tra una produzione sempre meno dipendente dal lavoro immediato e un modo di produzione che continua a fondare sul lavoro vivo la valorizzazione del capitale.
Versione cartacea della seconda parte della relazione introduttiva al primo incontro del corso: “Controstoria del secolo di ferro” (1550-1650). Fra crisi e rivoluzioni.
Per rilanciare con maggiore efficacia l’esigenza della transizione a una società socialista dovremmo cominciare a ragionare pacatamente sui motivi che hanno portato i pur generosissimi primi tentativi storici a un sostanziale mancato successo.
Per un bilancio storico di Palmiro Togliatti a 62 anni dalla morte.
Versione cartacea dell’introduzione al primo incontro del corso di filosofia: “Controstoria in una prospettiva marxista del secolo di ferro (1550-1650). Fra crisi e rivoluzioni: dalla rivoluzione scientifica alla Rivoluzione inglese” che si terrà, per l’Università popolare Antonio Gramsci, il 2 settembre alle ore 18,00 in videoconferenza su google meet https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn e In differita sul canale youtube dell’Unigramsci Università Popolare Antonio Gramsci - YouTube
Finora la rivoluzione socialista ha avuto successo esclusivamente in paesi in cui non era possibile sviluppare la società socialista, come transizione al comunismo. Perciò non ha senso accusare un socialismo reale, che non è stato possibile realizzare. D’altra parte, occorre necessariamente comprendere gli errori compiuti nei paesi governati dai comunisti per evitare di riprodurli in futuro. Ciò comporta fare i conti anche con gli aspetti totalitari che rendono oggi poco attraente il comunismo.
La rivoluzione socialista ha avuto successo solo in paesi nei quali non c’erano le condizioni per sviluppare la transizione al comunismo. Si è così dovuta sviluppare una transizione al socialismo, passando attraverso il capitalismo di Stato. D’altra parte il continuo stato d’eccezione, imposto dallo Stato di assedio da parte dell’imperialismo, e l’estremismo utopistico non hanno portato allo sviluppo della democrazia socialista.
Essendosi realizzata la rivoluzione sociale nei paesi in cui non c’erano le condizioni per la transizione al comunismo, è sembrato necessario, per il debosciato mix di utopismo e stato di eccezione, praticare una transizione al capitalismo di Stato. Naturalmente l’ideologia anticomunista ha bollato questa tragica situazione, come il socialismo reale. La cosa devastante è che persino molti comunisti si sono fatti egemonizzare da questa ideologia controrivoluzionaria.
Quinto incontro del corso, di storia e filosofia dell’Università popolare Antonio Gramsci, Controstoria del Rinascimento in una prospettiva marxista: alla conquista del mondo extraeuropeo: colonialismo di insediamento e genocidio.
Nel mondo contemporaneo l’adesione alla cultura maschilista tradizionale ha fatto posto, in alcuni settori sociali, a un nuovo conformismo che, nel rifiutare tale cultura, rifiuta anche la sessualità in generale. È fondamentale comprendere cosa abbia portato, specialmente tra i giovani intellettuali, a questa trasformazione, per riuscire a portare gli intellettuali tradizionali dalla propria parte nel quadro della battaglia delle idee.
Con l'attivista di Capibara media ricostruiamo innanzitutto il quadro internazionale, con particolare attenzione alla situazione negli Stati Uniti d'America alle soglie di una nuova guerra civile. Passiamo, quindi, ad analizzare le ricadute sulla politica interna italiana delle dinamiche internazionali fortemente segnate dalla guerra imperialista.
Anatomia della repubblica islamica seguendo i tre livelli delle lotte di classe: dal punto di vista della schiavitù domestica della donna, nella prospettiva del conflitto sociale fra sfruttati e sfruttatori, nell’ottica della politica imperialista e antimperialista del paese.
Il professore dell'Università popolare Antonio Gramsci, nella redazione e membro del Collettivo politica La città futura chiarisce, innanzitutto perché dal punto di vista del socialismo scientifico bisogna sempre muovere dall'universale, la situazione internazionale, per comprendere il particolare, cioè la politica interna italiana.
Videointervista di Renato Caputo.
Valditara si conferma fedele continuatore degli assi portanti della lunga controriforma: subordinazione alle aziende, deculturazione e destrutturazione della funzione docente.
Verso il potere dei monopoli capitalistici sulla popolazione, al di là dello Stato e indipendentemente da questo
Con il curatore insieme ad Alberto Pantaloni di questa interessantissima raccolta di saggi sulla sinistra rivoluzionaria negli anni settanta, da poco pubblicata da Mimesis, ricostruiamo gli snodi fondamentali di questo affascinante Assalto al cielo, cercando, al contempo, di ricomprendere le ricadute sull'attuale congiuntura storica e politica. Per il Collettivo politico "La città futura" ha realizzato l'intervista Renato Caputo.
In questo quarto contributo a una controstoria del Rinascimento in un’ottica marxista esploriamo il platonismo e l'aristotelismo rinascimentale, analizzando in particolare le opere di Niccolò Cusano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Pietro Pomponazzi.
Controstoria del Rinascimento in una prospettiva marxista III incontro: introduzione alla cultura umanistica e rinascimentale in una prospettiva filosofica. illustreremo la filosofia e la rivoluzione culturale umanista attraverso le figure di Petrarca, Colluccio Salutati, Leonardo Bruni e Lorenzo Valla, focalizzandoci su concetti quali la libertà individuale, la centralità della politica e l’edonismo.
L'Umanesimo e il Rinascimento rappresentano una "rivoluzione culturale lenta" che ha preparato l'emergere della società borghese moderna, caratterizzata da una riscoperta dell'antichità classica, dallo sviluppo di nuove scienze e da una nuova concezione dell'uomo come "artefice di se stesso".
Mentre la società feudale è in uno Stato di putrescenza le classi subalterne, prive di intellettuali organici, non riescono ad affermarsi. Di ciò approfitta il ceto medio borghese, anche se il suo tentativo di conquista del potere entra in crisi con le signorie. Si afferma così la rivoluzione passiva delle monarchie feudali che coopta la borghesia in funzione subalterna nel blocco sociale dominante
Mercoledì 22 ottobre, dalle ore 18 alle 20,15, ottava lezione del corso di storia e filosofia: Controstoria del Rinascimento, introdotto dal prof. Renato Caputo per l’Università popolare Antonio Gramsci. Nell’incontro (in diretta in videoconferenza al link: https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn, in differita https://www.youtube.com/c/Universit%C3%A0Gramsci) si affronteranno, in un’ottica marxista, gli aspetti materialistici e dialettici della filosofia della natura rinascimentale.
Sesta lezione del corso di storia e filosofia: Controstoria del Rinascimento, introdotto dal prof. Renato Caputo per l’Università popolare Antonio Gramsci. Nell’incontro si sono affrontate, in un’ottica marxista, la rivoluzione passiva protestante e la controrivoluzione cattolica.
Mercoledì 24 settembre, dalle ore 18 alle 20,15, quarta lezione del corso di storia e filosofia: Controstoria del Rinascimento, introdotto dal prof. Renato Caputo per l’Università popolare Antonio Gramsci. Nell’incontro (in diretta in videoconferenza al link: https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn, in differita https://www.youtube.com/c/Universit%C3%A0Gramsci) si affronterà, in un’ottica marxista, la civiltà dell’Umanesimo e del Rinascimento
Mercoledì 17 settembre, dalle ore 18 alle 20,15, terza lezione del corso di storia e filosofia: Controstoria del Rinascimento, introdotto dal prof. Renato Caputo per l’Università popolare Antonio Gramsci. Nell’incontro (in diretta in videoconferenza al link: https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn, in differita https://www.youtube.com/c/Universit%C3%A0Gramsci) si affronterà, in un’ottica marxista, la cultura filosofica dell’Umanesimo e del Rinascimento.
Chi sperava in un’era di pace con Trump è stato smentito tre scenari inconfutabili ft Fabio Marcelli
Con il giurista e copresidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (Cred) vediamo come l'analisi della politica estera di Trump mostra un'America sempre più aggressiva verso Ucraina, Medio Oriente e America Latina.
