Transizione energetica in Italia

Le rinnovabili sono in crescita, ma elettrificazione, efficientamento e rete restano nodi cruciali. Video intervista al professore universitario Alessio Castorrini.


Transizione energetica in Italia Credits: https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/transizione-energetica-crescono-investimenti

La transizione energetica italiana procede, ma non senza contraddizioni. Negli ultimi anni, il Paese ha registrato un incremento significativo della produzione da fonti rinnovabili, arrivando nel 2024 a coprire più del 40% dell’elettricità nazionale. Un risultato rilevante, trainato anche dalle politiche europee, che segna un deciso cambio di passo rispetto al periodo precedente al 2009, quando il sistema energetico era dominato quasi esclusivamente da impianti termoelettrici alimentati da combustibili fossili.

Tuttavia, dietro questa crescita si nasconde una fragilità strutturale: il sistema energetico italiano continua a dipendere in larga misura dal gas. Circa il 75% del fabbisogno energetico complessivo è ancora legato a questa fonte, quasi interamente importata. Una dipendenza che espone il Paese a vulnerabilità geopolitiche e a oscillazioni dei prezzi, come emerso chiaramente nelle recenti crisi energetiche.

Uno dei principali ostacoli alla piena integrazione delle rinnovabili riguarda elettrificazione e gestione della rete elettrica. Le fonti come eolico e fotovoltaico, per loro natura non programmabili, generano energia in modo discontinuo. Questo comporta la produzione di surplus nei momenti di bassa domanda, che il sistema attuale fatica ad assorbire. La mancanza di adeguati sistemi di accumulo porta spesso allo spreco di energia, fenomeno noto come curtailment, e riduce la redditività degli impianti, nonostante i bassi costi di produzione.

Il cosiddetto “capacity factor” — ovvero il rapporto tra energia prodotta e potenziale massimo — resta quindi penalizzato. Il paradosso è evidente: le rinnovabili sono economicamente competitive, con costi inferiori rispetto alle centrali a gas, ma non riescono a esprimere pienamente il loro potenziale a causa dei limiti infrastrutturali.

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la distribuzione geografica degli impianti. Gran parte della produzione rinnovabile si concentra nel Sud e nelle isole, mentre i principali centri di consumo si trovano al Nord. Questo squilibrio richiede investimenti significativi nella rete di trasmissione e nei sistemi di accumulo per evitare inefficienze e sprechi.

La soluzione, secondo gli esperti, non può essere settoriale ma deve essere sistemica. Serve un approccio olistico che affianchi allo sviluppo delle rinnovabili anche il potenziamento della rete, l’implementazione di tecnologie di accumulo — dalle batterie, all’idrogeno, fino ai sistemi di pompaggio idroelettrico — e una maggiore integrazione a livello europeo.

In questo contesto, la cooperazione internazionale diventa un elemento chiave. L’interconnessione tra i Paesi consente di bilanciare domanda e offerta su scala più ampia, riducendo i costi e aumentando la resilienza del sistema. Modelli già sperimentati in Europa dimostrano che lo scambio di energia tra nazioni può compensare le fluttuazioni delle fonti rinnovabili.

Parallelamente, emerge la necessità di diversificare il mix energetico. Puntare esclusivamente su eolico e fotovoltaico viene considerato irrealistico: la sicurezza energetica richiede una combinazione di fonti e una progressiva elettrificazione dei consumi, dai trasporti all’industria. Alcuni settori, come l’aviazione o i processi industriali ad alta temperatura, restano tuttavia difficili da decarbonizzare e richiederanno soluzioni tecnologiche ancora in fase di sviluppo.

Nonostante i progressi, l’Italia sconta anche ritardi di natura burocratica e strategica. I tempi autorizzativi lunghi e la discontinuità degli incentivi hanno rallentato lo sviluppo del settore, compromettendo anche la filiera industriale nazionale, un tempo competitiva soprattutto nel fotovoltaico. Gli investimenti, pur consistenti, sono stati spesso frammentati e poco coordinati.

Il confronto con altri Paesi europei evidenzia queste criticità: Spagna e Germania hanno raggiunto quote di rinnovabili superiori, grazie a politiche più snelle e pianificazioni territoriali più efficaci. In particolare, la Germania ha puntato con decisione sull’eolico, sfruttando condizioni climatiche favorevoli e definendo obiettivi chiari per l’utilizzo del territorio.

Resta infine un punto fermo: l’indipendenza energetica totale non è un obiettivo realistico per l’Italia. La mancanza di materie prime impone comunque una certa dipendenza dall’estero, anche in uno scenario completamente rinnovabile. La vera sfida è quindi ridurre questa dipendenza attraverso integrazione, innovazione e pianificazione strategica.

La transizione energetica, in definitiva, non è solo una questione di produzione, ma di sistema. E il futuro dell’energia in Italia si giocherà soprattutto sulla capacità di rendere la rete più intelligente, flessibile e interconnessa.

24/04/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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