Nella campagna di febbraio si sta acuendo un paradosso strategico. Nello studio della polemologia moderna, raramente si osserva un attaccante interrompere volontariamente lo slancio proprio nel momento di massima vulnerabilità dell'avversario, come starebbero facendo le forze russe.
I dati relativi al teatro operativo ucraino tra dicembre e l'inizio di febbraio presentano un’anomalia statistica e tattica evidente. A un mese di dicembre caratterizzato da una delle più intense avanzate territoriali russe dell'anno, è seguito un mese di gennaio e un inizio di febbraio segnati da una drastica riduzione delle manovre di terra e delle conquiste sul terreno. Si veda il fatto che, dopo la caduta di Pokrosk e Minogradov, già a Kupijansk la conquista della città è stata congelata a pochi quartieri dall’essere completata.
Contestualmente, mentre le forze ucraine mostravano segni di cedimento strutturale e crisi di organico, il vettore d'attacco russo si è spostato dalla superficie all'aria. I bombardamenti strategici sul sistema energetico hanno raggiunto picchi di intensità inediti, gettando all’addiaccio milioni di cittadini ucraini e costringendone 600.000 ad abbandonare la capitale.
Questo saggio si propone di dimostrare che tale rallentamento non è frutto di un esaurimento accidentale, bensì l'applicazione calcolata di una dottrina di “interdizione paralizzante”.
Il Punto di Culmine e la Rigenerazione delle Forze
Per comprendere lo stop, bisogna analizzare la logistica dell'avanzata di dicembre. Secondo la dottrina militare classica, ogni offensiva raggiunge inevitabilmente un Punto di Culmine, ovvero il momento in cui la forza dell'attacco scende al di sotto della capacità di resistenza della difesa a causa dell'allungamento delle linee di rifornimento.
L'avanzata russa di fine anno ha consumato enormi risorse in termini di munizionamento e usura dei reparti corazzati. La pausa di gennaio non è stasi, ma rigenerazione. Mosca ha scelto di “congelare” la linea di contatto per ruotare le truppe d'assalto e accumulare scorte, evitando di esporre unità esauste a combattimenti inutili.
È una gestione economica delle forze umane: si preserva il nucleo combattente esperto per l'offensiva di primavera, delegando il logoramento del nemico all'artiglieria e ai missili.
La Paralisi Operativa
La paralisi operativa ha però implicazioni tattiche sul campo. L'aspetto più critico di questa strategia non è visibile sulle mappe geografiche, ma nella “catena del valore” militare ucraina. Lo spostamento del fuoco sulle infrastrutture energetiche ha conseguenze dirette e devastanti per i soldati in trincea.
Devastazione della logistica ferroviaria e dei rifornimenti di munizioni è stata ottenuta con la distruzione delle sottostazioni elettriche, che ha rallentato il trasporto ferroviario, arteria vitale per l'afflusso di mezzi pesanti e munizioni d'artiglieria dall'Ovest ucraino. Sul campo, questo si è tradotto in un razionamento dei colpi per l'artiglieria ucraina. Senza fuoco di controbatteria efficace, la fanteria russa può consolidare le posizioni guadagnate a dicembre con perdite minime.
Degradare il C4ISR (Command, Control, Communications, Computers, Surveillance, Reconnaissance) è il vero obiettivo dei russi, oltre a costringere al freddo intenso la popolazione civile ucraina. La guerra moderna è energivora: la mancanza di elettricità stabile nelle retrovie colpisce i sistemi di comando e controllo e la ricarica dei droni.
Un esercito “cieco” (senza ricognizione aerea costante) e “sordo” (con comunicazioni intermittenti) è incapace di coordinare manovre complesse, diventando facile preda di infiltrazioni. È da ribadire che non c’è solo l’obiettivo di mettere al buio la popolazione civile, che resta un obiettivo secondario.
Il fissaggio delle riserve: rallentando l'avanzata, i russi non spingono gli ucraini alla ritirata, ma li “fissano” sulle posizioni attuali. Le unità ucraine, incapaci di muoversi rapidamente per mancanza di carburante e logistica, rimangono statiche in zone esposte, trasformandosi in bersagli fissi per una guerra di attrito che favorisce chi possiede la superiorità aerea e di artiglieria.
La logica costi-benefici
Vi è poi una considerazione di natura economica e ambientale, sempre rivolta ai militari e, per inevitabile conseguenza, alla popolazione civile. I mesi di gennaio e febbraio, con il rischio di rasputitsa (fango) precoce o gelo instabile, rendono le manovre corazzate rischiose e costose in termini di mezzi persi.
La Russia ha applicato una cinica analisi costi-benefici. Da una parte della bilancia c’era il costo dell'avanzata di terra ora: alto in vite umane, alto in perdita di mezzi corazzati, con guadagni territoriali incerti. Nell’altro piatto della bilancia vi è il costo del bombardamento strategico: certamente costoso in termini finanziari (costo dei missili), ma nullo in termini di vite russe e devastante per l'economia nemica.
Mosca ha scelto di spendere capitale finanziario (missili) invece di capitale umano (soldati). Il capitale fisso — gli armamenti — e il capitale variabile — la forza umana armata — modificano il campo di battaglia in una killing zone (zona di distruzione), dove il nemico viene eroso passivamente dal freddo, dalla mancanza di rifornimenti e dalla pressione psicologica, piuttosto che attivamente tramite assalti diretti.
Dalla Guerra di Manovra alla Guerra di Strangolamento
In sintesi, l'arresto delle manovre di terra russe non indica una rinuncia all'obiettivo, ma un cambio di metodologia. Siamo passati dalla Guerra di Manovra alla Guerra di Strangolamento.
Per la verità, la Russia questo tipo di guerra l’aveva già organizzata e combattuta nel 2023, ma non aveva ancora inserito in battaglia i nuovi sistemi d’arma come gli Orsnedsnik e una serie di missili ipersonici e nuovi droni intercettabili, che oggi rovesciano sul campo di battaglia morte e distruzione molto più efficacemente che tre anni fa.
In guerra si apprende e si modificano i comportamenti. Questo conflitto, durato quattro anni — più di molte guerre del XX secolo, persino della Prima guerra mondiale — ha insegnato molto ai russi e agli ucraini, poco agli occidentali. Vedremo il proseguimento.
Ciò non toglie che presto verrà il momento in cui, se il nemico non dovesse arrendersi, si passerà all’attacco sul terreno; ma quello è ancora da venire, se non sarà firmata la pace alle condizioni russe.
L’Ucraina è vicina a un collasso sistemico. La Russia non cerca più di sconfiggere l'esercito ucraino in una singola battaglia campale, ma di rimuovere le condizioni materiali necessarie affinché quell'esercito possa esistere e combattere.
Sitografia: ragionamenti e riferimenti
Poiché l'analisi si basa su dottrine militari e osservazioni tattiche in un contesto in evoluzione, si suggeriscono le seguenti fonti autorevoli per monitorare e verificare i concetti esposti:
Sulla dottrina russa e il concetto di “Punto di Culmine”:
- Institute for the Study of War (ISW) – report giornalieri sulle pause operative e la logistica russa (understandingwar.org)
- Clausewitz, C. von, Della Guerra (Libro VII, L'Attacco) – fondamenti teorici
Sull'impatto dei bombardamenti energetici e sulla logistica:
- RUSI (Royal United Services Institute) – analisi sulla “war of attrition” e strike infrastrutturali (rusi.org)
- CSIS (Center for Strategic and International Studies) – resilienza delle reti energetiche in guerra
Sulle tattiche di fanteria e guerra di posizione:
- War on the Rocks – analisi tattica sul dilemma manovra/attrito
- Janes Defence Intelligence – dati tecnici ed equipaggiamenti
