“La peggiore destra” e la sinistra più anacronistica

I tempi attuali ci pongono di fronte a nuove sfide, nuovi problemi, un “moderno fascismo”: per combatterlo servono quindi risposte adeguate alle nuove domande, nuovi strumenti culturali, la costruzione di un moderno fronte antifascista


“La peggiore destra” e la sinistra più anacronistica

Posso sbagliare naturalmente, ma dopo le regionali, a qualunque conclusione conduca, la riflessione sul cosiddetto campo largo, inizia ancora una volta con una “falsa partenza” perché non prova a definire anzitutto i confini reali di ciò che è accaduto negli ultimi anni e ci ha condotti al punto in cui siamo. Se ci fermiamo a discutere solo sui risultati elettorali e sul peso dell'astensione, e sullo spessore dei leader, facciamo un lavoro necessario ma non sufficiente. Può bastare, se la sconfitta che abbiamo subito negli anni è semplicemente politica. Temo che invece non sia sufficiente, se le cause della sconfitta non sono solo politiche, ma anche e forse soprattutto culturali.

Tutti diciamo – ed è vero - che abbiamo al governo la "peggiore destra", ma nessuno le dà un nome. Se, per esempio, aggiungessimo che si tratta di una destra neo fascista, o se volete reazionaria e antidemocratica, diventerebbe evidente che siamo di fronte a una sconfitta dell'antifascismo storico e dei suoi valori fondanti. Siamo di fronte, cioè, a una gravissima sconfitta culturale. 

Se non sto sbagliando e le cose stanno davvero così, mi chiedo se, per modificare la situazione, basti costruire una politica unitaria, o si tratta invece di capire se l'azione politica (prassi) è debole perché debole è diventata purtroppo la teoria.

Si può combattere qualcosa che ha tutti i caratteri dell'eversione dall'alto, facendo ricorso al Marx del Manifesto, a una dottrina nata per contrastare gli effetti della prima rivoluzione industriale, quando si ha a che fare con un mondo dominato dalla cibernetica, nel quale le masse operaie sono sparite, il capitalismo dominante è quello finanziario e ciò che resta del mondo del lavoro è così disgregato, da indebolire il sindacato costretto a rappresentare poco più che i pensionati?

Una sconfitta culturale ti pone di fronte alla necessità di elaborare una teoria in grado di dare risposte a domande nuove e trovare soluzioni a problemi diversi da quelli che abbiamo affrontato da giovani e che riguardavano soprattutto i nostri padri e i nostri nonni. Può darsi che stia prendendo una cantonata ma a me pare che siamo andati più indietro del loro tempo, che siamo tornati all’epoca in cui i "missionari" del socialismo lottavano per l'alfabetizzazione dei lavoratori, perché sapevano che se non hai gli strumenti critici per comprendere il senso e il valore di un diritto, non te lo difendi.

Se abbiamo un sistema formativo e agenzie di valutazione del lavoro docente e della ricerca inventati per produrre sacerdoti del pensiero unico, non è forse necessario rompere la cinghia di trasmissione che serve a riempire le teste dei principi aberranti del capitalismo? Può sembrare una bestemmia, ma avremmo bisogno di una scuola "privata", che non fornisca informazioni ma insegni a pensare con la propria testa. Un tempo era la scuola di partito a fare questo lavoro. Abbiamo bisogno di elettori che comprendano quali interessi si celano dietro chi propone il riarmo, fa balenare il rischio della guerra, criminalizza lo sciopero, aggredisce gli strumenti di tutela nati nel dopoguerra (ONU, Tribunale Internazionale). Chi lavora per ottenere questo scopo e quali politiche della formazione pensiamo di mettere in campo, per rimediare ai guasti prodotti da Gelmini, Moratti, Renzi e compagnia cantante? 

Siamo di fronte a un moderno fascismo. Occorre lavorare per creare un nuovo e moderno fronte antifascista, che non sia semplicemente un campo largo e non si riduca a quello reservato ai puri e duri della sinistra estrema.

29/11/2025 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

Altro in questa categoria: « Proposta per uno sciopero unitario

L'Autore

Giuseppe Aragno

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: