come il prato

La povertà culturale degli attuali media è strumento di un controllo ideologico che impoverisce e disumanizza le coscienze, mistificando la realtà e dirottando le frustrazioni su ciò che è conveniente per la classe dominante.


come il prato
come l’erba del prato che d’estate
tutte le sere riceve poca acqua
superficializza le radici rigogliosa
ma fragile al primo vento secco
riarsa diventa paglia…
… perché questa televisione e basta
perché l’imperativo dell’intrattenimento continuo
l’ossessione della cronaca e la fiction
passione fascista per carabinieri polizia medici di P.S.
perché i preti presenzialisti dall’intelligenza ammaliati
del potere ruffiani
perché non la chiesa che conta
la poca
che non si nega al martirio per il martirio della terra
perché l’offerta scadente di politici d’avanspettacolo
solo fazioni avverse di potere
ignorata l’emergenza quotidiana di tanti
il bisogno inalienabile di vivere con dignità la vita
perché la sfrontatezza il vizio l’arroganza mischiati all’amore
innocenza che non gli appartiene 
perché l’incitazione misogina a declinare il piacere solo
a enfasi di fianchi glutei seni giovanissimi
negata la felicità a chi non può a quei modelli riconoscersi
perché l’oblio d’ogni rimembranza
di tutto ciò che ci legittima
della prima schiavitù e del risorgimento
della seconda schiavitù e della resistenza
memoria così necessaria
senza costrizione di pregiudizio
perché non il sapere storico
le date le occorrenze gli uomini a cui dobbiamo tutto
perché non la scienza ma la non conoscenza
ignoranza che enfatizza il valore del nonnulla
che consumato si pretende promotore di civiltà piena
ma che ci relega alla cerchia delle nazioni predatrici
aguzzini d’altri uomini e affondatori dei diritti della terra
perché continuare a farci nutrire ogni giorno
da scarse irrigazioni di televisione menzognera falsaria
quanto basta per illuderci di essere pervasi da linfa
esclusiva che ci privilegia all’unicità d’un’onnipotente vita
quando basterà un po’ di vento secco per snervarci
già che ci è taciuto che anch’esso della vita è parte vera

(6 luglio 2007)

26/11/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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