La Leopolda di Renzi 2019, punto di lancio della svolta?

Le scelte di Renzi e dei suoi fedeli con il nuovo partito preoccupano il PD, il M5S e il Governo. O no?


La Leopolda di Renzi 2019, punto di lancio della svolta? Credits: virgilio.it

FIRENZE. Manca ancora un mese, ma da queste parti si respira già un’aria pesante e non per l’umidità atmosferica. Ascoltare l’eco di discorsi di pace fatti altrove, ma subliminalmente o chiaramente riferiti a ciò che avverrà dal 18 al 20 ottobre prossimi nell’ex stazione Leopolda e pensare a lui, ex Sindaco, ex Segretario ed ex Presidente del Consiglio del PD, parlare del futuro e pensare a lui, parlare del diritto a cambiare prospettive e pensare a lui, della paura di molti coinquilini del suo partito e pensare a lui, sa di ipocrisia oppure è finalmente porzione di verità?

La decima edizione della Leopolda non può trovarci impreparati nell’esercizio critico di valutarne ruolo e destino, insomma bisognerà essere all’ascolto. La fedelissima, membro del “cerchio magico” di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, ce lo ha detto con chiarezza prima che il suo mito decidesse di uscire dal PD fondando un suo nuovo partito: “Uscita, scissione (avvenuta ndr), ne discuteremo alla Leopolda, soprattutto se nel PD dovessero rientrare D’Alema e Bersani”. Altri “pezzi da novanta” del PD ci hanno detto che “la scissione (avvenuta ndr)  è un fatto drammatico”, Zingaretti e Franceschini hanno, fino all’ultimo, fatto un appello drammatico: “Matteo non farlo”, ma Matteo lo ha fatto. Insomma c’è evidente timore per la stabilità del Governo Conte 2 se l’uscita di Renzi dal PD  fosse avvenuta (come è stato) presto, prima della Leopolda che in tanti nel PD auspicavano centro di ripensamento e buone decisioni del suo fautore. Se fosse successa più avanti, la scissione renziana sarebbe dispiaciuta davvero a Zingaretti e a Franceschini? C’è da dubitarne. Renzi e i suoi se ne sono andati presto perché a una riunione qualcuno ha intonato e cantato “Bandiera Rossa”? Una bazzecola. O un colpo al cuore, per chi ancora ce l’ha, dell’ex rottamatore del passato?

Già che siamo qua raccogliamo qualche informazione sulla Leopolda 2019. Organizzata da Pablo Tarantino per la “Renzi Foundation”, costituita recentemente con atto notarile a Milano, subentrata alla “Open” -  presieduta da Alberto Bianchi, che ora si scopre indagato dalla procura di Firenze per traffico di influenze illecite per i suoi rapporti professionali - che in 7 anni ha raccolto 6,7 milioni di euro e che, a sua volta, subentrò alla “Big Bang”. La nuova fondazione ha attivi finanziatori, come il titolare della cioccolateria Venchi, quel Daniele Ferrero che nulla ha a che fare con i fabbricatori della Nutella, Francesco Micheli, quel finanziere con in portafoglio fondi attivi, Gianfranco Librandi, quell’imprenditore deputato PD, già deputato Gruppo Misto dopo esserlo stato di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Sapremo molto presto se tra i finanziatori della Leopolda 2019, prima assemblea congressuale del nuovo partito di Renzi, ci saranno anche quelli che hanno sempre sborsato fondi per “Open”: Davide Serra del Fondo Algebris, Vincenzo Onorato e la British American Tobacco. Oltre alle numerose interviste del capo, ci troviamo ancora davanti a molte bocche cucite nel cerchio magico renziano. Ha detto qualcosa di preciso soltanto Maria Elena Boschi, nessun approfondito commento da parte di Marco Carrai, di Luca Lotti e, soprattutto, dall’avvocato Alberto Bianchi, potente eminenza pensante del gruppo fiorentino che sarà sicuramente coinvolto adesso che tante sono le nomine da fare.

“Serve un partito del Pil, pro business e pro crescita, un partito che porti alta la bandiera delle riforme e che guardi anche ai tanti moderati che non vogliono seguire Forza Italia nell’abbraccio con il sovranista Matteo Salvini. Va benissimo il sostegno al governo Conte, ma noi non moriremo grillini” questo ha proclamato Renzi, da sempre emblematica figura di liberista pro capitalismo internazionale. È bene non voltarsi dall’altra parte, ma guardare questi ‘bravi’ borghesi fissandoli negli occhi. I giorni che hanno portato alla formazione e alla messa in sicurezza del Governo Conte 2, la cui strada è stata aperta proprio dal via libera di Matteo Renzi per un governo istituzionale con il M5s con lo scopo di arginare le velleità dei pieni poteri del leader leghista Salvini, non hanno fatto cambiare strategia all’ex tutto del PD. Cosa potevamo attenderci, noi marxisti con la fermezza della coerenza che a volte ci ostacola nel fare squadra? Non guardare abbastanza bene se in quegli occhi azzurri o castani o anche grigi non ci ha fatto vedere per un attimo anche la nostra immagine riflessa?

Al momento vari deputati e senatori, tutti sostenitori di Renzi, sono stati pronti a seguire l’ex premier nella nuova disavventura della fondazione del nuovo partito fautore della scissione formalizzata. Qualcuno, come Luca Lotti, del cerchio magico renziano, è rimasto per il momento nel Pd, a mo’ di cavallo di Troia e fintanto che “sia ancora uno spazio liberaldemocratico”. A Maria Elena Boschi e a Silvia Fregolent, poi, non dispiacerebbe imbarcare elementi come Mara Carfagna che qualche problema in Forza Italia ce l’ha da tempo. Uno, poi, che è già disposto a sedersi sulla nuova sedia è, vedi caso, Gennaro Migliore, ex Prc, Sel e Pd, sui cui opportunismi si potrebbe scrivere un romanzo. 

Adesso ci sono importanti nomine che il Governo deve fare, quelle a breve sono pesanti: il rinnovo dei vertici di Cassa depositi e prestiti, AgCom, Inps, Enel, Eni, Leonardo, Poste e Terna. Appetiti sono già nelle pance, la Leopolda seguirà qualche nome nel piatto, di questo non si dubita.

C’è da concludere, prima di tornare a Firenze tra un mese, che né paroloni né paroline ci proteggeranno dalla morte, proprio nessuna parola e neppure il silenzio tra parolone e paroline. Forse alcune di queste parole, soprattutto le più piccole o il silenzio tra le parole proteggeranno qualcuno dalla morte. Quando sarà morto.

22/09/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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