Leoncillo nel centenario della nascita

Un secolo fa nasceva il grande artista umbro, autore, tra le altre opere, della scultura “La Partigiana Veneta”, fatta saltare in aria dai fascisti nel ‘61.


Leoncillo nel centenario della nascita Credits: Leonardo Leoncillo "Racconto Rosso" - www.atlantedellarteitaliana.it

Un secolo fa nasceva il grande artista umbro, autore, tra le altre opere, della scultura “La Partigiana Veneta”, fatta saltare in aria dai fascisti nel ‘61. Originale, poliedrico ed avvenieristico, Leoncillo Leonardi viene ricordato come uno dei più grandi scultori della nostra epoca che seppe coniugare l’arte alla militanza politica ed alla coscienza sociale.

di Beatrice Corsetti

Il 18 novembre del 1915, a Spoleto, nasce Leoncillo Leonardi, artista in cui fu indissolubile il fattore estetico da quello politico e civile.

Militò nel partito comunista e fu a contatto con le organizzazioni partigiane romane e umbre.

Nel 1935 si stabilì a Roma per frequentare l'accademia di Belle Arti, dove verrà a contatto con i protagonisti della scuola romana: Mafai, Pirandello, Cagli, Basaldella e Capogrossi.

Nel 1939 torna nella sua terra natale dove realizza, nei forni delle ceramiche Rometti, opere mitologiche di matrice espressionista in terracotta, policroma, invetriata: "L'Arpia", "La Sirena", L'Ermafrodito".

Contemporaneamente organizza, fra gli operai, la prima cellula comunista di Umbertide.

Nel 1946 Leoncillo aderisce all'avventura del Fronte Nuovo delle Arti condividendo l'opzione cubista.

Torna a Venezia nel1954, in occasione della Biennale, dove gli viene dedicata una personale ed espone ventidue sculture tra le quali: "Bombardamento notturno" in cui una madre protegge il proprio figlio tra lo sfolgoramento e il fragore delle esplosioni.

Quest'opera, nota come "Guernichetta", dalle suggestioni cubiste, è uno dei manifesti di denuncia degli orrori della guerra e del nazifascismo.

Rappresentò la dignità del lavoro con: "I Minatori", "La Dattilografa", "La Centralinista", temi di ispirazione sociale dove, rispetto agli esordi con soggetti mitologici, non è più presente il lievitante rigonfiamento della materia ma prevale la dimensione cromatica.

In occasione dell'Anniversario della Resistenza, l'Istituto di storia delle tre Venezie, nel 1953,decide di far realizzare un "Monumento alla Partigiana Veneta" per ricordare il contributo delle donne alla lotta di Liberazione.

Lo scultore realizzò una partigiana fiera ed eroica con il fazzoletto rosso al collo ma l'opera fu contestata da alcune associazioni partigiane per il richiamo "comunista" del fazzoletto rosso tanto che Leoncillo dovette realizzarne una copia con la partigiana che portava al collo un neutro fazzoletto bruno.

In una notte di luglio del 1961, “La Partigiana Veneta” fu fatta saltare in aria con una carica di tritolo fascista.

Con l'invasione dell'Ungheria da parte dell'Unione Sovietica, Leoncillo scriverà nel suo diario: "Nel 1957 mi cascarono addosso i miei ultimi dieci anni di vita e ne restai sconvolto. Non riuscii nemmeno a trovare accomodamento con me stesso pensando alla "giustizia" ma solo avevo il senso continuo di una cieca presenza accanto, della brutalità del fatto, dell'accaduto . Come mi rilasciavo dall'ossessione di guardare minimamente questa frana, mi comparivano in mente tagli sulla creta, luccichii interni di smalti, creta sciolta come fango o secca, scheggiata"[1]

La delusione politica lo portò a dimettersi dal partito e ad abbandonare le forme espressioniste e neocubiste per approdare all'informale.

Inizia, appunto, la stagione dell'informale: si interrompe ogni visione armonica che si modifica in una forma di angoscia, la creta è arginata da squarci netti e lunghi che mostrano la materia bloccata sotto un'altra luce che la cristallizza.

Appartengono a questo periodo :"Le affinità patetiche", "San Sebastiano", "Tempo ferito","Taglio rosso" dove l'artista esprime con intensa drammaticità un dolore senza grido e senza speranza di un'umanità straziata e dolente.

Leoncillo morirà prematuramente a soli 53 anni.

A parte gli attestati di credito da Longhi, Argan e Brandi a Leoncillo va il merito di aver fatto assurgere a scultura la ceramica di solito relegata a ruoli prettamente decorativi.

A 100 anni dalla sua nascita l'itinerario artistico di Leoncillo, carico di originalità e potenza, meriterebbe una rilettura oltre le frontiere native spoletine dove, nella cornice del Festival dei due Mondi, ha avuto un tributo di esposizione delle opere e un convegno di studio perché, come disse di lui Cesare Brandi, "è fra i tanti brocchi un cavallo di razza" nel panorama dell'informale italiano.

Note:

[1] Leoncillo Leonardi, Piccolo Diario.

26/09/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Leonardo Leoncillo "Racconto Rosso" - www.atlantedellarteitaliana.it

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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