In Groenlandia un governo di unità nazionale contro le pretese imperialiste di Trump

Alla vigilia della visita del vicepresidente statunitense JD Vance, la Groenlandia ha formato un nuovo governo di coalizione, guidato da Jens-Frederik Nielsen, per respingere le provocazioni di Trump e riaffermare la propria sovranità e il diritto all’autodeterminazione verso un futuro indipendente.


In Groenlandia un governo di unità nazionale contro le pretese imperialiste di Trump

 A seguito delle elezioni legislative dello scorso 11 marzo, la Groenlandia ha visto la formazione di un nuovo governo di coalizione, che riunisce quattro dei cinque partiti presenti in parlamento, per contrastare le continue provocazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Alla guida di questo nuovo esecutivo c’è Jens-Frederik Nielsen, leader del partito Demokraatit, che ha saputo capitalizzare l’ondata di malcontento elettorale per guidare l’isola verso un futuro di maggiore unità e autodeterminazione. 

Le elezioni e la successiva formazione del governo il 27 marzo hanno avuto luogo in un contesto in cui  la questione dell’indipendenza e dell’autonomia in Groenlandia è diventata sempre più centrale. La regione, pur essendo un territorio autonomo della Danimarca, possiede una forte identità culturale e una storia fatta di lotte per l’autogoverno. Allo stesso tempo, le provocazioni di Donald Trump hanno intensificato il dibattito politico. Il presidente statunitense ha ripetutamente affermato che la Groenlandia sarebbe “in vendita” e, in modo ancor più provocatorio, ha insinuato la possibilità di utilizzare la forza per annettere l’isola. Tali dichiarazioni hanno suscitato un’ondata di indignazione sia in Groenlandia che in Danimarca, spingendo il Parlamento a cercare una risposta unitaria a queste minacce.

È In risposta a queste tensioni, dunque, che i legislatori groenlandesi hanno deciso di superare le divergenze politiche e di formare una coalizione ampia che potesse fungere da fronte unito contro le pressioni esterne. Quattro dei cinque partiti eletti in parlamento, con l’unica esclusione di Naleraq, che ha deciso autonomamente di abbandonare i negoziati, hanno concordato di unirsi per costituire una maggioranza, che ora conta 23 seggi su 31, con l’obiettivo di garantire stabilità politica e rafforzare la posizione della Groenlandia. Vincitore delle elezioni,il leader dei Demokraatit, Jens-Frederik Nielsen, è emerso come figura chiave del nuovo esecutivo, ed ha subito fatto sentire la sua voce: “Non cederemo alla pressione degli Stati Uniti. La Groenlandia non è in vendita e deciderà il proprio futuro”. Nelle sue dichiarazioni, Nielsen ha esortato i partiti a mettere da parte le differenze interne e a concentrarsi su una strategia comune per difendere la sovranità e l’identità nazionale dell’isola.

La chiara risposta sia della popolazione che dei leader politici groenlandesi, tuttavia, non ha portato Trump a rivedere le proprie posizioni. Come noto, il presidente della prima potenza imperialista mondiale ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti necessitano della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale ed economica. Secondo Trump, la posizione geografica strategica e le risorse minerarie dell’isola la rendono indispensabile per rafforzare il sistema di allerta missilistica e per monitorare le rotte marittime internazionali.

Anche la Danimarca, che tuttora detiene la sovranità sull’isola più grande del mondo, ha ripetutamente sottolineato il proprio impegno per la sicurezza artica e ha espresso fermezza contro ogni tentativo di interferenza esterna, ricordando l’accordo di difesa del 1951 che stabilisce i termini di cooperazione militare tra Danimarca e Stati Uniti. Un’eventuale invasione armata della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, infatti, metterebbe a repentaglio non solo le relazioni bilaterali, ma la stessa struttura della NATO, di cui la stessa Danimarca è membro fondatore.

Naturalmente, tutti gli analisti geopolitici sono consapevoli del fatto che la posizione geografica della Groenlandia ne fa un elemento chiave nel puzzle strategico dell’Artico. L’isola si trova lungo la rotta aerea e marittima più breve tra l’Europa e il Nord America, rendendola cruciale per le operazioni militari e per il sistema di allerta precoce dei missili balistici. Del resto, gli Stati Uniti, sfruttando proprio l’alleanza militare con Copenaghen, sono già presenti su quel territorio grazie alla base spaziale di Pituffik, situata nel nord dell’isola, che è uno dei principali punti di riferimento per la sorveglianza e la difesa militare nella regione.

L’interesse statunitense per la Groenlandia, del resto, non rappresenta certo una novità assoluta. Per quanto le dichiarazioni di Trump possano suonare provocatorie, già nel 1946, il presidente Harry S. Truman aveva proposto di acquistare l’isola, un’offerta che la Danimarca rifiutò categoricamente. A sua volta, questo episodio si inserisce in una lunga tradizione di ambizioni e trattative che risale addirittura al XIX secolo, quando gli Stati Uniti, attraverso il Segretario di Stato William H. Seward, mostrarono interesse per le regioni artiche, culminando nella trattativa che portò all'acquisto dell'Alaska dalla Russia nel 1867 (noto negli Stati Uniti come Alaska purchase). 

Oltre alla sua importanza militare, la Groenlandia è ricca di risorse naturali. Numerosi studi hanno evidenziato la presenza di depositi minerari significativi, inclusi metalli rari e altre materie prime critiche per l’industria tecnologica moderna. In un’epoca in cui la competizione globale per le risorse è sempre più accesa, il possesso di queste risorse rappresenta un vantaggio strategico che nessuna grande potenza può ignorare.

Il cambiamento climatico, infine, ha ulteriormente esaltato il ruolo della Groenlandia. Con lo scioglimento dei ghiacci artici, le rotte marittime precedentemente impraticabili si stanno aprendo, offrendo nuove opportunità di commercio e trasporto. Questo scenario rende ancora più urgente la definizione di una politica chiara e autonoma per l’isola, che deve bilanciare la necessità di sviluppo economico con la salvaguardia dell’ambiente e la protezione dei diritti della popolazione indigena. In un’epoca di crescenti tensioni internazionali, soprattutto con la Russia e la Cina che espandono la loro presenza nell’Artico, gli Stati Uniti vedono invece nella Groenlandia un’opportunità per rafforzare la propria posizione geopolitica e contrapporsi alle ambizioni degli altri attori globali.

Tuttavia, le ambizioni imperialiste degli Stati Uniti dovranno fare i conti con la chiara volontà della popolazione groenlandese, il cui messaggio appare assai chiaro: la loro terra non è in vendita, e qualsiasi tentativo di imposizione esterna verrà affrontato con fermezza e unità. La formazione del nuovo governo di coalizione rappresenta un simbolo forte di questa volontà di autodeterminazione, pronta a difendere la propria identità e a costruire un futuro autonomo in un mondo in rapido cambiamento. Ma anche la comunità internazionale nel suo complesso sarà chiamata ad intervenire contro le pretese espansionistiche di Trump che, non contento di minacciare la Groenlandia, ha persino proposto una surreale annessione del Canada.

04/04/2025 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Giulio Chinappi

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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