Tre elezioni, una Germania in frattura: avanzano AfD e sinistra radicale, arretra il centro tradizionaleDalla Sassonia-Anhalt al Meclemburgo-Pomerania Anteriore fino a Berlino, le elezioni regionali di settembre mostrano una forte erosione dei partit

Dalla Sassonia-Anhalt al Meclemburgo-Pomerania Anteriore fino a Berlino, le elezioni regionali di settembre mostrano una forte erosione dei partiti tradizionali. L’AfD conquista nuovi primati, ma il successo della Linke nella capitale e il ruolo del BSW impediscono di leggere il voto come una semplice svolta a destra.


Tre elezioni, una Germania in frattura: avanzano AfD e sinistra radicale, arretra il centro tradizionaleDalla Sassonia-Anhalt al Meclemburgo-Pomerania Anteriore fino a Berlino, le elezioni regionali di settembre mostrano una forte erosione dei partit

Il risultato della Sassonia-Anhalt del 6 settembre aveva già mostrato quanto fosse diventato fragile il sistema politico tedesco costruito negli ultimi decenni attorno all’alternanza e alle coalizioni fra l’Unione Cristiano-Democratica di Germania (Christlich Demokratische Union Deutschlands, CDU), il Partito Socialdemocratico di Germania (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD), Alleanza 90/I Verdi (Bündnis 90/Die Grünen) e il Partito Liberale Democratico (Freie Demokratische Partei, FDP). Le due elezioni del 20 settembre, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, non hanno smentito quel segnale: lo hanno piuttosto ampliato, mostrando però che la crisi dei partiti tradizionali non produce un’unica direzione politica. Se Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD) si afferma come prima forza in due dei tre Länder, nella capitale è La Sinistra (Die Linke) a conquistare un risultato storico, mentre l’Alleanza Sahra Wagenknecht – Ragione e Giustizia (Bündnis Sahra Wagenknecht – Vernunft und Gerechtigkeit, BSW) mantiene nelle tre consultazioni una presenza elettorale prossima o superiore alla soglia del 5%.

Il dato comune, dunque, non è semplicemente una «svolta a destra» dell’elettorato tedesco. È piuttosto la crescente difficoltà delle formazioni che hanno governato la Germania federale e i Länder negli ultimi decenni a conservare il proprio tradizionale bacino sociale. CDU e SPD escono profondamente ridimensionate da questa tornata, mentre la FDP scompare dai tre parlamenti interessati e i Verdi mantengono un peso significativo soprattutto in alcuni contesti urbani. A beneficiare della frammentazione sono principalmente forze che, da posizioni ideologiche assai differenti, contestano aspetti centrali dell’indirizzo seguito dai governi federali: l’AfD sul versante della destra radicale; Die Linke e, con un profilo autonomo e spesso divergente dalla Linke, il BSW nell’area collocata alla sinistra della socialdemocrazia.

In Sassonia-Anhalt il fenomeno aveva assunto la forma più dirompente. Come abbiamo analizzato nel precedente articolo, l’AfD ha conquistato nettamente la prima posizione, mentre la CDU ha subito una sconfitta di dimensioni storiche. Il risultato ha prodotto un Landtag nel quale l’AfD dispone di 39 deputati su 83: una forza largamente superiore a quella di qualsiasi concorrente, ma ancora priva dei tre seggi necessari per raggiungere la maggioranza assoluta. Il BSW, entrato nell’assemblea con cinque deputati, si trova conseguentemente in una posizione parlamentare assai più rilevante di quanto il suo risultato percentuale potrebbe suggerire.

Come già osservato nel precedente articolo dedicato al voto sassone-anhaltino, l’elemento politicamente più interessante non risiede soltanto nella dimensione del successo dell’AfD, ma nella posizione assunta dal BSW. Il partito ha escluso una coalizione con l’AfD e il sostegno al suo candidato Ulrich Siegmund come ministro-presidente, ma ha contemporaneamente rifiutato la logica della Brandmauer, il «cordone sanitario», accettando il principio del confronto parlamentare con l’AfD e proponendo una soluzione basata su un ministro-presidente indipendente e maggioranze variabili.

Questa posizione introduce un effetto decisamente rilevante nel sistema politico tedesco: il BSW non si colloca nel campo dell’AfD e mantiene profonde divergenze programmatiche con essa, ma non accetta neppure che la delimitazione tra forze politiche venga stabilita preventivamente attraverso il rifiuto di qualsiasi interlocuzione. Un atteggiamento che non ha mancato di suscitare grandi resistenze tra le formazioni tradizionali e all’interno dello stesso dibattito pubblico tedesco.

La difficoltà di CDU, SPD, Verdi e Linke nel trovare una soluzione alternativa emerge dalle trattative successive. La SPD ha proposto un confronto tra le altre forze parlamentari sulla possibilità di individuare una personalità sovrapartitica, mentre la CDU ha ribadito la propria scelta di collocarsi all’opposizione. Senza i quindici deputati cristiano-democratici, tuttavia, SPD, Verdi, Die Linke e BSW non dispongono della maggioranza assoluta. Di conseguenza, l’esclusione preventiva dell’AfD dal processo politico rende particolarmente difficile tradurre l’aritmetica parlamentare in un governo stabile.

Il BSW cerca di rispondere a questo blocco con la proposta del cosiddetto «modello di Magdeburgo»: una personalità indipendente alla guida dell’esecutivo e maggioranze costruite di volta in volta sui singoli provvedimenti. Una soluzione che romperebbe con la tradizionale logica delle coalizioni tedesche e che, proprio per questo, incontra forti resistenze.

Il Meclemburgo-Pomerania Anteriore presenta una configurazione diversa, ma altrettanto significativa per misurare il logoramento del tradizionale centro politico. Secondo il risultato del 20 settembre, l’AfD è diventata la prima forza del Land con il 38,2%, davanti alla SPD della ministra-presidente Manuela Schwesig, attestatasi al 35,5%. Die Linke ha ottenuto il 6,5% e i Verdi il 5,7%, mentre la CDU è scesa addirittura al 4,9% e il BSW al 4,8%. La distribuzione provvisoria assegna 32 seggi all’AfD, 29 alla SPD e cinque ciascuno a Die Linke e Verdi, escludendo CDU e BSW per via della soglia di sbarramento fissata al 5%. Il dato della CDU, in particolare, rappresenta un primato storico negativo. Il partito che per decenni ha rappresentato uno dei due pilastri fondamentali della Repubblica Federale rimane fuori dal parlamento regionale.

Anche in questo caso, la vittoria relativa dell’AfD non si traduce automaticamente nella possibilità di guidare l’esecutivo, in quanto nessuna delle altre forze parlamentari ha manifestato disponibilità a entrare in una coalizione con il partito. Schwesig può invece tentare di costruire una maggioranza con Die Linke e Verdi, in quanto le tre forze dispongono insieme di 39 seggi sui 71 del nuovo Landtag. Le prime riunioni dei gruppi parlamentari hanno già avviato la fase preparatoria delle trattative.

È però Berlino a rendere definitivamente insufficiente l’interpretazione delle tre elezioni come una semplice avanzata della destra. Nella capitale, Die Linke è diventata per la prima volta la principale forza politica, ottenendo circa il 25,7% e più che raddoppiando il risultato del 2023. La CDU si ferma al 18,8%, mentre l’AfD sale al 16,3%, i Verdi ottengono il 14,3% e la SPD appena il 12,1%, il peggior risultato della propria storia nelle elezioni per l’Abgeordnetenhaus. Il BSW, con il 4,7%, manca di poco l’ingresso nel parlamento cittadino.

Il successo della Linke berlinese presenta caratteristiche sociali particolarmente importanti. L’analisi del voto mostra una capacità di penetrazione molto forte nelle generazioni più giovani e nei settori urbani per i quali abitazione, affitti, costo della vita e sicurezza sociale rappresentano le principali preoccupazioni. Il successo non appare quindi riconducibile esclusivamente a un voto identitario o di protesta, ma alla capacità della Linke di legare la propria campagna ad alcune delle contraddizioni sociali più immediate della capitale.

La campagna di Elif Eralp ha concentrato gran parte della propria proposta sulla crisi abitativa e sul costo della vita, temi sui quali la Linke ha costruito negli ultimi anni una presenza politica e sociale particolarmente visibile. Berlino dimostra quindi che la crisi dei partiti tradizionali può produrre risultati molto differenti rispetto a quelli osservati nelle regioni orientali meno urbanizzate: qui la rottura premia innanzitutto una forza della sinistra radicale.

Il risultato elettorale non garantisce tuttavia alla Linke la guida del governo. Una coalizione fra Linke, SPD e Verdi dispone numericamente della maggioranza, ma all’interno della SPD sono già emerse forti resistenze all’ipotesi di un esecutivo guidato da Eralp. Allo stesso tempo, i primi contatti tra Linke e Verdi hanno evidenziato la necessità di affrontare questioni controverse prima dell’apertura di vere trattative di coalizione.

Proprio questa situazione permette di individuare un elemento comune tra i tre casi presi in considerazione. Tanto i successi dell’AfD quanto quello della Linke si scontrano con resistenze provenienti dalle formazioni che hanno tradizionalmente occupato il centro del sistema politico. Naturalmente, i casi non sono equivalenti sul piano ideologico né per le ragioni addotte dai diversi partiti; tuttavia, in tutti e tre i i casi il voto ha premiato una forza esterna al tradizionale asse CDU-SPD e la successiva formazione del governo tende a ricondurre il processo politico verso combinazioni nelle quali i partiti consolidati mantengono un ruolo determinante.

Le tre elezioni di settembre mostrano quindi una Germania politicamente più frammentata e socialmente più polarizzata rispetto a quella sulla quale si era costruita la stabilità della Repubblica Federale negli ultimi decenni. L’AfD è la principale beneficiaria della crisi nei Länder orientali, ma non è l’unica. Il risultato berlinese della Linke e la presenza elettorale del BSW indicano che una parte significativa dell’insoddisfazione può dirigersi anche verso proposte che contestano da sinistra le politiche sociali, economiche e internazionali dei governi federali.

Più che una semplice avanzata della destra, il mese di settembre consegna quindi l’immagine di una Germania nella quale il tradizionale centro politico perde progressivamente la capacità di assorbire il conflitto sociale ed elettorale. Da una parte l’AfD trasforma la protesta in una forza di massa in ampie zone dell’Est; dall’altra, Berlino dimostra che una proposta radicale di sinistra può conquistare la prima posizione quando riesce a collegarsi a questioni sociali concrete. Parallelamente, il BSW tenta di costruire uno spazio ancora diverso, ponendo in discussione sia la politica di riarmo sia la disciplina dei tradizionali schieramenti parlamentari. È questa pluralità delle rotture, più ancora dei singoli risultati, a rappresentare il dato politico più importante emerso dalla nostra analisi.

25/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

Tags:

L'Autore

Giulio Chinappi

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.


Contattaci: