Dibattito

Questa sezione è dedicata ad ospitare contributi inediti che non necessariamente rispecchiano la linea editoriale ma che ci sembra comunque utile pubblicare per favorire il dibattito sulle questioni poste e pervenire ad una sintesi conciliatoria che necessariamente passa attraverso il superamento dell'unilateralità cui le posizioni contrapposte sono spesso viziate. Tale conciliazione – così necessaria per la ricomposizione del movimento comunista sempre più spaccato in sette incapaci di riconoscere l’unilateralità delle proprie posizioni e istanze – passa proprio per il riconoscimento della porzione di validità che ha la prospettiva opposta alla propria, ovvero per la comprensione critica dei limiti di quest’ultima.

Le opposte retoriche dei contendenti che si accusano a vicenda di nazismo costituiscono un ostacolo al raggiungimento di una soluzione negoziata del conflitto ucraino

Un esame delle ragioni del conflitto alla luce non dello “scontro fra potenze” ma della volontà di potenza statunitense.

Scomposizione e ricomposizione dei blocchi continentali e contraddizioni tra imperialismi occidentali con nuovi protagonismi regionali e globali. La guerra in Ucraina è il risultato di tensioni alimentate per decenni dall’espansionismo della Nato, tuttavia la risposta militare di Putin si basa su un calcolo che può rivelarsi errato.  

Riportiamo il comunicato proposto l’8 marzo a nome dell’associazione delle donne del Tigray.

Ringraziamo la C.S.I. e pubblichiamo questo appello pervenutoci per alimentare il dibattito attorno a questo tema che ci è caro, per quanto, come noto al nostro lettore, il collettivo politico La Città Futura sia in alcuni passaggi diversamente persuaso in ordine alle prospettive utili all’unità dei comunisti.

Da un congresso locale dell’Anpi, emerge l’ipocrisia delle forze politiche di centro-sinistra, che si dichiarano antifasciste a seconda della loro convenienza, ma portano avanti politiche governative revisioniste dove il valore dell’antifascismo è considerato anacronistico e non viene tutelato.

Lo sciopero generale indetto da CGIL e UIL rappresenta un segnale di svolta o di perfetta continuità nell’alveo della concertazione? Dopo la pandemia nulla andrà tutto bene e nulla sarà come prima.

I media occidentali tendono a demonizzare chiunque si opponga al dominio Usa sul mondo. La Cina, per ovvi motivi è l’obiettivo principale. Vediamo due esempi a proposito di emergenza climatica e informazione.

Sfruttare le nostre intelligenze penentrando nelle coscienze popolari parlando il loro linguaggio, capendo le loro esigenze e i loro problemi e suggerendo soluzioni convincenti e risultando convincenti. 

Difendere il diritto all’omosessualità in ogni sua declinazione, se si vuole fare un discorso di buon senso, non è una questione politica o di colore partitico, ma una questione di civiltà, e appare pertanto lapalissiano dover appoggiare le istanze alla tutela di tale diritto. 

Attraversando le piazze no-Green Pass per illustrare l’estraneità della sinistra comunista dal conflitto.

Le tecnologie digitali ripropongono l’intreccio tra rapporti di lavoro arcaici e moderni con il supersfruttamento del lavoro che articola plusvalore assoluto, plusvalore relativo e bassi salari. L’uberizzazione del lavoro permette la sussunzione del lavoratore cognitivo, del lavoratore uberizzato e del consumatore al processo di valorizzazione del capitale.

Da alcuni mesi, sono in corso trattative per il rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione. I lavoratori nulla sanno delle discussioni in corso; all’oscuro dei contenuti perfino i delegati Rsu sui quali verranno scaricati accordi già sottoscritti e da far approvare nelle solite assemblee farsa. È ancora possibile intervenire per conquistare contratti dignitosi e recuperare potere di acquisto e di contrattazione?

Il green pass, pensato come una misura per riaprire le attività economiche in assenza di altri provvedimenti, è inadatto in questa fase a contenere i contagi; meglio sarebbe pensare alla vaccinazione obbligatoria.

La questione del green pass non è stata solo un’efficacissima arma di distrazione di massa, ma ha ulteriormente rafforzato il blocco sociale dominante della grande borghesia che – controllando praticamente tutte le casematte necessarie per l’egemonia sulla società civile – ha ancora una volta imposto al dibattito pubblico e politico un tema che non mette in questione il suo dominio economico, sociale e politico.

Ha veramente senso la contrapposizione netta e dura tra sostenitori dei vaccini e suoi oppositori (una minoranza) o le cose sono assai più complicate e bisogna rimettere in discussione un intero sistema generatore di pandemie e di controllo sociale?

La campagna di distrazione di massa: dittatura sanitaria contro la lotta di classe; “stato di emergenza”, ma non per i licenziamenti; la Costituzione tra responsabilità sociale e interessi confindustriali; la campagna vaccinale e l’obbligo di Green Pass: libertà individuali contro diritti sociali.

L’obbligo vaccinale viene giustificato con la necessità di contenere il diffondersi del virus o con la necessità di salvaguardare i lavoratori essenziali. Ma non è tutt’oro quel che luccica.

Da sempre la guerra è il modo capitalistico di uscire dalle sue crisi strutturali, e la situazione attuale non fa eccezione. In piena pandemia, i piani finanziari prevedono somme gigantesche alle spese militari e poche briciole a quelle per il sistema sanitario.

Se si condivide l’idea che la categoria di lavoro produttivo, come definito da Marx, ha finalità diverse da quella di delimitare la classe sfruttata che si contrappone al capitale, qual è il vantaggio di allontanarci da quella categorizzazione?

In una società basata sul consumo, il marketing ha logiche impositive paragonabili alla propaganda totalitaria, non evidenti solo perché più subdole.

Il tipo di società che definiamo democratica si traduce in un regime di pensiero unico e pacificazione sociale finalizzata agli interessi dominanti, mentre il popolo non ha realmente potere.

Riflessioni aperte che sottopongo al dibattito per una elaborazione di una nozione di lavoro produttivo fuori dallo schematismo.

Il primo gennaio, 62mo anniversario della vittoria della Rivoluzione Cubana, è stata avviata una riforma monetaria che abbandona la doppia moneta e il peso convertibile, aumenta i salari e pone una nuova regolamentazione delle attività economiche private.

Pubblichiamo questa vignetta di Fabio Manni, sapendo che potrà generare un dibattito. Anzi, da un lato, sarebbe auspicabile che ciò accada.

La distinzione fra lavoro produttivo e improduttivo è importante per l’individuazione della fonte del plusvalore, ma occorre individuare altri criteri per definire la classe lavoratrice, quale soggetto contrapposto al capitale.

Un interessante dibattito sulla natura della società cinese in cui sono espresse posizioni divergenti.

L’appello di Anpi e altre organizzazioni di massa e formazioni politiche separa indebitamente il tema della democrazia e dell’antifascismo dal contesto sociale manifestandosi come una stampella del governo Conte.

Anche tra compagni ci si dedica spesso all'uso della rabbia impotente, piuttosto che centrare l'attenzione ai problemi concreti degli oppressi seguendo la lezione di Marx, Lenin, Gramsci e Pasolini.

In quest’articolo si analizza criticamente la scelta del ministero dell’Istruzione di adottare giudizi descrittivi nella scuola primaria con l’intento di livellare gli studenti verso il basso, in direzione di un sapere fondato sulle competenze piuttosto che sulle più approfondite conoscenze.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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