Recensioni di classe 60

Brevi e mordaci recensioni di classe della bella serie: Pachinko – La moglie coreana, al femminista film Barbie, alle prime due stagioni della godibile serie tv Yellowjackets, all’interessante film Mia, al gradevole film Dampyr, al deludente Stranizza d’amuri, al postmoderno Disco Boy¸ al mediocre Delta¸ alla sopravvalutata serie House or the dragon, al noioso Gigi la legge, all’insostenibile Il ritorno di Casanova e al penoso Querido Fidel.


Recensioni di classe 60

Pachinko – La moglie coreana è una serie televisiva drammatica, Corea del sud, Usa, Canada 2022, distribuita dal 25 marzo 2022 su Apple TV+, migliore serie televisiva straniera Critics Choice Award 2023, Miglior cast in una nuova serie tv Independent Spirit Awards 2023, programma televisivo dell'anno AFI - American Film Institute Awards 2023, distribuita da Apple TV+. voto: 7,5. Serie fondata su una questione sostanziale: la dominazione imperialista giapponese sulla Corea e la difficilissima situazione di una donna e, più nello specifico, di una donna madre coreana costretta a emigrare in Giappone. Significativo il montaggio incrociato che mette a confronto la storia del rapporto dei coreani con il Giappone attraverso quattro generazioni. Peccato che la resistenza coreana ci viene presentata come avventurista, velleitaria e, di fatto, inutile se non controproducente.

Nelle puntate centrali della serie resta sullo sfondo il tema dell’oppressione imperialista dei coreani e la contraddittorietà dell’emancipazione delle più giovani generazioni che rischiano di uniformarsi alle attitudini imperialiste. La serie è ben interpretata, avvincente e melodrammatica.

Procedendo verso la conclusione la serie diviene sempre più complessa e tutto lascia prevedere la necessità di una seconda stagione. Gli episodi si confermano avvincenti, interessanti e con uno sfondo storico e sociale sostanziale e molto significativo. Peccato che la resistenza viene presentata come autosacrificio essenzialmente di singoli e vi sono troppe concessioni al pretismo.

Nell’ultima puntata le questioni in parte più discutibili delle puntate precedenti, da noi messe in evidenza, vengono in parte risolte. Resta il problema che la stagione è priva di finale, in quanto si aprono troppe prospettive che richiedono necessariamente almeno una seconda stagione. 

Barbie di Greta Gerwig con Margot Robbie, avventura, azione, commedia, Usa 2023, voto: 6,5. Film campione di incassi, ben confezionato, rifinito e interpretato, con alcune riflessioni critiche intelligenti in particolare contro il patriarcato e gli stereotipi, purtroppo non decolla mai e, a tratti, finisce con l’annoiare. D’altra parte va considerato che un film con contenuti progressisti rivolto a un grande pubblico anche di destra è sicuramente utile ed efficace, da qui l’odio contro Barbie della destra radicale statunitense.

Yellowjackets è una serie drammatica televisiva statunitense del 2021 creata da Ashley Lyle e Bart Nickerson, Juliette Lewis e Christina Ricci, miglior attrice in una serie televisiva drammatica a Melanie Lynskey Critics Choice Award 2022 e nomination miglior performance protagonista in una serie Independent Spirit Awards 2023, nomination miglior sceneggiatura di una serie televisiva drammatica, prima stagione distribuita da Sky Atlantic, streaming on demand su Paramount+ per la seconda stagione, voto: 6+. Serie estremamente avvincente e godibile statunitense, con significativi scavi psicologici, anche se non lascia sufficientemente da riflettere allo spettatore. Già nel terzo e quarto episodio comincia a pesare il guilty pleasure, anche perché emergono i limitati mezzi a disposizione e le riprese troppo smaccate da Lost. Inoltre il thriller lascia troppo spazio all’horror con il suo irrealismo e irrazionalismo superstizioso. Il quinto e sesto episodio sono in linea con i precedenti, pur con pochi mezzi, si tratta infatti di una serie indipendente, riesce a mantenere a livelli molto alti la suspence, d’altra parte pur evitando cadute evidenti nell’irrazionale, accenna solo in modo indiretto alla questione economica e sociale.

Il settimo e l’ottavo episodio si mantengono al livello dei precedenti, anche perché la tendenza negativa verso gli aspetti irrazionali tipici del genere horror è controbilanciata dal tentativo di trovare una spiegazione razionale a eventi apparentemente sovrannaturali. D’altra parte, anche in vista di una seconda serie, di cui non si avverte il bisogno visto che per quanto ben congegnata la serie ha troppo pochi contenuti sostanziali da mediare, si corre il rischio di allungare un po’ troppo il brodo.

Negli ultimi due episodi vi sono dei significativi colpi di scena che rendono più controversi gli stessi personaggi principali, superando ogni manicheismo. Naturalmente nulla si chiude e risolve e tutto, o quasi, viene rinviato alla seconda stagione.

La seconda stagione in cui la serie rinuncia alla sua indipendenza e viene sussunta dalla Paramount diviene meno avvincente e realistica. Non mancano alcuni spunti significativi, come la posizione dei candidati borghesi una volta vinte le elezioni, ma nel complesso la serie diluendo il brodo perde di incisività. Negli episodi tre e quattro la serie riprende parzialmente quota senza però raggiungere i livelli della prima stagione. Vi sono spunti significativi, ma anche aspetti non verosimili. Gli episodi cinque e sei sono di discreto livello. Negli episodi sette e otto Yellowjackets improvvisamente, senza adeguate spiegazioni, introduce finalmente il sottofondo terribile che è poi alla base di tutta la serie. La questione sempre rinviata viene, infine, esplicitata senza un adeguato sfondo di riflessione razionale. La seconda stagione si chiude in modo inverosimile e deludente. Si mira ad allungare il brodo per lanciare una nuova stagione di cui non vi è nessuna necessità.

Mia di Ivano De Matteo, drammatico, Italia 2023, nomination miglior attore a Edoardo Leo, miglior attrice non protagonista a Milena Mancini e miglior soggetto a Ivano De Matteo, voto: 6. Il film affronta un tema significativo come la violenza sulle donne e il revenge porn. Buona la prova di Edoardo Leo che rende meno pesante un soggetto peraltro tragico. Peccato che la tragedia sia priva di catarsi, che non si spieghino adeguatamente le ragioni di classe della passione della adolescente per il fascistoide fidanzato, né si analizzino adeguatamente le “ragioni” che inducono la giovane al tentato suicidio.

Stranizza d’amuri di Giuseppe Fiorello, drammatico, Italia 2023, miglior regista esordiente e nomination migliori costumi ai Nastri d’argento, voto: 6-. Il film potrebbe affrontare una questione importante, cioè lo spaventoso livello di omofobia che c’era in Italia, prima che si sviluppasse il movimento di emancipazione che ha la sua origine nella costituzione del primo Arci gay. Tale importante potenzialità è quasi completamente sprecata, resta esclusivamente la denuncia dei livelli spaventosi di omofobia nelle società italiana agli inizi degli anni ottanta.

Dampyr di Riccardo Chemello, drammatico, Italia 2022, nomination ai David di Donatello per i migliori effetti speciali, voto: 5,5. Fumettone avvincente e tutto sommato piacevole, anche se naturalmente lascia poco su cui riflettere allo spettatore. Per quanto realizzato con pochi mezzi, gli effetti speciali funzionano.

Disco Boy di Giacomo Abbruzzese, drammatico, Francia, Italia, Polonia e Belgio 2023, premio per il miglior contributo artistico al festival di Berlino e nomination miglior film d’esordio ai Nastri d’argento, voto: 5+. Il film è postmoderno, di fatto anti biellorusso e non mette minimamente in discussione il ruolo criminale della Legione straniera, in primo luogo in Africa.

Delta di Michele Vannucci, con Alessandro Borghi e Luigi Lo Cascio, drammatico Italia 2022, nomination a miglior fotografia, colonna sonora e miglior sonoro in presa diretta ai nastri d’argento, voto 4,5. Il film parte in modo molto significativo affrontando alcune tematiche sostanziali di grande interesse, cioè come l’attuale società tenda a scatenare guerre fra poveri, per eliminare la lotta di classe dal basso, e contraddizioni fra necessaria difesa dell’ambiente, disoccupazione e sottoccupazione. Peccato che ben presto la contraddizione venga meno e si finisca di fatto con l’accettare la prospettiva della guerra fra poveri, in quanto prevale la pessima vulgata post moderna con il sul gusto per il grottesco e la irrefrenabile tendenza a rimestare nel torbido.

House or the dragon serie televisiva statunitense creata da Ryan Condal e George R. R. Martin, prequel de Il Trono di Spade (2011-2019), distribuita da Sky Atlantic, voto: 4. Riprendiamo la recensione dalla quinta e la sesta puntata che sono avvincenti, ma non hanno nulla di significativo da comunicare. Si dà per scontata una società ultra gerarchica senza mai accennare allo sfruttamento delle classi subalterne e ai conflitti sociali. Si tratta solo di congiure per il potere all’interno della classe dirigente, che pare essere anche la classe dominante. Esiste solo la volontà di potenza che porta a un uso smodato della violenza più turpe senza un minimo di critica.

Gigi la legge di Alessandro Comodin, documentario, Italia 2022, premio speciale della regia al festival di Locarno, voto: 4-. Film del tutto superfluo, postmoderno, minimal-qualunquista, noioso e assurdamente sopravvalutato. Decisamente da evitare.

Il ritorno di Casanova di Gabriele Salvatores, drammatico, Italia 2023, con Toni Servillo e Sara Serraiocco, nomination miglior film, attore non protagonista a Fabrizio Bentivoglio, fotografia, scenografia e costumi ai Nastri d’Argento 2023, voto: 3,5. Film sostanzialmente postmoderno, senza arte ne parte, decisamente soporifero e assurdamente sopravvalutato esclusivamente ai Nastri d’Argento.

Querido Fidel di Viviana Calò, commedia, Italia 2021, nomination miglior attore commedia a Gianfelice Imparato ai Nastri d’argento 2022, voto: 2; scherza con i fanti e lascia stare i santi. Una idiotissima ironia “romantica” che sfrutta nel peggiore dei modi la morte del grandissimo rivoluzionario Fidel Castro.

06/10/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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