Videolezione: filosofia della storia e spirito assoluto

Concludiamo la pubblicazione del corso di filosofia: Le origini filosofiche del marxismo: la filosofia di G.W.F. Hegel, tenuto dal prof. Renato Caputo per l’Università popolare Antonio Gramsci con la nona videolezione Filosofia della storia e spirito assoluto: arte, religione e filosofia



Link agli articoli usciti o in via di pubblicazione su questo giornale in cui sono approfondite le questioni affrontate nella video lezione: “La filosofia della storia” uscito sul numero 294 e “Lo spirito assoluto” che uscirà sul prossimo numero di “La città futura”.

Hegel sostiene che il “tribunale del mondo”, il “giudizio universale” si realizza nella sola storia universale, che non è, dunque, rappresentabile come fanno i reazionari come il regno dell’arbitrio e della violenza. La storia universale, in effetti, cela in sé un disegno razionale che Hegel fa emergere alla fine della Filosofia del diritto, alla conclusione dello sviluppo dello spirito oggettivo nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche e, più estesamente, nelle Lezioni di filosofia della storia. Queste ultime hanno avuto un’enorme risonanza nella cultura europea, erano seguite non solo da studenti, ma da intellettuali e professionisti anche di altri paesi. Inoltre nelle lezioni Hegel era maggiormente libero dalla censura e dall’autocensura imposta dal governo prussiano, uno dei capisaldi della Santa alleanza.

Lo spirito del popolo e gli individui storici universali

La storia, ancora in contrasto con la concezione reazionaria, è contraddistinta – nella visione del mondo hegeliana – da un sostanziale progresso mediante il diffondersi della coscienza della libertà dell’uomo, che si emancipa progressivamente con la creazione, attraverso la civilizzazione, di una seconda natura, mediante l’antropizzazione del mondo naturale. Ciò avviene in un processo storico universale in cui le diverse civiltà storiche hanno, di volta in volta, portato in avanti la fiaccola del progresso, in una ideale staffetta che ha coinvolto, nelle diverse epoche, nazioni e popoli sempre diversi. In tal modo, a partire dalle più antiche civiltà del mondo orientale, i diversi spiriti dei popoli che si sono posti all’avanguardia dell’emancipazione del genere umano hanno fatto da battistrada al successivo sviluppo dell’intera umanità. A tale scopo ogni civiltà che ha fatto la storia ha valorizzato, sottomettendolo al proprio scopo, alla propria missione universale, le passioni individuali. Queste ultime hanno così contribuito, in modo più o meno consapevole, a ciò che costituiva, in quella determinata epoca storica, il progetto più avanzato, più universale che era possibile realizzare. Le passioni individuali non sono così astrattamente sacrificate, come nella concezione ancora moralistica della storia di Kant, in quanto costituiscono la sostanza stessa della storia e, perciò, sono ricomprese nel loro concatenarsi in una totalità razionale: la civiltà storica che in quel momento rende immanente lo spirito del mondo.  Prosegui la lettura al link dell’articolo: “La filosofia della storia” uscito nel numero 294 di questo giornale.

Marx stesso aveva fatto vanto a Hegel, a questo “individuo colossale al quale dobbiamo tanto” (K. Marx, Marx-Engels Werke, vol. 33, p. 665) che egli “per primo comprese la storia della filosofia nel suo insieme” (K. Marx, “Lettera a Lassalle” del 1858 in Marx-Engels Werke, vol. 29, p. 549). E ancora, in merito al riconoscimento del debito da lui stesso contratto nei confronti di Hegel e in particolare della sua dialettica, si veda tanto la “Lettera a Kugelmann” del 27 giugno 1870, quanto la celebre Postazione alla seconda edizione de Il capitale del 1873, in cui Marx sostiene esplicitamente d’aver “civettato” con Hegel nella stesura del suo capolavoro ed esprime disprezzo nei confronti dei suoi contemporanei, “epigoni imbronciati, pretenziosi e mediocri” che continuavano a denigrare Hegel dilettandosi a trattarlo come un “cane morto”, utilizzando – come spesso avviene – un’espressione utilizzata già dallo stesso Hegel per stigmatizzare i suoi contemporanei che consideravano appunto “un cane morto” Spinoza. Al contrario, a parere di Marx, Hegel “è stato il primo ad esporre le forme generali del movimento [dialettico] in modo ampio e cosciente” (K. Marx, Marx-Engels Werke, vol. 23, p. 27). Per continuare a leggere la presentazione del corso: vai al link: Le origini filosofiche del marxismo

23/08/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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