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Venerdì, 10 Luglio 2026 19:40

Le elezioni come mezzo e non come fine

Se si continua a credere che l’unico modo per liberarci del governo Meloni sia costruire una campo il più largo possibile, si farà inconsapevolmente il gioco dei poteri forti che vogliono un governo di larghe intese e una opposizione dominata dall’estrema destra. Al contrario, bisogna sfruttare la campagna elettorale per cercare di riportare al centro del dibattito i problemi reali delle masse popolari. Solo in questo modo si potranno finalmente separare il centro dalla sinistra rendendoli in grado di tenere testa alla destra.

Disarticolare il campo largo, per sbarrare la strada tanto alla destra radicale e all’estrema destra quanto per dare centralità, all’interno della campagna elettorale, alle parole d’ordine della sinistra, in quanto tali contrapposte a quella funzionali all’affermazione della destra come il tema del razzismo e del suprematismo caucasico.

Come mantenere le necessaria critica delle due destre del governo e del campo larghissimo con un voto utile indispensabile per mandare a casa gli eredi del fascismo che da anni occupano le principali istituzioni della Repubblica.

Il campo largo è inadeguato a sconfiggere politicamente la destra, bisognerebbe spaccarlo con l’ottica di costruire accordi di desistenza che appaiano credibili alle masse e che, tuttavia, riescano a definire dei risultati concreti per rendere sensato e credibile il voto per le masse popolari

Solo ricostruendo dal basso, sfidando gli attuali gruppi dirigenti, un programma minimo di classe, sarà possibile rendere realistica la prospettiva di spaccare il campo largo, per creare una sinistra che pur essendo alternativa a forze centriste come il Pd, non favorirebbe involontariamente la destra radicale

Solo l’ennesima metamorfosi del “centrosinistra” può tenere in vita il governo di “centrodestra” egemonizzato dai legittimi eredi del fascismo. Solo una ripresa del movimento spontaneo dal basso può costringere la sinistra radicale a uscire dalla torre di avorio da anima bella in cui si è spontaneamente reclusa.

Alla luce di un'analisi dei più recenti sviluppi della politica internazionale, cerchiamo di rispondere alla fatidica questione del che fare? dei comunisti, in primo luogo nel sempre più drammatico contesto italiano

Il governo Meloni cerca di uscire dalla crisi certificata dal risultato del referendum, il campo largo del centrosinistra è ormai definito e va da Renzi ad AVS. Nella sinistra radicale invece si dibatte tra la linea dell'indipendenza totale e quella più duttile della politica delle alleanze.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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