Non chiamateli reduci e nostalgici: dietro alle eventuali celebrazioni della Marcia su Roma si nasconde ben altro

Il prossimo 29 ottobre, a 100 anni dalla Marcia su Roma, ci saranno iniziative dei gruppi fascisti?


Non chiamateli reduci e nostalgici: dietro alle eventuali celebrazioni della Marcia su Roma si nasconde ben altro

Il prossimo 29 ottobre ricorreranno i 100 anni dalla Marcia su Roma. L’occasione è fin troppo ghiotta perché gruppi di estrema destra o associazioni di reduci non utilizzino l’infausta data, anche senza fare riferimento alcuno al valore simbolico della ricorrenza, per continuare non solo l’opera di revisionismo storico imperante da anni, ma anche per acquisire visibilità, legittimità politica e magari, nei prossimi mesi, ottenere l’ambito riconoscimento che consenta a qualche associazione di accedere con proposte “didattiche” alle scuole di ogni ordine e grado.

Ricordiamo del resto che già da tempo nelle scuole italiane proliferano iniziative pseudo culturali. Basta ottenere un protocollo di intesa con il ministero della Pubblica istruzione per avere il lasciapassare.

Se dal 2014 esiste un Protocollo di intesa con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), siamo certi che questa strada sarà presto intrapresa anche dalle associazioni dei reduci di Salò. Basta affacciarsi alla rete per comprendere quanto numerose siano le associazioni di combattenti che si rifanno esplicitamente alla Repubblica Sociale Italiana.

Un governo di centrodestra guidato da Fratelli d’Italia potrebbe essere l’interlocutore giusto per favorire Protocolli tra queste associazioni e il ministero della Istruzione, competere con le iniziative dei partigiani e degli antifascisti nel nome della cosiddetta par condicio che ormai non sa discernere tra vinti e vincitori, tra liberatori e oppressori dimenticando che, almeno fino a oggi, viviamo in una repubblica fondata sulla Resistenza.

Ma nel medesimo tempo, lo stesso futuro esecutivo potrebbe adoperarsi per affermare quella cultura della difesa e della sicurezza che in questi anni ha già trovato ampi spazi nelle scuole.

L’Italia è una repubblica antifascista solo sulla carta. I libri di scuola sono ormai pieni di luoghi comuni di marca revisionista e allo sdoganamento politico e culturale di Salò hanno contribuito, da tempo, anche esponenti del centro sinistra che hanno dimostrato ben poca conoscenza dei fatti storici, interessati solo a guadagnare consensi moderati utili per alleanze elettorali o governiste.

Da tempo assistiamo, come scrive Antonio Mazzeo, non solo alla militarizzazione delle istituzioni scolastiche (il rito dell’alzabandiera di Mussoliniana memoria recentemente riproposto) ma alla militarizzazione dei contenuti e dei percorsi formativi, alla presenza quotidiana di esperti militari come docenti nelle scuole di ogni ordine e grado. Pensiamo a una lezione sul colonialismo italiano: i cantori di El Alamein potrebbero parlare dell’uso dei gas tossici contro le inermi popolazioni etiopi o documentare la complicità di settori dell’esercito italiano con gli eccidi fascisti nei territori occupati?

In un paese nel quale è quasi bandito lo studio della geografia anche la storia risulta sotto attacco, insegnata attraverso libri di testo privi di appendici documentarie, ricondotta a pochi e generici concetti o a schemi precostituiti che subiscono l’influenza delle odierne ideologie dominanti. Se ai nostri giorni il welfare state, il neokeynesismo e l’intervento pubblico nell’economia sono ricondotti a esempi deleteri dell’intervento statale, immaginiamoci con quanta facilità sia possibile trasmettere un messaggio storico parziale se non addirittura giustificazionista del passato fascista. E non è azzardato pensare che, nel ruolo di testimoni del passato, potremmo ben presto trovare non solo esponenti dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia ma anche le associazioni nostalgiche di Salò e del Fascismo.

Il successo elettorale delle destre potrebbe spianare la strada a manifestazioni di chiara ispirazione fascista non solo rivolte alla riabilitazione dei Repubblichini ma alla legittimazione del loro bagaglio ideologico e culturale tradizionale.

Da alcune settimane gira un appello di militanti e attivisti che non si limitano alla riproposizione di un generico antifascismo (magari funzionale alle elezioni) ma colgono il legame tra guerra, revisionismo storico e revisionismo politico, appello che non si limita a ripetere stancamente qualche frase di circostanza ma a sviluppare un ragionamento articolato.

Le logiche di mercato e il disimpegno progressivo dello Stato a sostegno dei servizi pubblici, istruzione e sanità in primis, sono foriere di sventura e finiscono con l’accettare e benedire finanziamenti alle università da parte di industrie del comparto bellico che poi determinano anche gli indirizzi per le borse di studio e gli stessi contenuti di alcuni corsi universitari. Al contempo nelle scuole inferiori e superiori alti ufficiali sono stati elevati al rango di educatori, gli stages formativi sono stati indirizzati verso le caserme, le lezioni sulla Costituzione sono loro affidate in qualità di “esperti” della materia, le palestre scolastiche ospitano corsi di ginnastica militare in base a protocolli di intesa e bandi pubblici.

In questo clima di revisionismo storico e politico la possibilità di trovare associazioni di combattenti e reduci di Salò in qualche conferenza scolastica è tutt’altro che remota. Le conseguenze sono evidenti. Si sdogana non solo il fascismo storico ma si va avvalorando una lettura del passato di un certo tipo che al contempo afferma anche un sistema valoriale di marca fascista (Dio, patria e famiglia per fare un solo esempio) spendibile per l’odierna battaglia delle idee.

Il 29 ottobre non potrà essere comunque considerato solo occasione per qualche parata di nostalgici perché l’utilizzo di questa data presenta finalità ambiziose rispetto al presente e alla conquista delle giovani generazioni. Prenderne atto significa mandare in pensione il vecchio e logoro antifascismo istituzionale per riprendere invece un’analisi articolata della società e della storia, di come siamo arrivati ai nostri giorni attraverso continui cedimenti ideologici e culturali rispondenti a ben intuibili finalità di carattere grettamente politico.

14/10/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Federico Giusti

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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