Repubblica Ceca: il voto ridimensiona Babiš, mentre i comunisti cercano lo spazio lasciato dalla mancata svolta

Le elezioni comunali e senatoriali ceche hanno inflitto un duro colpo al governo di Andrej Babiš senza però segnare un semplice ritorno al blocco euroatlantista sconfitto nel 2025. Intanto, il KSČM e Stačilo! mantengono oltre cento rappresentanti nelle amministrazioni locali.


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A un anno dalle elezioni legislative che avevano riportato Andrej Babiš alla guida della Repubblica Ceca, il doppio appuntamento elettorale di ottobre offre una prima occasione concreta per misurare gli equilibri politici del Paese dopo la sconfitta del precedente governo di Petr Fiala. Da un lato, il movimento ANO 2011 ha subito una pesantissima battuta d’arresto nelle elezioni per il Senato e ha perso terreno anche sul piano municipale; dall’altro, le forze liberali ed euroatlantiste che avevano sostenuto Fiala hanno dimostrato di conservare un’importante capacità di mobilitazione, soprattutto nei ballottaggi senatoriali. Ma sarebbe altrettanto sbagliato leggere il voto come una riabilitazione generale della linea politica sconfitta nelle legislative del 2025. La contemporanea tenuta territoriale del Partito Comunista di Boemia e Moravia (Komunistická strana Čech a Moravy, KSČM) e del movimento della sinistra radicale Stačilo! segnala infatti la persistenza di uno spazio politico alternativo sia al liberalismo euroatlantista sia al pragmatismo di Babiš.

Le elezioni comunali del 9 e 10 ottobre hanno coinvolto 6.389 consigli locali e hanno registrato un’affluenza del 48%, superiore al 46,07% del 2022. Complessivamente sono stati eletti 61.677 consiglieri comunali e di circoscrizione. In un sistema locale dominato per sua natura da candidati indipendenti, liste civiche e coalizioni differenti da comune a comune, il dato nazionale deve essere interpretato con prudenza. Tuttavia, alcune tendenze politiche appaiono abbastanza nette.

In primo luogo, ANO resta una forza territoriale importante, ma è arretrato rispetto alla precedente tornata. I candidati riconducibili al movimento di Babiš hanno conquistato 1.650 mandati, contro i 1.748 precedenti, mentre ANO si è imposto in sei dei tredici capoluoghi regionali, rispetto agli otto conquistati quattro anni prima. Si tratta di un arretramento non catastrofico, ma significativo per un partito che solamente dodici mesi prima aveva ottenuto il 34,52% alle legislative e 80 deputati, presentandosi come la forza egemone della politica ceca.

Ancora più pesante è stato il risultato degli alleati di governo collocati alla destra di Babiš. La lista di Libertà e Democrazia Diretta (Svoboda a přímá demokracie, SPD) è passata da circa 490 consiglieri riconducibili al partito a 166, scomparendo completamente da numerose assemblee comunali nelle quali era precedentemente rappresentata. I Motoristi per sé stessi (Motoristé sobě) hanno invece eletto appena venti consiglieri su oltre mille candidati presentati. Anche sotto questo profilo, dunque, la coalizione nazionale che aveva costruito la propria legittimazione sulla volontà di spezzare la continuità con la stagione Fiala non può considerare soddisfacente il primo grande test elettorale dopo la conquista del governo.

Il colpo più spettacolare è tuttavia arrivato dalle elezioni per il Senato, in cui ANO, pur essendo riuscito a portare 13 candidati al ballottaggio, non ha conquistato neppure un seggio. Dei 27 seggi sottoposti a rinnovo, cinque erano stati assegnati già al primo turno, mentre gli altri ventidue sono stati decisi nei ballottaggi del 16 e 17 ottobre. L’affluenza è stata del 43,31% al primo turno e appena del 21,12% al secondo, pur risultando in entrambi i casi la più elevata registrata negli stessi tipi di consultazione dal 2010.

Lo stesso Babiš ha definito il risultato «catastrofico». A prevalere sono stati soprattutto Sindaci e Indipendenti (Starostové a nezávislí, STAN), che hanno conquistato dieci dei quattordici seggi nei quali presentavano candidati, e il Partito Democratico Civico (Občanská demokratická strana, ODS), che ne ha ottenuti sette. La maggioranza del Senato resta quindi saldamente nelle mani delle forze di opposizione al governo.

Per comprendere questo risultato, va ricordato che la vittoria del 2025 era stata costruita non solamente sulla critica economica e sociale all’esecutivo di Fiala, ma anche sulla promessa di una discontinuità rispetto alla subordinazione della Repubblica Ceca alle priorità euroatlantiche. Una parte consistente dell’elettorato aveva interpretato ANO come lo strumento più efficace per interrompere una politica caratterizzata dal sostegno militare all’Ucraina, dall’aumento delle spese per la difesa e da un crescente allineamento con Bruxelles e Washington.

Una volta tornato al governo, Babiš ha certamente introdotto alcune correzioni. Il suo esecutivo ha cessato il sostegno militare diretto dello Stato ceco all’Ucraina e ha assunto posizioni più conflittuali su alcune politiche climatiche dell’Unione Europea. Sul terreno della politica sociale e di bilancio ha inoltre aumentato pensioni, salari e investimenti infrastrutturali, prendendo almeno parzialmente le distanze dall’austerità dell’epoca Fiala.

Tuttavia, la discontinuità si è fermata ben prima di trasformarsi in una rottura strategica. Nell’aprile scorso, incontrando il segretario generale della NATO Mark Rutte, Babiš ha definito gli impegni della Repubblica Ceca all’interno dell’Alleanza Atlantica «molto importanti e prioritari». Il governo ha inoltre mantenuto in vita l’iniziativa ceca per la fornitura di munizioni all’Ucraina, che lo stesso premier ha successivamente rivendicato come un contributo fondamentale dello Stato ceco allo sforzo bellico di Kiev. A settembre Babiš ha anche dichiarato che Praga sarebbe pronta a rispettare pienamente l’articolo 5 della NATO in caso di attacco contro i Paesi baltici, arrivando a parlare della possibile mobilitazione di due brigate meccanizzate ceche.

Rispetto alle oscillazioni dell’attuale capo del governo, il KSČM, guidato dal giugno scorso da Roman Roun, mantiene una posizione assai più radicale. Il XII Congresso del partito ha ribadito l’obiettivo di una politica estera «pacifica e sovrana», mentre il programma comunista continua a chiedere l’uscita della Repubblica Ceca dalla NATO, l’opposizione alla presenza di truppe straniere, il rifiuto dell’aumento delle spese militari e la cancellazione di programmi come l’acquisto degli F-35. Lo stesso Roun, candidandosi alla presidenza del partito, aveva posto apertamente la questione di come distinguere il KSČM da Babiš, ricordando che i comunisti continuano a chiedere l’uscita dalla NATO proprio mentre il premier sostiene che determinati impegni militari non possano essere rimessi in discussione.

Da questa prospettiva, la sconfitta senatoriale di ANO non deve essere interpretata automaticamente come un ritorno di consenso verso la politica di Fiala. Può essere letta anche come il primo sintomo delle contraddizioni di un progetto che nel 2025 aveva assorbito una parte molto ampia del voto di protesta senza essere poi disposto a tradurre quella protesta in una modifica strutturale della collocazione internazionale della Repubblica Ceca.

Per quanto riguarda il risultato elettorale dell’area comunista e di Stačilo!, il KSČM ha eletto 94 consiglieri con la propria sigla, mentre Stačilo! ne ha ottenuti 29, per un totale di 123 rappresentanti riconducibili ai due soggetti, distribuiti in 86 comuni. Degli eletti direttamente sotto la sigla Stačilo!, undici sono membri del KSČM, diciassette indipendenti e uno appartiene formalmente al movimento.

Dopo il 4,31% ottenuto dalla coalizione di sinistra alle legislative del 2025, risultato che aveva lasciato il movimento fuori dalla Camera per meno di un punto percentuale, la capacità di eleggere più di cento amministratori locali dimostra che esiste ancora un radicamento sul quale lavorare. È un dato particolarmente significativo perché arriva dopo una fase difficilissima per il KSČM, caratterizzata dalla perdita della rappresentanza parlamentare, dalle tensioni organizzative e dalla necessità di ridefinire il rapporto tra il partito storico e il più ampio progetto di Stačilo!.

Alla vigilia del voto, i comunisti avevano indicato con chiarezza la funzione che attribuivano alle amministrazioni locali: difesa della proprietà pubblica, costruzione di abitazioni comunali accessibili, trasporto pubblico di qualità e servizi sociali, contro la subordinazione dei comuni agli interessi privati. Il KSČM aveva presentato inoltre otto candidati al Senato, pur ribadendo la propria posizione storica favorevole all’abolizione della Camera alta, considerata un’istituzione superflua i cui costi potrebbero essere destinati a sanità, scuola e pensioni.

Questo programma permette anche di comprendere perché la critica comunista non possa esaurirsi nell’alternativa tra Babiš e l’ex governo Fiala. Sul terreno sociale, il KSČM continua a rivendicare salari proporzionati al costo della vita, una maggiore tutela dei lavoratori, alloggi pubblici, servizi pubblici forti e una politica industriale che restituisca allo Stato il controllo dei settori strategici. Per queste ragioni, il partito ha criticato direttamente anche il nuovo governo, accusandolo inizialmente di non intervenire contro l’aumento dei prezzi dei carburanti e opponendosi ai progetti di ulteriore privatizzazione del patrimonio strategico.

In altre parole, per i comunisti la caduta di Fiala non ha risolto il problema fondamentale. Ha sostituito un governo apertamente liberale, antisociale ed euroatlantista con un esecutivo più attento ad alcune esigenze sociali e più conflittuale con Bruxelles su singoli dossier, ma che non mette in discussione i rapporti economici e geopolitici fondamentali sui quali si è costruita la Repubblica Ceca post-socialista.

23/10/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Giulio Chinappi

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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