Osservatorio sul mondo che cambia: Davos al posto dell’ONU, l’ordine globale made in USA

Tra diplomazia informale, accordi opachi e uso selettivo della forza, il Forum di Davos emerge come luogo decisionale centrale, mentre l’Europa arretra, la NATO si piega agli interessi statunitensi e il diritto internazionale viene progressivamente svuotato.


Osservatorio sul mondo che cambia: Davos al posto dell’ONU, l’ordine globale made in USA

Nella nuova puntata dell’Osservatorio sul mondo che cambia, il professor Orazio Di Mauro analizza le trasformazioni dell’ordine globale partendo dal Forum Economico di Davos, descritto come un vero centro di potere extra-istituzionale che ha progressivamente svuotato il ruolo degli organismi internazionali tradizionali e del diritto internazionale. Al centro dell’analisi emerge la strategia di Donald Trump, che utilizza Davos come piattaforma politica selettiva, rafforzando il controllo statunitense sulla NATO e ridimensionando ulteriormente il peso decisionale europeo. L’accordo informale sulla Groenlandia diventa il simbolo di questa subordinazione: uno snodo strategico ceduto di fatto agli Stati Uniti in nome della sicurezza “atlantica”. Il quadro si estende al Nord America, dove le pressioni statunitensi sul Canada segnalano una ridefinizione dei rapporti di sovranità, e al Medio Oriente, con il progetto di un’“ONU privata” per Gaza che rivela la volontà americana di sostituire il multilateralismo con strutture a guida diretta. In questo contesto, l’Italia appare priva di autonomia reale, stretta tra vincoli economici, militari e politici. Sul piano militare, l’analisi si sposta sull’Ucraina, dove la guerra entra in una fase di logoramento segnato dal collasso delle infrastrutture energetiche e da una possibile strategia attendista russa. In Iran falliscono le rivolte interne sostenute dall’esterno, mentre la guerra elettronica mostra un nuovo livello dello scontro globale. Dalla Siria all’Iraq, fino a Cuba, emerge un filo rosso: il tentativo statunitense di contenere e piegare gli ultimi spazi di resistenza, mentre l’Europa resta spettatrice, incapace di incidere e sempre più marginale nei processi decisionali che stanno ridisegnando il mondo.

23/01/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

L'Autore

Redazione

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: