Il 17 giugno il Parlamento Europeo ha approvato a maggioranza il Regolamento relativo alle piante ottenute con le Nuove Tecniche Genomiche (NGT), chiamate in Italia Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), e ai prodotti da esse derivati, che modifica la precedente e assai più restrittiva legislazione in materia (regolamento 2017/625). Con le modifiche legislative si procede a una deregolamentazione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) con modifiche nel DNA sotto i 20 nucleotidi (ad esempio piccole inserzioni, delezioni o sostituzioni di nucleotidi), le cosiddette NGT1, ovvero il 94% dei nuovi OGM. Rimane, invece, una maggiore regolamentazione per le NGT2, ovvero gli OGM con modifiche dai 20 nucleotidi in su. La soglia di 20 nucleotidi, che non ha valore scientifico, viene posta come valore limite per stabilire quali OGM sono NGT1, e quindi deregolamentati, e quali NGT2, e quindi soggetti alla stringente regolamentazione in materia. Quello che conta è il numero di nucleotidi modificati, non gli effetti e il processo che ha determinato la mutazione genetica. Anche il genoma di piante naturali è soggetto a mutazioni, che sono il motore dell’evoluzione biologica, ma in un ecosistema complesso di interazioni non riproducibili dall’uomo.
Ad aprile il regolamento sulle NGT era stato adottato a maggioranza dal Consiglio Ue con sei Paesi contrari, ovvero Austria, Croazia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia e Romania, e il voto favorevole degli altri, tra cui l’Italia. C’è stato, quindi, un parere favorevole del governo Meloni, essendo il Consiglio l’organo comunitario che riunisce i diversi governi dell’Ue. A giugno oltre ad essere stato approvato il provvedimento dal Parlamento dell’Ue sono stati bocciati tutti gli emendamenti che cercavano di modificarlo, in particolare sia quello più politico che prevedeva il rigetto dell’intera proposta [1] sia quello che cercava di limitare la portata dei brevetti ai soli OGM/NGT [2]. Mediante la modifica normativa, sarà possibile per le multinazionali agrochimiche come Bayer-Monsanto, Corteva, Sygenta/ChemChina e Basf brevettare le modiche geniche degli NGT1, assumendo la proprietà intellettuale del risultato. Queste quattro aziende da sole controllano già il 60% del mercato dei sementi mondiali e detengono la maggioranza dei brevetti relativi alle NGT1. Inoltre, essendo gli stessi risultati ottenibili mediante i metodi convenzionali di selezione delle piante, spetterà agli agricoltori dimostrare che la modifica ottenuta è opera loro e non un’appropriazione indebita di sementi di piante brevettate dalle multinazionali del settore. Non sono infatti passati gli emendamenti che chiedevano di limitare l’applicazione dei brevetti in modo da non comprendere anche le piante ottenute con selezione convenzionale e di spostare l’onere della prova di violazione della proprietà intellettuale sulle industrie depositarie del brevetto.
AVS, Europa Verde e Movimento 5 Stelle hanno appoggiato entrambi gli emendamenti. Il PD ha appoggiato solo l’emendamento sui brevetti, con alcuni eurodeputati che hanno votato contro l’ordine di scuderia sia per l’emendamento di rigetto dell’intera proposta normativa (Annunziata) che di quelli sui brevetti (Gori, Lupo, a cui si aggiunge Picierno che, sebbene eletta con il PD, ha abbandonato recentemente il partito). Le forze di Governo (FdI, FI e Lega) hanno votato contro entrambi gli emendamenti. Futuro Nazionale (Vannacci), invece, ha votato a favore del primo emendamento e contro il secondo. La SVP (Dorfmann) ha votato con il centrodestra contro entrambi gli emendamenti. La proposta di legge parte da un relatore del PPE, ma ha trovato l’appoggio anche di altri schieramenti europei alla sua destra, come ECR (di cui fa parte FdI) e i Patrioti (di cui fa parte la Lega). Le formazioni di estrema destra che a parole si dipingono come difensori dei contadini, con alcune eccezioni [3], come al solito svendono i piccoli produttori agli interessi del grande capitale. In questo sono affiancate dalle principali organizzazioni agricole, come l’italiana Coldiretti, che ha fatto una vera e propria inversione di posizione sugli OGM. Vannacci, invece, votando contro l’emendamento che aveva maggiori possibilità di passare, perché sostenuto anche dai socialdemocratici, ovvero quello che poneva dei limiti ai brevetti, dimostra di fare un’opposizione di facciata e di stare ancora con un piede nella scarpa del centrodestra.
Più articolata la posizione del gruppo socialdemocratico europeo (S&D), a cui fa riferimento anche il PD, che è a favore della deregolamentazione delle NGT1, e quindi del cambio normativo, in quanto le ritiene una delle possibili soluzioni a problemi dell’agricoltura come il cambiamento climatico e i parassiti. I socialdemocratici considerano le NGT una forma del progresso scientifico necessario per sollevare le condizioni dell’umanità, sebbene, almeno nelle dichiarazioni, avvertano i rischi legati alla possibile concentrazione del mercato agricolo, ovvero la centralizzazione di capitali, caratteristica intrinseca del capitalismo. Posizione evidente nelle parole dell’europarlamentare PD Dario Nardella, per il quale “le NGT rappresentano un aiuto concreto per gli agricoltori, diverranno uno strumento fondamentale per accelerare lo sviluppo di varietà più resistenti agli stress climatici e alle fitopatie”, sebbene sottolinei i limiti della “disciplina dei brevetti, che rischia di concentrare in poche mani di alcuni grandi il controllo del mercato delle nuove sementi geneticamente trattate, a scapito dei piccoli agricoltori”. Più netta, invece, l’opposizione del Movimento 5 Stelle alle NGT espressa da Valentina Palmisano: “Dopo le lobby delle armi, delle banche, delle assicurazioni e dei colossi petroliferi ed energetici oggi i partiti di destra scelgono di fare copia e incolla anche delle richieste dell’agribusiness”. Ritengo che il progresso scientifico possa realmente sollevare le condizioni dell’umanità, ma a condizione che la Scienza sia utilizzata per il bene collettivo e non sia asservita agli interessi di pochi. Se effettivamente una modifica genica possa permettere di far resistere le piante a una piaga come quella della siccità tale innovazione non dovrebbe essere coperta da brevetto, ma resa disponibile a tutti senza nessun compenso. Che poi queste piante NGT possano realmente risolvere questi problemi è un’altra questione.
I rischi per la salute degli alimenti ottenuti con la lavorazione di piante geneticamente modificate, che a partire dal 2028 saranno in commercio, non sono del tutto chiari, in assenza di studi qualificati sugli effetti di medio-lungo periodo prima dell’immissione sul mercato, come era stato ben evidenziato nel 2004 da Jeffrey M. Smith nel suo saggio “L’inganno a tavola”. L’apertura commerciale a questi alimenti è un chiaro sacrificare il principio di precauzione sugli altari dell’interesse privato. Con la modifica del quadro normativo in Ue non sarà più obbligatorio etichettare quali alimenti contengono OGM, qualora si usino gli NGT1 invece degli NGT2, impedendo agli acquirenti di fare una scelta consapevole di cosa mangeranno. L’introduzione su vasta scala metterà a rischio l’agricoltura biologica, perché anche se i sementi OGM saranno proibiti nel biologico, le piante geneticamente modificate si incroceranno con quelle non geneticamente modificate. Sebbene i sementi geneticamente modificati dovranno essere etichettati, non sarà obbligatorio per gli agricoltori far sapere quale tipo di sementi adotteranno. Per cui inevitabilmente i campi di piante ottenute con i sementi NGT1 saranno contigui a quelli che non ne hanno fatto uso, per cui sarà praticamente impossibile impedire la contaminazione anche del biologico. Gli agricoltori che si troveranno i propri campi contaminati rischieranno di essere denunciati per aver usato piante geneticamente modificate coperte da brevetto, come già avvenuto negli Stati Uniti. Inoltre i contadini che applicheranno selezione con metodi tradizionali e che svilupperanno modifiche compatibili con quelle delle piante geneticamente modificate brevettate, rischieranno di essere denunciati dalle grandi industrie del settore, e dovranno essere loro a provare che hanno ottenuto in modo autonomo gli stessi geni delle piante brevettate, poiché sono i geni ad essere coperti da brevetto. La normativa Ue sulla proprietà intellettuale delle invenzioni biotecnologiche, la direttiva 98/44, stabilisce che le NGT1 sono soggette a brevetto industriale, poiché prodotto inventivo e industrialmente scalabile. Sebbene le grandi industrie siano in grado di distinguere le due tipologie di piante non renderanno disponibili agli agricoltori i loro metodi. Le cause legali intentate dalle multinazionali del settore costringeranno molti agricoltori a cessare la produzione o a vendere a imprese più grandi, provocando la centralizzazione di capitali nel settore agricolo. Chi invece si adeguerà alla coltivazione delle nuove piante dovrà comprare i sementi dalle multinazionali che li producono, diventandone dipendente.
I sostenitori delle NGT ritengono che queste piante aiuteranno l’umanità contro le principali calamità dell’agricoltura: il cambiamento climatico e i parassiti. Nardella, ad esempio, considera le NGT una possibile soluzione al parassita xylella che ha colpito gli ulivi del nostro Paese. Altri ritengono che questa applicazione biotecnologica permetterà di avere piante resistenti alla siccità, che è sempre più un problema per l’agricoltura italiana. La soluzione a queste problematiche sta nella biodiversità, come motivato dal professore Ceccarelli nell’intervista rilasciata a Orto Da Coltivare sul tema delle NGT. I nuovi OGM andranno, invece, proprio a ridurre questa biodiversità, favorendo lo sviluppo di parassiti resistenti ai geni modificati, che richiederanno piante modificate con nuovi geni per contrastare i parassiti resistenti, creando ulteriore dipendenza economica dei contadini nei confronti delle multinazionali produttrici dei sementi geneticamente modificati. Esattamente come avvenuto negli Stati Uniti, dove gli OGM sono già largamente presenti, per il mais OGM resistente alla diabrotica, un coleottero le cui larve si nutrono delle radici, che sta perdendo la sua efficacia poiché si sono diffusi i coleotteri resistenti alla modifica genetica. Coltivando invece miscugli di piante diverse della stessa specie si ha una maggiore resistenza ai parassiti e ai cambiamenti climatici, poiché saranno selezionate di volta in volta quelle più adatte al mutato ambiente.
Quanto avvenuto con le NGT non fa che confermare la subalternità dell’Ue agli interessi del grande capitale, di cui le forze politiche di governo sono portatrici d’interesse. Il governo Meloni, che a chiacchiere afferma di difendere gli italiani, sian essi cittadini o agricoltori, non fa che confermare la propria scelta di campo, ovvero difendere gli interessi di pochi a danno di quelli collettivi. Interessi sempre più pervasivi che tendono ad appropriarsi della ricchezza collettiva, arrivando con le NGT a privatizzare la natura stessa. La sovranità alimentare dei Paesi europei è sacrificata dall’Ue, come molti altri aspetti collettivi, agli interessi delle multinazionali. È ora di liberarsi dal giogo dell’Ue e la strada per farlo non può che passare per una unità dei lavoratori salariati con le altre classi sociali subalterne, come i contadini, schiacciate dagli interessi del grande capitale. Un’alleanza che si opponga agli interessi del capitale proponendo una prospettiva alternativa di società e che, su queste basi, sia in grado di trasformare la società stessa. Essendo la società piena di contraddizioni, queste devono essere agitate per raggiungere tale fine. Ben vengano, quindi, le campagne proposte dalle associazioni che più si sono battute contro l’attacco alla sovranità alimentare, come le delibere comunali per rendere il comune libero dagli OGM oppure le campagne volte a schierare la distribuzione per l’etichettatura chiara dei prodotti NGT o quelle a isolare gli agricoltori che ne fanno uso. Sarà necessario fare chiarezza e agitare le contraddizioni anche nelle forze politiche. Il Campo Largo che si propone come alternativo alle destre su questa questione ha posizioni divergenti, dai contrari, come AVS e Movimento 5 Stelle, ai favorevoli, come le forze moderate centriste, mentre dovrebbe fare una scelta di campo. La sovranità alimentare è un punto del programma minimo che le forze sociali devono portare avanti con il conflitto per arrivare a una chiarezza e a un delineamento delle forze politiche che ne rappresentano veramente gli interessi.
Note:
[1] Qui è possibile consultare i voti espressi e non espressi dai singoli europarlamentari, sia italiani che di altri Paesi Ue, per l’emendamento di rigetto dell’intera proposta normativa.
[2] Qui i voti espressi per l’emendamento di limitazione dei brevetti.
[3] Nella destra radicale, ad eccezione di singoli deputati a sostenere gli emendamenti sono state essenzialmente le formazioni di estrema destra delle nazioni che si sono opposte al provvedimento nel Consiglio europeo, come l’ungherese Fidesz (Patrioti) e l’austriaco FPÖ (Patrioti). Non sono mancate eccezioni, come il polacco PiS (ECR). Più compatto invece il voto favorevole agli emendamenti delle formazioni di estrema destra del gruppo ECN, tra cui la tedesca AFD, con la defezione di Vannacci sull’emendamento che limita i brevetti.
