La difficile politica della Russia

L’odierna fase di multipolarismo si caratterizza per il caos, il rovesciamento di alleanze e movimenti apparentemente incoerenti degli Stati. La Cina, ma soprattutto la Russia, devono muoversi con prudenza se vogliono uscire vincenti dal confronto con l’America.


La difficile politica della Russia

Nel teatro geopolitico odierno si sta rapidamente sviluppando il confronto tra Stati Uniti e Cina, le cui proporzioni sono cresciute fino al punto che è stato definito come una nuova guerra fredda tra queste due superpotenze, che si contenderebbero il potere mondiale nel XXI secolo. USA e Cina sono state individuate dai media popolari, come anche da numerosi commentatori di politica internazionale, come le due forze che si disputeranno il controllo del mondo. 5G, Covid-19, fatti di Hong Kong, sono i principali punti di divergenza tra le due potenze. Tutti i commentatori politici ripetono che a dominare il mondo del XXI secolo sarà una di queste due potenze. Ma è veramente così? L’Aquila calva americana e il dragone cinese sono ad un punto di svolta, sono davvero vicini ad un confronto dal quale uscirà il dominatore del nuovo potere mondiale?

Cercherò di far vedere, in queste poche righe, come le cose non stanno esattamente così e che altre variabili storiche sono presenti in questa situazione geopolitica mondiale e che la Russia è tutt’altro che fuori da questa lotta. La Russia, nel generale modo di vedere la lotta tra Stati in modo economicista, viene poco considerata per il suo PIL non eccessivo. Ma la sua forza militare è pari, se non superiore, a quella americana. Inoltre, i russi hanno riscosso successi in tutti i luoghi dove si sono impegnati nell’ultimo decennio [1].

L’odierna fase mondiale è connotata dal crescente indebolimento degli Stati Uniti e parallelamente dall’ascesa di nuove e vecchie potenze regionali, che contendono agli USA il dominio delle molteplici zone geopolitiche del mondo, dove si confrontano le varie potenze regionali e mondiali. Questa realtà storica è stata definita come fase multipolare. Le fasi multipolari non sono una novità nella storia del mondo, l’ultima è stata quella che va dal 1878 al 1914 e che sfociò nella Prima guerra mondiale. Queste fasi sono connotate da una confusione generalizzata nella politica internazionale e da alleanze mutevoli, non esattamente salde, e da rapidi rovesciamenti di fronte [2]. La superpotenza egemone da decenni, gli USA, tende ad allentare la presa sugli scenari locali, regionali e sovraregionali. Nuove e vecchie potenze si affacciano nello scacchiere geopolitico.

I commentatori di politica internazionale e l’opinione pubblica mondiale, veicolata dal mainstream dimostrano una singolare amnesia quando cancellano la Russia dal confronto Pechino-Washington. Ma gli USA trumpiani, se hanno ingaggiato con la Cina guerre commerciali e lotte politiche (vedi Hong Kong e le accuse di aver creato il Covid 19 ecc.) non hanno dimenticato la Russia. Anche se appare di primo acchito che lo scontro USA/Cina si sia cristallizzato, le cose stanno ben diversamente.

L'amministrazione Trump ha abbandonato con estrema facilità i trattati di sicurezza nucleare Start-2 e l’accordo “cieli aperti” [3]. L’abbandono da parte dell’amministrazione Trump del trattato cieli aperti è notevolmente insidioso per la Russia e la mette in una situazione spiacevole che la costringerà a sua volta ad interrompere il trattato cieli aperti con l’Europa. La fine di questo trattato dà l’ennesima picconata alla sicurezza strategica in Europa e nel mondo. Dopo il ritiro degli Usa dall’accordo (che dovrebbe divenire effettivo entro 6 mesi), gli altri paesi Nato avranno ancora accesso ai cieli russi. È probabile che a questo punto la Russia dovrà affondarlo per sempre, dato che non può tollerare che i paesi europei vigilino sul suo spazio aereo ed essa non possa vigilare su quello americano. L'alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea ha chiesto all’amministrazione Trump di recedere dalla decisione, ma nessuna risposta si è avuta da Washington. Come al solito, gli Stati Uniti attuano politiche che mettono in crisi la sicurezza in Europa. Chiaramente essi escono da questo trattato per avere mano libera per affrontare la Cina con missili a corto e medio raggio, essendo in questo campo la loro superiorità schiacciante.

L’aver denunciato trattato bilaterale Start-2 con la Russia [4] e chiedere che nelle nuove trattative sia coinvolta la Cina, dotata di solo 300 testate intercontinentali, molto meno delle 6.000 a testa di USA e Russia, si spiega con la volontà statunitense di ingabbiare la Cina se procedesse ad un ampliamento delle testate intercontinentali. Marshall Billingslea, capo negoziatore statunitense per i colloqui previsti il 22 giugno a Vienna, preme insistentemente per coinvolgere la Cina. Il Cremlino sarà rappresentato da Sergei Ryabkov viceministro degli esteri, un livello politico non eccessivamente alto che la dice lunga sulla reale intenzione di Mosca di accondiscendere ai desideri dell’amministrazione Trump. Gli USA chiedono la presenza della Cina ai negoziati, per il duplice scopo di bloccare il processo cinese di sviluppo degli armamenti e di contenere la Russia, resa più minacciosa dalle nuove armi ipersoniche che loro, propaganda a parte, non hanno ancora.

Ora appare chiaro che nel confronto con la Cina, la Russia è l’attore decisivo. La sua posizione tra i due contendenti è dirimente. In Russia, al contrario di quanto si pensa, non vi è una posizione unitaria riguardo la politica internazionale e siamo ben lontani dal pensare che la Comunità degli Stati Indipendenti sia disposta a schierarsi a fianco della Cina nel caso di una guerra guerreggiata Usa-Cina.

Il 15 maggio, il Valdai Discussion Club, (Centro di studi e ricerche russo di politica internazionale) e la Observer Research Foundation (ORF, indiano), durante un incontro, via internet, sulle relazioni russo-indiane, hanno concordato sulla necessità che India e Russia cooperino nella politica economica ed estera. Vasily Kashin, ricercatore russo, presente all’incontro, ha dichiarato che l'impatto della pandemia di Covid-19 sull'ordine mondiale aumenterà l'ostilità tra Stati Uniti e Cina. A suo parere, Russia e l'India debbono schierarsi in una posizione di neutralità proficua, la quale richiede il coordinamento stretto degli sforzi tra i due paesi [5].

Il direttore del Valdai Club, Fyodor Lukyanov, ha sostenuto che entrambi i paesi non debbono farsi coinvolgere nello scontro e ancor meglio debbono porsi a capo dei molti paesi che non vogliono essere coinvolti in uno scontro USA-Cina. In definitiva, ha auspicato che Russia e India potrebbero diventare i leader di un nuovo movimento dei non allineati. Movimento che avrebbe a capo due potenze nucleari.

Una simile mossa strategica costringerebbe l’America a rivelare quello che è un non-segreto per gli studiosi e cioè che da sempre il vero nemico di quest’ultima è la Russia e non la Cina, che è sempre stata vista come un mero mercato di sbocco delle merci americane o poco più. Il fatto che poi a vendere sono stati i cinesi e non gli americani ha complicato le analisi, ma non ha mai deviato gli strateghi americani dall’obiettivo Russia. Dal XIX secolo essi vedono la Russia come il vero nemico. Fra Mackinder e Mahan, i due più celebrati strateghi americani del XIX secolo, il pensiero strategico americano ha celebrato il secondo ma considerato come esatto il primo [4].

Gli Stati Uniti stanno usando minacce velate lasciando il New Start per costringere la Russia a portare la Cina al tavolo dei negoziati futuri. Una simile manovra negoziale mostra una spericolatezza degna di un giocatore d'azzardo e un disprezzo per la sicurezza e la pace mondiale senza pari. E ci fa aprire gli occhi sulla totale mancanza di integrità e principi della politica estera americana. Da parte sua la Cina ha dichiarato di non avere nessuna intenzione di unirsi ai colloqui di Vienna, sottolineando che il suo arsenale nucleare è una frazione di quelli americani e russi [6]. Compete a Washington e Mosca limitare drasticamente i loro arsenali nucleari prima che lo faccia la Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha detto che Stati Uniti vogliono trascinare la Cina a discutere la questione armamenti, con l'intenzione di deviare l’attenzione mondiale sulla sua responsabilità nel mettere a rischio la sicurezza del pianeta. Data la dura ed infamante accusa alla Cina di rubare la tecnologia e di aver creato il Covid-19, formulata dall'amministrazione Trump, Hua ha aggiunto che le affermazioni di Washington di voler negoziare in buona fede sembrano “estremamente ridicole e persino surreali”.

Mosca ha ben chiaro il significato di questa richiesta statunitense e Lavrov ha dichiarato che la Russia “rispetta” la posizione della Cina. Mosca ha scarsa fiducia nelle promesse di Trump di ritirare di truppe dagli scenari mondiali, quali per esempio Siria e Yemen né crede molto all’annuncio del ritiro dalla Germania di 10.000 soldati americani; dichiarazione di Trump non confermata né dal Pentagono né dal Dipartimento di Stato. Se la Cina deve essere inclusa nei negoziati sulla limitazione degli armamenti, perché – sostengono i russi – non dovrebbe essere esteso lo stesso obbligo alla Gran Bretagna e alla Francia, entrambe potenze nucleari?

Gli USA hanno ormai perso ogni credibilità e pochi credono che loro abbiano a cuore la sicurezza nucleare mondiale. Da un lato, l’amministrazione americana straccia i trattati di sicurezza nucleare Start-2, dall’altro corre a rinforzare gli asset militari nella regione artica russa e nel Mar Cinese Meridionale. I russi e il loro abile diplomatico Lavrov (erede del grande Gromyko) mantengono aperti tutti i canali di comunicazione con gli USA, ma purtroppo, hanno ben chiaro che le parole e le azioni dell'amministrazione Trump sono assai lontane dalla verità e non favoriscono risultati sostanziali.

Infine, è molto probabile che la condotta di Trump, oltre a sfruttare egoisticamente le paure nucleari per meri interessi politici, consiste nel perseguire, per altri quattro anni la strategia del caos obamiana. Trump, a dispetto del mainstream che lo dà perdente nelle prossime elezioni americane, sarà probabilmente rieletto. I recenti fatti di Minneapolis e quanto accaduto dopo porteranno al contrario ad una rielezione di Trump. Questo non è un modo per sconfiggere Trump è il titolo di un ottimo articolo pubblicato sul Moon of Alabama [7].

La morte di George Floyd per mano di un agente di polizia di Minneapolis non costituisce solo l’assassinio di un uomo di colore, ma anche l’uccisione di un'alleanza storica tra il Partito Democratico e il movimento per i diritti civili, da un lato, i sindacati dall’altro; alleanza su cui si è basata molta della politica obamiana-clintoniana, come ha dichiarato David Schultz [8]. Questi vi vede la frattura finale del legame tra Partito Democratico e le lotte sul lavoro e sui diritti civili, in passato congiunte in America. Le reazioni alla morte di George Floyd stanno distruggendo gli ultimi resti della storica coalizione del New Deal che ha delineato la politica progressista in America per almeno 50 anni. Una nuova era sta per cominciare, un'era in cui ora sembra che il Partito Democratico e la comunità dei diritti civili saranno in contrasto con il lavoro e i sindacati. Ma di questo mi riprometto di parlare in un altro articolo. Nel prossimo futuro assisteremo certamente all’intensificarsi di tutte le tensioni e guerre che gli americani vorranno fare per rimandare la loro inevitabile discesa dal trono del mondo. Cina e Russia non saranno i soli a beneficiarne.

Note

[1] The Pentagon is planning for war with China and Russia — can it handle both?

[2] TRANSITION FROM UNIPOLAR TO A MULTIPOLAR WORLD: IMPLICATIONS FOR PAKISTAN'S FOREIGN POLICY (Ms. Sidra Khan & Ms. Qurat-ul-

[3] Il trattato “Open Skies” è un trattato internazionale che ha come obiettivo di favorire la trasparenza sulle attività militari condotte dai paesi aderenti, secondo il concetto dell'osservazione aerea reciproca. È in vigore dal 2002 e vi aderiscono 34 paesi USA e Russia compresi.

[4] Alfred Thayer Mahan nel 1890 ha elaborato la tesi per cui il dominio marittimo doveva essere visto come il modo con il quale le nazioni e gli imperi prevalgono sui rivali. Mentre per Mackinder, altro stratega americano, lo sviluppo ferroviario russo in Asia aveva minato irreparabilmente il vecchio fondamento geo-politico secondo cui il mare fosse la via più rapida per spostarsi.

[5] Strategic Arms Reduction Treaty (START II)

[6] Sulla visione cinese del mondo multipolare è utile conoscere il seguente testo del primo consigliere cinese all’ONU: He Yafe, La Cina e la governance globale, proposte cinesi per la gestione del mondo multipolare, Anteo edizioni, 2020;
[7] Russia and India: How Not to Fall Under the Grindstone of Others’ Rivalries

[8] This Isn't A Way To Defeat Trump.

[9] The Killing of George Floyd and the Final Fracturing of the Democratic Party, Labor, and Civil Rights Coalition

20/06/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Orazio Di Mauro

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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