Per una reale desistenza contro governo egemonizzato da destra radicale e campo largo o larghissimo a trazione moderata

Come mantenere le necessaria critica delle due destre del governo e del campo larghissimo con un voto utile indispensabile per mandare a casa gli eredi del fascismo che da anni occupano le principali istituzioni della Repubblica.


Per una reale desistenza contro governo egemonizzato da destra radicale e campo largo o larghissimo a trazione moderata Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Roma_-_Garbatella_-_Graffito_restaurato_dal_Municipio_-_Fronte_popolare_alle_elezioni_del_18_aprile_1948.jpg

La crisi di sovrapproduzione, in Stati come Usa, Ue, Giappone, e il colonialismo di insediamento in paesi come Israele rendono la guerra imperialista necessaria per mantenere il modo di produzione capitalista. Stati Uniti d’America e Israele sono pronti a tale “incombenza” e, quindi, portano avanti una guerra imperialista permanente. Al contrario, paesi come Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia possono portare avanti una guerra in modo indipendente dagli Usa solo contro paesi medio piccoli come nel caso della Libia di Gheddafi. Contro la Russia al momento non sono in grado di condurre una guerra autonomamente. Perciò, dopo aver combattuto la guerra per interposta Ucraina, fino a quando tale paese reggerà, l’Ue proseguirà nel sostegno bellico, quando gli ucraini non saranno più in grado di reggere in questa terribile guerra di logoramento, i paesi dell’Ue cercheranno di imporre una tregua per ricostruire l’esercito ucraino e rendere le proprie forze armate in grado di reggere in uno scontro diretto con la Russia anche senza l’appoggio degli Usa. La Russia, perciò, non potrà che essere contraria a un tale progetto di tregua e quindi, non potendo ottenere la pace sarà costretta a proseguire la guerra, a meno che il popolo, i soldati o la crisi glielo impediscano.

Paesi che non sono a capitalismo maturo o che non sono colonialismi di insediamento non hanno necessità di guerra. Tendenze imperialiste non imposte dalla crisi economica possono portare questi paesi in guerra. In altri casi sono coinvolti in guerra per attacchi diretti o indiretti da parte dei paesi in cui la guerra è necessaria. Spesso queste due ultime posizioni tendono a intrecciarsi. Vi sono poi paesi che si trovano a metà strada fra paesi per i quali la guerra è ormai necessaria e paesi per i quali è semplicemente una opzione.

Noi dovremo fare i conti in primo luogo, necessariamente, con l’imperialismo italiano. In secondo luogo con il polo imperialistico in costituzione dell’Unione europea, a trazione franco-tedesca, di cui il nostro paese è parte integrante. In terzo luogo si tratta di fare i conti con la Nato di cui anche siamo parte integrante. In quarto luogo con paesi imperialisti, per i quali la guerra è necessaria, ai quali non siamo direttamente legati. Infine contro ogni forma di imperialismo non reso necessario dalla crisi strutturale del modo capitalistico di produzione.

Perciò, dal punto di vista tattico dobbiamo essere in prima fila in ogni forma di lotta contro la guerra anche se viene portata avanti su posizioni pacifiste. Strategicamente però dobbiamo trovare i mezzi per cominciare a far comprendere agli altri subalterni che l’unica reale fine della guerra imperialista si potrà avere esclusivamente con la Rivoluzione socialista. Per quanto oggi la soggettività rivoluzionaria è ridotta ai minimi termini – come sempre nelle prime fasi della nuova guerra imperialista, attualmente post guerra fredda – è la stessa guerra imperialista che nel medio-lungo periodo rende necessaria la Rivoluzione.

La guerra imperialista porta con sé necessariamente regimi sempre meno in grado di governare con l’egemonia e sempre più dipendenti in modo esclusivo dal monopolio della violenza legale. Ciò implica il tendenziale esaurirsi della libertà e democrazia formali borghesi e la realizzazione di forme di bonapartismo regressivo. Si creeranno dunque Stati sempre più autoritari e militarizzati. Anche in questo caso bisogna, da un punto di vista tattico, essere in prima fila in ogni lotta contro la militarizzazione della società, l’economia di guerra e i decreti sicurezza. Dal punto di vista strategico occorre far comprendere che l’unica reale alternativa a Stati bonapartisti, tendenzialmente totalitari, sarà possibile solo con la Rivoluzione sociale. Trovando necessariamente le forme e le modalità di volta in volta più adeguate per mediare tale concetto, o quantomeno parti di esso, con chi non lo ha ancora elaborato.

Noi siamo strategicamente contro ogni governo borghese e, in particolare, contro ogni governo imperialista. Quindi in paesi come l’Italia siamo sempre contro ogni forma di governo, a meno che non ci si trovi in una fase pre-rivoluzionaria. Tatticamente siamo in particolare contro ogni governo tendenzialmente reazionario o bonapartista regressivo e, quindi, contro ogni nuova forma di fascismo.

Quindi sia dal punto di vista tattico che strategico dobbiamo essere in prima fila in ogni lotta contro questo governo, a meno che non sia condotta in nome di forme apertamente fasciste. Ciò non toglie che strategicamente siamo, in secondo luogo, anche contro ogni governo di larghe intese, tecnico, liberista e guerrafondaio. Il che in Italia significa essere contro strategicamente ogni governo borghese. Ciò comporta attualmente nel nostro paese essere contro, in una prospettiva strategica, il campo largo o, peggio, larghissimo, facendo tutto il possibile per farlo saltare. Anche perché con la sua assurda (del campo largo ndr) tattica rinunciataria, che si ritiene necessaria per apparire credibili dinanzi ai poteri forti a garantire il prossimo governo borghese, non sta facendo nulla per attaccare seriamente l’esecutivo, mobilitando le masse popolari, tanto per quanto riguarda le questioni di politica interna, quanto su questioni concernenti la politica estera. Solo così l’attuale governo rischia di arrivare a fine legislatura, divenendo il più longevo della storia della Repubblica. D’altra parte, anche una volta giunti alle prossime elezioni politiche il governo prodotto dalla politica imbelle del campo largo e, peggio, del campo larghissimo sarà caratterizzato da uno scarto minimo fra i due schieramenti in campo. Il che significa favorire la soluzione reazionaria di governi di larghe intese, di governi del Presidente, di governi tecnici o di alternanza liberista e guerrafondaia, che favoriranno il ritorno al governo di una destra sempre più radicale, in assenza di una reale e credibile alternativa di sinistra.

Perciò tatticamente non possiamo che essere per una soluzione di desistenza alla francese. Il che significa presentarsi con un programma alternativo tanto al governo, quanto al campo largo, salvo poi fare un puro accordo di desistenza contro l’esecutivo in carica, in quanto formato da eredi del fascismo e sostenitori del bonapartismo più regressivo.

Questa strada sarebbe la più utile per evitare una ulteriore lacerazione della sinistra radicale che si spaccherebbe in due nel modo peggiore, fra riformisti di destra e opportunisti di sinistra. Cioè una spaccatura anche dentro Rifondazione comunista fra chi è pronto a di fatto entrare a far parte di un campo larghissimo, pur di avere qualche posto nelle istituzioni borghesi, e chi – in nome di una rivoluzione che non fa nulla per costruire realmente, il che significherebbe ripartire da cosa richiede oggi la Rivoluzione in occidente – si presenterà alternativo a entrambi gli schieramenti favorendo, senza volerlo, la durata del governo fino a fine legislatura e poi il solito governo di larghe intese.

Al contrario bisogna puntare tutto su un programma minimo di classe, il più possibile costruito dal basso dalle masse popolari in lotta, che risulti alternativo non solo al governo attuale, ma anche al futuro governo di larghe intese. Solo in tal modo si potrà attaccare di fatto in senso progressista il campo largo, mirando sempre più a spostare forze che, sotto la spinta della loro stessa base di massa, tenderanno a unirsi alle forze della sinistra radicale, rendendo effettuale la tattica della desistenza e non un semplice occultamento di una alleanza di fatto con il campo larghissimo, puntando esclusivamente a qualche posto nelle istituzioni borghesi.

Occorrerà rendere ben chiaro alle anime belle della sinistra radicale – che desistono dal fare politica e dal ragionare su cosa significa oggi, in questo specifico contesto, fare alleanze con classi sociali differenti, cioè piccola borghesia progressista e ceti medi riflessivi – che persistendo in tale ottica infantilmente estremista l’unica soluzione possibile sarà o un accordo aperto con il campo largo sui posti, o un accordo di fatto per le poltrone, camuffato da desistenza.

Senza contare che l’attuale assurda riproposizione della storica spaccatura fra riformisti e massimalisti non fa che ridurre sempre più la possibilità di una reale desistenza, alla francese per capirsi, in cui la sinistra denuncia apertamente tanto il campo largo moderato e centrista, quanto la destra egemonizzata dall’ala radicale, sulla base di un programma minimo di classe. In caso contrario il rischio sarà che il programma di alternativa sarà solo presente in astratto, in quanto non si mira, con la scusa che non se ne ha la forza, a spostare a sinistra il programma del campo largo, ma esclusivamente a poter ottenere qualche poltrona in più, utile a piazzare il residuo ceto politico ancora in quota sinistra, autoproclamatasi, radicale.

Dinanzi a una politica esclusivamente rinunciataria dell’opposizione, unica realistica alternativa è che – dinanzi a un centrosinistra che non fa altro che attendere che il cadavere del nemico gli scorra davanti, senza fare nulla per porre fine alla sua lenta agonia – una escalation della guerra imperialista sul piano internazionale, non favorisca una ripresa del movimento di lotta delle masse popolari. Ciò soltanto potrebbe cambiare radicalmente, in senso positivo, gli scenari altrimenti deprimenti della politica interna italiana. A quel punto diverrebbe determinante chi si farà trovare pronto per dare a questa essenziale spontaneità una, necessaria, direzione consapevole.

11/06/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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