Brecht: ironia e dialettica

Le riflessioni sull’arte di Brecht e la loro valenza estetica.


Brecht: ironia e dialettica Credits: https://www.rsi.ch/cultura/focus/Bertolt-Brecht-9124504.html

Tra le cose sicure la più sicura è il dubbio (Brecht, Gesammelte Werke, p. 361)

Bertolt Brecht (1898-1956) è generalmente conosciuto e apprezzato per le sue opere drammatiche e liriche, ma nella sua produzione si trovano anche un numero rilevante di pagine dedicate alla riflessione sull’arte. Questa produzione lo distingue da quasi tutti i drammaturghi e letterati tedeschi del nostro secolo poiché, come ha osservato Paolo Chiarini, solo in Thomas Mann è possibile ritrovare un eguale sforzo di chiarificazione teorica che, partendo dalle proprie opere, aspiri ad estendersi a una riflessione più complessiva sull’arte in genere. Proprio questo aspetto dell’opera brechtiana costituisce l’oggetto specifico della nostra ricerca.

Tuttavia, nel panorama ormai sterminato di studi rivolti all’analisi dell’opera di Brecht sono relativamente poche le opere dedicate nello specifico alle sue riflessioni sull’arte. Benché Brecht sia ormai ufficialmente riconosciuto come uno degli artisti più importanti della letteratura tedesca del Novecento e molti drammaturghi e letterati della generazione seguente si siano costantemente richiamati alla sua opera e nonostante sia stato rivendicato da diverse correnti dell’estetica del secondo dopoguerra, la letteratura relativa alla sua produzione teorica presenta spesso delle sconcertanti incomprensioni.

L’oggetto stesso della nostra analisi è, del resto, estremamente problematico, tanto che la critica ha assunto per molti anni una posizione fortemente scettica riguardo alla possibilità stessa di individuare una teoria estetica brechtiana. Tanto più che le riflessioni brechtiane sull’arte si trovano, salvo poche eccezioni, in massima parte disperse in brevi scritti, abbozzi, frammenti, rapide annotazioni diaristiche e note scritte ai margini delle sue opere teatrali, destinate a chiarire la propria produzione drammaturgica. Gli stessi scritti pubblicati durante la vita dell’autore, raccolti sotto l’emblematico titolo di Versuche(saggi, ricerche, tentativi), si avvalgono preferibilmente della forma “intermedia” del saggio, la più duttile all’intervento diretto nell’occasione che li ha ispirati.

Inoltre, a rendere ancora più problematica un’analisi rigorosa di questa teoria, si devono aggiungere alla sua frammentarietà lo spiccato gusto per il paradosso e le frequenti prese di posizione “ideologiche”, non facilmente separabili dalle riflessioni teoriche, che hanno caratterizzato la scrittura brechtiana. A queste vanno sommate, infine, le grandi difficoltà in cui apparvero questi scritti, in massima parte composti negli ultimi anni della repubblica di Weimar o durante il lungo e tormentato esilio cui il poeta fu costretto dall’avanzare delle truppe hitleriane.

Ciò ha portato diversi studiosi a evitare di affrontare l’opera di questo autore nella sua problematica totalità, finendo in molti casi per occuparsi solo del suo valore poetico, passando, così, del tutto sotto silenzio la sua produzione teorica. Tuttavia il carattere stesso dell’opera brechtiana è, sin dagli anni trenta, così intimamente connesso alla riflessione teorica, che il non voler considerare questo aspetto ha portato a notevoli incomprensioni della sua stessa opera poetica. Se è vero che, negli ultimi anni, diversi autori si sono occupati della riflessione brechtiana sull’arte, si deve tuttavia notare che nella maggior parte dei casi si tratta di studi dedicati a singoli problemi spesso, occorre dirlo, piuttosto marginali del corpus teorico brechtiano. Questa quasi generalizzata ritrosia ad affrontare la riflessione brechtiana sull’arte nel suo complesso ci sembra andare sostanzialmente nella stessa direzione del sopra accennato scetticismo rispetto alla possibilità stessa di individuare una teoria estetica di Brecht.

La prima problematica che occorre affrontare, per giustificare questo nostro tentativo di analisi della riflessione brechtiana sull’arte, è cercare di comprendere se sia possibile rintracciare in queste sparse considerazioni, nelle ricche quanto polemiche indicazioni di poetica lasciate da Brecht, una segreta aspirazione, fosse pure inconsapevole, a organizzarsi in una più generale riflessione sull’arte, che permetta di cogliere in esse la presenza di un’estetica in nuce. A questo primo interrogativo, che ha carattere fondativo, fa da corollario un secondo: l’asistematicità, che indubbiamente costituisce un tratto specifico di questa riflessione, è riconducibile a una cosciente scelta teorica o deve, piuttosto, essere messa in relazione allo stadio ancora magmatico in cui si trovavano molte delle problematiche affrontate? In quest’ultimo caso sarebbe stata la scottante attualità dei temi presi in esame a non consentire allo scrittore di assumere la necessaria distanza critica.

Si tratta di questioni estremamente complesse e, forse, non risolvibili fino in fondo. La consapevolezza di queste difficoltà, tuttavia, non deve significare necessariamente la resa di fronte alla scoraggiante disorganicità della riflessione di Brecht sull’arte, ma può stimolare a individuare al suo interno quelle linee fondamentali di sviluppo che permettano di restituirgli una qualche organicità. In altri termini si tratterebbe, allora, di non retrocedere di fronte alla mancanza di organicità di questa parte della produzione brechtiana, ma di tentare di individuare, all’interno degli sparsi scritti teorici, le linee fondamentali che permettano di riunire, sempre provvisoriamente, questa molteplicità in un progetto estetico per quanto possibile omogeneo.

A quest’ordine di problemi si viene ad aggiungere oggi, a oltre sessant’anni dalla morte di Brecht, la questione dell’attualità del suo pensiero. Occorre, cioè, domandarsi se i suoi scritti teorici siano ancora in grado di fornire elementi di riflessione all’estetica contemporanea o se debbano essere piuttosto considerati come testimonianze di una riflessione autorevole, ma ormai inadeguata alle problematiche della nostra epoca. A ciò va aggiunto, infine, un terzo interrogativo: è possibile ricostruire un orizzonte culturale in cui inserire la riflessione brechtiana sull’arte, o questa va considerata come radicalmente diversa rispetto alle precedenti?

Questi tre ordini di problemi, cui cercheremo di rispondere nel nostro lavoro, sono solo apparentemente distanti l’uno dall’altro. Infatti, non soltanto hanno condizionato profondamente l’intera Brechtforschung, portando molti autori ad evitare uno studio sistematico della teoria brechtiana, ma hanno segnato a lungo la stessa Wirkungsgeschichte dell’opera di questo autore. La critica “accademica”, soprattutto nei primi anni, ha sostanzialmente ignorato la produzione teorica di Brecht per la disorganicità e il tono polemico che la caratterizzano, ma proprio questi elementi, al contrario, hanno contribuito, paradossalmente, alla sua rapida diffusione all’interno di ambiti legati alla produzione delle avanguardie. Il grande sforzo, qui compiuto, per attualizzare l’opera di questo autore non ha coinciso però, in troppi casi, con un rigoroso approfondimento del suo studio, né con il tentativo di analizzarla da un punto di vista, per quanto è possibile, unitario. Oggi, un po' maliziosamente, si potrebbe osservare che in diversi casi la lezione brechtiana è stata in quest’ambito rapidamente accolta, superficialmente compresa e strumentalmente utilizzata. Tuttavia, negli anni successivi la riflessione di Brecht – venute a cadere certe contingenze storico-empiriche che avevano favorito questo tipo di diffusione – è stata restituita ai più attenti e rigorosi studi “accademici”. Qui fu proprio la perdita della “scottante”, ma anche superficiale attualità di quest’opera, a consentirne uno studio più oggettivamente distaccato. Un’analisi più attenta e distanziata che è divenuta, in diversi casi, l’analisi “micrologica” di un pensiero eminente, ma ormai superato dalla storia. A essere valorizzata in ambito accademico è stata, infatti, principalmente la ricca e frammentaria “poliedricità” del pensiero di questo autore. La perdita dell’attualità veniva così paradossalmente a coincidere con la fine dei tentativi di sistematizzazione della produzione teorica di Brecht. Il processo di analitico smembramento del già frammentario corpus teorico brechtiano aumentava, quindi, i rischi della “museificazione” del suo pensiero. Assegnare al “rivoluzionario” Brecht l’epiteto di “classico” ha significato, infatti, non solo il suo definitivo distacco dal presente, ma anche la perdita di connessione tra la sua riflessione e quelle dell’ambiente culturale al cui interno si era venuta formando. Non a caso, come vedremo, i più importanti tentativi di unificare in qualche modo la frammentarietà della sua riflessione, ne hanno fondato l’attualità sull’appartenenza a una tradizione. La modernità di Brecht veniva individuata nel suo aver sviluppato, in maniera adeguata al suo tempo, una tradizione culturale a lui precedente e ancora fortemente presente nella riflessione generale sull’arte. Tuttavia, come cercheremo di mostrare, questi importanti lavori sembrano oggi peccare un po' tutti di unilateralità. Essi ci appaiono, in effetti, fortemente influenzati dal dibattito culturale che ha quasi sempre finito per “sovradeterminare” il giudizio sull’attualità della teoria brechtiana: il dibattito sulla possibilità e il valore da assegnare all’opera d’arte nell’epoca moderna. Oggi, che i toni di quel dibattito sembrano essersi attenuati, ci si deve chiedere se queste interpretazioni non abbiano finito per lasciare in ombra alcuni aspetti importanti della personalità di Brecht. Semplificando, le due tendenze fondamentali della Brechtforschung di fronte all’ostracismo della cultura “classicista”, sia dell’ovest che dell’est, hanno dato un’interpretazione della riflessione di questo autore o troppo tesa a mostrarne il lato di rottura con la tradizione e con i classici, o ne hanno giustificato l’importanza proprio nel suo distaccarsi dalla radicale azione rinnovatrice delle avanguardie. Intendiamoci, entrambe queste letture sono valide dal loro punto di vista e giustificabili con puntuali riferimenti all’opera di Brecht. Tuttavia, è proprio questa validità che le accomuna, che sembra invitare oggi ad un maggiore sforzo sintetico, in grado di unificare, per quanto è possibile, queste due opposte interpretazioni in un’immagine più complessiva della multiforme riflessione sull’arte di questo autore.

Non è, però, possibile dar conto dell’asistematica e complessa riflessione di questo autore in uno studio che pretenda di restituirne un profilo a tutto tondo. Questo, infatti, difficilmente si sottrarrebbe a vuote generalizzazioni. È al contrario necessario, attraverso un’analisi storica, comprendere che valenza assegnasse Brecht ai concetti estetici utilizzati nelle differenti fasi del suo sviluppo. Non si può, in effetti, fornire un’immagine attendibile della proteica riflessione di Brecht se si ignora il percorso di sviluppo per contrasti che la ha caratterizzata. Tuttavia, l’analisi storica deve aspirare a una sintesi aperta, capace di ricomprendere l’asistematicità della riflessione di Brecht.

È necessario, perciò, individuare un elemento unitario, una costante ideologica e stilistica che renda possibile restituire un’immagine complessiva, anche se certamente non esauriente, della molteplicità a tratti persino contraddittoria della riflessione brechtiana, di quella molteplicità che ne costituisce l’aspetto più problematicamente attuale. L’attualità o meno della riflessione brechtiana deve essere sperimentata in base all’intero percorso storico del suo pensiero e non solo rispetto ad una certa fase più facilmente spendibile nello scontro politico culturale, come è stato spesso fatto in passato. E’ proprio questa tendenza interpretativa che deve essere, in effetti, considerata la maggiore responsabile della successiva considerazione di quest’opera come storicamente superata. A un primo livello di analisi, infatti, sembra possibile individuare il luogo di convergenza degli sparsi contributi dati da Brecht all’estetica solo in quel modo critico di ragionare che costituisce l’imprescindibile luogo di convergenza degli sparsi contributi dati all’estetica da Brecht e ne costituisce l’imprescindibile premessa e il continuo impulso allo sviluppo.

02/08/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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