Controstoria del Rinascimento I incontro: dalla putrefazione della società feudale si afferma la borghesia

Mercoledì 3 settembre, dalle ore 18 alle 20,15, prima lezione del corso di storia e filosofia: Controstoria Rinascimento, introdotto dal prof. Renato Caputo per l’Università popolare Antonio Gramsci. Nell’incontro (in diretta in videoconferenza al link: https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn, in differita https://www.youtube.com/c/Universit%C3%A0Gramsci) si affronterà, in un’ottica marxista, la lunga e tormentata transizione dall’autunno del medioevo al progressivo affermarsi dello Stato nazionale (borghese).


Controstoria del Rinascimento I incontro: dalla putrefazione della società feudale si afferma la borghesia

Mercoledì 3 settembre, alle ore 18, riprendono i corsi dell'Università popolare A. Gramsci. Il primo corso (di storia e filosofia), introdotto dal prof. Renato Caputo, è intitolato Controstoria dell’Umanesimo e del Rinascimento da un punto di vista marxista. Per una introduzione al corso in cui si chiariscono le motivazioni che hanno portato alla scelta del tema rinvio all’articolo: Controstoria del Rinascimento in una prospettiva marxista temi che saranno affrontati e discussi nel primo incontro, al quale si potrà partecipare in diretta in videoconferenza al link: https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn. Il video del corso sarà disponibile nei giorni successivi sul canale youtube dell’Università popolare Antonio Gramsci.

  1. Le origini dello Stato moderno (borghese)

Dopo la Guerra dei Cent’anni, l’ultima guerra feudale, si indeboliscono gli aristocratici e si rafforza il monarca che esercita il suo potere contro l’anarchismo feudale e si allea con la borghesia interessata alla creazione di un mercato interno contro i dazi e balzelli feudali.

L’affermazione del potere regio

Tra il 1474 e il 1485 (e già un secolo prima il Portogallo) Spagna, Francia, Inghilterra iniziano la transizione dalle monarchie feudali allo stato moderno, mediante l’affermazione del potere regio, potere che diventa autonomo, cioè che non deve avere la legittimazione da altri poteri come l’Impero o il Papato.  Anzi il potere tende a essere conquistato in modo spregiudicato (cfr. Il Principe di Machiavelli). Ciò favorisce l’accentramento del potere cui si accompagna la costruzione di stabili strutture statali caratterizzate dal monopolio della giustizia e l’accentramento del sistema fiscale.  Prima l’amministrazione della giustizia era frazionata ed esercitata dai poteri locali feudali, che conservano anche ora la “bassa giustizia” per i reati minori, mentre la Chiesa mantiene il diritto canonico.  Alla fine del Trecento sono introdotte imposte dirette (prima solo indirette), che gravano sulla ricchezza posseduta (importante innovazione, in teoria tutti sono tenuti a pagare e a contribuire secondo le proprie possibilità) che si aggiungevano ai prelievi dei proprietari terrieri e della Chiesa; ciò provoca le rivolte contadine, in quanto perdevano la possibilità stessa di riprodursi come forza lavoro.  Allo Stato servivano risorse per le guerre, non bastavano più i prestiti delle banche, che non si era in grado di onorare, e la manipolazione monetaria riducendo il minerale prezioso nella moneta.  Perciò impongono anche imposte indirette cioè diritti doganali sulle merci importate.

Il monopolio della violenza legalizzata

Altre caratteristiche della transizione allo Stato moderno sono la centralizzazione del monopolio della violenza legalizzata, ossia della guerra, con la creazione di eserciti permanenti, dal momento che quelli mercenari erano troppo costosi. Tali eserciti erano prontamente schierabili in campo. Inoltre con l’affermarsi delle armi da fuoco – intorno alla metà del trecento abbiamo cannoni, polvere da sparo e proiettili – ancora accessibili solo al re, mentre i nobili non se le potevano permettere, quindi se prima potevano contrastare il sovrano ora, privi delle armi necessarie, erano indeboliti; tuttavia il ruolo militare della nobiltà non scompare.  “I signori della guerra” hanno il gusto per la violenza e conservano un ruolo di comando negli eserciti.

Burocrazia e nobiltà di toga

Altro fattore importante della transizione è lo sviluppo della burocrazia; per far funzionare dal punto di vista amministrativo la macchina statale, vi sono funzionari pubblici che presiedono i tribunali, raccolgono le imposte, amministrano i beni del re.  Si sviluppa la venalità delle cariche, moltiplicate (per fare introiti) che divengono ereditarie, da cui sorge la nobiltà di toga alla quale accedono i nuovi ricchi borghesi.  Vi è un legame tra lo Stato e la borghesia colta, da dove proveniva la nobiltà di toga che è una forma di promozione sociale per i nuovi ricchi.

L’alleanza fra monarchi e borghesi e il sorgere delle chiese nazionali

I sovrani non sono più assolutamente dipendenti dall’aristocrazia per mantenere la monarchia feudale, tanto che si viene a creare la possibilità di stabilire su singole questioni una alleanza fra i monarchi e la borghesia che favorisce l’indebolimento dei poteri feudali.  Vi è inoltre un consolidamento dei possedimenti territoriali, soprattutto nelle monarchie ereditarie, più compatte e forti delle precedenti monarchie elettive.  Infine vi è la transizione che porterà alla formazione di chiese e lingue nazionali.  Il processo di formazione delle chiese nazionali è favorito e favorisce la crisi del papato. 

Origini dello Stato nazionale francese

In Francia abbiamo la guerra tra Carlo il temerario (re di Borgogna), che aveva mire espansionistiche per consolidare l’unità territoriale del suo regno feudale, e Luigi XI che mirava ad affermarsi come solo re di Francia.  Nel 1477 Carlo rimane ucciso e Luigi si annette la Borgogna e invade le ricche Fiandre.  Alla fine del Quattrocento la monarchia annette al proprio regno anche la Bretagna e i ducati d’Angiò.  Il costituendo regno di Francia diviene lo Stato più esteso, forte, popolato, organizzato e accentrato d’Europa.  L’amministrazione della giustizia è sempre più sottratta alla aristocrazia, in quanto la maggior parte dei giudici provengono dalla borghesia (la nobiltà di toga).  La monarchia tende ad affermarsi anche a danno del potere feudale chiesa, imponendosi nella decisiva nomina dei vescovi.

Origine dello Stato nazionale inglese

In Inghilterra assistiamo a una crisi dinastica emblematica dei limiti di questa transizione mediante l’assolutismo a una forma più moderna di monarchia. La corona inglese passa nel 1453 a Enrico VI di Lancaster il “folle”, favorendo la rivolta capeggiata dai duchi di York che mirano a sostituirsi come casa regnante.  Inizia così la guerra civile, la Guerra delle due rose, guerra ancora tipica della monarchia feudale.  Nel corso di essa, tuttavia, il ceto nobiliare, nerbo dell’esercito delle due fazioni si autodecima.  La guerra si conclude nel 1485 quando sale al trono l’ultimo discendente dei Lancaster, marito di una York, Enrico VII Tudor, che liberatosi dal controllo della vecchia aristocrazia feudale, crea una nuova nobiltà a lui fedele, rafforza la struttura statale e le sue basi economiche (alleandosi con i borghesi), comprendendo l’importanza della creazione di una flotta militare e commerciale.

Dopo la sconfitta subita nella Guerra dei cent’anni, emblematica disfatta della monarchia feudale, le aspirazioni di terre e servi dell’aristocrazia inglese si volgono verso l’Irlanda.  Perde d’importanza il parlamento feudale che non viene più convocato, nasce la Camera stellata, tribunale supremo politico che aveva l’obiettivo di reprimere ogni tentativo di opposizione al re.  Inoltre il sovrano viene appoggiato dalla gentry, la piccola nobiltà, ciò ridimensiona il ruolo della grande aristocrazia, già sensibilmente indebolita dopo la Guerra delle due rose.

Origini dello Stato nazionale spagnolo

In Spagna nel 1479 si ha il matrimonio fra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, che realizza una prima unità nazionale ostacolata, in primo luogo, dalle profonde differenze tra la Castiglia – impegnata nella Riconquista di Granata, in cui spiccava la piccola nobiltà militare e cavalleresca: gli Hildagos – e l’Aragona, la cui forza era costituita dalla Catalogna e da Valencia, dove erano fiorite le autonomie cittadine e la borghesia. Vi era poi la problematica presenza di moriscos e ebrei poco disposti a rinunciare alla loro identità religiosa di fronte a una società nata da uno spirito di crociata che sempre meno li tollerava.  Si hanno pogrom e conversioni forzate a opera del tribunale dell’Inquisizione che dipendeva dallo Stato.

La religione come collante dell’unità nazionale

La Reconquista giunge a conclusione nel 1492 con la capitolazione di Granata a cui fa seguito l’espulsione degli ebrei, tollerati nei secoli di dominio islamico, che ora si rifugiano in Portogallo, poi in Olanda, nell’Impero ottomano e in Italia.  Con l’unificazione si rafforza la monarchia che, con l’aiuto della borghesia, contrasta l’anarchia feudale.  Nel 1512 è annessa la Navarra.  La Spagna diventa un grande potenza e dà impulso all’espansione economica attraverso viaggi di esplorazione marittimi alla ricerca di nuove rotte commerciali.  Il collante della coscienza nazionale diventa la religione; abbiamo così la lotta contro le eresie, la persecuzione degli ebrei detti marrani – costretti a convertirsi e dei moriscos – musulmani convertiti – all’insegna di uno spirito di crociata dominato dal tribunale dell’inquisizione.

La fine dell’impero bizantino

Mentre in Francia, Inghilterra e Spagna si gettano le basi di quelle che diverranno le monarchie nazionali, nel resto d’Europa il processo rimane incompiuto.  Nel frattempo l’espansione turca verso l’Impero bizantino riprende dopo aver fermato Tamerlano a est; fra gli Stati cristiani solo l’Ungheria si mobilita per una crociata contro i turchi, ma viene sconfitta dal più moderno esercito turco.  Le crociate ungheresi sono accolte freddamente perché gli ortodossi greci e dei Balcani tra i cattolici e i turchi maomettani preferivano questi ultimi, gli “infedeli” avrebbero tollerato la loro identità culturale e religiosa più del papa e dei cattolici.  Il 29 maggio del 1453 è espugnata Costantinopoli e prende il nome di Istanbul. 

Il sorgere della Russia

Nel XV secolo in Russia vi è uno sviluppo demografico, la Moscovia lo Stato più potente, si sottrae alla sottomissione da parte dei mongoli.  Nel 1439 la chiesa russa diviene autonoma da quella greca.  Nel 1472 Ivan III “il grande”, sposa la nipote dell’ultimo imperatore bizantino: Mosca può dirsi la “terza Roma” dopo quella antica e Costantinopoli.  Ivan si proclama zar, ossia imperatore di tutte le Russie.  Ivan III chiama architetti italiani che sviluppano l’edilizia in pietra a cominciare dal Cremlino, dal momento che precedentemente le case di Mosca erano fatte di legno, sempre esposte agli incendi. 

Con la crisi l’impero diviene ereditario

Il Sacro romano impero è ormai, superato l’universalismo medievale, un impero tedesco retto da una monarchia elettiva, anche se appannaggio degli Asburgo; non era uno Stato unitario ma eterogeneo composto da ducati, contee, principati laici ed ecclesiastici.   L’autorità dell’imperatore era solo formale e, tra l’altro, il sovrano si interessava solo dei suoi possedimenti diretti, anch’essi poco omogenei.  Il primato degli Asburgo si afferma con il matrimonio nel 1477 di Massimiliano d’Austria con Maria di Borgogna. 

Le Fiandre si schierano con gli Asburgo contro la Francia che deve rinunciare al loro possesso.  Nel 1496 Massimiliano accresce il potere imperiale e fa sposare il figlio Filippo con Giovanna “la pazza”, figlia di Ferdinando e Isabella di Spagna.

  1. La chiesa durante il grande scisma e le eresie tardomedievali

Il concilio di Costanza e il concilio di Basilea

La soluzione allo scisma che aveva spaccato la chiesta cristiana occidentelae arriva nel 1414, su pressione dell’imperatore Sigismondo: il concilio di Costanza dove, per impedire la supremazia italiana, si vota per nazioni.  I tre papi sono dichiarati decaduti e al loro posto è eletto Martino V con l’impegno a convocare un concilio ogni cinque anni.  Sigismondo approfitta dell’occasione per far arrestare con l’inganno e far ardere sul rogo il riformatore religioso Huss.  La conclusione del grande scisma segna il successo dei conciliaristi, che affermano la superiorità del concilio sul potere assoluto del papa. Inoltre nel concilio i vari rappresentanti sono divisi per nazione; si inizia a parlare di chiese nazionali.

Si arriva al concilio di Basilea (1431-49), durato oltre 18 anni, in cui si confrontano i conciliaristi e i sostenitori del potere assoluto del papa.  A prevalere sono questi ultimi e nel 1460 il Papa condanna i conciliaristi.

  1. I movimenti eterodossi

La riforma di Huss

Tale situazione favorisce lo sviluppo in Inghilterra della riforma religiosa di Wycliffe e dei lollardi, nell’est Europa delle dottrine simili di Huss, anch’esse antigerarchiche e fautrici di un ritorno al cristianesimo originario.  Quest’ultimo si salda con il movimento nazionale in Boemia.  Quest’ultima faceva parte dell’impero e aveva perso sempre di più la sua autonomia, inoltre i tedeschi presenti a Praga occupavano posizioni politiche ed economiche di primo piano.  Lottare contro la chiesa cattolica significa lottare contro l’invadenza germanica.  Hus ingenuamente si reca al concilio di Costanza per convincere i cardinali della giustezza delle proprie idee, ma viene immediatamente arrestato e bruciato vivo.  La morte del predicatore ebbe forte risonanza in Boemia, ne nacque una guerra tra cattolici e hussisti (i taboriti erano i più estremi) che durerà circa 20 anni.

  1. Gli Stati regionali italiani

Vi sono guerre per l’egemonia, ad esempio di Milano contro Venezia, che riprendono nel 1447 e si concludono nel 1454 con la Pace di Lodi, che dura fino al 1494, grazie all’invio di missioni diplomatiche che anticipava la costituzione delle ambasciate e grazie all’opera politica e diplomatica di Lorenzo il Magnifico, uomo di grande cultura, e saggezza politica e grande mecenate. 

La Pace di Lodi

Gli aderenti al trattato si impegnano a mantenere l’equilibrio esistente; in questo modo l’accordo tra gli Stati italiani evitava l’intervento della straniero – c’erano le mire della Francia – e allo stesso tempo, però, sancivano la frammentazione del paese, che non si era riuscito a riunificare come le potenze europee.

Il declino degli Stati regionali italiani

Ma la pace è più apparente che reale – la politica italiana è dominata da avventurieri quali Francesco Sforza o dal nepotismo dei papi o dalle congiure e lotte intestine – i governanti italiani non riconoscevano l’assetto territoriale esistente, mentre nel frattempo in Europa si costruiscono entità statali più organiche e solide.  Perciò il ruolo degli Stati regionali italiani era destinato a declinare.

  1. Le guerre d’Italia 

Anche se gli stati italiani possedevano strutture amministrative molto evolute, le loro ridotte dimensioni non gli permettevano di raccogliere risorse finanziarie pari a quelle dei più evoluti sovrani europei.  La divisione politica e territoriale, la fragilità dell’equilibrio, il fatto di credere di potersi alleare con i sovrani europei porterà gli Stati regionali italiani a essere oggetto delle mire espansioniste degli Stati unitari europei.

La discesa in Italia di Carlo VIII

Nel 1494 Carlo VIII, re di Francia, rivendica il Regno di Napoli, prima in possesso degli angioini e scende in Italia, appoggiato da Milano, dai banchieri e poi dai Medici.  Firenze, dopo il passaggio delle truppe francesi, scaccia i Medici restaurando la Repubblica.  Carlo VIII nel febbraio del 1495 entra a Napoli senza incontrare resistenze.  I principi italiani credevano di usare la discesa dei francesi per le loro lotte interne, in realtà Carlo VIII sfrutta le divisioni tra i prìncipi italiani per impadronirsi della penisola.  Si costituisce allora una lega – fra il Ducato di Milano, il papa, Venezia e Firenze – che sconfigge Carlo VIII nei pressi di Parma, costringendolo a tornare in Francia.

I Borgia

Nel 1498 Luigi XII, succeduto a Carlo, oltre il regno di Napoli, rivendica Milano e si allea con Venezia e il papa, Alessandro VI Borgia, principe senza scrupoli con figli illegittimi, contro il quale lancia le sue maledizioni Savonarola che aveva imposto uno stile di vita austero e rigidamente religioso nella repubblica fiorentina – fondato sulla povertà e l’ascetismo.  Il papa reagisce sciogliendo da ogni impegno i debitori dei banchieri di Firenze, in tal modo ledeva i principali interessi economici della città e così l’opposizione a Savonarola si fa vivace. Ne approfitta nel 1497 Alessandro VI per scomunicarlo e condannarlo al rogo come eretico; ciò consente nel 1512 la restaurazione del potere dei Medici.  Il Papa si allea con Luigi XII e ottiene per il figlio, Cesare Borgia, il ducato del Valentinois.  Il Valentino grazie al sostegno del padre conquista anche Marche e Romagna.

Giulio II

Si apre in seguito un conflitto tra la Francia e la Spagna per l’egemonia sull’Italia che si conclude nel 1504 con il trattato di Lione, con il quale il ducato di Milano passa alla Francia e il Regno di Napoli alla Spagna.

Papa dal 1503, Giulio II ha come obbiettivo il rafforzamento dello Stato pontificio; perciò smantella la signoria di Cesare Borgia e muove contro Venezia che si sta espandendo, per recuperare Ravenna.  A tale scopo aderisce alla lega di Cambrai costituita nel 1508 con il re di Francia, di Spagna e gli Asburgo.  Venezia. sconfitta ad Agnadello, nei pressi di Cremona, nel 1509 salva comunque i suoi territori grazie alla diplomazia e alla fedeltà della popolazione che la preferiscono ai saccheggi dei nemici.

Tuttavia, l’equilibrio si rompe a favore dei francesi, Venezia è costretta a cedere territori al Ducato di Milano.  Giulio II, per ristabilire l’equilibrio, rovescia le alleanze e con la Lega santa del 1510, si allea con Venezia, la Confederazione svizzera, la Spagna e l’imperatore.  La Lega, guidata dal papa assedia la rocca della Mirandola, con il papa ultrasessantenne che guida personalmente le truppe d’assalto sfidando il rigido inverno e il fuoco nemico.  Nel 1512 Luigi XII di Francia è costretto a cedere Milano, dove sono restaurati gli Sforza e i Medici a Firenze. 

L’asservimento dell’Italia

Nel 1515 Francesco I, succeduto a Luigi XII, invade il milanese, sconfiggendo a Melegnano gli Svizzeri.  Con il trattato di Noyon i francesi riprendono il controllo del Ducato di Milano, gli spagnoli mantengono il dominio sul Regno di Napoli.  Il processo di asservimento politico dell’Italia giunge a compimento.

30/08/2025 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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