Canti Rossi

Canti Rossi è l’ultimo disco di Rocco Rosignoli in uscita il 20 aprile 2020 via Sophionki records.


Canti Rossi Credits: sardegnareporter.it

Da una terra che rossa non è più già da parecchio, e che a fine gennaio ha seriamente rischiato di diventare ufficialmente nera, nasce questo bellissimo disco di 15 brani appartenenti al mondo della canzone politica e di lotta. Il cantautore è un musicista parmense indipendente, un poeta, che scrive, traduce i testi, arrangia i brani e li suona, passando con grande disinvoltura dalla chitarra al violino, dal basso al mandolino, dall’armonium alla fisarmonica e alla concertina, dall'armonica a bocca al bouzouki greco.

Un artista pieno che affronta questo mare magnum di canzoni con la consapevolezza che qualunque scelta implica mille rinunce e altrettante critiche. Canti Rossi non può sfuggire a questo destino e l’autore sceglie di regalarci un viaggio nel tempo e nelle tradizioni rivoluzionarie della sinistra che spazia dai canti anarchici, socialisti e comunisti, alle canzoni di guerra, di resistenza e di lotta di classe in tempi di “pace”. Canti soprattutto italiani ma non solo.

Un viaggio che comincia con una canzone amara ma piena di speranza, la Ballata per Sante Caserio, dedicata dall’autore, Pietro Gori, al giovane fornaio anarchico che, come molti altri suoi compagni dell’epoca, pensava che bastasse far fuori un re o un presidente (in questo caso si tratta del presidente francese Sadi Carnot) per abbattere il sistema capitalistico e la sua tirannia. La fine di Caserio è amara, considerando che “il popolo a cui l'anima donasti non ti comprese”, ma la convinzione che la rivoluzione avrebbe necessariamente trionfato nel 1900, quando questa aria fu scritta, era forte.

E che finisce con Rosso un fiore di Ivan della Mea, del 1997. Una canzone disillusa, ma non arresa; sognante, ma non utopica. Una canzone d'amore per un ideale che non finirà fintanto che esisterà un sistema di sfruttamento e la conseguente lotta di classe, per conservare i privilegi o per porvi definitivamente fine, seminando quel fiore nel cuore e nei cervelli di nuovi compagni.

In questo disco possiamo riascoltare famose canzoni della tradizione pacifista italiana (Gorizia), della resistenza (Fischia il vento, Bella Ciao), della lotta di classe durante l’era repubblicana (Per i morti di Reggio Emilia) e testi della tradizione spagnola (A las mujeres e La despedida), che forse - a voler fare un appunto all’autore - sarebbe stato meglio lasciare in lingua originale, non così diversa dalla nostra. L’unico pezzo inedito è Gappisti, canzone che Rocco Rosignoli dedicata ai Gruppi di azione partigiana, meglio conosciuti come GAP, dei quali non abbiamo una tradizione musicale in quanto chi combatteva in città, a differenza di chi combatteva in montagna, non poteva cantare. Un’opera, dunque, che oggi risulta quanto mai opportuna.

Ma soprattutto, in questo disco possiamo ascoltare il Grabschrift 1919 il desolato ma bellissimo epitaffio in onore di Rosa Luxemburg scritto da Bertolt Brecht e musicato magistralmente da Kurt Weill. Rosignoli ce ne offre questa traduzione:

La rosa rossa recisa sta, dove dorma il sonno
eterno nessuno sa. Lei che la verità ai poveri
svelava trovò una mano ricca che dal mondo la
cacciava.

Una lode che ci deve ricordare che allora, quando in Germania si scatenarono moti rivoluzionari e l'avanguardia era costituita dai comunisti della Lega di Spartaco guidati da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, a dare pieno potere alla repressione da parte dei corpi paramilitari dei Freikorps non fu una feroce dittatura fascista, ma un governo socialdemocratico. Il “meno peggio” che preparò il peggio.

Lista delle canzoni contenute nel disco:

1 - Ballata per Sante Caserio (Pietro Gori)
2 - Fuoco e mitragliatrici (Anonimo)
3 - Gorizia (Anonimo)
4 - Epitaffio 1919 (Grabschrift 1919, Brecht-Eisler, trad. Rosignoli)
5 - Alle donne (A las mujeres, Anonimo-Riesenfeld, trad. Rosignoli) I
6 - La despedida (Luitpold-Reinitz, trad. anonima)
7 - Figli di nessuno (Anonimo)
8 - Fischia il vento (Cascione-tradizionale russo)
9 - Bella ciao (Anonimo)
10 - Inno del patriota (Bassani-Molinari)
11 - Gappisti (Rosignoli)
12 - Per i morti di Reggio Emilia (Amodei) III
13 - Il galeone (Pedrini-Nicolazzi)
14 – Una cosa già detta (Amodei)
15 - Rosso un fiore (Della Mea)

21/03/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: sardegnareporter.it

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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