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Il diritto internazionale, oggi palesemente in crisi, si fonda sul diritto di guerra, sui diritti umani e sul progetto per una pace perpetua rispettivamente della tradizione giusnaturalista, illuminista e kantiana. Tenderà a sostenerlo tanto chi è interessato a una pace giusta e duratura, quanto chi è interessato a una pace momentanea, in difesa sia della status quo, sia di un sistema economico maggiormente espansivo dei competitori.

La Corte internazionale di giustizia, su richiesta del Sudafrica, dovrà stabilire se ci troviamo di fronte a un vero e proprio genocidio nel senso della Convenzione delle Nazioni Unite in materia. Obblighi di prevenzione del genocidio incombono anche su tutti gli altri Stati, che devono astenersi da ogni appoggio e complicità nei confronti di Israele. 

Intervista a Fabio Marcelli sulla natura delle sanzioni agli Stati e le loro implicazioni.

Sabato, 15 Giugno 2019 14:24

La strumentalizzazione dei diritti umani

Il richiamo ai diritti umani costituisce un decisivo strumento d’egemonia della borghesia, che dissimula la propria sete di dominio dietro guerre giustificate come umanitarie.
I micidiali effetti prodotti dall’aggressione imperialistica alla Jugoslavia sul piano del diritto internazionale e sulla possibilità stessa di una convivenza pacifica fra i popoli.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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