Io voto… e tu?

L’astensionismo è il dato che maggiormente influisce sui risultati elettorali.


Io voto… e tu? Credits: patria indipendente

Poche ore e gli Italiani sapranno in quali mani sarà il Paese per la prossima legislatura, quorum permettendo. Altrimenti si tornerà a votare. Ѐ un rischio da considerare, fra i nefasti effetti del Rosatellum, che mette a rischio la governabilità per i motivi noti che non stiamo qui a ripetere. Ci interessa invece soffermarci, ad un fiato dal voto in cabina elettorale, sul problema più incisivo che incombe sul voto, sui risultati e sulle conseguenze. Parliamo dell’astensionismo che, in fase elettorale, si rivela la madre di tutti i mali che ne conseguiranno. Il fenomeno assume aspetti sempre più incisivi ad ogni tornata elettorale, considerando anche che l’Italia è spesso sotto elezione, almeno nell’ultimo decennio. E l’astensionismo è il dato che maggiormente influisce sui risultati elettorali, favorendo o ostacolando le liste presenti alle elezioni.

Sulle motivazioni dell’astensionismo fioriscono le più svariate analisi e correnti di pensiero di saggisti e giornalisti. Fra le molteplici cause a determinare l’astensionismo al voto vi è la motivazione più evidente e plausibile. Se la politica non rappresenta più i cittadini, ma rappresenta solo gli interessi dei politici, la forbice dell’astensionismo si allarga in proporzione al disinteresse che i cittadini subiscono da parte della politica stessa. Si evince che maggiore sarà il disinteresse mostrato dalla classe governativa a risolvere la crisi di democrazia in cui è stato gettato il Paese, in piena trasgressione ai principi costituzionali, minore sarà l’afflusso degli elettori alle urne. E maggiore, di conseguenza, sarà la possibilità che i risultati elettorali favoriscano proprio quelle liste che hanno creato, nelle legislature precedenti, il vuoto costituzionale. Verranno quindi favoriti quei partiti di maggioranza che nessuna minoranza riesce a contrastare per assenza di opposizione coesa. Questo si è verificato finora

L’astensionismo in percentuale

In Italia il voto, pur non essendo obbligatorio, non è solo un diritto, ma anche un dovere che in molti evidentemente hanno preferito dimenticare. In 26 Paesi del mondo è, invece, un obbligo, la cui inadempienza porta sanzioni, fra cui la perdita di alcuni diritti e la possibilità di usufruire di alcuni servizi o sanzioni pecuniarie. Alle elezioni della Camera dei deputati del 1948 partecipò il 92,93% del corpo elettorale, ma era appena avvenuto il battesimo elettorale delle donne e il voto era considerata una conquista di genere importantissima. Negli ultimi anni sono state le amministrative a rivelare un trend di affluenza bassissimo. Nel 2013 con le elezioni di Marino a Roma l’affluenza fu del 52,81% al primo turno e del 45,05% al ballottaggio. E non andò meglio nel 2016, quando l’elezione plebiscitaria della sindaca Raggi, nascondeva il rivolto di un’affluenza al secondo turno del 50,52% dei votanti.

Per le elezioni politiche fu il barometro dell’istituto Demopolis a segnalare e a motivare il calo di affluenza alle urne nelle elezioni del 2013, quando si affermò inaspettatamente, secondo gli ultimi sondaggi di allora, il M5s. Vi fu un’affluenza alle urne del 75,2 per cento. Il trend non era mai sceso così in basso. E si astennero soprattutto una buona fetta di aventi diritto al voto del sud Italia e delle isole. Infine i dati ci portano a considerare che alle ultime legittime elezioni politiche un italiano su 4 ha esercitato il diritto/dovere al voto. Con l’aggravarsi della crisi economica e la conseguente disaffezione alla politica è possibile che l’astensionismo sarà un dato ancora più rilevante che condizionerà i prossimi risultati elettorali.

Il profilo degli astensionisti

L’astensionismo elettorale, oltre alla disaffezione per la politica, abbraccia anche molti altri fattori che sarà bene analizzare, scomodando anche l’antropologia che spiega i motivi per cui l’astensionismo diventa un fattore comportamentale con connotazioni collettive, ma anche ad personam. Gli elettori del partito dell’astensione si potrebbero costituire ormai in una nuovo partito di maggioranza per quanti sono gli adepti (spesso fino il 40%, a seconda della tornata elettorale). Il loro fine è il mostrare l’indifferenza, voltare le spalle alla partecipazione alla politica. Una sorta di contro-elettoralismo, quindi, che si diversifica per categorie. Questa deriva elettorale che sconfina nell’inutile quanto dannoso partito degli astensionisti, quindi del nulla, comprende diverse categorie di cittadini che se ne infischiano di quanto gli accade intorno. In realtà non si chiedono mai il perché le tasse aumentano, il lavoro manca, i negozi chiudono, i rifiuti giacciono sulle strade per giorni, i trasporti non funzionano, di sanità si muore e l’istruzione pubblica è devastata dalla buona scuola renziana, così come l’ambiente e la cultura sono un optional. Il massimo del coinvolgimento è racchiuso nell’usuale imprecazione “Piove, governo ladro”, “Non possiamo cambiare nulla. Tanto sono loro che comandano”. Da cui deriva una malata rassegnazione che porta inevitabilmente all’indifferenza e alla privatizzazione estrema di ogni loro azione quotidiana.

Per gli astensionisti la politica è una brutta bestia da ignorare, nessun partito escluso, nessun movimento e, tanto più, per il partito del Nulla non esistono le classi (se non quelle scolastiche). Tentare con loro un approccio sul tema della rabbia sociale, quindi l’invito ad indignarsi, ribellarsi, associarsi per lottare contro i sistemi liberisti, è un’impresa ciclopica che vale lasciar perdere. Ti rispondono con la solita solfa “Tanto non cambia nulla”. Ma l’astensionista peggiore è colui che non si pone neanche il problema dell’attuale riemergere, addirittura in Parlamento, delle destre xenofobe e razziste, del fascismo. Per loro fascismo ed antifascismo sono due facce della stessa medaglia. Nessuno gli ha parlato di quel ventennio, né del valore della Resistenza e del sangue dei Partigiani per liberare il Paese da quell’orrore. Tantomeno della madre delle Rivoluzioni. Ѐ più plausibile cha abbiano relegato la storia del Novecento nell’oblio, oppure non hanno mai aperto un libro di storia da pessimi studenti.

Ѐ possibile però dare un profilo preciso ad alcune categorie di astensionisti. Ad esempio c’è l’astensionista situazionista / opportunista, ma anche un inguaribile credulone. Vota una volta sì e dieci no, a seconda di quanto pensa gli possa giovare quel voto a quel partito e lo fa, generalmente, per il suo personale profitto. Poi c’è l’astensionista pessimista cosmico, quello che afferma che al peggio non c’è mai fine. Che dire dell’astensionista pigro, quello che ha la residenza all’altro capo del Paese che non può mai raggiungere per votare, ma non sposta mai la residenza, perché in realtà di votare non gli importa granché, anzi nulla? Ma anche l’astensionista lavoratore precario ha i suoi motivi per sconfinare nel partito del nulla. Ѐ troppo indeciso, a volte attracca alle sponde dei 5 stelle, a volte al Pd, a volte alla Lega, a volte a Fratelli d’Italia. Alla fine non vota, perché non sa per chi votare e rinuncia.

Possiamo anche citare l’astensionista convinto. Per lui non esiste neanche la possibilità che il voto sia utile a qualcosa e a qualcuno e che sia un’invenzione farneticante, pertanto inutile e dannosa. Non sa quanto è dannoso lui, oltre che ignorante. La serie può continuare all’infinito, perché gli astensionisti sono un partito indefinito, com’è indefinito il Nulla. Ma è un partito enorme, complesso e diversificato, con tante categorie, ognuna con le sue inutili ragioni. Fatto sì è che gli astensionisti costituiscono la parte peggiore del corpo elettorale, quelli che non sanno che la sovranità appartiene al Popolo e che solo il praticare il diritto al voto può cambiare davvero le sorti del paese. E se almeno un milione di elettori quel voto lo facessero confluire nel posto della ragione e della giustizia si potrebbe davvero ridare Potere al Popolo e forse fiducia agli astensionisti.

03/03/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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Alba Vastano

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