Le elezioni suppletive a Roma ennesima occasione persa

In un collegio blindato il centro-sinistra dimostra di non essere cambiato e candida il Ministro Roberto Gualtieri mentre i comunisti si presentano divisi


Le elezioni suppletive a Roma ennesima occasione persa

Dopo aver ricevuto la lettera dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni alla vigilia della ultime elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati, i residenti di alcuni quartieri del centro storico della Capitale si sono ritrovati quella del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che si candida a prenderne il posto di parlamentare nelle elezioni suppletive che si terranno domenica primo marzo. A sostenerlo la lista Roma con Gualtieri che riunisce le forze del c.d. centro-sinistra, dal PD a Sinistra Italiana, che attualmente sostengono il governo nazionale.

A contendergli il seggio ci sarà Maurizio Leo candidato del centro-destra, Rossella Rendina del M5S, Mario Adinolfi del Popolo della famiglia, Luca Maria Lo Muzio Lezza di Volt Italia. I comunisti, anche questa volta, vanno in ordine sparso: Prc e Pci non si presenteranno mentre Potere al Popolo e Partito Comunista presenteranno un candidato ciascuno, rispettivamente Elisabetta Canitano e Marco Rizzo.

Ma quella del Ministro è una candidatura che dice molto riguardo la concezione profondamente opportunistica che hanno della politica le forze di centro-sinistra, già colpevoli di aver opportunisticamente avallato il taglio del numero dei parlamentari per proseguire la legislatura: impedire a Salvini di vincere le elezioni tagliando i parlamentari come fece Mussolini rappresenta una soluzione omeopatica al problema che rischia di rafforzare l’avversario che si vuole colpire e di costare cara al popolo italiano, molto cara, per un tempo maggiore della durata della parabola politica del ducetto padano.

Le forze di centro-sinistra, se avessero davvero a cuore l’educazione delle masse - comprensibilmente indignate per i costi ed i privilegi della classe dirigente, in particolare dei rappresentanti politici, ma sviate nella ricerca di una soluzione da una propaganda anti-casta che le forze di centro-sinistra hanno sempre detto di voler contrastare - non farebbero occupare da un Ministro lo scranno parlamentare resosi vacante dalle dimissioni di Gentiloni. Primo, perché entrambi gli uffici possono essere molto impegnativi, se svolti diligentemente, troppo per consentire un doppio incarico. Secondo, perché il potere legislativo è già sufficientemente succube di quello esecutivo, come dimostrano le cronache politiche ed i dati sul ricorso al voto di fiducia, ai decreti legge e legislativi, alla delegificazione, ecc.

Tornando alla lettera inviata agli elettori, il Ministro si vanta di conoscere questa città e si imbarca in una serie di considerazioni che sembrerebbero più adatte per chi si candida a Sindaco che a parlamentare. Ma quel che più colpisce è che il Ministro, “da romano e da papà, si scontra anche con i problemi di una città che deve tornare ad essere degna della sua storia”. Ma di quale storia? Una domanda che forse, il Professore di storia Roberto Gualtieri, avrebbe dovuto porsi.

Perché Roma è stata innanzitutto la capitale di un Impero che faceva il deserto e lo chiamava pace, di un papato vergogna d’Europa e di regimi, liberale prima e fascista poi, che nel corno d’Africa e in Libia hanno dimostrato quanto poco brava gente fossero gli italiani. Per tacere di chi è venuto dopo, quei democristiani che hanno governato per oltre quarant’anni a suon di stragi e mafia. Se questa è la storia di cui tornare ad esser degni, anche no. Ma la storia della Capitale è anche quella di un popolo che qualche rivoluzione l’ha fatta, come all’epoca della Repubblica Romana, e la Resistenza l’ha combattuta, come in Via Rasella. Se non si può scegliere la propria storia, si può almeno scegliere da che parte stare della barricata.

Per quanto riguarda la Legge di bilancio, tra le misure rivendicate dal Ministro c’è nientepopodimeno che “l’aumento degli stipendi di 16 milioni di lavoratori”. Una fake news, una menzogna, che non smette di esser tale solo perché espressa con tono pacato e civile. Ancor più grave perché proveniente da un Ministro, uno tra i più in vista e preparati, che così dimostra soltanto la propria ignoranza e quella della classe dirigente riguardo la definizione di una importante categoria economica. Come è stato ampiamente dimostrato anche su questo giornale, infatti, il giochetto messo in piedi da Gualtieri è a somma zero, è fiscalmente regressivo, produce una redistribuzione interna al monte salari a scapito di chi sta peggio e viola il principio di uguale trattamento di situazioni uguali.

Ad essere beneficiati da questo taglio delle tasse non sono i lavoratori che stanno peggio ma i lavoratori che appartengono al c.d. ceto medio, una parte dei quali si vedrà soggetta ad una imposizione fiscale effettiva maggiore dei ceti abbienti, con tanti saluti alla progressività dell’imposizione fiscale. Il bonus, inoltre, crea una disparità tra lavoratori che percepiscono la stessa quota di salario in quanto gli ex-dipendenti, alias pensionati, non avranno alcun beneficio, e verrà pagato tramite un mix di taglio ai servizi (e alla loro qualità) e aumento delle tariffe, per cui quello che alcuni lavoratori guadagneranno come salario diretto (netto in busta paga) tutti i lavoratori lo perderanno come salario indiretto (servizi pubblici), in particolare quelli che stanno peggio e che non possono permettersi di accedere ai servizi privati (o non hanno assicurazioni private, come molti dipendenti della pubblica amministrazione o delle grandi aziende).

Siamo dunque di fronte ad un rappresentante della classe dominante, meno peggio di quelli di centro-destra, e non ci voleva molto, ma assolutamente invotabile per chi aspira ad un reale cambiamento, che però non ha trovato adeguata incarnazione in un candidato unitario delle forze politiche che vi aspirano. L’ennesima occasione persa, non tanto sul piano strettamente elettoralistico - il collegio in questione è tradizionalmente blindato - quanto su quello della prospettiva politica, nazionale e cittadina, con le elezioni comunali alle porte ed uno schieramento alternativo agli opportunisti di Sinistra Italiana - che puntano, dopo la vittoria della lista Emilia-Romagna coraggiosa, a riproporsi come stampella del Pd anche nella Capitale - tutto da inventare.

23/02/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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