No alla guerra, fuori l’Italia dalla Nato!

Sabato scorso un presidio popolare all’aeroporto militare di Ghedi ha ribadito con forza le ragioni della pace.


I colori delle bandiere e degli striscioni di numerose associazioni, formazioni politiche, realtà di azione sociale e semplici cittadini hanno riempito la piazza davanti all’aeroporto militare di Ghedi, sabato scorso.

Il presidio popolare, le cui parole d’ordine erano la fuoriuscita dell’Italia dalla NATO e la difesa della pace, è stato promosso da: Associazione Nazionale Vittime Uranio Impoverito, Centro Sociale 28 Maggio – Rovato (BS), Donne e uomini contro la guerra – Brescia, Centro di documentazione “Abbasso la guerra”.

Le adesioni sono state numerose: Tavolo della pace Val Brembana circolo Don Gallo e Peppino Impastato, Compagne e compagni contro il Green Pass di Brescia, Partito dei CARC, PCI di Brescia, PRC di Brescia, Unità Popolare Val Brembana, ADL Varese sindacato di base, GTA – Gratosoglio Autogestita, Coordinamento Milano Insorge, Miracolo a Milano, Unità Popolare Lombardia, Unione Popolare Brescia, La Città Futura – collettivo politico, Unione Popolare Lombardia, Forum contro la guerra, WILPF Italia, Un’altra storia – Varese, Potere al Popolo! Varese, Unione Popolare Varese, Parallelo Palestina (referente Gabriella Grasso), PMLI Lombardia, No Triv Lombardia, AWMR Italia – donne della regione mediterranea, Associazione Sanità di Frontiera – ODU – ETS, Punto Pace di Pax Christi – Tradate (VA), Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale – CDMPI, Comitato di Liberazione Nazionale – CLN, Luigi Piccirillo – consigliere regionale Lombardia (gruppo misto), Odissea – blog, NWRG odv – onlus, Ora in silenzio per la pace – Genova, Cerchio delle donne – Rovato (BS), Comitato Riconversione RWM, Coordinamento “prepariamo la pace”- Cagliari, Tavola della pace della Franciacorta, Angelo Baracca, attivista antinucleare, Moni Ovadia, padre Alex Zanotelli, Circolo PRC Franciacorta, Insieme a sinistra – movimento alternativo per Ghedi, Unione Sindacale di Base – Brescia, Patria Socialista Milano, FISI Lombardia, Nazione Umana – Varese, Comitato “Fermiamo la Guerra”– Firenze, ANPI Seveso.

La partecipazione è stata ampia, e tutti i principali partiti della sinistra di classe erano presenti, assieme a numerose associazioni pacifiste e antisistema. Gli slogan sui numerosi striscioni e cartelli erano di denuncia dell’ingerenza NATO sul territorio italiano (130 basi militari NATO.USA e la presenza di testate atomiche ci rende un bersaglio delle guerre a venire), ma anche delle politiche deleterie del nostro governo riguardo ai tagli alle spese sociali e all’aumento di quelle militari.

Una delegazione di manifestanti, assieme alle onorevoli Simona Suriano e Yana Ehm, ha messo in atto un’ispezione parlamentare allo scopo di verificare lo stato di sicurezza della base in relazione alla presenza di armamenti (esistenza o meno di armi pericolose come quelle all’uranio impoverito, protocolli di sicurezza) e al personale lavorante, per poter comprendere l’entità della presenza USA all’interno dell’aero base e lo stato della realizzazione degli hangar che ospiteranno i nuovi aerei F-35 in vista dell’arrivo delle nuove bombe atomiche “tattiche” B61-12. Il successivo comunicato degli organizzatori riporta che:

“Il colonnello Giacomo Lacaita, a comando della base, interrogato dalle parlamentari e dagli attivisti presenti, ha glissato sulla maggior parte delle domande dietro il paravento della classificazione militare delle informazioni. Alla domanda sull’entità dei militari USA all’interno, il comandante ha dichiarato che la base è assolutamente italiana, che i militari USA, presenti in poche unità, sono solo manutentori e tecnici (non certo per i Tornado che sono velivoli europei – ndr) e che quindi non ci sarebbe alcun accordo bilaterale per l’amministrazione dell’aerobase di Ghedi, e di ciò che vi è contenuto, con gli Stati Uniti. La domanda quindi sorge spontanea: se gli USA avessero un ruolo marginale nel funzionamento della base di Ghedi, e la presenza di bombe atomiche (le testate B61 a caduta) è stata confermata persino dalla stampa nazionale e mai smentita da alcuna autorità, anzi ammessa in un documento del 2020 anche da CASD Centro Alti Studi Difesa e CEMISS Centro Militare di Studi Strategici, vuol dire che l’Italia sta violando apertamente il Trattato di non Proliferazione Nucleare (NPT) ratificato dall’Italia nel 1975? Le atomiche presenti a Ghedi, quindi, sono di proprietà italiana?” Da questi inquietanti interrogativi nascono i propositi del comitato promotore, che “continuerà la sua opera di inchiesta, informazione, pressione e mobilitazione per richiedere il disarmo delle testate atomiche e una generale politica di disarmo, volta ad abbattere le spese militari a favore di una politica di risanamento delle vere emergenze del paese: lavoro, sanità pubblica e scuola pubblica, dissesto idrogeologico ecc. Intendiamo continuare con future iniziative, invitando tutti coloro che hanno aderito alla manifestazione e anche quanti non hanno potuto partecipare per concomitanti impegni, a stare all’erta e tenersi pronti per nuove azioni. Non solo: invitiamo quanti hanno aderito ad attivarsi in prima persona nelle prossime settimane e mesi a costruire iniziative e mobilitazioni contro la guerra, per dare continuità al presidio del 17 settembre e svilupparne i temi e i contenuti nei vari territori, partecipando attivamente alle azioni legali contro la presenza di armi nucleari in Italia”.

Contemporaneamente A quella di Ghedi, si sono tenute altre due manifestazioni, a Iglesias e ad Aviano, a conferma dell’importanza di fare rete fra territori in questi importanti momenti di lotta.

23/09/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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