Pur con tutti i suoi limiti di classe (borghesi), il giusnaturalismo costituisce il fondamento della concezione moderna del diritto. Con tale termine si indica il diritto naturale, considerato la base razionale di ogni legislazione storica e positiva. Il giusnaturalismo sarà considerato dal suo maggior teorico, Grozio, la base per l’unificazione del genere umano, di contro ai contrasti che lo hanno lacerato e indebolito. Per quanto pienamente condivisibile questa sacrosanta tensione all’unificazione del genere umano, di contro alle risoluzioni violente delle relazioni intersoggettive, non si può considerare il diritto naturale come la base di ogni legislazione storica. Anche il diritto naturale è un prodotto storico, peraltro di un’epoca per noi decisamente passata. Quindi è essenziale mantenerne tutti gli aspetti che restano validi per la nostra epoca, ma anche superarne i limiti storici, tendenti a naturalizzare e, quindi, eternizzare la società borghese.
Alberico Gentili (1552-1611)
Nella sua opera Il diritto della guerra (1598), considera legittime solo le guerre difensive in quanto non ledono i diritti naturali. Particolarmente assurde sono secondo Gentili le guerre di religione, in quanto costringere qualcuno a credere con la forza è un non-senso. La sua opera è di grande importanza per la fondazione del diritto internazionale. Non a caso la sua realizzazione avviene fra gli esuli che, perseguitati come eretici in patria, trovano asilo e diritto di parola nell’Inghilterra di Elisabetta I. Gentili muove da una fondamentale critica alla guerra in quanto contraria al diritto naturale. L’importanza di quest’ultimo emerge proprio durante la guerra, per quanto quest’ultima in quanto tale lo nega. Nonostante ciò il diritto della guerra è la base del diritto internazionale, in quanto due nazioni anche quando non avendo un diritto superiore al quale appellarsi ricorrono alla guerra, tendono a rispettare alcune regole fondamentali, proprie della natura razionale dell’uomo.
Naturalmente Gentili non può rendersi conto che la natura razionale è una natura seconda dell’uomo, cioè è anch’essa il portato dello sviluppo storico. Soltanto nel mondo moderno, con l’affermazione della libertà dei moderni, alla quale un contributo essenziale ha dato la riforma religiosa, vengono riconosciuti all’uomo in quanto tale dei diritti fondamentali. Diritti indipendenti anche dal diritto di cittadinanza, che era già presente nell’Impero romano.
Johann Althusius (1557-1638)
Tale pensatore tedesco è stato il primo a sostenere, sulla base del diritto naturale, la sovranità popolare. Per Althusius il popolo è una comunità che si fonda su un contratto tacito o espresso fra i suoi membri. Il contratto rende il popolo un organismo vivente di cui i cittadini sono le membra. Il popolo cui appartiene la sovranità, la delega al governo. Il potere del sovrano deriva così dal contratto. Per cui il sovrano è un magistrato che, se non rispetta gli obblighi sanciti per la sua funzione, può essere sostituito dal popolo.
Con Althusius cogliamo il rilievo che ha avuto in quest’epoca storica il calvinismo. La sua posizione è decisamente più avanzata non solo, naturalmente, rispetto a quella dei teorici cattolici, ma anche ai luterani e anglicani del tempo. Appare più avanzata anche degli assolutisti, sottolineando la sovranità popolare e il diritto di resistenza. I limiti storici sono da individuare nella concezione organicista del popolo e nella sovranità, per quanto delegata e sostituibile, del governo.
Hugo Grozio (1583-1645)
Olandese, è considerato il maggiore esponente del giusnaturalismo. La sua riflessione non poteva che sorgere nei Paesi Bassi in cui, per la prima volta, la borghesia aveva conquistato una parte consistente del potere, mediante la lotta di liberazione nazionale contro la Spagna della Controriforma. Ciò porta Grozio a ritenere che sia la ragione umana a fondare le norme che regolano la vita singola e associata dell’uomo e non la mera tradizione, la legge del più forte o un qualche decreto divino. Ma così andava anche contro i limiti che la stessa religione riformata dava alla libertà di pensiero. Tanto che Grozio, dopo la sconfitta dei razionalisti arminiani, sarà condannato al carcere. Qui emergono anche i limiti, infatti gli arminiani vengono sconfitti in quanto borghesi e, quindi, sfruttatori delle masse popolari, pronte a unirsi anche con aristocratici e fondamentalisti religiosi, pur di contrastarli. In effetti, per quanto Grozio su diversi aspetti sia molto avanzato, dall’altra parte fondamentalmente condivide le clausole di esclusione dall’universalismo della borghesia liberale, sulla base del censo, del genere e della “razza”. Per cui giustifica la schiavitù, oltre alla servitù e, implicitamente, anche la pratica genocida nei confronti dei popoli coloniali.
Diritto della guerra e della pace
Nel 1625 Grozio scrive il Diritto della guerra e della pace, in cui prende le mosse dall’identificazione nell’uomo di natura e razionalità. La natura umana ha, infatti, come caratteristica peculiare di essere razionale. Su tale natura razionale dell’uomo si fonda il diritto naturale. Del resto un’azione deve essere valutata buona o meno se si accorda con la ragione. Le azioni razionali sono obbligatorie per tutti, in quanto tali. In quanto razionali sono anche volute dalla divinità, anche se la bontà di un’azione si fonda sulla ragione e non sulla religione. Inoltre mentre le azioni razionali, naturali, sono valide universalmente, le azioni fondate sulle leggi positive sono valide nel qui e ora storico e geografico.
Naturalmente Grozio non si pone il problema di chi e su che base stabilisce quali sono le azioni razionali, quindi naturali per gli uomini e, perciò, valide universalmente. Dei popoli coloniali, basandosi su pregiudizi razzisti e suprematisti, sostiene che non rispetterebbero le norme basi dello stato di natura. Quindi si comporterebbero come bestie selvagge e come tali andrebbero trattate. Naturalmente un asiatico o africano o amerindo, dinanzi alle pratiche schiaviste e genocide dei calvinisti olandesi, tanto cari a Grozio, potrebbe giungere, senza dover ricorrere a pregiudizi razzisti, alle medesime conclusioni se ragionasse come i giusnaturalisti, di cui Grozio è il principale esponente.
L’autonomia del diritto e il contrattualismo
Come il diritto è e deve rimanere autonomo anche dalla religione, in quanto fondato sulla sola ragione, anche lo Stato non ha un fondamento trascendente, ma è legittimato da un patto originario fra i sudditi e il sovrano (da cui la concezione contrattualista). Mediante questo patto originario il popolo ha trasferito il potere al sovrano, il quale deve però rispettare i diritti naturali ovvero razionali. Qui naturalmente si da per scontato, si naturalizza, come se fosse la cosa più razionale in materia, il principio borghese della delega del potere al sovrano. Mentre, come è noto, da un punto di vista democratico, socialista e comunista, sarebbe naturale e razionale proprio il contrario, cioè che il popolo non può mai rinunciare alla propria sovranità delegandola a un sovrano. Pensare il contrario, come fanno i borghesi, liberali giusnaturalisti è al contrario un segno di corruzione, in quanto si ripudia, per dedicarsi egoisticamente ai propri affari privati, la vita politica, cioè il prendersi cura dei problemi della società nel loro complesso. Tanto che nel mondo greco classico il cittadino che si disinteressava della cosa pubblica era considerato nel peggiore dei modi e veniva, perciò, punito in modo pesantissimo.
La religione naturale e le religioni positive
Grozio considera la stessa religione naturale fondata sulla ragione e, perciò, sarebbe da considerare comune a tutte le epoche e a tutti i popoli. Ciò che invece storicamente hanno aggiunto le religioni positive non è qualcosa di fondato sulla ragione. Da qui la condanna di ogni fondamentalismo e conflitto inter-religioso. Grozio considera la stessa religione naturale fondata sulla ragione e, perciò, sarebbe da considerare comune a tutte le epoche e a tutti i popoli. Naturalmente si tratta di concezioni fondamentali, dal punto di vista storico, in quanto vanno a colpire alla radice le spaventose guerra di religione che stavano devastando l’Europa centro-occidentale, sulla base di quella tendenza intollerante e integralista tipica del monoteismo. Per cui chi non segue alla lettera la mia impostazione è un idolatra destinato al rogo eterno, per cui bruciarlo da subito diviene cosa buona e giusta, un atto di fede. D’altra parte questo svalutare la storia particolare delle credenze dei vari popoli, in base a delle credenze naturali, in quanto razionali, che io maschio, bianco e appartenente ai popoli colonizzatori decido ora una volta per sempre e per tutti, è proprio la stessa attitudine intollerante del monoteismo che giustamente si era criticata.
Non per niente Grozio abbandona e stigmatizza le critiche umaniste alla guerra di Erasmo da Rotterdam e anche le critiche che da un punto di vista giusnaturalistico gli aveva rivolto Gentili. Allo stesso modo Grozio ritiene veramente razionale e naturale quasi esclusivamente il cristianesimo, è fra i protagonisti del principale scontro fra Calvinisti in Olanda e giustifica di fatto la politica genocida verso i popoli coloniali per le pratiche religiose a suo modo di vedere contrarie al diritto naturale, cioè alla presunta natura religiosa dell’uomo.