Gli anni Cinquanta nei paesi imperialisti – II e ultima parte

Dopo la grande vittoria delle forze comuniste sul tentativo del nazifascismo di rilanciare razzismo e schiavismo a livello mondiale, negli anni Cinquanta le forze conservatrici tornano al potere nei paesi capitalisti grazie al ricatto del piano Marshall.


Gli anni Cinquanta nei paesi imperialisti – II e ultima parte

Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su argomenti analoghi.

Segue da Gli anni Cinquanta nei paesi imperialisti.

1. I governi conservatori francesi sconfitti in Vietnam aprono la strada al centro-sinistra

Come nel Regno unito di Gran Bretagna, anche in Francia l’esigenza di ricostruire il paese distrutto dalla Seconda guerra mondiale ha favorito le forze di destra disponibili a schierare il paese a fianco degli Stati Uniti nella guerra fredda in cambio degli aiuti economici offerti dal piano Marshall. I governi di destra subiscono una battuta d’arresto dopo la clamorosa disfatta dell’esercito francese, che era stato costretto alla resa in Vietnam a Dien-Bien-Phu dal comandante comunista delle forze di liberazione nazionale Giap. Al governo va così il radicale Mendès-France, presidente di un governo di coalizione di centro-sinistra, che comincia il ritiro francese dall’Indocina, dove l’esercito era in rotta, concede alla Tunisia un’autonomia quale anticamera dell’indipendenza e non ratifica l’integrazione militare dell’Europa in funzione anticomunista, voluta dall’imperialismo statunitense. Il governo cade nel 1955 in seguito allo scatenarsi della lotta anti-coloniale nella più importante e più antica colonia francese: l’Algeria.

Il disastro dei socialisti a Suez apre le strade al colpo di Stato pacifico di De Gaulle

Il nuovo governo socialista francese, dinanzi alla rivolta algerina, per conquistarsi le simpatie delle forze borghesi a esso ostile, scatena un’escalation militare e con la Gran Bretagna e i sionisti conduce la fallimentare occupazione del canale di Suez. Dopo questa sconfitta, non riuscendo a domare la rivolta algerina, il governo appare incerto ai generali francesi in Algeria e ai coloni che mettono in atto un colpo di Stato che, con l’aiuto dell’estrema destra, avrebbe dovuto ripetere in Francia le gesta del generale Franco in Spagna. Per sfuggire al rischio del golpe e a una possibile guerra civile, la Quarta repubblica francese si suicida consegnando il potere al generale De Gaulle, che era stato il principale avversario della repubblica democratica e che ora appare il meno peggio, considerando necessario evitare il colpo di Stato sostenuto dall’estrema destra. Così nel giugno del 1958, con un sostanziale colpo di Stato istutizionalizzato, diviene presidente della repubblica Charles de Gaulle.

2. La Germania federale di Adenauer

Dopo la fondazione in chiave anti-sovietica della Repubblica Federale tedesca nel 1949, a opera degli anglo-americani, il governo è gestito dal politico conservatore Konrad Adenauer, espressione di una maggioranza composta dalla Cdu e dalla Csu, i due partiti cristiani tedeschi – riformato il primo, cattolico e bavarese il secondo – entrambi di centro-destra, in coalizione con il partito liberale espressione diretta del grande capitale. Il governo in politica estera è in violenta opposizione a Unione sovietica e Repubblica democratica tedesca e si allinea completamente alla guerra fredda scatenata dagli Stati Unti. In politica interna fa gli interessi dell’alta borghesia. Con la messa fuorilegge dei comunisti, l’opposizione è totalmente egemonizzata dal Partito socialdemocratico tedesco che, per dimostrare di essere una forza di governo, in un paese sorto in funzione anticomunista, nel Congresso di Bad Godesberg nel 1959 abiura definitivamente il marxismo, ideologia cui si era ispirato per quasi un secolo. In cambio del violento anti-comunismo e della totale adesione alle posizioni statunitensi il governo tedesco occidentale ottiene di ridurre al minimo le riparazioni di guerra, azzerando quasi completamente l’enorme debito pubblico, favorendo gli investimenti dei capitali sovraprodotti negli Stati Uniti, che rilanciarono in tempi molto rapidi la sua economia. 

3. Il Giappone dalla “democratizzazione” alla svolta conservatrice

Grazie all’uso delle bombe atomiche gli Stati Uniti, tagliando completamente fuori la Gran Bretagna e, soprattutto, l’Unione sovietica, impongono dal 1945 al 1951 al Giappone sconfitto una dittatura militare del generale MacArthur. Inizialmente gli Stati uniti intendevano, al contempo, eliminare le radici dell’imperialismo giapponese – per giustificare la dittatura militare – e fare del Giappone un sicuro alleato, in posizione subordinata. Quest’ultima esigenza prevale completamente sull’altra dopo la vittoria dei comunisti in Cina e con l’inizio della guerra fredda.

Il boom economico giapponese

Per svincolarsi dal controllo militare statunitense, il Giappone ha puntato e punta sullo sviluppo economico, che non ha disdegnato sin dagli anni cinquanta rapporti commerciali con la Repubblica popolare cinese. L’industria giapponese rinasce e conosce, quindi, un enorme sviluppo – prima di precipitare nell’attuale grande crisi di sovrapproduzione – dalla guerra di Corea, in cui diviene la base logistica per le forze anticomuniste, ricevendo importanti commesse militari.

4. L’Italia negli anni del “centrismo”

Dopo il discusso trionfo elettorale della Democrazia cristiana nelle elezioni legislative italiane del 18 aprile 1948, governa Alcide De Gasperi in coalizione con repubblicani, liberali e socialdemocratici. Il Partito comunista italiano vive la contraddizione fra il suo essere sorto come partito rivoluzionario leninista e il suo aver perseguito, dalla svolta di Salerno in poi, una politica unitaria antifascista che aveva portato a mettere sempre più in secondo piano gli obiettivi rivoluzionari. Nel Secondo dopoguerra il Partito comunista tende a portare avanti la lotta politica nel sostanziale rispetto delle istituzioni parlamentari sancite dalla Costituzione, della realizzazione della quale diviene il massimo sostenitore. Tale contraddizione si viene progressivamente risolvendo con la crescente emarginazione dell’alla sinistra, rivoluzionaria del partito, cui fanno riferimento molti ex partigiani. Tale marginalizzazione della sinistra interna è accelerata dopo la morte di Stalin e per il prevalere in Unione sovietica di una linea che tendeva ad attenuare al massimo lo scontro con la borghesia internazionale e l’imperialismo.

La rivoluzione passiva dei governi De Gasperi

Alcide De Gasperi, segretario della Democrazia cristiana, nel quinquennio in cui amministra il potere come presidente del consiglio, porta avanti una rivoluzione passiva, volta a depotenziare le critiche radicali della sinistra e a modernizzare il paese, favorendone lo sviluppo in senso capitalista. I risultati di tale politica sono modesti e insoddisfacenti per le resistenze dei settori più arretrati della classe dominante, con i quali il governo non osa scontrarsi, per mantenere il proprio bacino di voti. Caso tipico la legge per la riforma agraria del 1950 – quale risposta al grande processo di occupazione delle terre – che ha risultati poco significativi soprattutto nel meridione dove domina il latifondo, parte integrante con la grande borghesia settentrionale del blocco sociale al potere sin dai tempi dell’Unità d’Italia. 

La mancata soluzione della questione meridionale

Per risolvere la questione meridionale, il più grande problema del paese, essendo il sud Italia il principale bacino elettorale del governo moderato, nel 1950 viene istituita la Cassa per il Mezzogiorno, per finanziare pubblicamente la costruzione di infrastrutture, strade, acquedotti, per favorire l’elettrificazione, la modernizzazione e industrializzazione dell’arretrato e povero meridione. Nonostante le ingenti somme stanziate, i risultati sono modesti per le pressioni locali clientelari ed elettoralistiche sul governo, che portano a un’enorme dispersione dei finanziamenti, che spesso finiscono sotto il controllo delle mafie.

Una crescita economica disomogenea

Complessivamente, in questi anni l’economia italiana è in crescita, una crescita significativa considerate le distruzioni della Seconda guerra mondiale, e le difficoltà nell’epoca fascista, ma la crescita va a tutto vantaggio dei profitti e delle rendite, mentre i salari rimangono stazionari, a un livello molto basso.

La legge truffa

Alla vigilia delle nuove elezioni politiche del 1953 De Gasperi – cosciente che non vi sono più le condizioni che hanno portato alla vittoria del 1948 (fobia del comunismo e necessità degli investimenti statunitensi) grazie alle quali i ceti proprietari avevano fatto blocco intorno alla Democrazia cristiana – decide di modificare il sistema proporzionale, il più democratico dal punto di vista elettorale, sostituendolo con un sistema maggioritario volto a favorire il centro. La legge stabilisce che la coalizione che avesse superato il 50% dei suffragi avrebbe avuto almeno il 65% dei seggi del parlamento, ovvero una maggioranza blindata in grado di rendere sostanzialmente ininfluente l’opposizione parlamentare delle sinistre. Contro tale proposta sorge un ampio movimento popolare che si mobilita contro quella che definisce la legge truffa, che appare un tradimento dello spirito democratico della costituzione e un ritorno alla legge Acerbo, introdotta dal primo governo Mussolini

La sconfitta delle spinte antidemocratiche nelle elezioni del 1953

La massiccia mobilitazione popolare fa sì che, contrariamente alle aspettative, la coalizione di governo si fermi al 49% dei voti e la Democrazia cristiana perda oltre l’8% dei suffragi. Nonostante la dura campagna del Vaticano, che ha scomunicato i marxisti, ovvero i sostenitori del Partito comunista e del Partito socialista, il primo conquista oltre il 35% dei voti.

Gli anni del centrismo

De Gasperi e la legge maggioritaria sono messi da parte. Tuttavia la seconda legislatura (1953-1958) segna la fine del riformismo dall’alto della prima. Si susseguono ben cinque governi, tre monocolori democristiani e due in coalizione con liberali e socialdemocratici. In politica estera si arriva, infine, a un accordo nel 1954 con la Federazione socialista di Jugoslavia, con il quale il conteso territorio triestino viene spartito e mentre Trieste torna all’Italia, la provincia passa alla Jugoslavia. Il processo di modernizzazione e di industrializzazione del paese va avanti e consente un discreto sviluppo economico, anche dovuto ai bassi salari e agli alti profitti, resi possibili dall’offensiva anti-sindacale del padronato, con il licenziamento e i reparti confino per i lavoratori filocomunisti. Il settore trainante del miracolo economico è il settore energetico, sotto il controllo del grande polo economico pubblico dell’Eni, guidato in modo abile e spregiudicato da Mattei. Alle elezioni legislative del 1958 la Democrazia cristiana, presentandosi come il partito della crescita economica nella stabilità politica e sociale, incrementa leggermente i propri voti arrivando al 42%. Il Partito comunista rimane stabile – un risultato positivo dopo i tragici avvenimenti che lo avevano messo in una difficile posizione nel 1956 – mentre il Partito socialista italiano recupera voti arrivando al 14%.

12/03/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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