Cartesio (1596-1650) e la nascita della filosofia moderna borghese

Anticipazioni della ottava lezione, a cura del prof. Renato Caputo, del corso dell’Università popolare Antonio Gramsci “Controstoria del secolo di ferro (1559-1650). Fra crisi e rivoluzioni: Cartesio e la nascita della filosofia moderna”. Appuntamento Mercoledì 21 ottobre alle ore 18,00 in videoconferenza su google meet https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn o in differita sul canale youtube dell’Unigramsci.  


Cartesio (1596-1650) e la nascita della filosofia moderna borghese Credits: autoprodotta

Cartesio mira a una rivoluzione culturale: sviluppare una filosofia e una scienza moderna, borghese. D’altra parte non vuole che la rivoluzione culturale porti con sé una rivoluzione politica, sociale ed economica. Perciò, anche sul piano delle sovrastrutture, cerca in ogni modo di ridurre l’impatto della sua rivoluzione culturale.

Il metodo

Nel Discorso sul metodo, Cartesio parla in prima persona. Nella prima parte dell’opera narra l’esperienza presso il collegio gesuita di La Flèche, dove ritiene di aver appreso nozioni poco utili alla vita. Egli ha assimilato tutto il sapere tradizionale, ma non ha acquisito un metodo sicuro per distinguere il falso dal vero. Del resto i gesuiti lo ritenevano inutile, in quanto apologeti di un'adesione fideistica alla verità rivelata una volta per tutte.

La filosofia che dovrà derivare da questo metodo sarà sia teoretica che pratica, dovrà consentire all’uomo di dominare la natura, dovrà dare dei vantaggi all’uomo. Questo anche grazie allo sviluppo delle tecniche il cui fine è migliorare la condizione dell’uomo sia rispetto all’alleviamento dalla fatica sia rispetto alla conservazione della salute.

Fondamentale il legame fra teoria e prassi. L’importanza di legare la filosofia alle tecniche, in quanto consentono di ridurre al minimo i lavori più pesanti e favoriscono una vita più salubre. Cartesio è tra i primi teorici del salutismo.

Per definire il metodo, Cartesio si rivolge in primis alla matematica. Le scienze matematiche sono già in possesso di un metodo efficiente, occorrerà quindi applicare le regole della matematica alle altre branche del sapere. Ma ciò non è sufficiente. Occorre, inoltre, giustificare il metodo e la possibilità di applicazione universale, rendere conto della sua validità cercando di trovare il suo fondamento ultimo (ovvero l’uomo pensante, la ragione).

Ricapitolando questo è il compito che si propone Cartesio:

  1. formulare le regole del metodo (utilizzando quelle delle scienze matematiche);
  2. ricercare il fondamento metafisico, il principio, che dà valore assoluto e universale al metodo;
  3. dimostrarne la fecondità nei vari rami del sapere.

In tal modo si libera la subordinazione della filosofia alla religione, cercando di riunirla con la scienza, che è poi il classico indirizzo di tutto il pensiero progressista. Il limite è che il metodo matematico è poco dialettico, si fonda sul principio di non contraddizione e sull’astrazione del razionale dal reale. È un pensiero che non è storico, l’unica reale scienza, e non ha i decisivi risvolti etico-politici.

Nella seconda parte dell’opera, Cartesio narra dell’intuizione avuta nel 1619 dell’unità delle scienze e la scoperta della sua missione di ricostruire il sapere in modo sistematico con un metodo analogo a quello della matematica. A tale scopo occorre disfarsi delle opinioni sino ad allora accolte. A tale fine Cartesio indica quattro regole fondamentali.

Cartesio pone a ragione il dubbio scettico alla base di una rifondazione su base scientifica del sapere e della filosofia. Il sapere dopo esser stato per almeno un millennio sottomesso alla fede, ha bisogno di emanciparsi, rompendo con ogni forma di fideismo e contrapponendo il proprio metodo al principio di autorità dominante in tutto il medioevo.

Le quattro regole fondamentali del metodo cartesiano

  1. accogliere come vero solo ciò che è del tutto evidente escludendo ogni possibile dubbio. Evidente è ciò che ci si presenta con immediatezza e semplicità e si coglie con intuizione intellettuale escludendo la percezione sensibile, che è ingannevole. Con ciò Cartesio si contrappone al metodo aristotelico che procede dalla sensazione all’intellezione e poi mediante sillogismi.

Naturalmente bisogna innanzitutto rompere con l’ingenuo empirismo del senso comune e superare la certezza sensibile e la stessa percezione.

  1. analisi: dividere ogni problema in tante parti quante siano necessarie per risolverlo;
  2. sintesi: ordinare i pensieri, dai più semplici ai più complessi;

4 Fare enumerazioni complete e revisioni per non omettere nulla.

Si tratta di passare dal momento analitico dell’intelletto che separa la totalità del reale per cominciare a conoscerlo scientificamente, al momento sintetico della ragione che ricostruisce la totalità del reale, che non è più l’immediato altro del cominciamento, in quanto lo abbiamo fatto nostro ricomprendendolo.

La matematica universale

Questa è la base del metodo, presente in potenza nelle matematiche che allora si dividevano in scienze pure: aritmetica e geometria e applicate: ottica, astronomia e musica. Cartesio ricerca, per enucleare il metodo generale della matematica, la radice comune alle sue diverse partizioni nei rapporti o proporzioni in generale, che definisce matematica universale. Elimina così la distinzione fra aritmetica e geometria esprimendo i numeri in grandezze e, quindi, in linee e riducendo i termini dei problemi a linee rette. Inoltre nelle equazioni sostituisce ai numeri le lettere dell’alfabeto (a, b, c) per indicare grandezze note; x,y,z, per grandezze ignote. Mentre per gli esponenti usa i numeri e non le lettere.

Cartesio eccelle tanto nella filosofia quanto nella scienza, a partire dalla matematica al cui sviluppo ha dato un contributo fondamentale.

Il fondamento metafisico della fisica cartesiana

Tuttavia per Cartesio non basta elaborare il metodo delle matematiche e applicarlo alle altre scienze, ma occorre giustificare la possibilità della sua universale applicazione riportandolo al suo fondamento ultimo: l’uomo come soggetto pensante o ragione. Perciò prima di procedere alla costruzione della fisica intende stabilire dei nuovi principi in filosofia. La fisica richiede infatti un fondamento metafisico. Allo stesso tempo Cartesio ha ben chiaro che la scienza richiede un fondamento filosofico.

  1. Le regole della morale provvisoria

Ancora prima è necessario secondo Cartesio garantire la validità almeno provvisoria delle regole per il comportamento pratico morale. Si può assumere un’attitudine scettica assoluta dal punto di vista teorico, ma non dal punto di vista pratico-empirico. Del resto gli stessi scettici tendono al conformismo dal punto di vista pratico.

La terza parte del discorso contiene le regole di una morale provvisoria. In primo luogo per Cartesio si deve obbedire alle leggi e ai costumi del paese, alla religione ed esprimere posizioni moderate sulla società e altre massime di buon senso conformistico; in secondo luogo occorre agire in modo risoluto anche quando si è scelto un principio incerto. In terzo vincere piuttosto noi stessi che la fortuna, cambiare prima i nostri desideri che l’ordine del mondo. Ciò era funzionale a far sì che la posizione rivoluzionaria della sua filosofia e della sua scienza non mettesse in allarme i tutori dell’ordine costituito. In altri termini, se in Cartesio sono presenti le basi della democrazia moderna, in quanto egli afferma che tutti gli uomini in quanto dotati di ragione sono eguali, egli per la sua prudenza si affretta subito a chiarire che da tale massima teoretica non bisogna trarre alcuna conseguenza pratica.

Naturalmente sul proverbiale opportunismo conformistico di Cartesio incidono soprattutto la condanna al rogo, dopo anni di torture il carcere, del massimo filosofo della sua epoca: Giordano Bruno e l’abiura del più grande scienziato del mondo. In Cartesio non c’è più né lo spirito rivoluzionario fino all’estremismo e all’avventurismo di Bruno, né l’ingenua fiducia di Galileo di poter conquistare alla scienza anche la chiesa, l’università e persino il potere. Galileo è già nell’ottica tipicamente borghese della rivoluzione passiva.

Cartesio è esponente dell'alta borghesia francese, la nobiltà di toga, che gli consente di vivere di rendita. Certamente la sua filosofia e scienza sono progressiste, contribuiscono al divenire per sé della sua classe di provenienza. Ma proprio per questo Cartesio è sempre pronto a compromessi con il potere costituito. Non guarda mai alle masse popolari. Non mette in discussione l’assolutismo e cerca di mantenere, per quanto possibile, buoni rapporti con la chiesa.

  1. Il dubbio

Cartesio passa, dunque, alla radicale revisione critica di tutto il sapere vigente. Egli muove da un atteggiamento scettico, ma non si ferma a esso, in quanto intende dubitare di tutto ciò che non sia solidamente fondato, per individuare un fondamento valido e assoluto per ricostruire il sapere. Si tratta, dunque, di un dubbio metodico. Cartesio non si arrende allo scetticismo. Resta viva anche in lui la lotta per la verità, in quanto tale rivoluzionaria. D’altra parte vuole sì fondare una filosofia e scienza borghesi, ma non intende in nessun modo sovvertire una società che gli consente di vivere di rendita.

Occorre sospendere il giudizio su ciò che non è evidente

Per disfarsi del sapere tradizionale Cartesio decide di non analizzare le singole dottrine; sarebbe stato un lavoro senza fine, ma si limita ad applicare la prima regola del metodo: l’evidenza, mediante cui si rigetta tutto ciò su cui si possa dubitare. Cartesio passa, dunque, a un’analisi critica degli strumenti della conoscenza: i sensi dal momento che certamente qualche volta ci ingannano bisogna sospettare sempre di essi. Inoltre non essendoci limiti netti fra sogno e veglia, fra realtà e immaginazione occorre dubitare delle conoscenze derivate dai sensi.

Naturalmente il dubbio deve prima colpire la realtà nella sua immediatezza empirica, che la coscienza comune, nel suo grado più basso, scambia con la verità. Perciò l’uomo della certezza sensibile non capisce il senso e l’importanza della scienza.

16/10/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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