La costituzione cubana e italiana a confronto - prima parte

La più bella costituzione dell’occidente capitalista impallidisce di fronte alla nuova costituzione cubana


La costituzione cubana e italiana a confronto - prima parte

La repubblica di Cuba si è dotata quest’anno di una nuova costituzione. Leggerla comparandola con la nostra potrebbe risultare particolarmente arduo per un motivo molto semplice: Cuba è un paese socialista che si è ribellato al giogo dello sfruttamento coloniale e imperialista attraverso un processo rivoluzionario sostenuto dal popolo e che, nell’ostilità dell’intero mondo occidentale, porta avanti da 60 anni tale tentativo di rinnovamento sociale; l’Italia, al contrario, appartiene alla schiera dei paesi - numericamente piuttosto esigua - che condividono una scelta di campo politico-economica di matrice opposta a quella cubana e che, attraverso il proprio complesso apparato organizzativo, militare ed ideologico, risultano in grado di influire sulle (e spesso determinare fattivamente le) sorti di interi popoli, sulle dinamiche di varia natura a livello mondiale.

Tanto più distanti appaiono, oggi, le strutture e le scelte dei due Paesi, tanto meno c’è da illudersi che la legge di un Paese ne contenga e ne esprima in modo completo le effettive dinamiche interne e le tendenze di sviluppo. La legge è la fotografia, parziale in quanto soggiacente ai rapporti di forza, di un dato momento storico. Vi è, nell’Italia di oggi, un anelito all’attuazione effettiva e completa del dettato costituzionale del 1948 in una fase in cui esso appare sempre più quale un mero involucro vuoto, privo di effettività; e vi è, a Cuba, una necessità di misurarsi con le condizioni concrete che sono maturate attorno dal 1959 ad oggi, giacché, per quanto Cuba sia un’isola sotto embargo, la vita di un Paese non può esaurirsi a quella interna ma deve tenere in debito conto numerose dinamiche esterne.

Per tale ragione, e con tale dovuta premessa, tale comparazione si limiterà sostanzialmente agli aspetti maggiormente rilevanti.

Elaborazione

Il testo costituzionale cubano è frutto di un lavoro che risale almeno al 2011 quando, con i lineamenti di politica economica del partito, si poneva all’ordine del giorno il tema della riforma costituzionale. Un tema che, a differenza di quanto avviene in Italia, non rimane chiuso nelle aule parlamentari e, quando va bene, nei circoli dei partiti e coinvolge il popolo solo quando, eventualmente, è chiamato ad approvare o respingere il testo licenziato dal parlamento senza la maggioranza dei ⅔ (quando questa maggioranza si ottiene in seconda lettura non c’è bisogno del referendum, come successo con la riforma varata dal governo Monti). La costituzione cubana, infatti, non solo ha dovuto passare il vaglio referendario ma è stata redatta con la partecipazione stessa del popolo, tanto che oltre il 60% degli articoli hanno subito modifiche provenienti dalle oltre 783.000 proposte scaturite da 133.000 riunioni.

Preambolo

Da un punto di vista strutturale, tanto la costituzione italiana quanto quella cubana presentano analoga organizzazione: si comincia con l’enunciazione dei principî fondamentali, si continua coi diritti ed i doveri dei cittadini (e, nel caso di Cuba, degli stranieri) e si finisce con la struttura della Cepubblica, vale a dire con la divisione del lavoro politico ed i rapporti tra i diversi livelli di governo (nella Costituzione cubana c’è anche la definizione della legge elettorale). Chiudono, in entrambi i casi, disposizioni transitorie e finali.

Ma a differenza di quella italiana che ne è priva, quella cubana si apre con un preambolo che ripercorrendo la storia del paese degli ultimi 150 anni, individua l’origine del potere costituente (la Rivoluzione) legittimando la costituzione ‘formale’ quale espressione sovrastrutturale adeguata alla costituzione ‘materiale’, vale a dire alla struttura economica ed ai corrispondenti rapporti sociali scaturiti non da una semplice liberazione nazionale, come è per l’Italia, ma da una rivoluzione che è anche liberazione dal capitalismo. Nel preambolo, infatti, si richiamano entrambi questi momenti: la lotta di resistenza e [di liberazione nazional] degli aborigen (non erano una nazione e non sono stati sterminati), degli schiavi e dei patrioti (contro il colonialismo spagnolo prima e l’imperialismo nordamericano poi) e la lotta rivoluzionaria e di liberazione dal capitalismo, vale a dire dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dalla concorrenza.

Al contrario, nella Costituzione italiana non c’è alcun riferimento né al Risorgimento né alla lotta partigiana di liberazione dal nazi-fascismo. Solo nelle disposizioni transitorie e finali si trova qualche riferimento al processo storico di formazione della costituzione nel divieto di riorganizzare sotto qualsiasi forma il partito nazionale fascista (disp. XII) e nel divieto posto ai discendenti di Casa Savoia di risiedere nel territorio nazionale, essere elettori o ricoprire pubblici uffici (disp. XIII, peraltro non più in vigore dal 2002).

La natura compromissoria della costituzione italiana comporta inevitabilmente delle ambiguità, che si fanno più aspre dal momento che i rapporti di forza esistenti nel dopoguerra non corrispondono più a quelli attuali scaturiti dal crollo del cosiddetto socialismo reale e dalla crisi economica internazionale. In particolare, salta agli occhi il mancato rispetto delle norme, che proibiscono la ricostituzione del partito fascista (presenti nella costituzione) e quelle relative (Scelba 645/1952) alla condanna dell’apologia del fascismo da parte di un ministro, che non si fa scrupoli di perseguitare miseri migranti scacciati dai loro paesi dagli interventi delle potenze occidentali.

Al contrario, la nuova Costituzione cubana afferma in maniera esplicita di ispirarsi alla lotta contro il colonialismo, lo schiavismo e l’imperialismo attraverso l’ideario e gli esempi di personaggi chiave della storia nazionale quali José Marti e Fidel Castro, di ambire alla piena realizzazione del socialismo facendo propria la riflessione di Marx, Engels e Lenin, di assumere un carattere internazionalista nell’instaurare relazioni di fratellanza tra il popolo di Cuba e, in particolare, gli altri popoli dell’America Latina e del Caribe, di considerare impossibile un ritorno del Paese ad un regime di sfruttamento capitalistico e che “solo nel socialismo e nel comunismo l'essere umano raggiunga la sua piena dignità”.

Dialettica struttura-sovrastruttura

Che sia scritto o meno, ogni Costituzione deve corrispondere alla situazione socio-economica vigente. Ma non vi può corrispondere esattamente in quanto ogni società divisa in classi - anche quella cubana è una società divisa in classi, sebbene a differenza che da noi quella dominante è la classe proletaria - presenta delle contraddizioni che non possono riflettersi direttamente nel diritto che, al contrario, “non deve solo corrispondere alla situazione economica generale, essere la sua espressione, bensì anche essere un'espressione in sé coerente” (F. Engels, lettera a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890). Per questo la Costituzione non può che essere modificata in accordo all’evoluzione del modo di produzione ed alla lotta di classe, nazionale ed internazionale, se si vogliono evitare gravi danni allo sviluppo economico, lo spreco di forze e risorse e, in definitiva, il ristabilimento più o meno violento di tale corrispondenza.

La nuova costituzione cubana, dunque, rappresenta un adeguamento della sovrastruttura giuridica alla struttura economica mutata rispetto al 1976 (data di entrata in vigore della precedente costituzione) non solo in ragione dello sviluppo economico vissuto dall’isola negli ultimi 43 anni e delle relazioni internazionali post-1991, ma anche della controrivoluzione mondiale che nel frattempo si è scatenata contro tutti coloro che tentano di porre in discussione l’ordine capitalistico, della mai sopita aggressività nordamericana; quest’ultima si avvale di tutti mezzi, tra I quali le sanzioni che aggravano la crisi economica mondiale. che si ripercuote drammaticamente sulle classi popolari e sulla tutela dell’ambiente. Tuttavia, in un contesto internazionale progressivamente più sfavorevole, i lavoratori ed il popolo cubano, rappresentati dai loro dirigenti, hanno saputo rispondere molto più e meglio di quanto abbiano saputo fare i loro omologhi in Italia, tanto da consentirgli di continuare la costruzione del socialismo mentre noi non abbiamo fatto altro che peggiorare la costituzione borghese del ‘48.

Continua sul prossimo numero

23/06/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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