Messico-Sud Africa, 11 giugno Rai1 ore 21.00

Mondiali di calcio 2026: la prima partita. L’eliminazione della nazionale italiana. I calciatori stranieri nei Club della serie A. Requisiti per giocare nella Nazionale italiana. Prospettive per il calcio in Italia e lo sport per i giovani.


Messico-Sud Africa, 11 giugno Rai1 ore 21.00

Ci siamo, giovedì 11 giugno, la prima partita dei Mondiali 2026 che si disputerà nello storico Estadio Azteca di Città del Messico e andrà in onda su Rai 1 alle ore 21. Non so  quanti la vedranno perché com’è noto il 31 marzo nello Stadion Bilino Polje di Zenica l’Italia è stata sconfitta dalla Bosnia Erzegovina  5 a 2 ai rigori. Da allora, amanti del calcio di lunga data hanno dichiarato che poiché la Nazionale italiana non giocherà, questo mondiale non interessa e quindi non vedranno né questa partita e né le successive che Rai uno manderà in onda in diretta: saranno 35.

Le partite che Rai1 a partire dall’11 giugno potremo vedere in diretta ci consentirà di seguire questo Mondiale che sarà il più lungo e ricco di partite, con 104 incontri distribuiti in 39 giorni. Il 19 luglio si disputerà la finale al MetLife Stadium di New York, nel New Jersey. 

Sulla sconfitta dell’Italia a Zenica Alessandro Spadoni in un editoriale [1] ha dichiarato: “La sconfitta contro la Bosnia non è un incidente di percorso. È l’urlo di un malato terminale che da anni ignora i sintomi della propria decadenza. Un simbolo della nostra decadenza economica, politica e sociale”. È, come si vede, una sintesi severa ma necessaria che va condivisa pienamente. Io umilmente penso che si debba però andare oltre questa sconfitta che ha determinato l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali e bisogna cercare di indicare una strada che sia politica: non è facile perché deve avere l’obiettivo soprattutto di lasciarsi alle spalle il peso della rassegnazione e della depressione sportiva nella quale siamo piombati. Delineare un percorso politico non è facile e con questo articolo si vuole dare un contributo mirato a raggiungere umilmente l’obiettivo di poter uscire anche se in modo progressivo da un periodo del calcio italiano non bello complessivamente e che ci conduca verso una diversa fruizione del gioco del calcio sia come spettatori e sia come possibili protagonisti cioè praticanti di questo sport, quest’ultima in Italia sappiamo bene che è una attività sportiva quasi inesistente in quanto i servizi sportivi non sono per tutti anche se a volte vengono pubblicizzati, ma sono poco disponibili perché dove vengono erogati anche con ottime strutture sono sempre gestiti dai privati con costi proibitivi per le famiglie con redditi bassi: sostenere finanziariamente un adolescente per alcuni anni affinché pratichi il calcio oppure altri sport nelle strutture private non è ordinario per tutte le famiglie.   

I media, in relazione alla sconfitta di Zenica hanno pubblicato alcuni dati sui calciatori stranieri che giocano in Italia nel campionato di serie A, che è gestito dalla Lega Calcio che è la più internazionalizzata d'Europa, con il 67,5% di calciatori stranieri[2], al riguardo dell’eliminazione della nazionale dai mondiali il presidente, Gabriele Gravina si è dimesso e le elezioni per il prossimo presidente si svolgeranno il 22 giugno: i candidati sono Giovanni Malagò e Giancarlo Abete.  Al momento cosa farà il governo Meloni di centrodestra non è noto, il ministro dello sport e dei giovani,  Andrea Abodi, sull'eliminazione dell'Italia dai mondiali 2026 di calcio ha dichiarato: “È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc” [3]. Rinnovare i vertici è ottimo, ma se le politiche dello sport e in particolare del calcio non cambiano, il calcio continuerà ad essere in prevalenza un’area di business con società quotate in borsa ma a livello mondiale la musica non cambierà: l’Italia continuerà ad essere esclusa e quella del 2026 è stata per la terza volta.    

Rifondare il calcio italiano in linea teorica è possibile, ma nella pratica della gestione sportiva dei Club è problematico e non vedo le condizioni politiche-sportive per un cambiamento radicale come propone il ministro dello sport, al riguardo si tenga conto che le Regole della FIFA, (Fédération Internationale de Football Association) ossia la Federazione internazionale di calcio che è la federazione internazionale che governa gli sport del calcio a livello mondiale ed ha sede a Zurigo, l'attuale presidente è Gianni Infantino eletto nel 2016, impongono che un giocatore può rappresentare la Nazionale italiana se possiede il passaporto italiano e che rispetti le norme di idoneità: nella Nazionale italiana di calcio possono giocare soltanto calciatori in possesso della cittadinanza italiana e non è consentito di convocare giocatori stranieri almeno che non abbiano legami con l’Italia  di tipo famigliare o che siano nati in Italia, a differenza dei Club di Serie A dove non sono applicate queste regole e il numero di stranieri è com’è noto elevato. È chiaro che la situazione nei Club è differente, le limitazioni sui giocatori stranieri riguarderebbero quindi i Club di serie A e non la Nazionale, dove le regole FIGC impongono da tempo la cittadinanza per la convocazione.

La presenza di calciatori stranieri nei Club italiani che è di circa il 67%, sarebbe la ragione primaria della non partecipazione ai mondiali della nazionale italiana? Ho dei dubbi al riguardo in quanto, scontato che di certo ha un peso, però si tenga conto che la “rosa” di una squadra di serie A che è di 28 giocatori e quindi include i titolari, le riserve in panchina e tutti gli altri giocatori a disposizione dello staff anche se questo numero non è il limite per la formazione, ma spesso ne rappresenta la dimensione complessiva della squadra e quindi 18-19 giocatori mediamente sono stranieri però non pesa come un macigno sulla qualità della nostra Nazionale di calcio. Obiettivamente, però pesa di più il livello di qualità dei giocatori italiani che è alquanto mediocre rispetto alla media mondiale dei calciatori che in questa fase giocheranno nelle 48 squadre delle nazionali che parteciperanno ai mondiali 2026 e che giocheranno le 104 partite previste. 

Nel campionato di serie A, i calciatori italiani sono poco più del 30%, ma perché non sono, come dire, di qualità mondiale? Le ragioni sono in relazione con alcuni interrogativi:

I cosiddetti vivai dei Club come funzionano e per chi sono? 

Oltre ai vivai dei Club quante scuole in generale di calcio sono disponibili per tutti?

Quale promozione operano i comuni e le regioni per le attività sportive e in particolare per il calcio? 

Sono interrogativi che chiaramente non possono avere, al momento, che risposte negative. C’è da osservare che in Italia i Club di serie A vincono certo quello che vincono, e come è noto, ma a livello della competizione dei Mondiali sono autonome dalla nazionale italiana, e svolgono quasi una funzione destrutturante e di fatto, per come sono organizzati, privilegiando i calciatori stranieri, in concreto e legalmente hanno determinato l’eliminazione per 3 volte della nazionale italiana. In Italia le politiche sportive sono soltanto finalizzate ai business delle società. C’è da notare che mentre complessivamente i tifosi delle squadre dei Club sono molti  e anche organizzati in associazioni con l’obiettivo di produrre e rilanciare il tifo e spesso anche di controllarlo nonché di sostenere la loro squadra e sono in continuo aumento, coloro invece praticano il gioco del calcio sono comunque di meno. Adolescenti e giovani praticano poco gli sport in generale e per il calcio c’è da considerare che l’urbanizzazione delle nostre città, grandi e piccole, ha eliminati quelli che erano i campetti anche piccoli che fino al secolo scorso si vedevano nei quartieri anche delle periferie dove i ragazzi improvvisavano partite di calcio tra loro in modo spontaneo, si divertivano e tra di loro però nascevano anche talenti che poi sono diventati professionisti, questa pratica c’è stata ed è durata vari decenni ma ora non c’è più e non c’è alternativa, e sindaci e consiglio comunale quasi nulla hanno fatto e continuano a non fare niente tranne che a volte parlarne durante le campagne elettorali, oggi i ragazzi se vogliono praticare il calcio devono frequentare a pagamento strutture private e questo ha cambiato l’accesso al gioco del calcio per varie generazioni, ma, attenzione, in contrasto  dinamico, è aumentato il numero dei tifosi anche tra gli adolescenti e i giovani ed è in continuo aumento. Se non cambiano le politiche sportive in Italia che consentano ai ragazzi e poi ai giovani di praticare il calcio per davvero i risultati nazionali non cambieranno e non consentire agli stranieri di giocare in Italia non cambierà di molto il quadro del calcio italiano.

Qualcosa si sta muovendo. I vivai dei Club di serie A hanno chiesto aiuti finanziari dal governo, ed hanno presentato delle richieste. Chiedono il prelievo dell’1% sulle quote realizzate sugli eventi generati dal calcio e vorrebbero che rientrassero nel sistema della gestione delle società per finanziare la formazione dei giocatori e delle strutture sportive, in Italia la raccolta del 2024 da scommesse sportive ha raggiunto i 22,8 miliardi di euro, di questi quasi 23 miliardi, 16,1 vengono dal calcio, quindi L’1% sarebbero 160 milioni, una quota che recentemente potrebbe essere ulteriormente cresciuta. Le priorità sarebbero articolate in 5 macroaree [4]: 

sostenibilità economico-finanziaria; 

sviluppo dei calciatori italiani (su cui in realtà c’è da trovare una sinergia); 

provvedimenti politico-strutturali (stadi e vivai); 

sviluppo dell’attività sportiva e le misure governative da richiedere;

 incentivi o altre soluzioni di detassazione.

Vivai dei Club e le loro società fanno il loro gioco che è quello di rilanciare i loro business e non cambierà finché l’Italia continuerà ad essere un paese liberista che rilancia in continuazione processi di economia capitalistica soprattutto con bassi salari e precarietà con insicurezza sul lavoro e incertezza dinamica della stabilità dei posti di lavoro. Politicamente dobbiamo seguire le evoluzioni in corso e analizzare continuamente le decisioni che si prendono a livello del governo perché comunque ci saranno e per il calcio a quanto si vede ci saranno ma mediaticamente saranno soltanto d’informazione senza approfondimenti. Non è accettabile che l’Italia per la terza volta non partecipi ai mondiali. È chiaro che dobbiamo crescere un po’ tutti e s’intende non soltanto politicamente ma anche tecnicamente seguendo il calcio obiettivamente non saltuariamente, al riguardo si segnala che venerdì 15 maggio la Rai, la trasmissione del TG3 “Fuori il TG”, ha presentato una serie di sequenze con interviste e con notizie sui mondiali ed è triste vedere la nazionale italiana come è stata eliminata a Zenica [5] e soprattutto che un biglietto per la finale che si disputerà al  MetLife Stadium di New York costa 16Mila dollari. Il costo dei biglietti per questo mondiale è dinamico  ed è in continuo aumento e la FIFA ne ha triplicato il prezzo dei posti migliori, ecco che cosa ha dichiarato il presidente Gianni Infantino: “Dobbiamo guardare al mercato. Operiamo in un mercato in cui l'intrattenimento è il più sviluppato al mondo, quindi dobbiamo applicare i prezzi di mercato. Negli Stati Uniti è consentita anche la rivendita dei biglietti, quindi se li vendessimo a un prezzo troppo basso, verrebbero rivenduti a un prezzo molto più alto. E, di fatto, anche se alcuni sostengono che i nostri prezzi siano elevati, questi finiscono comunque sul mercato della rivendita a un prezzo ancora più alto, più del doppio del nostro” [6].

Ok Presidente Infantino. Il capitalismo quanto più è selvaggio, maggiormente bisognerebbe contrastarlo, però il contrasto da parte sua  è zero. Produrre ricchezza è l’obiettivo primario, ma lo sport dovrebbe essere autonomo dai processi di business o no? Dovrebbe non piegarsi come sistema alle dinamiche dei business?     

A conclusione di questo articolo c’è una problematica da esporre che non è soltanto interna ai mondiali di calcio e come io interpreto è di geopolitica [7]: “I giocatori dell'Iran hanno ricevuto i visti d’ingresso negli Stati Uniti il 5 giugno [8] per giocare le partite della fase a gironi dei Mondiali 2026 da appena 6 giorni, nonostante l'ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh lo aveva richiesto da Tijuana, dove la nazionale dell’Iran ha spostato il proprio campo base. In origine il ritiro era previsto a Tucson, in Arizona. L'Iran dovrà giocare tre partite negli Stati Uniti: il 15 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda, il 21 ancora a Los Angeles (Inglewood) contro il Belgio e il 26 a Seattle contro l'Egitto. Secondo l'ambasciatore, la nazionale iraniana arriva al Mondiale con un handicap sportivo legato alla guerra e all'impossibilità di prepararsi nelle condizioni previste.

Note:

[1](https://www.lacittafutura.it/editoriali/l-eclissi-azzurra-se-a-zenica-si-spegne-l-ultima-luce-del-calcio-italiano).

[2](https://www.adnkronos.com/Archivio/sport/ricca-stranieri-povera-azzurri-crisi-nazionale-passa-anche-paradosso-serie-a_64a9gR6pk8RiKetLQpW1OB#google_vignette).

[3] (https://tg24.sky.it/sport/2026/04/01/italia-eliminata-mondiali-2026-reazioni-politici).

[4](https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/21-04-2026/riforma-dei-vivai-scommesse-e-infrastrutture-i-Club-di-serie-a-cercano-aiuti-dal-governo.shtml?refresh_ce).

[5](https://www.rainews.it/rubriche/tg3fuoritg/video/2026/05/TG3-Fuori-TG-del-15052026-5e8d43b3-5450-4835-90b4-342fef4a0b8e.html).

[6](https://euroborsa.it/finale-mondiali-prezzi-fifa.aspx#:~:text=La%20FIFA%20ha%20triplicato%20il,stato%20fissato%20a%2010.990%20dollari).

[7](https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/mondiali-iran-senza-visti-usa-le-partite-stati-uniti/AIw93GMD?refresh_ce=1).

[8](https://www.rainews.it/articoli/2026/06/calcio-mondiali-2026-iran-stati-uniti-consegnati-visti-usa-ai-giocatori-iraniani-guerra-escalation-medio-oriente-2c9965ec-3944-4374-b83f-dc7dfcbbafdf.html).

06/06/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Felice di Maro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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