Il sovversivismo delle classi dirigenti

Le pulsioni eversive sempre più incontrollate delle classi dominanti rischiano di portare nuovamente all’affermazione di un bonapartismo regressivo


Il sovversivismo delle classi dirigenti Credits: https://ilmanifesto.it/il-punto-di-fusione-della-gabbia-dacciaio/

Il carattere eversivo delle classi dirigenti italiane è sempre più aperto e senza vergogna. Abbiamo innanzitutto il capo della più importante istituzione preposta a far eseguire le leggi e i princìpi costituzionali (il Ministero dell’Interno) sempre in prima linea nello screditarli. La festa della Liberazione dal nazifascismo, da cui è sorta l’attuale Repubblica Italiana, viene apertamente ostracizzata come una ricorrenza divisiva, atta a una oramai considerata del tutto superata contrapposizione fra comunisti e fascisti. In tal modo i sostenitori dei principali protagonisti della Resistenza – da cui sarebbe nata la nuova Italia repubblicana e democratica – sono messi, proprio il giorno della Liberazione, sullo stesso piano dei fautori degli occupanti nazisti e dei collaborazionisti fascisti. Salvo poi consentire la pubblicazione del proprio libro-intervista da una casa editrice diretta da un noto esponente di un’organizzazione politica i cui militanti si autodefiniscono fascisti del terzo millennio e che hanno tra i loro principali obiettivi polemici proprio l’antifascismo, su cui si fonda la nostra Repubblica.

Del resto è la stessa Costituzione a essere messa costantemente sotto attacco dall’attuale classe politica dirigente. In primo luogo a causa di un potere esecutivo che pretende costantemente di dettare legge in ambito legislativo e giudiziario. In tal modo, a essere messi decisamente in questione non sono solo gli aspetti di derivazione marxista e socialista della nostra carta costituzionale, ma gli stessi princìpi liberali e democratici. Anzi, ancora più radicalmente, è la stessa natura unitaria dello Stato a essere rimessa sempre più apertamente in discussione, proprio dalle forze che si richiamano al sovranismo nazionale.

In realtà, la linea seguita dai sedicenti sovranisti è del tutto convergente con quella del cosmopolitismo oligarchico europeista. In entrambi i casi si mira all’integrazione sempre più spinta delle regioni del centro nord con le regioni dell’Europa nord-occidentale, abbandonando sempre di più al loro infausto “destino” le arretrare regioni del centro-sud. In tal modo, proprio chi dovrebbe tutelare l’integrità dello Stato unitario nazionale sorto dalle grandi lotte del Risorgimento oggi fa in pieno il gioco delle forze secessioniste e separatiste, piuttosto che preoccuparsi e cercare di risolvere la questione meridionale che rischia, così, sempre più di incancrenirsi. Evidentemente, così facendo, si finisce per fare il gioco – in modo più o meno consapevole – delle forze della malavita organizzata, che continuano a dominare in modo sempre più incontrastato in tali territori abbandonati al loro miserevole “destino”.

Altra misura eversiva dell’attuale classe politica dirigente è l’esplicito rovesciamento del fondamento democratico della Costituzione che prevederebbe nella tassazione progressiva una forma di redistribuzione delle ricchezze volta a impedire una troppo ampia polarizzazione caratteristica degli Stati oligarchici. Ora, è evidente che la flat tax mira proprio a portare a termine la restaurazione oligarchica, a cui da anni lavorano senza posa le classi dominanti di questo paese, eliminando alla radice ogni forma di progressività delle imposte. Il che significa, ovviamente, favorire i più ricchi a discapito dei meno abbienti, alla faccia dell’uguaglianza di opportunità che una democrazia dovrebbe garantire.

Egualmente eversiva è la legge che consente ai cittadini di farsi giustizia da sé, ogni qualvolta è messa in discussione la loro proprietà privata. Anche qui vi è un completo rovesciamento dello spirito e del dettato costituzionale che mira, al contrario, a limitare la proprietà privata – persino con l’esproprio – nel momento in cui entra in contrasto con l’interesse collettivo. La legge in questione è non solo liberticida, ma mette in discussione gli stessi diritti sacri alla tradizione liberale, il diritto alla vita e alla sicurezza. Anzi più radicalmente rimette in questione gli stessi fondamenti giuridici e filosofici dello Stato moderno, che prevede l’uscita dallo Stato di natura e l’ingresso nella società civile proprio nel momento in cui i singoli rinunciavano al loro diritto naturale – ossia alla legge della giungla – che li portava a farsi giustizia da soli, demandando a una istituzione comunitaria il ristabilimento della legge dinanzi alla sua lesione. Togliendo agli apparati di sicurezza il monopolio della violenza legalizzata per restituirla ai singoli individui, si negano le leggi fondamentali dello Stato di diritto moderno e si rischia di ricadere nel homo homini lupus della legge di natura. Per altro, tale legge mira a limitare e predeterminare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, pretendendo che il giudice – ancora una volta in aperto contrasto con il dettato costituzionale – debba limitarsi ad applicare la legge, senza valutare caso per caso.

Del resto gli intenti eversivi della classe dirigente e dominante mirano da anni a rimettere in questione lo stesso principio fondamentale anti-assolutistico della tradizione liberale, ovvero la divisione dei poteri. C’è una tendenza comune a tutti i governi degli ultimi anni, da quelli di centro-destra a quelli di centro-sinistra sino all’attuale governo sovranista ad ampliare bonapartisticamente il potere esecutivo a danno del potere legislativo e giudiziario. Tendenza, per altro, pienamente appoggiata dalla cultura dominante nella società civile e condivisa dai principali mezzi di “informazione” e, più in generale, da ogni istituto volto a condizionare l’opinione pubblica. Del resto, a proposito di intenti eversivi della classe dirigente e dominante, tale deriva presidenzialista corrisponde all’ultimo punto non ancora realizzato del programma della Loggia massonica P2.

Le tendenze a un bonapartismo regressivo oltre a essere caratteristiche degli ultimi governi di centro-destra e centro-sinistra – comprese le parentesi di governi tecnici – sembrano ulteriormente accentuare nel più recente governo sovranista e populista. Tanto più che l’uomo forte del governo tende ad assumere sempre più apertamente pose da ministro di uno Stato di polizia, anche negli aspetti più esteriori dell’abbigliamento, del modo in cui ama farsi fotografare o delle minacce che lancia agli oppositori attraverso i social. Al di là di questi aspetti da fascismo quotidiano, in questa deriva verso un cesarismo regressivo vi sono problematiche ben più profonde di ordine strutturale, ovvero socio-economico. Con la caduta tendenziale del saggio del profitto e la conseguente crisi di sovrapproduzione le concessioni da parte dello Stato, per mantenere la propria capacità di egemonia sulle classi subalterne, tendono a ridursi nella misura in cui continuano a restringersi i margini di profitto per la classe dominante. Proprio per questo c’è una tendenza generalizzata nazionale e transnazionale delle classi dirigenti e dominanti a comprimere sempre più gli spazi di democrazia formale borghese, sino a mettere in questione le stesse libertà individuali sacre alla tradizione liberale.

Del resto, è lo stesso principale partito di opposizione, sedicente democratico, a farsi sempre più apertamente campione della tendenza del grande capitale transnazionale a limitare in ogni modo la sovranità popolare del nostro stesso paese. Tanto che l’attuale governo, per quanto possa vedere il proprio baricentro spostarsi sempre più a destra, viene quasi sempre pungolato da posizioni ancora più conservatrici o, addirittura, reazionarie dalla stessa opposizione sedicente democratica.

Tale deriva eversiva delle classi dominanti e dirigenti sta portando a rimettere in discussione persino i principi fondamentali della società moderna. In primo luogo abbiamo lo sdoganamento sempre più aperto di xenofobia e razzismo da parte dell’ideologia dominante e delle coalizioni che si sono succedute al governo negli ultimi anni. Tanto che anche al livello del senso comune – rovesciando la situazione che si era venuta a creare dopo la sconfitta del nazi-fascismo e del suo tentativo di rilanciare il razzismo su scala globale – al punto che sempre più spesso nella vita quotidiana sono gli antirazzisti ad aver paura di difendere le proprie convinzioni piuttosto che i razzisti.

Allo stesso modo vi è stata una escalation da parte dei governi che si sono succeduti e della stessa ideologia dominante a sdoganare il fondamentalismo religioso sino a rimettere in questione gli essenziali diritti civili difesi in teoria dagli stessi liberali, conquistati dai movimenti di lotta degli anni sessanta e settanta, che avevano contribuito a limitare il sessismo e, in primis, la discriminazione delle donne. Da questo punto di vista l’egemonia delle forze della restaurazione è così potente che, per la prima volta, anche le forze della sinistra radical sono divenute apertamente papaline, nonostante per la prima volta nella storia – cosa persino nel settecento impensabile – un gesuita sia divenuto pontefice.

Siamo giunti al punto che i ministri più popolari del governo possano, proprio nel paese di Cesare Beccaria, rimettere in discussione alcuni fondamenti illuministi della civiltà moderna, invocando, ad esempio, la castrazione chimica. La stessa tolleranza religiosa, fondamento della cultura liberale, è sempre più apertamente messa in discussione dalle pulsioni eversive della classe dirigente e dominante, al punto che la principale minoranza religiosa nella “civile” Europa – che è al contempo la più diffusa nel mondo – viene sic et simpliciter equiparata al terrorismo, persino da esimi esponenti intellettuali radical.

Tale intolleranza religiosa ha consentito altresì lo sdoganamento, principalmente nel nostro paese, di misure tipiche dei regimi totalitari e degli Stati di polizia, con distaccamenti dell’esercito, armati fino ai denti, a presidiare le principali strade e metropolitane.

Evidentemente se tali pulsioni eversive del blocco sociale dominante sono sempre più pericolosamente presenti nella politica interna, non possono che esserlo a maggior ragione nella politica estera. Qui, in primo luogo, è stato completamente sdoganato dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni e dalla cultura dominante lo sciovinismo. Con esso sono stati sdoganati il più sfacciato eurocentrismo, persino all’interno della sinistra radical, e l’attitudine colonialista a considerare i popoli del mondo extra occidentale come degli eterni bambini che hanno bisogno, per il loro stesso bene, di essere posti sotto tutela da parte dei paesi ex colonialisti.

I paesi che osano contrastare la tutela occidentale vengono immediatamente ridotti al rango di Stati canaglia, al punto che possono essere aggrediti in ogni momento senza neppure la foglia di fico di una risoluzione dell’Onu e senza lo straccio di una dichiarazione di guerra. Anzi, i paesi occidentali hanno preteso di rifarsi carico del “fardello dell’uomo bianco”, caratteristico dell’epoca coloniale, arrogandosi il diritto di decidere loro chi dovesse avere il diritto di governare nei paesi extra-occidentali. Ecco così che il presidente della Russia, da anni nettamente l’uomo politico più popolare e votato nel suo paese, viene definito zar persino da quotidiani sedicenti comunisti. Come l’uomo politico più popolare in Turchia e legittimo presidente del paese è chiamato sultano. Praticamente tutti i governi, che in un modo o nell’altro non si piegano al dominio occidentale, vengono definiti regimi, termine che non viene mai utilizzato, neanche dai sedicenti comunisti, per denominare i paesi imperialisti o i loro impresentabili alleati a livello internazionale, da Israele alle petromonarchie dispotiche del Golfo, generalmente elogiate come i moderati arabi.

10/06/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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