Il trionfo dell’estrema destra nazistoide nelle elezioni della Sassonia-Anhalt, nella Repubblica Federale di Germania, ha davvero un significato epocale. La spinta propulsiva della Resistenza al nazi-fascismo sembra venir sempre meno non solo in Europa, ma più in generale a livello internazionale. La questione è che il modo di produzione capitalistico vive una decennale agonia, ma il modo di produzione socialista stenta ancora a vedere la luce. In tale drammatica situazione tendono ad affermarsi i fenomeni morbosi più svariati, che sono le diverse forme che assume nei diversi contesti nazionali la tendenza dominante, in primis nei paesi a capitalismo maturo, di una transizione al ritorno di forme di bonapartismo regressivo, naturalmente nei casi in cui non si afferma la prospettiva della transizione socialista. Certamente si tratta, come già osserva Gramsci, dei “fenomeni morbosi più svariati” perché le attuali forme di restaurazione reazionaria non solo differiscono da quelle del secolo scorso, i fascismi, ma assumono differenze significative fra un paese e un altro. Naturalmente solo in Germania possono richiamarsi in maniera così esplicita al passato nazista, come solo in Italia i principali eredi del fascismo governano il paese. Peraltro tali richiami sono, in parte significativa, delle finzioni ideologiche dal momento che le attuali estreme destre non hanno bisogno di utilizzare le forme di rivoluzione passiva che ha assunto il fascismo, per il paradossale motivo che oggi, pur essendoci condizioni oggettive più favorevoli, le forze che operano in direzione della transizione socialista appaiono del tutto inadeguate alle grandi ambizioni che, generalmente, stentano persino a coltivare.
Al contrario, visto che la crisi del capitalismo maturo è irreversibile, dato lo stato di putrefazione tanto avanzato cui è giunta, la questione della Rivoluzione in occidente, cioè nei paesi a capitalismo maturo, dovrebbe essere rilanciata con la massima forza e urgenza. Anche perché è ormai sotto gli occhi di tutti che la comoda delega a paesi nei quali la modernità capitalista non si era sviluppata, di passare direttamente a una società socialista, in transizione verso il comunismo, non poteva, oggettivamente, avere successo.
Al di là delle diverse forme che assumono, adattandosi ai peculiari contesti nazionali, ciò che tende a unificare le forze di estrema destra è l’anticomunismo e l’antimarxismo. Già oltre settant’anni fa Lukács dimostrava come le ideologie reazionarie non hanno uno sviluppo concettuale autonomo, ma sono soltanto funzionali a sbarrare la strada al comunismo e al marxismo.
Questi ultimi due sono la reale soluzione alle contraddizioni del nostro mondo storico, cioè dei paesi a capitalismo maturo. Proprio in quanto sono delle effettive soluzioni sono molto difficili da realizzare, in quanto si devono scontrare non solo contro il proprio regime ma, in prospettiva, con tutti gli altri regimi. Se, infatti, la soluzione di dimostrasse praticabile, tutti gli attuali Stati a capitalismo maturo rischierebbero di avere i giorni contati. Proprio per questo, come ci mostra la storia e sottolineava già Lenin circa un secolo fa, non sono mai i paesi che inaugurano un epocale processo rivoluzionario a goderne i frutti. Il perenne stato di guerra con le forze della reazione all’interno e con la grande maggioranza degli altri paesi all’esterno, che nei momenti migliori si trasformano in uno stato d’assedio, fa sì che il popolo che si assume l’ingrato ruolo di avanguardia, non solo non godrà dei frutti prodotti dalla propria rivoluzione, ma le proprie condizioni di vita, da diversi punti di vista, rischiano persino di peggiorare.
Da qui il successo dell’estrema destra, che si presenta come altrettanto alternativa al sistema dominante in una decennale crisi strutturale, ma molto meno difficile da realizzare in quanto costituisce il più rodato piano B, rispetto al tentativo di rilanciare, in particolare con riarmo e guerra, il processo di accumulazione al centro del modo di produzione capitalistico. All’anarchia di un sistema dove contano esclusivamente gli interessi dei diversi soggetti privati, si sostituisce un nuovo ordine reazionario, cioè la forma odierna del Bonapartismo regressivo.
In tal modo tutto cambierà per far sì che nulla dei rapporti di produzione alla base del modo di produzione capitalistico sia sostanzialmente modificato. Le attuali estreme destre assumono la forma ideologica della rivoluzione reazionaria. Il caso tedesco, al riguardo, è emblematico, in assenza di un credibile progetto e processo di Rivoluzione in occidente, al fallimentare attuale modello dei governi di grande coalizione, l’unica alternativa realistica appare un regime apertamente razzista, sciovinista, patriarcale e autoritario, quale unica alternativa non socialista all’anarchia del capitalismo concorrenziale. Per realizzare il quale le forze dell’estrema destra sono necessariamente le più credibili.
Queste ultime, pur essendo delle effettive alternative ai governi di grande coalizione, espressione dello stato putrescente del capitalismo, in cui domina di fatto una oligarchia corrotta e corruttrice, non sono violentemente represse dal grande capitale finanziario al potere che, al contrario, ne favorisce occultamente lo sviluppo, dal momento che ha sempre più bisogno di un piano B, considerato che il processo di accumulazione stenta sempre più a ripartire e l’unica reale alternativa sarebbe il socialismo. Quest’ultimo, al momento, rischia sempre più di ridursi a una cultura elitaria di un ristretto numero di intellettuali. Ma diverrebbe in tempi estremamente rapidi un pericolo mortale se sapesse tornare a offrire una direzione consapevole alla rabbia sociale che cova sempre più fra i subalterni, per poi manifestarsi con enormi rivolte che hanno lo spontaneismo come punto di forza e, al contempo, di debolezza.
Proprio perciò la sinistra radicale dovrebbe assolutamente rompere tanto con la prospettiva riformista di destra di ritagliarsi una riserva indiana all’interno del campo largo, tendenzialmente larghissimo, quanto con l’estremismo di sinistra che, con il suo infantilismo estremista, segna il regredire a una posizione morale, se non tendenzialmente religiosa, rinunciando di fatto a una politica attiva mossa da grandi ambizioni: cominciare a rivoluzionare il mondo, a partire dal proprio paese. Dominano al contrario le piccole ambizioni per cui tutto si riduce al preservare e magari, a poco a poco, espandere il proprio “particulare”, cioè la propria organizzazione settaria, nella misura in cui tende a non togliersi per far sì che si possa superare nel partito delle avanguardie reali, in quanto riconosciute dai subalterni.
Tanto più che il quadro politico parlamentare del centrosinistra è sempre più ingessato, nella vana attesa che il cadavere del proprio nemico gli scorra davanti, nel momento in cui i poteri forti si renderanno contro che non c’è, attualmente, un’alternativa meno peggio di un centrosinistra che rischia sempre più di precipitare in un nuovo governo di larghe intese, espressione di una oligarchia sempre più putrescente.
Così, nonostante le forze della sinistra del campo largo, Movimento cinque stelle e Avs, insieme peserebbero quasi come il Pd, finora non si sono mostrati intenzionati a portare decisamente avanti all’interno della coalizione un dibattito sui nodi programmatici comuni: il no alla guerra, al riarmo, al neoliberismo e il no ad aprire la coalizione alle forze che li sostengono come i Radicali, Renzi e Calenda. Un dibattito che dovrebbe estendersi agli iscritti ai partiti o agli elettori in modo da coinvolgerli direttamente nella campagna elettorale. Se Il Pd non accettasse il confronto o andasse sotto, ma non riconoscesse il risultato di queste primarie sul programma, allora si potrebbe finalmente spaccare il campo largo, questo tappo che impedisce che nel dibattito elettorale si discuta di temi cari alla sinistra. In tal modo le forze di sinistra del campo largo potrebbero provare ad allargare la propria coalizione alla forze della sinistra radicale o anche a formazioni come Schierarsi. In tal modo si avrebbe una alternativa di sinistra alle forze del centro, dal Pd a Calenda, e alla destra. Ciò non significa fare la scelta suicida fatta dal Pd alle ultime elezioni di andare alle urne separati e contrapposti, regalando di nuovo il governo alla destra radicale. Si potrebbe fare un accordo puramente elettorale, se possibile di desistenza. In tal modo parte degli astenuti del popolo di sinistra e, più in generale, dei subalterni sarebbero convinti a partecipare allo scontro politico alla base della campagna elettorale o almeno di recarsi alle urne per rafforzare la sinistra e impedire un nuovo governo di destra radicale. Purtroppo una tale prospettiva non pare venir presa nemmeno in considerazione non solo dai dirigenti dell’ala sinistra del campo largo, ma neanche dai dirigenti di Schierarsi o della sinistra radicale. Conte, in particolare, punta tutto sulle primarie, giocando sul suo appeal populista, in grado di mobilitare una parte dell’elettorato che molto probabilmente potrebbe essere determinante e che in caso di guida del campo largo da parte del Pd, nemmeno lo andrebbero a votare. I dirigenti di Avs mirano soprattutto ai posti nelle istituzioni che potrebbero ottenere, perciò non fanno blocco con il M5s nei rari casi in cui quest’ultimo attacca da sinistra l’egemonia moderata del Pd. Anzi per questi motivi i dirigenti di Avs, non accettano di fare asse con il M5s, rompendo il cordone ombelicale che li lega al Pd.
Anche le ultime sempre più residuali e flebili speranze di una svolta dall’alto, ad opera cioè di personalità politiche, diviene sempre meno credibile. Anche perché, in ogni caso, il principio speranza all’interno della politica politicienne, ridotta alla sempre più vana attesa dell’epifania di un papa straniero, da Di Battista a Ranucci, appare sempre meno in grado di materializzarsi.
Non resta che provare a rivolgersi all’unica reale potenziale forza dell’opposizione di sistema della sinistra, cioè a un nuovo protagonismo dei subalterni, sotto la guida delle proprie avanguardie: la classe operaia e gli studenti. Affinché ciò possa avere qualche reale possibilità di realizzarsi è indispensabile che la sinistra radicale torni a rappresentare una completa e credibile alternativa di sistema alla classe dominante e dirigente. Solo così può smascherare l’estrema destra che ha successo proprio in quanto millanta di svolgere questo ruolo, senza doversi scontrare con la classe dominante.
