Il grande collettivo del partito - ultima parte

Ultima parte del terzo capitolo del libro Il Partito dalle pareti di vetro di Alvaro Cunhal.


Il grande collettivo del partito - ultima parte

Ultima parte del capitolo del libro Il Partito dalle pareti di vetro di Alvaro Cunhal, qui di seguito tradotta in italiano, dedicato al lavoro collettivo dei militanti e della direzione politica del PCP.

traduzione a cura di Annita Benassi

segue da parte III

Il segretario generale e il lavoro collettivo

Bento Gonçalves, segretario-generale del Partito nominato nel 1929, fu arrestato nel novembre del 1935. Morì a Tarrafal nel settembre del 1942. Dalla sua morte fino a marzo del 1961, cioè durante quasi 19 anni, il PCP non ha avuto un segretario generale. Considerando che Bento passò in prigione gli ultimi 6 anni di vita, si può dire che, di fatto, il PCP non ebbe segretario generale nell'esercizio delle sue funzioni per più di 25 anni.

La prigione e la morte di Bento Gonçalves costituirono una grande perdita per il Partito. Ma il fatto di non essere stato immediatamente scelto un nuovo segretario generale e l'inesistenza di un segretario generale per un quarto di secolo finirono per avere profonde e positive conseguenze sull'evoluzione del lavoro di direzione. Tale situazione rappresentò un ruolo determinante per la nascita, la pratica e la ulteriore istituzionalizzazione della direzione collettiva e del lavoro collettivo.

Nelle condizioni concrete esistenti, nelle quali si considera difficile e sconveniente la scelta di un compagno per l'esercizio di questo incarico, tale situazione favorì lo sviluppo politico e il contributo dei compagni che mostravano più qualità rivoluzionarie, più capacità e maggiore impegno, pregiudicò e allontanò qualsiasi idea di direzione individuale e si andò creando e consolidando la concezione e la formazione di un nucleo collettivo di direzione.

Nel 1961, il Comitato Centrale, per vari motivi, considerò necessario eleggere un segretario generale. Il fatto non cambiò sostanzialmente né i compiti e le responsabilità individuali di nessuno dei membri della Direzione Centrale, né cambiò i metodi di lavoro collettivo.

Nel PCP, il segretario generale non ha potere di decisione individuale, né voto di qualità, salvo, facoltativamente, nel caso di parità nella votazione. Lui, come gli altri compagni, è soggetto alla regola della maggioranza e alla disciplina del Partito.

L'unica differenza che formalmente è stabilita per decisione del Comitato Centrale è quella che non si può modificare in sua assenza (salvo per motivi di forza maggiore) l'orientamento generale del Partito.Sono stati compresi come due dei suoi compiti essenziali (o se vogliamo: due delle sue funzioni essenziali), da un lato, promuovere, organizzare e assicurare il lavoro collettivo e l'unità della Direzione del Partito; dall'altro lato, tradurre nella sua azione individuale il lavoro collettivo della Direzione.

L'orientamento del PCP a questo riguardo risiede in circostanze specifiche e risulta da tutto un lungo processo. Si prevedono in altri partiti soluzioni molto differenti per quanto riguarda poteri e competenze del  segretario generale (o presidente) del Partito, per quanto riguarda l'ambito e l'importanza delle decisioni che possono essere prese individualmente, e il peso effettivo della sua opinione personale, non solo per l'organizzazione e l'esperienza che lo accompagna ma per il suo carattere più o meno obbligatorio, e l'atteggiamento del segretario generale verso le opinioni degli altri compagni, specie quando discordanti.

Sono naturali tali differenze.Nel nostro Partito si è resa completamente inaccettabile qualunque situazione o qualunque pratica che significhi la sovrapposizione dell'opinione, decisione e azione del segretario generale all'opinione e decisione collettiva, il potere di decisione individuale del segretario generale in questioni fondamentali, l'accettazione delle opinioni del segretario generale non perché in ogni caso si riconosca la sua giustezza ma per l'incarico che ricopre.

Se si intendono come giusti questo orientamento e questa pratica, bisogna mantenere viva l'idea che gli altri compagni devono immediatamente richiamare l'attenzione del segretario generale nel caso che egli non agisca conformemente al suo incarico.

Un segretario generale del Partito ha l'obbligo di aiutare gli altri compagni. Anche gli altri compagni hanno l'obbligo di aiutare il segretario-generale del Partito.Tutto questo è ugualmente valido in relazione a qualsiasi compagno, che in qualunque organismo, formalmente o di fatto, ricopre il ruolo di responsabile.

Tenendo in conto l'esperienza vissuta dal nostro Partito durante un quarto di secolo, non è obbligatoria l'esistenza di un segretario generale.L'articolo 29° dello Statuto è esplicito:"[.....] Il Comitato Centrale ha la facoltà di eleggere, tra i suoi membri effettivi, un segretario generale del Partito, definendo ugualmente le sue attribuzioni."

Il redigere questo articolo approvato nel VI Congresso, realizzato nel 1965, non fu occasionale. Fu previsto esplicitamente che si potesse ripetere, non solo come una situazione di fatto ma nei termini statutari, una situazione somigliante a quella esistente tra il 1942 e il 1961, per un periodo più o meno lungo. Può non ripetersi mai più. Ma si ammette che si ripeta.

Un soggetto unico con vita e volontà propria

L'intensa attività del Partito porta a una costante approssimazione, contatto e lavoro congiunto degli organismi e organizzazione dei vari settori. Nell'accentuazione di questo tratto della vita del Partito hanno pesato fattori obiettivi e fattori soggettivi. Da un lato l'estrema instabilità della situazione politica e sociale nella quale si succedono momenti importanti e sempre decisivi e che esigono una immediata e forte risposta del Partito. D'altro lato, lo stile di lavoro del Partito, nel quale il lavoro collettivo e l'impegno generale delle organizzazioni e dei militanti sono caratteristiche fondamentali.

La struttura organica è senza dubbio gerarchizzata. Ma la distinzione tra i vari settori ha come unico motivo l'esercizio delle proprie funzioni e non per qualche separazione nel lavoro corrente dei membri del Partito che li compongono.

Il Partito è costantemente impegnato in iniziative che esigono l'intervento e la partecipazione attiva, in un modo o nell'altro, di molte migliaia di militanti.Oltre a tutte le attività quotidiane di funzionamento interno (riunioni, dibattiti, commissioni permanenti, commissioni ad hoc, etc.), il Partito si trova sempre impegnato nella preparazione, organizzazione e realizzazione di grandi azioni di massa (concentrazioni, manifestazioni, scioperi, marce, cortei), di grandi campagne (di chiarimento, di reclutamento, di fondi, etc.), di grandi realizzazioni (Festa di Avante!, festa di organizzazioni, costruzione di circoli).

Questo senza tener conto della preparazione, organizzazione e realizzazione di congressi, conferenze nazionali, assemblee di organizzazione in tutti i settori, incontri etc.In gergo partitico di questa intensa attività di partito si dice che il Partito si trova sempre "mobilitato".

Ma la "mobilitazione" del Partito non ha niente a che vedere con una mobilitazione militare, con un ordine superiore per l'entrata in azione di un esercito. La "mobilitazione" del Partito è un impegno collettivo, in cui la dinamica dell'azione deriva non solo dall'intervento dinamizzante della Direzione ma dalla comprensione generale della necessità di agire, dalla sollecitazione reciproca tra i vari organismi, organizzazioni e settori, dall'intervento di tutti al fine di raggiungere il risultato.

Ognuna delle grandi iniziative e azioni del Partito è un esempio di questa profonda e coordinata azione collettiva in cui è presente l'azione di tutti i settori del Partito (dal CC alla base), ognuna delle quali con il contributo corrispondente alla sua responsabilità e competenze, ma con un impegno generale in maniera così sincronica che si direbbe che il collettivo non è più la somma degli impegni individuali per diventare un essere unico con vita e volontà proprie.

29/04/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Annita Benassi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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