Splendore e miserie di Galilei

Anticipazioni della quinta lezione, a cura del prof. Renato Caputo, del corso dell’Università popolare Antonio Gramsci “Controstoria del secolo di ferro (1559-1650). Fra crisi e rivoluzioni: dalla rivoluzione scientifica alla Rivoluzione inglese”. Appuntamento Mercoledì 30 settembre alle ore 18,00 in videoconferenza su google meet https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn o in differita sul canale youtube dell’Unigramsci  


Splendore e miserie di Galilei

Galileo Galilei ha dato un contributo fondamentale e determinante alla rivoluzione scientifica borghese. In tale determinazione di classe possiamo cogliere tanto la grandezza quanto i limiti di questo eccezionale scienziato ed epistemologo. La borghesia era allora la classe universale, che liberando se stessa emancipava la società da un modo di produzione feudale in stato putrescente. Al contempo, la borghesia finiva per sostituire l’oppressione medievale con quella moderna (capitalista).

L’interpretazione secondo lo spirito della Bibbia

La Bibbia non è un testo scientifico e, dunque, gli elementi errati dal punto di vista della scienza della natura sono giustificati da Galileo con l’esigenza di non urtare le credenze degli uomini del tempo. Le scritture hanno dovuto utilizzare un linguaggio antropomorfico che più si adattasse alle cognizioni dei popoli rozzi, non un linguaggio scientifico che può essere compreso solo dai dotti, quindi le affermazioni bibliche non vanno intese letteralmente. Senza saperlo, probabilmente, Galilei riprende qui un argomento per diversi aspetti analogo a quello che aveva avuto Averroé, Giordano Bruno e che avrà Hegel. Cioè, le spiegazioni religiose sono adatte per persone prive di un’istruzione moderna.

La giustificazione teologica della critica all’ipse dixit

Infine Galileo insiste sul fatto che la natura è divina come la Bibbia, per cui non può esser costretta ad adattarsi alle teorie storicamente determinate di Aristotele e Tolomeo. Dunque queste ultime e la Bibbia non possono negare le leggi di natura scoperte con i mezzi della ragione e dell’esperienza. Qui Galilei sembra addirittura anticipare argomenti che porteranno Spinoza a essere condannato alla damnatio memoriae come ateo.

Contro l’autorità culturale

Galileo stima Aristotele (amante della verità e della ricerca) ma non i suoi infedeli discepoli che, anziché osservare la natura, si limitano a consultare i testi nelle biblioteche. Il loro è un dogmatismo che ostacola lo sviluppo scientifico. Una critica che si poteva benissimo allargare alla chiesa della controriforma.

Le ragioni della condanna delle teorie copernicane

La concezione galileiana della natura è rivoluzionaria, mette in crisi la scienza del tempo e la concezione etico-religiosa dominante che organizza il cosmo secondo una gerarchia qualitativa di perfezioni. Ancora più pericolosa è la dimostrazione da parte di Galilei del sistema copernicano. Nel 1616 l’inquisizione condanna le teorie copernicane, nel momento in cui non sono più delle astratte ipotesi matematiche, ma cominciano a essere dimostrate da Galilei che è convocato dal cardinale gesuita Bellarmino, che lo mette in guardia (Giordano Bruno è da poco stato arso vivo e Galilei non voleva essere un eroe) dal non sostenere più tesi poste all’indice come quelle copernicane. Considerato quanto fosse ingenuo Galilei sulla direzione che aveva preso il corso del mondo, la chiesa non aveva bisogno e, soprattutto, non aveva interesse a calcare troppo la mano con il più importante scienziato dell’epoca che, al contrario del più importante filosofo, che avevano appena finito di bruciare vivo, ci teneva ad apparire pubblicamente come ligio al magistero cattolico.

Il Saggiatore

Nel 1623 Galilei compone l’opera polemica il Saggiatore contro un astronomo gesuita, all’interno della quale sostiene che la struttura del cosmo è scritta nel linguaggio rigoroso della matematica con caratteri geometrici. Perciò senza la conoscenza delle scienze matematiche non si intende una parola della natura. Secondo Galileo occorre, inoltre, distinguere fra le qualità soggettive, finalistiche, da escludere dalla ricerca scientifica e le qualità oggettive, che vanno analizzate con un modello puramente meccanicistico e misurate con la matematica. Per la comprensione oggettiva di un corpo occorre indagarne le qualità matematico-geometriche, ossia: l’estensione, la figura e il moto, oltre alla relazione con altri corpi determinabile secondo lo spazio e il movimento. Come nell’ipotesi atomistico-democritea la materia è composta da atomi. L’opera è scritta in forma non a caso duramente poliemica con un esponente della Compagnia di Gesù che, in modo opportunistico, sosteneva la tesi di compromesso di Brahe, per contrastare la rivoluzione scientifica, senza apparire un covo di reazionari. Significativo che qui, come sempre, Galilei si illudeva di dimostrare la validità della rivoluzione scientifica sulla base di una prova che riteneva l’avrebbe resa inconfutabile: le maree che dipenderebbero dal moto rotatorio della terra sul proprio asse e intorno al sole. In realtà la teoria di Galileo, come peraltro quella sulle comete al centro del Saggiatore, era completamente sbagliata, proprio per l’impostazione materialista non dialettica. Come vedremo, Keplero su questo punto, della spiegazione delle maree, darà la spiegazione giusta, proprio perché non accetterà di sacrificare completamente l’aspetto metafisico qualitativo al meccanicismo puramente quantitativo e matematico. Questo spiega anche perché Galilei non si renderà minimamente conto degli aspetti geniali di Keplero, nonostante quest’ultimo, al contrario, aveva immediatamente sostenuto in tutto e per tutto Galileo.

Solo la quantità è misurabile oggettivamente, la qualità è soggettiva

Solo dal punto di vista quantitativo i fenomeni naturali sono calcolabili scientificamente. Le qualità sensitive, sapore, odore, colore non sono oggettive, ma dipendono dal rapporto fra organi sensoriali del soggetto e corpo esterno, mentre gli aspetti quantitativi, essendo misurabili, sono oggettive. Distinzione fondamentale per recuperare definitivamente l’impostazione materialistica, indispensabile per la rivoluzione scientifica. Anche se pure in questo caso emerge il limite, dal nostro punto di vista, di questo pur eccezionale sviluppo della concezione della scienza.

La matematizzazione della fisica

I corpi, sostiene Galilei, debbono essere dunque ridotti per essere analizzati scientificamente a moto, figura e relazione. La scienza si interessa non del fine della natura (di cui si occupava la metafisica e la teologia), non del perché, ma come funziona la natura, per individuarne le leggi di funzionamento. Assistiamo con Galileo alla matematizzazione della fisica, in quanto l’oggetto naturale è considerato un complesso di dati misurabili. Naturalmente con questa matematizzazione della scienza, si perdeva completamente di vista lo sfondo economico, sociale e politico nel quale la rivoluzione scientifica necessariamente si iscriveva.

  1. Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano

Dopo 16 anni di silenzio sulla decisive questioni astronomiche elaborate sviluppando gli spunti copernicani, con l’elezione a Papa di Urbano VIII dei Medici, che si era interessato di astronomia, Galilei riprende la ricerca e pubblica nel 1632 il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano. Galileo prende come pretesto il voler presentare imparzialmente i due maggiori modelli cosmologici, in realtà porta argomenti decisivi a favore dei suoi sviluppi del copernicanesimo. A Simplicio, pedante aristotelico, viene fatta presentare la teoria geocentrica; Salviati, dotato di un’intelligenza rigorosa e anticonformista gli sviluppi galileiani del copernicanesimo; Sagredo, che fa da moderatore, è una personalità libera da pregiudizi e, quindi, simpatizzante con le recenti scoperte. Colpisce ancora una volta l’ingenuità politica di Galilei, il quale pur facendo di tutto per non essere assimilato a Giordano Bruno, di cui non condivide per niente gli eroici furori e il radica spirito utopistico, non prende nemmeno le precauzioni di Cartesio che, realisticamente, per sviluppare la rivoluzione scientifica, allargandola anche alla rivoluzione filosofica, vive in sostanziale clandestinità nella Repubblica dei Paesi Bassi sorta da una eroica lotta di tutto un popolo per l'autodeterminazione nazionale, proprio contro la Controriforma cattolica. Galilei ha la pretesa assurda di convincere la chiesa della Controriforma ad abbandonare il principio di autorità e il monopolio dell’interpretazione della Bibbia, che era stato uno dei motivi fondamentali dell’insanabile rottura con i protestanti.

L’importanza delle sensate esperienze

Galileo vuole dimostrare la verità oggettiva del modello matematico su cui si fonda il sistema copernicano. Per prudenza, non ne dà una dimostrazione esplicita, ma la lascia emergere dalla radicale e rigorosa confutazione della concezione aristotelico-tolemaica. Dal punto di vista metodologico, di contro al metodo deduttivo scolastico, sono per Galileo necessarie le sensate esperienze (il cannocchiale, gli esperimenti) per dimostrare la validità di una teoria, non basta più la coerenza logica. D’altra parte le osservazioni e gli esperimenti scientifici da soli sono insufficienti, sono altrettanto indispensabili le “necessarie dimostrazioni” sul piano astratto, della pura ragione logico-matematica, contro l’empirismo aristotelico, denunciato persino da Bacone.

Il principio della relatività galileiana

Nella II giornata del dialogo Galilei confuta gli argomenti contro il moto della terra: gli oggetti non cadono a ovest perché anche il grave partecipa del moto (ad esempio l’albero della nave). Da qui sorge il cosiddetto principio della relatività galileiana: secondo il quale se sto in un sistema chiuso non posso sapere se è in movimento. Anche qui emerge come, senza saperlo né volerlo, Galilei dà un contributo determinante alla rivoluzione scientifica pari solo a quello di Giordano Bruno prima di lui e Newton dopo.

La dimostrazione del moto di rotazione della terra

Nella III giornata viene dimostrato il moto di rotazione della terra. Il moto della terra intorno al sole è spiegabile mediante l’accordo della spiegazione fisica e matematica, di contro alle virtù occulte e agli influssi astrali delle precedenti concezioni. Da questo punto di vista Galilei è più avanti non solo di Bruno e Campanella, ma anche di Keplero e Bacone.

I limiti della teoria delle maree di Galileo

Nella IV giornata: Galileo espone la sua dottrina delle maree. Aveva però ragione Keplero, neoplatonico, le maree non dipendono dal movimento rotatorio della terre intorno al sole, secondo il modello fisico-matematico galileiano, ma dalle fasi lunari. Di questi limiti storici non ha senso incolpare più di tanto Galileo, quanto piuttosto la scienza borghese che ha mantenuto questa impostazione meccanicistica e non dialettica.

La confutazione delle tesi di Urbano VIII

Il libro è subito sequestrato, anche perché il personaggio più debole, Simplicio, fra le altre tesi espone quella di Urbano VIII, in base alla quale la scienza si occuperebbe delle apparenze, ma gli sfuggirebbero le reali intenzioni divine. Urbano VIII si sente preso in giro dallo scritto di Galileo e smette di difenderlo. Anche qui emerge tutta l’ingenuità di Galilei che non comprende che il papa, che già subiva una enorme pressione dalla chiesa controriformata, non avrebbe potuto che cedere nel momento in cui la sua sofistica pseudo soluzione viene messa in bocca al personaggio negativo del dialogo.

25/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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