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L’abiura e i Discorsi

Galilei si vede di nuovo costretto a presentarsi a Roma dall’inquisizione. Nel 1633 si svolge il processo che si conclude con l’abiura, e il Sant’Uffizio che riduce la condanna al carcere perpetuo. Probabilmente non fu nemmeno necessario mostrare gli strumenti di tortura per far capitolare Galilei. La sua condotta fu da subito a tal punto docile dinanzi al Sant’Uffizio che quest’ultimo, poté ben presto commutare la pena nel domicilio coatto nella villa di Arcetri di Galilei, sotto il controllo dell’inquisizione. Del resto la Chiesa non aveva il benché minimo interesse a infierire contro uno dei maggiori scienziati di tutti i tempi, che messo alle strette aveva immediatamente ceduto.

Perciò il controllo fu piuttosto lasco, tante che nonostante il divieto di scrivere, Galileo compone in segreto il suo capolavoro scientifico Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, che sono la meccanica e la dottrina del moto rifondate sulla nuova concezione matematico-geometrica. Galileo riesce, sempre in segreto, a far uscire dalla sua villa-prigione il manoscritto che sarà pubblicato a Leida nel 1638. Galileo muore oramai cieco (per i suoi studi sul sole) nel 1642. In effetti uno scienziato che rinuncia completamente alla rivoluzione non solo politica, economica e sociale, ma anche alla rivoluzione culturale e, persino, alla rivoluzione scientifica non era più un pericolo particolarmente significativo per il potere costituito.

Il principio di inerzia

Per comprendere il metodo di Galilei è utile conoscere prima le sue scoperte scientifiche: la demolizione della tradizionale visione del cosmo è, in effetti, strettamente connessa ai suoi studi fisici di meccanica. Con essi Galilei opera una vera e propria Rivoluzione scientifica che porta alla scoperta del principio di inerzia: per gli aristotelici, la quiete è lo stato naturale dei corpi (luogo naturale). Galileo intuisce che un corpo conserva il suo stato di quiete o di moto se non intervengono forze esterne a modificarlo. I corpi sono indifferenti a moto e quiete. Galileo non enuncia il principio di inerzia, ma lo applica; lo enuncerà Cartesio. Il principio d’inerzia serve anche a spiegare il moto dei pianeti che non si arresta mai. A ulteriore dimostrazione che Galilei non era realmente interessato alla rivoluzione scientifica, ma esclusivamente al libero sviluppo della scienza e della ricerca scientifica. Il che, naturalmente, in un’epoca di controriforma era comunque considerato come una pratica sovversiva, da reprimere il prima possibile. Ma di questo Galilei, tutto preso a rivendicare l’autonomia della scienza, non si rende conto.

La legge della caduta dei gravi

Consente di spiegare il moto non più nel modo qualitativo-finalistico della tradizione aristotelica, ma in modo puramente descrittivo, espresso in termini matematici, è il senso pratico della borghesia che si afferma. Spiegando la caduta dei gravi, Galileo confuta la concezione aristotelica del moto basata su moti naturali e violenti. La teoria del moto naturale sosteneva che ogni corpo va verso il suo luogo naturale, il grave verso il centro della terra, il lieve verso la luna. Unicamente violento è il moto che porta un corpo fuori dal suo luogo naturale. Per spiegare perché un corpo messo in movimento, (un sasso lanciato), continuasse a muoversi si credeva che fosse l’aria circostante, anch’essa messa in movimento, a sospingerlo. Galileo invece fonda la caduta dei gravi su un punto di vista solo matematico (gli spazi percorsi da un grave in tempi eguali sono nel rapporto dei numeri dispari a partire dall’unità). La caduta libera in uno spazio vuoto non è regolata né dai luoghi naturali, né dal peso, come appare negli esperimenti. Se l’esperienza pare confutare tale teoria, ciò in realtà è dovuto alla resistenza del mezzo. A dimostrazione che alla scienza sono necessarie le “sensate esperienze” e non un mero ingenuo e fideistico culto dell’esperienza in quanto tale, che diverrà l’ideologia dominante della società borghese.

Il metodo della scienza

Non vi è in Galileo una teoria organica della scienza, più che teorizzato il metodo viene applicato. Galilei è più interessato al mondo pratico della tecnica, che a quello astratto epistemologico. Anche qui evidente è l’attitudine pratica tipica dell’emergente classe borghese, di cui Galilei è esponente.

Il momento analitico o risolutivo e il momento sintetico o compositivo

Il metodo di Galileo si articola in due momenti: nel primo, il momento analitico si risolve un fenomeno complesso nei suoi elementi quantitativi e misurabili. Tale momento comprende l’osservazione dei fenomeni e la misurazione matematica dei dati. Il secondo è il momento sintetico. Con esso si procede alla formulazione di un’ipotesi matematica e alla verifica o all’esperimento con cui si tenta di riprodurre artificialmente il fenomeno; se l’ipotesi supera le prove viene accettata e formulata in termini di legge. Il metodo di Galileo è dialettico riprende quanto c’è di valido dal metodo empirista e dal metodo razionalista e ne abbandona le astratte unilateralità.

Le sensate esperienze e le necessarie dimostrazioni

Nella lettera a Cristina di Lorena, Galileo sottolinea che il cuore del suo metodo sta nelle “sensate esperienze” e nelle “necessarie dimostrazioni”. Le sensate esperienze sono il momento osservativo-induttivo, “sperimentale”; le necessarie dimostrazioni sono il momento ipotetico-deduttivo, razionale. Si tratta di ragionamenti logici condotti su base matematica a partire da un’intuizione, salvo poi verificarle nella pratica. Le sensate esperienze, spogliate dei loro caratteri qualitativi, vengono rielaborate in un contesto matematico razionale; le intuizioni e ipotesi acquistano validità solo per mezzo della conferma sperimentale. Quando la verifica, l’esperimento non è possibile, si ricorre agli “esperimenti mentali”. Ad esempio il principio d’inerzia è una pura supposizione un “esperimento mentale”. L’esperimento è centrale, ma non in senso empirico. Per andare avanti la scienza ha bisogno, tutte le volte che non ha modo di realizzare un esperimento empirico, di ricorrere a esperimenti mentali.

Metodo e filosofia

Galileo perviene a quella struttura concettuale che costituisce lo schema teorico della scienza moderna:

1) la natura è un ordine oggettivo e causalmente determinato;

2) non bisogna indagare perché la natura operi in un certo modo (cioè la causa finale, ad esempio non ricercare a cosa serva Saturno), ma dobbiamo scoprire come opera la natura (cioè la causa efficiente, come si muove Saturno).

3) la scienza è un sapere sperimentale matematico, quindi valido intersoggettivamente. Per quanto necessario allo sviluppo della scienza moderna, il fatto che non ci si interroghi più sui fini, ma solo sulle cause efficienti, sul come funziona, contiene dei gravi rischi. Si perde di vista la non neutralità della scienza, cioè il fatto che può essere sviluppata a fin di bene, ma anche per mettere in questione la sopravvivenza della vita sulla terra.

Alla base della struttura concettuale, dello schema teorico della scienza moderna ci sono schemi di natura filosofica:

1) l’accettazione della dottrina platonico-pitagorica della struttura matematica del cosmo, per cui solo chi conosce il linguaggio della matematica può decifrarla; “la filosofia è scritta in questo grandissimo libro, che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’Universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intendere la lingua, e conoscere i caratteri ne quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangolo, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile intenderne umanamente parola”.

2) Galileo ricorre all’antica distinzione atomistico-democritea fra proprietà soggettive e oggettive dei corpi. Le secondo caratterizzano i corpi in quanto tali, le prime esistono solo in relazione ai nostri sensi. Infatti quantità, figura, grandezza, luogo, tempo e movimento sono proprietà inseparabili dai corpi, mentre sapori, odori e colori dipendono dalla percezione del soggetto. Perciò la scienza dopo Galileo privilegia gli aspetti quantitativi del reale. Occorre ricordare che si tratta di una distinzione intellettualistica che, per quanto essenziale, non deve far dimenticare che la realtà è sempre soggetto-oggetto. L’aspetto oggettivo è sempre, necessariamente, per noi uomini e connesso alle potenzialmente infinite interpretazioni che se ne danno.

3) Galileo sostiene l’uniformità dell’ordine naturale che segue un corso necessario e immutabile; ne consegue la validità del rapporto causale e delle leggi scoperte dalla scienza. Anche qui bisogna ricordare che il rapporto causale, per quanto fondamentale, è intellettualistico. Nella realtà vi è sempre un rapporto dialettico di relazione reciproca. Per cui ogni termine è sempre al contempo causa ed effetto.

4) La conoscenza umana anche se diversa da quella divina risulta secondo Galileo simile per il grado di certezza; dio conosce immediatamente, mentre l’uomo discorsivamente. Ne consegue la fiducia di Galilei nella verità assoluta della scienza. Noi oggi accanto agli enormi passi in avanti di questa concezione, che ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della rivoluzione scientifica, ne possiamo anche cogliere, dal nostro punto di vista dei limiti storici. L’impostazione matematica totalizzante esclude la riflessione sui valori, quindi il piano etico-politico della scienza. Per quanto essenziali gli aspetti oggettivi, quantitativi non possono esaurire però il lavoro dello scienziato e la riflessione sulla scienza. La verità della scienza non è soltanto assoluta, in quanto è al contempo storicamente e socialmente determinata, dunque è anche una verità relativa.

Video del primo incontro del corso di storia e filosofia: “Controstoria, in una prospettiva marxista, del secolo di ferro (1550-1650): Fra crisi e rivoluzioni: dalla rivoluzione scientifica alla Rivoluzione inglese”

Giovedì, 20 Agosto 2026 11:02

Le ragioni della controstoria

Un secolo di transizione dal feudalesimo alla società capitalista. Grandezza e miseria delle rivoluzioni borghesi: la rivoluzione scientifica etecnologica, la rivoluzione delle Province unite, la rivoluzione commerciale, le rivoluzioni filosofica, politica e giuridica moderne, la Rivoluzione inglese.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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