L’Italia sotto il predominio spagnolo: imperialismo e rivoluzione

Analisi storica delle conseguenze del dominio spagnolo sull’Italia.


L’Italia sotto il predominio spagnolo: imperialismo e rivoluzione

Le nefaste conseguenze sulla Lombardia della guerra dei trent’anni

L'Italia è solo lambita dalla guerra, a causa del conflitto che ha visto contrapporsi Spagna e impero contro la Francia per stabilire la successione al trono del Ducato di Mantova. Nel corso della guerra la Lombardia è devastata dai lanzichenecchi imperiali e ciò è la causa del diffondersi della pestilenza descritta nei Promessi Sposi. Le classi dominanti hanno venduto politicamente il paese all’imperialismo spagnolo, il più aggressivo e reazionario. Sotto il dominio spagnolo l’Italia raggiunge uno dei punti più bassi della propria storia.

  1. L’Italia sotto il predominio spagnolo

La dura repressione preventiva della controriforma, che ha spazzato via in Italia i protestanti, fa sì che il paese sia poco toccata dalle guerre di religione. Ciò non toglie che l’Italia viva un lungo periodo di decadenza economica, civile e culturale. Il periodo di preponderanza spagnola dalla Pace di Cateau-Cambrésis (1559) alla Pace di Utrecht (1713) è stata considerata fra i più oscuri della nostra storia. A causa del malgoverno spagnolo e della controriforma vi è stato un lungo periodo di servitù, ipocrisia, retorica che escluse l’Italia dallo sviluppo in senso moderno dei più avanzati paesi europei. Con la riforma è stato sconfitto il decisivo principio della libertà dei moderni, fondamento della società capitalista.

La crisi della borghesia italiana

La borghesia che aveva dato dai tempi dei comuni un grande apporto allo sviluppo del paese in quest’epoca tende, nella sua componente più ricca, a trasformarsi in aristocrazia terriera. Mentre la piccola borghesia tende a fallire a causa della crisi generale del seicento, in quanto crisi del modo di produzione feudale. Ciò fa sì che la borghesia in Italia non assuma una sua fisionomia sociale e morale, né possa avere un suo peso politico. Del resto la grande borghesia ha tradito gli altri settori della propria classe, per cercare di entrare, in funzione subordinata, fra le classi dirigenti locali sotto il dominio politico dell’imperialismo castigliano.

  1. I territori italiani soggetti alla Spagna

La Pace di Cateau-Cambrésis aveva riconosciuto a Filippo II il dominio su Napoli, la Sicilia, la Sardegna, sul Ducato di Milano e sui presidi nella Maremma toscana. Tutti questi territori vivono una profonda crisi economica, mentre l’intolleranza religiosa e politica soffoca la vita culturale. Persino il grande capitale finanziario, che specula e si arricchisce anticipando i capitali per la politica imperialista degli Asburgo, si trova in grande difficoltà quando Filippo II dichiara per ben quattro volte bancarotta.

La rivolta di Masaniello

Le esigenze delle continue guerre spagnole fanno crescere di molto nell’Italia controllata dai castigliani il carico fiscale. Le tasse di solito non colpiscono il clero e la nobiltà, che generalmente collaborano con gli spagnoli per mantenere l’ordine e la gerarchia. Del resto la nobiltà italiana condivide con i dominatori castigliani il disprezzo per il lavoro e la passione per l’ozio fastoso. Il popolo disorganizzato reagisce di tanto in tanto alle continue angherie e alla povertà cronica con il brigantaggio o con improvvise rivolte. La più significativa è quella di Napoli del 1647-48, innescata da un’imposta sulla frutta, cibo del popolo. Capeggiata da un giovane pescivendolo, detto Masaniello, da Napoli la rivolta dilaga nelle campagne come moto antifeudale. Case gentilizie vengono incendiate e alcuni nobili sono uccisi. Si tratta di una rivolta capeggiata dal proletariato, e da intellettuali. in quelle che è la città più popolosa d’Italia e fra le più popolose d’Europa.

La sconfitta del tentativo di rivoluzione

Nel frattempo le lusinghe del vicerè e i privilegi di cui per brevissimo tempo gode mettono Masaniello in cattiva luce e il potere ne approfitta per farlo assassinare. I personaggi storici universali restano al potere solo nella misura in cui i loro interessi coincidono con i bisogni più profondi del loro popolo. Nel momento in cui gli interessi divergono, gli ex personaggi storici universali sono spazzati via. Riscoppia ovunque la rivolta, quando il popolo comprese che con l’omicidio di Masaniello iniziava la restaurazione. Così la ribellione si radicalizza ulteriormente divenendo anche rivolta antispagnola. È proclamata la Repubblica sul modello olandese, così la rivolta divenne una rivoluzione. Gli spagnoli mandano un’armata a riconquistare il potere perduto, mentre la Francia esitò in quanto pur volendo indebolire i nemici castigliani aveva paura di una Repubblica nata da una rivoluzione. Alla fine il governo francese preferì tradire la rivoluzione, lasciando campo libero alla reazione spagnola. Quest’ultima ebbe successo solo perché il fronte rivoluzionario si spaccò fra i dirigenti popolari, estremamente radicali nella prassi, ma ancora ingenui politicamente, tanto da offrire la guida militare al duca di Guisa e gli intellettuali, più consapevoli politicamente, ma moderati nella prassi, in quanto miravano al dominio della borghesia. Il Guisa tradì subito, proclamandosi duce e cercando di imporre il suo potere. Gli intellettuali, da subito contrariati, in quanto interessati piuttosto a un accordo con l’assolutismo di Mazzarino, si rifugiarono nella clandestinità, mentre la componente popolare si trovò da sola a resistere. Grazie a questi tradimenti e contraddizioni di classe gli spagnoli ripresero il controllo della situazione, assicurando l’amnistia ai dirigenti popolari in cambio della resa e coinvolgendo nel governo gli intellettuali. Non appena ripreso il controllo della situazione eliminarono sia il principale dirigente popolare che il più significativo intellettuale (rivoluzionario borghese). Il dominio spagnolo si reggeva sulla consueta alleanza con i latifondisti che controllavano anche l’alto clero. Così la reazione baronale ebbe campo libero, facendo terribile vendetta nelle campagne. Il terrore nero è sempre incomparabilmente più cruento del terrore rosso. L’intuizione del modello olandese potrebbe potuto essere vincente, se non si fossero create subito delle contraddizioni fra gli intellettuali, che miravano al potere della borghesia e le masse popolari che, per paura di quest’ultimo, caddero nel tranello del socialismo reazionario o feudale, incarnato ancora una volta dai Guisa.

  1. Gli Stati italiani indipendenti dalla Spagna: La Repubblica di Venezia

Espulsa con il trattato di Cateau-Cambrésis la Francia dall’Italia, anche i paesi indipendenti devono gravitare intorno alla Spagna. Una certa autonomia i sovrani la hanno solo alla fine del secolo, quando con Enrico IV la Francia è di nuovo in grado di fronteggiare la Spagna. Solo Venezia non si piega al dominio spagnolo, ma sebbene sia ancora forte, è ormai costretta sulla difensiva, al punto che importanti esponenti della classe dominante abbandonano le attività commerciali e imprenditoriali, cui devono la loro fortuna, e vanno a vivere di rendita come latifondisti in campagna, finanziando le bellissime ville del Palladio. Anche in questo caso la grande borghesia commerciale e finanziaria tradisce gli altri settori della propria stessa classe, puntando a entrare a far parte dell’aristocrazia terriera.

Il conflitto giurisdizionale con il papato

Del resto Venezia deve difendersi a sud dai Turchi, a nord-est dagli Asburgo e a nord-ovest dalla Spagna. Inoltre si trattava di fronteggiare anche l’invadenza del papato. Celebre l’aspra vertenza giurisdizionale con papa Paolo V nel 1605-07, quando Venezia ha deciso di porre un limite all’espansione della mano morta, perché le proprietà immobiliari in mano al Vaticano, che non pagava le tasse, sono inalienabili. Nel 1605 il papa lancia l’interdetto, Venezia risponde allontanando i Gesuiti e intima ai preti veneti di rimanere ai loro posti. A guidare la resistenza è il frate Paolo Sarpi, teologo della Repubblica. Si sfiora una guerra europea, ma alla fine grazie alla mediazione di Enrico IV si arriva a un accordo. Venezia per la penetrazione della grande borghesia nella classe dominante, resta nonostante tutto l’unico paese italiano in cui non dominato le forze controrivoluzionarie della Controriforma.

  1. Gli altri Stati indipendenti dalla Spagna: il Granducato di Toscana

Salito al potere Cosimo I dei Medici (1537-1574) sottomette Siena e con essa l’intera Toscana alla città di Firenze. In seguito cerca di far ripartire l’economia. Anche a Firenze però la classe economica dominante ha perduto, in particolare dopo lo spostarsi dei traffici sull’Atlantico, il proprio spirito di impresa e tende a ripiegare acquistando terre in campagna, dove vivere di rendita. Così la Toscana divenne un paese agricolo. Nel frattempo il papa, per ringraziare Cosimo che aveva combattuto i pirati barbareschi, lo proclama Granduca. Anche la repubblica fiorentina, che era stata nell’Umanesimo e Rinascimento il punto più avanzato del potere borghese, vede il prevalere delle forze più moderate con l’affermarsi della Signoria. Anche l’eccezionale sviluppo della cultura fiorentina entra in crisi.

Il Ducato di Savoia

Il ducato di Savoia, comprendente la Savoia francese, le terre ginevrine, il principato di Piemonte, la contea di Nizza, aveva sofferto più di tutti a causa del conflitto franco-spagnolo. Il paese si riprende dopo il Trattato di Cateau-Cambrésis, quando Emanuele Filiberto inizia a trasformare la Savoia da ducato feudale, a Stato moderno, cioè assoluto e burocratico. Inoltre comprende che il futuro del ducato è rivolto verso l’Italia, per cui sposta la capitale della Savoia francese nella Torino italiana. Inoltre comincia a potenziare anche la flotta. Carlo Emanuele I, che gli succede nel 1580, sebbene si muova in modo dinamico e spregiudicato fra Spagna e Francia, non riesce a ottenere nessun significativo vantaggio territoriale. I successori non hanno lo spessore di Emanuele Filiberto, non hanno più grandi ambizioni.

Lo Stato Pontificio

I papi sono la seconda gamba della controriforma e della persecuzione dei dissidenti, dopo la prima costituita da Filippo II. A fronte di ciò la chiesa deve implementare le misure assistenziali per non essere considerata dalle masse come una forza ostile. Per sviluppare il consenso la chiesa favorisce la diffusione di nuove devozioni popolari, incoraggiando il fasto delle cerimonie, moltiplicando le festività, i santuari, i pellegrinaggi, anche al rischio di cristallizzare la vita religiosa popolare in forme superstiziose e paganeggianti, con una politica opposta a quella altrettanto assurda della caccia alle streghe. I papi che si succedono sono quasi tutti aristocratici romani, che hanno il merito di abbellire Roma con le opere di Borromini e Bernini, ma poco si curano del resto. Così appena fuori le mura vi è una campagna malarica, infestata da briganti. Impera lo spirito controrivoluzionario tridentino, che si esprime a livello sovrastrutturale con la cultura barocca, che ha, non a caso, nella Roma papale il suo centro di irradiamento.

  1. Gli Stati minori della penisola

Sono il Ducato di Parma e Piacenza dominato dai Farnese, Mantova sotto la signoria dei Gonzaga, Modena e Reggio governati dagli estensi e le repubbliche di Lucca e Genova. Quest’ultima è in realtà infeudata alla Spagna, tuttavia la ricchezza dei suoi traffici e dei suoi banchieri è indispensabile per i dominatori spagnoli. La grande borghesia italiana, dalla più grande città marinara dinanzi alla crisi economica, punta tutto sul capitale monetario, al punto di divenire vassalla dell’impero asburgico di Spagna pur di poter sostituire i banchieri tedeschi e fiamminghi che avevano investito nell’imperialismo di Carlo V. I banchieri fiorentini al potere con la signoria diverranno per motivi analoghi punto di riferimento per le mire dell’imperialismo francese in Italia, che al momento poteva tornare utile per contrastare lo strapotere nel bel paese dell’imperialismo degli Asburgo di Spagna.

18/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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