Nella Gazzetta Ufficiale n. 152 di venerdì 3 luglio 2026 (pp.24-56) è stato pubblicato il nuovo Piano Casa [1]. La storia è nota, il nuovo Piano Casa era stato annunciato da Giorgia Meloni il 27 agosto 2025 al Meeting di Rimini, edizione n. 46 sul tema "Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi" e con grande enfasi mediatica. In parlamento è passato senza alcun problema essendo una priorità del governo e quindi non c’è stata nessuna modifica di rilievo rispetto al testo annunciato con il noto comunicato della Presidenza del Consiglio n. 173 del 30 aprile 2026 [2]: “Disposizioni urgenti per il Piano casa (Decreto-legge)”.
Il 1° luglio 2026 l’Ansa ha annunciato la sua approvazione con un titolo ad effetto altamente pubblicitario, come avviene sempre per qualsiasi legge presentata dal governo Meloni: “Il piano casa è legge. Il governo: ‘Noi realizziamo fatti’, e con un sottotitolo: Obiettivo recupero e riqualificazione di 60mila alloggi popolari. Le opposizioni: è uno spot” [3]. Giorgia Meloni nulla ha detto al riguardo su quanto pubblicato dall’Ansa nell’ultima parte del suo comunicato nel finale del sottotitolo: “Le opposizioni: è uno spot”. È chiaro. Pensa che i dettagli non debbano mai essere presi in considerazione ed ha anche ignorato completamente tutti gli interventi delle opposizioni soprattutto alla Camera e, come è noto, la legge è passata con il voto di fiducia che ormai per il governo Meloni è diventato ordinario come procedura parlamentare.
In questo articolo, si presenta cosa contiene questo nuovo piano casa e le relazioni che non ha, e le vedremo più avanti, con il fenomeno persistente degli affitti brevi nella città di Venezia.
Il nuovo Piano casa prevede la disponibilità di 100mila alloggi in dieci anni, investimenti pubblici di 10 miliardi di euro, semplificazioni dei permessi e il rent-to-buy pubblico, una procedura che consente al conduttore/acquirente di pagare il prezzo della casa ratealmente nel corso del tempo, fino ad un massimo di 10 anni pur ottenendo l’immediata disponibilità dell’immobile. Il proprietario, a sua volta, riceve un beneficio economico, rappresentato dal canone periodico, fino a che non venga perfezionato l’atto finale di vendita. Nel rent to buy, quindi, diversamente dal contratto di locazione ordinario, il godimento del bene non è fine a sé stesso ma è finalizzato alla vendita dell’immobile. In combinato disposto con un Decreto Legge in discussione al Senato, la legge del nuovo Piano casa permetterà procedure di sfratto più rapide, che come è noto, sono già in corso e da tempo.
Il Piano Casa prevede un programma straordinario per recuperare e riqualificare il patrimonio di edilizia popolare esistente ossia l’ERP (acronimo: Edilizia Residenziale Pubblica). Nella legge c’è anche l’Housing Sociale e l’Edilizia Integrata (terzo pilastro) che sarebbero delle semplificazioni burocratiche per i privati, che ottengono permessi accelerati in cambio di destinare parte degli alloggi ad affitti o vendite calmierati, di almeno il 33% sotto i prezzi di mercato. Secondo chi scrive questo articolo, questo agevolerà invece il mercato degli affitti brevi.
La legge prevede nella sua prima fase (il primo pilastro) 1,7 miliardi di euro per il recupero di circa 60mila alloggi popolari oggi inagibili o non assegnabili perché non in condizioni minime di abitabilità. Al riguardo l’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre rapidamente le liste d’attesa per una casa a canone sociale e valorizzare un patrimonio pubblico già esistente evitando nuovi consumi di suolo e concentrando le risorse su interventi di messa a norma e riqualificazione. A ben vedere tuttavia, 1,7 miliardi diviso 60mila alloggi sono pari a circa 28mila euro ad appartamento, considerando una dimensione media che va dai 60 agli 80 mq - anche se a quanto pare non c’è un dato medio nazionale - si arriverebbe, secondo considerazioni diffuse e stime raccolte dai media, a circa 400 euro/mq, cifra obiettivamente insufficiente per un vero e proprio intervento di riqualificazione. Per i programmi successivi di rigenerazione urbana (secondo pilastro) ci saranno 4,8 miliardi, per un totale di circa 6,5 miliardi indirizzati al solo recupero dell’edilizia pubblica. Il Piano avrebbe come obiettivo quello di dare risposte alle nuove fragilità, a giovani coppie, a studenti, ad anziani e a genitori separati.
Le opposizioni in parlamento hanno fortemente criticato questo Piano Casa, la critica più forte è scaturita soprattutto dal fatto che nella fase in corso non sono previsti nuovi alloggi ma c’è con immediatezza l’istituzione di un “Commissario straordinario per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi” come previsto all’articolo 3, al costo di 493.000 euro lordi per 18 mesi di incarico, con termine il 31 dicembre 2027 [4]. L’incarico è stato affidato all'architetto Felice Squitieri, la cui nomina di Commissario ha sollevato non poche polemiche per via del compenso previsto. Inoltre, a quanto si legge in vari commenti diffusi dai media, le coperture finanziarie per gli interventi previsti nella prima e nella seconda fase non sono verificate, altro aspetto che è stato molto criticato in parlamento, in quanto se ci saranno dei risultati si vedranno soltanto nei prossimi anni, con altri governi.
Mentre preparavo questo articolo e prendevo visione della legge pubblicata in Gazzetta mi è capitato di analizzare il fenomeno degli affitti brevi a Venezia, un tema complesso che rappresenta una piaga sociale aperta molto grave e che si allarga progressivamente grazie agli ordinari processi del capitalismo corrente che si avvale di strumenti informatici come le piattaforme Airbnb e Booking. Tali piattaforme seppure svolgono compiti diversi - Airbnb infatti mette in contatto chi cerca un alloggio per un breve periodo con proprietari di immobili o gestori (host) che dispongono di stanze o appartamenti per soggiorni di breve durata, mentre Booking mette in contatto viaggiatori con i fornitori di servizi turistici come pernottamenti singoli o di poche notti compreso pranzo e cena - sono presentate insieme in questo articolo perché accomunate dal fatto che la loro attività sottrae case al mercato ordinario degli affitti al punto che le veneziane e i veneziani non riuscendo ad accedervi per la scarsità dell’offerta e l’aumento vertiginoso dei prezzi, debbono lasciare la loro città e trasferirsi nei comuni vicini o anche oltre la città metropolitana di Venezia sino a trasferirsi in altre province del Veneto.
In un precedente articolo [5] ho presentato un quadro generale del fenomeno. Nel preparare questo articolo ho cercato nel nuovo di Piano Casa del governo Meloni le risposte, se presenti, volte a contrastare le prospettive devastanti per la città Venezia dove di fatto quasi non esiste più un mercato ordinario delle case se non con prezzi proibitivi, ma purtroppo non ne ho trovate.
Evidenzio che attraverso le normative dedicate, gli affitti brevi a Venezia per il centro storico e isole lagunari sono monitorati: per i proprietari o gestori è obbligatoria la SCIA - Segnalazione Certificata di Inizio Attività - e quindi prima di avviare la loro attività sono tenuti a registrarsi sul portale della Regione Veneto per ottenere il Codice Identificativo Nazionale - CIN - obbligatorio dal 2024. Inoltre chi passa dal regime privato a quello imprenditoriale deve richiedere un nuovo Codice CIN imprenditoriale appunto. Sono noti i principali obblighi fiscali per i proprietari di affitti brevi - Cedolare Secca al 21% fino a due immobili destinati ad affitto breve, al 26% dal terzo immobile in su, obbligo di dichiarare i redditi da affitti brevi nella dichiarazione dei redditi annuale -.
Si tenga conto che la cedolare secca è un regime opzionale di locazione di immobili ad uso abitativo effettuata tra persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di un’attività d’impresa professionale. Il regime prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva di Irpef e addizionali per il reddito derivante dall’affitto dell’immobile e l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro e dall’imposta di bollo per registrazioni e proroghe del contratto [6]. Appare chiaro che gli affitti brevi sono regolari e legali e sono stati una scelta dei governi regionali della Lega del Veneto e dell’amministrazione comunale di Venezia.
Tra le verifiche e piccole ricerche per questo articolo ho visitato il sito di Lodgify che è un software gestionale, all-in-one [7] per case vacanze e affitti turistici e permette ai proprietari e gestori di creare siti web personalizzati per le prenotazioni dirette, sincronizzare calendari e prezzi su piattaforme informatiche come Airbnb e Booking e di gestire le operazioni e i pagamenti da un'unica piattaforma. Mi ha colpito il testo di presentazione: «Come molte altre località italiane ed europee, Venezia è da diversi anni al centro delle polemiche sull’overtourism, il fenomeno dell’affollamento turistico che ha reso le città sempre meno vivibili. Per questo motivo, il regolamento sugli affitti brevi a Venezia è severo e sottoposto a continui aggiornamenti. In ballo c’è l’esigenza di tutelare il delicato equilibrio tra l’incremento del turismo e la vita quotidiana dei residenti. A fine 2024, il Comune ha varato un regolamento sperimentale che, insieme alle norme entrate in vigore dal primo gennaio 2025 sul codice identificativo nazionale a Venezia e nel resto d’Italia, ridisegna le nuove regole degli affitti brevi. Nel 2026, se non ti adegui, rischi multe da migliaia di euro, danni reputazionali, ma anche sanzioni penali. Perciò, oggi più che mai, devi muoverti con maggiore attenzione rispetto al passato. Per gli host virtuosi, infatti, il nuovo quadro ha il merito di offrire regole più chiare e un campo da gioco più leale».
Premesso che l'overtourism è stato definito dalla World Tourism Organization come “l'impatto negativo che il turismo produce all'interno di una località o in parte di essa e che ha sulla qualità di vita percepita dai residenti e/o sull'esperienza del visitatore”. Quindi ho salutato con piacere questo testo quando l’ho letto, tuttavia non ho trovato obiettivamente nulla al riguardo della “vita quotidiana dei residenti” che proprio nella pratica quotidiana è diventato un dato ordinario e senza ritorno, il fatto che debbano lasciare Venezia perché non trovano alloggi con contratti di locazione a lungo termine. Quindi è importante che a Venezia si sia costituita l’Officina dei Diritti [8], un’associazione di cittadini, lavoratori, professionisti che ha l’obiettivo di dare un contributo alla città e ai cittadini per cercare di salvare la residenzialità a Venezia seriamente in pericolo. Nella pratica politica delle lotte si tratta di resistere alla deriva speculativa che sta portando Venezia al totale spopolamento. Si vuole portare Venezia a diventare un contenitore aperto e questo va bloccato e per farlo questa associazione insieme con la Rete Solidale per la Casa, il Comitato Internalizzazione Servizi e il Comitato Revisione Viabilità Lido, si propone di agire per difendere i beni comuni, gli spazi pubblici, la residenzialità, la tutela del lavoro e anche un processo di diversificazione dell’economia e del lavoro. Per ampliare questo progetto è stato aperto ufficialmente il tesseramento, tutti i cittadini possono iscriversi o scrivere alla casella di posta elettronica:
Come abbiamo spiegato il Piano Casa della Meloni punta, attenzione, nel corso di 10 anni, come è stato diffuso dai media, ad aumentare l’offerta di abitazioni accessibili per chi non riesce ad accedere all’edilizia popolare e non può sostenere i prezzi del libero mercato, ma per Venezia cosa farà? L’obiettivo, come è stato spiegato più volte dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei suoi video che sono terminali di comunicazioni istituzionali senza mai un contraddittorio neanche mediatico, è quello di rendere disponibili 100mila alloggi popolari e a prezzi calmierati e, ripetiamolo ancora, nei prossimi 10 anni, attraverso risorse pubbliche e investimenti privati. Attenzione, nei suoi video la Meloni non racconta tutto quello che sta facendo con il suo governo, un esempio eloquente è il Decreto Legge sul rilascio degli immobili (n. 1896) in discussione in Commissione al Senato che interviene sull’altro lato del problema [9]: ridurre i tempi necessari per rientrare nella disponibilità di immobili per i quali sia venuto meno il titolo di detenzione o che siano occupati senza titolo, così da favorire il recupero del patrimonio abitativo esistente. In chiaro, il Piano Casa della Meloni è in perfetta sintonia istituzionale per velocizzare gli sfratti in aumento per la crisi in corso con inflazione oltre il 3% e i licenziamenti continui, in un contesto in cui peraltro il mercato degli affitti delle case è libero, non controllato, e con prezzi continuamente in aumento.
Note:
[1] (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2026/07/03/152/sg/pdf).
[2] (https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-173/31698).
[3](https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/07/01/il-piano-casa-e-legge.-il-governo-noi-realizziamo-fatti_265da680-e57e-42cd-9d27-a5fba2702a27.html).
[4](https://www.fanpage.it/politica/il-caso-del-commissario-per-il-piano-casa-e-lo-stipendio-da-500mila-euro-per-lavorare-un-anno-e-mezzo/).
[5] (https://www.lacittafutura.it/interni/sotto-il-mito,-nulla).
[6] (https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/aree-tematiche/casa/affitto/cedolare-secca).
[7](https://www.lodgify.com/blog/it/normativa-affitti-brevi-venezia/#:~:text=Limite%20di%20120%20giorni%20annui,CIR%20(Codice%20Identificativo%20Regionale).
[8] (https://www.facebook.com/susanna.polloni).
[9] (https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/448119.pdf).
