Russia Unita rafforza la maggioranza, il KPRF resta la principale opposizione

Le legislative del 18-20 settembre consegnano a Russia Unita una maggioranza ancora più ampia e registrano una forte crescita dell’affluenza. Il KPRF arretra rispetto al 2021, ma conserva il secondo posto e ottiene importanti successi regionali e nei collegi uninominali.


Russia Unita rafforza la maggioranza, il KPRF resta la principale opposizione Credits: Foto dal sito del KPRF (https://kprf.ru/party-live/cknews/247792.html)

Le elezioni legislative russe del 18-20 settembre hanno restituito un quadro politico più stabile di quanto lasciassero intendere molte analisi occidentali degli ultimi anni. In particolare, Russia Unita (Edinaja Rossija), il partito che sostiene Vladimir Putin e costituisce il principale pilastro parlamentare dell’attuale sistema politico russo, non soltanto ha conservato la maggioranza costituzionale nella Duma di Stato, ma ha aumentato sensibilmente la propria percentuale rispetto alle precedenti elezioni del 2021. Parallelamente è cresciuta in maniera considerevole anche la partecipazione elettorale, mentre il Partito Comunista della Federazione Russa (Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF), pur subendo una flessione, ha mantenuto il ruolo di seconda forza politica nazionale e di principale opposizione parlamentare.

I risultati definitivi, approvati dalla Commissione Elettorale Centrale il 25 settembre, attribuiscono a Russia Unita il 58,21% dei voti di lista, contro il 49,82% ottenuto cinque anni fa, facendo quindi registrare un incremento di circa 8,4 punti percentuali. Il KPRF si colloca al secondo posto con il 13,47%, seguito dal Partito Liberal-Democratico di Russia (Liberalʹno-demokratičeskaja partija Rossii, LDPR) con l’8,88%, da Nuova Gente (Novye ljudi) con il 7,82% e da Russia Giusta (Spravedlivaja Rossija) con il 5,34%.

La distribuzione dei seggi amplifica ulteriormente il predominio del partito di governo. Russia Unita, infatti, dispone ora di 349 deputati sui 450 complessivi, contro i 324 della legislatura precedente. Il KPRF passa invece da 57 a 37 deputati, LDPR ne ottiene 23, Nuova Gente 19 e Russia Giusta 17. Infine, un seggio va a Rodina, mentre quattro sono stati conquistati da candidati indipendenti. Russia Unita mantiene quindi largamente la maggioranza dei due terzi necessaria per intervenire anche sul terreno costituzionale.

Come emerge dal confronto con il 2021, non siamo di fronte a una semplice riconferma della maggioranza esistente. Il partito legato alla presidenza ha aumentato contemporaneamente sia la percentuale dei voti sia il numero dei deputati, rendendo poco sostenibile la rappresentazione di un blocco putiniano in rapido disfacimento o ormai privo di una vasta base sociale. Lo stesso portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha interpretato il risultato come un segnale di consolidamento attorno alla politica del Presidente.

Inoltre, l’aumento simultaneo della partecipazione e della percentuale ottenuta dal partito di maggioranza costituisce quantomeno un’indicazione della capacità del sistema politico russo di continuare a mobilitare una parte molto consistente della popolazione, nonostante oltre quattro anni di conflitto, le sanzioni economiche occidentali e le difficoltà accumulate dall’economia.

Putin stesso ha sottolineato questo aspetto, leggendo l’elevata partecipazione come un segnale di sostegno alla linea seguita dal Paese e alle Forze Armate impegnate nell’operazione militare speciale. Nella nuova Duma entreranno inoltre 46 partecipanti alle operazioni militari, 41 dei quali eletti nelle file di Russia Unita, una presenza senza precedenti nel parlamento postsovietico.

Se Russia Unita emerge rafforzata, il risultato del KPRF presenta invece caratteristiche più complesse. Rispetto al 18,93% raggiunto nel 2021, il partito guidato da Gennadij Zjuganov perde circa 5,5 punti percentuali e venti seggi. Si tratta di una flessione evidente, che impedisce di parlare di un successo sul piano strettamente nazionale. Allo stesso tempo, però, il KPRF conserva nettamente il secondo posto sia in termini di voti sia di rappresentanza parlamentare.

La compagine comunista alla Duma sarà composta da 37 deputati, dei quali 32 provenienti dal sistema proporzionale e cinque eletti direttamente nei collegi uninominali. Proprio quest’ultimo dato permette di cogliere meglio la persistenza di alcune solide basi territoriali del KPRF. I comunisti hanno infatti conquistato collegi a San Pietroburgo, nella Repubblica di Mari Ėl e nelle oblastʹ di Samara, Irkutsk e Omsk, dove sono stati eletti rispettivamente Irina Ivanova, Sergej Kazankov, Leonid Kalašnikov, Oleg Novickij e Oleg Smolin.

Particolarmente significativo è il risultato di Sergej Kazankov nel collegio uninominale di Mari Ėl, dove il candidato comunista ha raggiunto il 52,78%, lasciando la candidata di Russia Unita Natalʹja Kozlova al 23,55%. Anche nel voto di lista il KPRF ha ottenuto nella repubblica un risultato molto superiore alla propria media nazionale, avvicinandosi al 30%. Nella capitale Joškar-Ola, inoltre, i comunisti Sergej Caregorodcev e Maksim Morozov hanno conquistato entrambi i seggi oggetto di elezioni suppletive per l’assemblea cittadina.

Il successo comunista più importante sul piano regionale resta però quello dell’oblastʹ di Ulʹjanovsk, dove il governatore uscente Aleksej Russkih, esponente del KPRF in carica dal 2021, è stato riconfermato con il 77,05% dei voti, pari a oltre 484.000 preferenze, con un’affluenza del 68,76%. 

La vittoria consente al KPRF di preservare uno dei suoi principali centri di potere territoriale, accanto alla Hakasija di Valentin Konovalov e all’oblastʹ di Orël di Andrej Klyčkov. Proprio nelle regioni amministrate da governatori comunisti il partito continua a registrare risultati superiori alla propria media nazionale, confermando l'importanza dell’amministrazione locale come strumento di radicamento politico. La stessa direzione del KPRF ha indicato Hakasija, Orël e Mari Ėl tra le aree nelle quali il partito ha ricevuto una delle risposte elettorali più forti.

Ancora più interessante, perché ottenuta in uno scontro diretto con Russia Unita, è la vittoria di Nina Leončenko nell’Ustʹ-Abakanskij rajon, uno dei principali distretti della Hakasija. Qui la candidata del KPRF ha ottenuto il 42,28%, pari a 6.865 voti, battendo la governante uscente Elena Egorova di Russia Unita, fermatasi al 40,93% e 6.647 preferenze. Lo scarto è stato di appena 218 voti, ma proprio questa competizione all’ultima scheda rende politicamente rilevante la capacità comunista di strappare l’amministrazione a un’ esponente che guidava il territorio da dieci anni.

Il risultato della Hakasija è significativo anche perché, come ricordato in precedenza, il KPRF governa già la repubblica con Valentin Konovalov. La vittoria di Leončenko rafforza quindi ulteriormente la presenza comunista nel sistema politico locale e dimostra che, almeno in alcune aree della Federazione, il partito dispone di una struttura elettorale capace non soltanto di conservare le proprie posizioni, ma anche di sottrarne direttamente a Russia Unita.

Il quadro complessivo che emerge dal settembre 2026 è dunque duplice. Da un lato, Russia Unita esce dalle urne più forte di cinque anni fa, sia in termini percentuali sia di rappresentanza parlamentare. Il partito dispone della più grande frazione della propria storia nella Duma e continua a dominare nettamente i collegi uninominali, dove ha conquistato 209 seggi su 225. La crescita dell’affluenza rispetto al 2021 rende inoltre difficile sostenere che il rafforzamento della maggioranza sia avvenuto all’interno di una società semplicemente disinteressata o completamente smobilitata.

Dall’altro lato, il KPRF subisce un arretramento nazionale ma non perde la propria funzione politica fondamentale. Rimane la seconda forza della Federazione, conserva una rete territoriale che nessun altro partito d’opposizione possiede nella stessa misura, mantiene governatorati importanti e riesce ancora a conquistare direttamente collegi e amministrazioni contro Russia Unita. La rielezione di Aleksej Russkih, la vittoria di Nina Leončenko, quella di Sergej Kazankov e gli altri quattro collegi uninominali conquistati mostrano che il voto comunista continua a possedere nuclei territoriali particolarmente resistenti.

Le elezioni del 2026 non certificano dunque né la scomparsa del consenso verso Putin né la marginalizzazione del KPRF. I dati ufficiali indicano piuttosto un rafforzamento elettorale del blocco presidenziale accompagnato dalla permanenza di una significativa opposizione comunista, più debole rispetto a cinque anni fa sul piano nazionale ma ancora capace di esprimere governatori, vincere collegi diretti e conquistare amministrazioni locali.

È questo, al di là delle letture funzionali alla propaganda euro-atlantica che accompagnano inevitabilmente ogni consultazione russa, il dato politico centrale emerso dalle urne del 18-20 settembre: il sistema costruito attorno alla presidenza di Vladimir Putin conserva una vasta capacità di mobilitazione elettorale, mentre il KPRF continua a rappresentare la principale alternativa organizzata e territorialmente radicata all’interno della Federazione Russa.










02/10/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Foto dal sito del KPRF (https://kprf.ru/party-live/cknews/247792.html)

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L'Autore

Giulio Chinappi

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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