Recensioni di classe 59

Brevi e critiche recensioni ai film candidati e vincitori dei Nastri d’Argento 2023 e delle pessime serie televisive, assurdamente sopravvalutate, Mare fuori e Dahmer – mostro.


Recensioni di classe 59

Nastri d’argento 2023 

Nastro dell’anno a La stranezza; fra i tanti premi inventati per non scontentare nessuno e promuovere al massimo i film italiani mainstream vi è questo premio che va a un film che ha trovato un giusto equilibrio fra il registro alto, del cinema di autore, e il registro basso di un film che riesce a rivolgersi anche a un largo pubblico cinematografico. In realtà il film si colloca, più che altro a metà strada fra i due registri, non riuscendo né a brillare per i temi che tocca e per il modo in cui li affronta, né a essere particolarmente godibile, non solo dal punto di vista estetico.

Il più ambito riconoscimento, quello per il miglior film va a Rapito di Marco Bellocchio. Nella cinquina dei candidati mancava il miglior film italiano dell’anno: C’era una volta in Italia – Giacarta sta arrivando, in quanto troppo apertamente in contrasto con l’ideologia dominante. Fra i candidati si sono scelti i film dei più quotati registi che hanno prodotto film nell’anno preso in esame. Fra i candidati quello che avrebbe meritato di più è Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti, in quanto decisamente più coraggioso e significativo. Il film di Bellocchio meriterebbe il podio fra i candidati a pari merito con Siccità di Virzi. L’incetta straordinaria di premi ricevuti da Rapito ne fa un film decisamente sopravvalutato. Intendiamoci il film non è male, la storia è abbastanza interessante e anche la forma. Tuttavia il film non brilla affatto e, a partire dal soggetto appare piuttosto modesto. Per quanto dal punto di vista storico la denuncia della Chiesa cattolica è coraggiosa e storicamente fondata, per quanto la vicenda sia narrata in modo verosimile, il film è più naturalista che realista ed è scarsamente in grado di veicolare un messaggio significativo per il presente, anche perché i personaggi affrontati appaiono poco tipici. Il film di Moretti invece è il più ingiustamente bistrattato, ricevendo esclusivamente un premio minore pur essendo il migliore fra i film candidati. Decisamente sopravvalutato Il signore delle formiche di Gianni Amelio che non avrebbe meritato la nomination a miglior film essendo un prodotto dell’industria culturale sostanzialmente anonimo e privo di qualità. Assurdamente sopravvalutata è la candidatura al postmoderno e soporifero Il ritorno di Casanova di Salvatores.

Anche il premio alla miglior regia per Bellocchio appare ingiusto, in quanto lo avrebbe certamente meritato di più Moretti. D’altra parte, anche in questo caso, Bellocchio avrebbe certamente meritato il podio fra i candidati, seguito da Andrea Di Stefano per L’ultima notte di amore, formalmente bravo e con poche idee, ma confuse. Particolarmente discutibili, per non dire assurde sono le candidature per il pessimo film di Guadagnino Bones and All – forse il regista italiano più sopravvalutato, persino a sinistra – e il noioso e anonimo Brado di Kim Rossi Stuart.  

Fra i candidati a miglior esordio, in generale non di grande spessore, forse il meno peggio è Spaccaossa, mentre poco più che modesto è Margini, mentre assurdamente sopravvalutati appaiono gli insostenibili Amanda e Marcel!

Fra i candidati al discutibile premio di miglior commedia, considerata in quanto tale un genere minore, il meno peggio è certamente Grazie Ragazzi di Riccardo Milani, notevole per l’equilibrio trovato fra film destinato a un grande pubblico e un soggetto con aspetti sostanziali. Appare certamente poco valorizzato, ricevendo esclusivamente il premio per migliore attore comico ad Albanese. Ben interpretato e divertente, anche se composto da una serie di riusciti sketch privi di reale spessore, è Romantiche. Decisamente insopportabile è, invece, il film vincitore: Mixed by Erry che, per quanto possa essere ben interpretato, media un contenuto allucinante, con l’apologia del crimine e del criminale che si sarebbe fatto da sé. Il grande giorno di Massimo Venier può anche in certi rari momenti far ridere, ma è decisamente smaccatamente commerciale e gastronomico. Deludente e sopravvalutato è certamente Astolfo di Gianni Di Gregorio, un film davvero modesto.

Meno assurdi i riconoscimenti per il miglior soggetto, anche se fra i cinque candidati mancano certamente i soggetti più significativi: nell’ordine l’inarrivabile Il metodo Giacarta, in secondo luogo il significativo film di Moretti e, al terzo posto, Profeti. Tutto sommato giusta la scelta, limitatamente ai candidati de L’immensità, film troppo sottovalutato. Anche i soggetti di, nell’ordine, Orlando, Il primo giorno della mia vita e Princess, sono degni di nota.

Anche il riconoscimento a Rapito per la miglior sceneggiatura è immeritato. Per limitarci ai candidati avrebbero certamente meritato di più Il sol dell’avvenire e, presumibilmente, anche Siccità di Virzi. Del tutto immeritati sono i riconoscimenti anche in questa categoria a Brado e Mixed by Erry.

Molto discutibile anche il premio di miglior attrice a Barbara Ronchi, dal momento che fra i candidati avrebbero meritato certamente di più Jasmine Trinca per Profeti e Margherita Buy per Il sole dell’avvenire. Buona anche la prova di Linda Caridi in L’ultima notte di amore. Assurda appare, infine, la candidatura a Benedetta Porcaroli per il pessimo Amanda

Tutto sommato accettabile il riconoscimento di miglior attore protagonista ad Alessandro Borghi e Luca Marinelli, anche se il film da loro interpretato, Le Otto montagne, è stato assurdamente sopravvalutato. Avrebbe certamente meritato di più Pierfrancesco Favino in L’ultima notte di amore.

Il premio a miglior attrice non protagonista a Barbora Bobulova per Il sol dell’avvenire appare assurdo, in quanto si tratta di una delle poche categorie in cui il film non avrebbe meritato nemmeno la candidatura. Certo neanche le altre candidate hanno dato buona prova di sé, dalla pessima Sara Serraiocco in Il primo giorno della mia vita, che avrebbe urgentemente bisogno di un corso di dizione, a Kasia Smutniak per l’insopportabile Il colibrì a Lidia Vitale, una valida caratterista, anche se nel film Ti mangio il cuore è sostanzialmente una maschera, per non dire una macchietta interpretando un personaggio assurdamente unilaterale. 

Tutto sommato non immeritato il premio di miglior attore non protagonista a Paolo Pierobon per Rapito. Da segnalare anche la prova di Lino Musella in Princess. Non male anche Francesco Di Leva, valido caratterista, in L’ultima notte di amore, mentre più modesta appare l’interpretazione di Saul Nanni in Brado.

Fra le candidate a miglior attrice commedia tutto sommato meritato è il premio Pilar Fogliati, vera e propria mattatrice del godibile film Romantiche, meritevole è Antonella Attili per Il grande giorno, mentre non particolarmente significativa è la prova di Valentina Lodovini per I migliori giorni, mentre assurda appare la nomination alla pessima Stefania Sandrelli per Astolfo.

Infine, come miglior attore commedia meritevole è Antonio Albanese per Grazie ragazzi, buona anche la prova di Claudio Bisio in Vicini di casa, degno di nota è anche Paolo Calabresi per I migliori giorni, non male anche Nicola Rignanese in Margini. Meno significativa la prova di Giorgio Tirabassi nell’insostenibile Il Pataffio.

Meritate appaiono le candidature per la migliore fotografia, nell’ordine a Michele D’Attanasio, in particolare per Ti mangio il cuore, a Luan Amelio per Il signore delle formiche e a Francesco Di Giacomo per Rapito. Meno meritata appare la candidatura per miglior fotografia e sceneggiatura a Il ritorno di Casanova. Valide anche le candidature per la miglior scenografia, nell’ordine a Dimitri Capuani per Siccità, Alessandro Vannucci per Il sol dell’avvenire e Andrea Castorina per Rapito, mentre decisamente più discutibile il premio a Tonino Zera per L’ombra di Caravaggio e Mixed by Erry, anche perché si tratta di pessimi film. Più accettabile è il premio per i migliori costumi a Carlo Poggioli per L’ombra di Caravaggio, anche se validi appaiono anche i costumi di Massimo Cantini Parrini per L’immensità e Marta Passarini per Marcel!. Meno degni di nota sono i costumi de Il ritorno di Casanova. Meritato, infine, il premio come miglior casting director a Francesca Borromeo per Mixed by Erry.

Davvero imbarazzante il riconoscimento di miglior serie dell’anno all’insostenibile polpettone di terza categoria Mare fuori. Visto il livello così basso e becero della serie considerata la migliore, passa del tutto la voglia di vedere le altre serie premiate.

Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer è una miniserie televisiva statunitense del 2022, basata sulla biografia del serial killer cannibale Jeffrey Dahmer, che terrorizzò lo Stato del Wisconsin tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. La miniserie, composta da 10 puntate, è stata pubblicata su Netflix,  nomination miglior miniserie Golden e Critic super, voto: 4. Serie francamente insostenibile, unico motivo di reale interesse è che la polizia di fatto per troppo tempo non fa nulla contro questo spaventoso serial killer in quanto uccide uomini delle classi e delle etnie più deboli, con tendenze omosessuali e vive in un quartiere ultraperiferico.

Mare fuori è una serie televisiva italiana prodotta da Rai Fiction e Picomedia, distribuita a partire dal 2020 da Netflix, miglior serie dell’anno ai Nastri d’Argento, campione di incassi voto 3,5. Serie tv del tutto insostenibile, banalissima, fatta con i piedi, ultrascontata, piena di stereotipi anche razzisti, in tutto e per tutto simile a una telenovela, è veramente assurdo il successo di pubblico e di critica che ha incontrato. Veramente viviamo in tempi oscuri!

29/09/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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