Samsung: lo sciopero interrotto

L’intervento massiccio del governo e la nuova offerta avanzata in extremis dalla dirigenza ha portato il sindacato a cancellare, appena un giorno prima, il previsto sciopero generale in Samsung Electronics, la divisione più importante del grande conglomerato coreano. Sarebbe stato il secondo grande sciopero nella storia del gruppo, uno dei più conservatori e accanitamente ostili alle istanze dei lavoratori tra i grandi “chaebol” coreani. L’accordo sarà comunque sottoposto al voto dei lavoratori.


Samsung: lo sciopero interrotto

Introduzione 

La Corea del Sud non è un paese del tutto privo di conflittualità tra lavoro e capitale, che, veicolato in forme locali che a volte sono veramente uniche e peculiari, trova spesso espressioni anche di una certa intensità . Per la seconda volta nella storia, le maestranze di Samsung Electronics, la divisione più importante del principale grande conglomerato industriale (c.d. “chaebol”) sudcoreano, avevano indetto uno sciopero generale per il 21 maggio, dopo che le trattative per la definizione dei bonus salariali si erano arenate a causa di un atteggiamento particolarmente ostile della dirigenza.

Il gigante Samsung e la feroce politica antisindacale

Samsung Electronics rappresenta la “punta di diamante” del conglomerato, trainandone in questi ultimi anni la crescita economica grazie al boom della produzione dei semiconduttori, in particolari delle memorie DRAM, quelle cosiddette “dinamiche” che sono richieste per tutte le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale, di cui l’azienda è il principale produttore globale seguita da un altro colosso sudcoreano, SK Hynix, detenendo insieme circa il 70% delle produzione globale, in gran parte poi destinata negli USA e alle economie del blocco occidentale.

Tale crescita gioca un ruolo importante anche per l’andamento dell’intera economica sudcoreana, che attraversa una fase congiunturale difficile, caratterizzata da stagnazione della domanda interna, inflazione, sia pur controllata, che erode i salari reali, tasso di cambio in forte svalutazione che penalizza un paese che ha una forte dipendenza dalle importazioni per una serie di beni essenziali, ed in particolare le risorse energetiche, settore nel quale si aggiungono gli effetti dell’attuale crisi geopolitica globale causata dall’imperialismo USA. Stati Uniti che rappresentano il primo partner commerciale e che, con dazi e altre misure protezionistiche, stanno mettendo a dura prova la tenuta stessa dell’economia sudcoreana.

Il primo conglomerato industriale del paese è anche quello che più degli altri ha storicamente attuato una politica iperconservatrice nelle relazioni sindacali, applicando la ferrea filosofia di "management senza sindacati" (No-Union Management Policy) introdotta fin dal 1938 dal fondatore Lee Byung-chul. Questa linea ha portando ai massimi livelli repressione interna e tasso di sfruttamento, e questo si è verificato anche in altri paesi esteri (es. Vietnam) dove Samsung ha diversi investimenti produttivi. Questa politica nei decenni ha generato grandi profitti per la proprietà e per l’elite dirigente che sono stati via via revinvestiti dando vita al più grande e articolato conglomerato sudcoreano che esercita di fatto una fortissima influenza politica all’interno del paese, a prescindere dal colore politico del governo in carica.

Il ruolo dei sindacati nel gruppo

Il sistema è entrato in crisi irreversibile tra il 2017 e il 2019 a causa di una serie di inchieste giudiziarie in Corea del Sud che misero in luce documenti interni segreti che descrivevano nel dettaglio i piani aziendali sistematici per smantellare i tentativi di sindacalizzazione. In quegli stessi anni il vertice della proprietà fu inoltre al centro di alcuni scandali di corruzione.

La svolta ufficiale e la nascita ufficiale delle moderne relazioni industriali in Samsung avvenne il 6 maggio 2020, data in cui il Presidente del gruppo, Lee Jae-yong, nel corso di una storica conferenza stampa in diretta nazionale, dichiarò ufficialmente conclusa la politica di divieto di costituzione dei sindacati e promise che da quel momento Samsung avrebbe garantito i diritti fondamentali del lavoro previsti dalla Costituzione coreana.

Nel 2021 Samsung Electronics firmo’ il suo primo contratto collettivo con le sigle sindacali nascenti, la cui espansione è stata rapidissima con un tasso di iscrizione che ha superato l'80% della forza lavoro e portando nel 2024 al primo sciopero in assoluto, quando i lavoratori iscritti alla National Samsung Electronics Union (NSEU) hanno incrociato le braccia per un solo giorno coordinandosi per prendere un giorno di ferie collettivo, per far progredire le le trattative sui salari e sui giorni di ferie e riuscendo a spuntare un accordo più favorevole.

La forza lavoro totale dell'azienda in Corea del Sud conta circa 125.000 dipendenti. Il fronte sindacale interno è frammentato in diverse organizzazioni, spesso di natura corporativa, ma conta oltre 102.000 iscritti complessivi. Le tre sigle principali sono: la Samsung Group United Union (SGUU) - Ramo Samsung Electronics, guidata da Choi Seung-ho, sindacato di maggioranza assoluta con circa 70.850 iscritti, fortemente radicato tra i lavoratori della divisione DS, il comparto dei semiconduttori e chip di memoria; la già citata National Samsung Electronics Union (NSEU), storicamente la sigla più attiva che conta circa 19.053 iscritti ed ha guidato la protesta di questi giorni  insieme alla SGUU, ma ha una base mista e sconta forti tensioni interne; la Donghaeng Labor Union (denominata SECU), rappresenta i lavoratori di altre divisioni del gruppo, escluse al momento dell’accordo sui bonus, e che quindi si è dissociata ed ha promosso il boicottaggio del voto. 

La grande paura dello sciopero

Il contesto della mobilitazione del maggio 2026 è stato l'esatto opposto rispetto al primo sciopero. Infatti,  nel 2026 Samsung è tornata a registrare utili record grazie al superciclo delle memorie guidato dall'Intelligenza Artificiale. I sindacati hanno quindi rivendicato un nuovo schema di redistribuzione dei profitti: i lavoratori chiedevano l'eliminazione del tetto massimo sui bonus (pari al 50% dello stipendio annuo) e una quota fissa del 15% sull'utile operativo aziendale, per allinearsi ai trattamenti che il conglomerato rivale, SK Hynix, secondo principale gruppo al mondo per la produzione dei semiconduttori DRAM e ad alta banda, aveva già concesso ai propri lavoratori.

Il gruppo dirigente di Samsung, anche questa volta, ha opposto un ferreo rifiuto di negoziare su quelle base e a quel punto è scattato uno stato di agitazione che ha portato alla convocazione dello sciopero generale aziendale per il 21 maggio.

 L’attuale governo che, ricordiamo, è in carica da quasi un anno e guidato dal Partito Democratico, di centro-sinistra, con una linea politica molto moderata e analoga a quella degli altri schieramenti di centro-sinistra occidentali, ha cercato in ogni modo, con interventi dello stresso Presidente e di diversi Ministri, di scongiurare lo sciopero, interpretando un timore che si stava rapidamente e largamente diffondendo in tutti i vertici dei grandi conglomerati coreani. Infatti, nella congiuntura attuale, l’industria sudcoreana dei semiconduttori è la forza trainante dell’economia del paese, e lo sciopero avrebbe potuto causare un ingente colpo alle tasche degli azionisti, stimato in circa 700 milioni di dollari al giorno. Ma il timore maggiore, condiviso dagli altri conglomerati, anche in altri settori industriali che peraltro al momento non sono altrettanto competitivi, è che le rivendicazioni dei sindacati di Samsung, se accolte in toto, metterebbero in discussione, a livello nazionale, il sistema che pone un tetto limite all’erogazione dei bonus, una soglia di assoluta tutela per gli utili e i profitti aziendali. Alla fine, sotto le pressioni congiunte del governo e dei sindacati, il gruppo dirigente di Samsung Elctronics ha cambiato i componenti della delegazione incaricata dei negoziati e ha fatto delle concessioni, cercando quindi di dividere il fronte sindacale: l’accordo prevede un nuovo bonus speciale per i dipendenti della divisione chip di memoria che può ammontare a cifre circa 10 volte superiori ai premi previsti invece per i dipendenti delle altre divisioni. Il sindacato maggioritario nella divisione semiconduttori, SGUU, principale firmatario dell’accordo, ha deciso comunque di sospendere, non di cancellare lo sciopero, in attesa dell’esito del voto di ratifica da parte dei lavoratori di tutto il gruppo Samsung Electronics. Le votazioni si sono chiuse mercoledì 27 maggio con una maggioranza del 74% che ha approvato l’accordo stipulato dalle due principali sigle sindacali.  

Come già ricordato sopra, a causa del divario estremo che il sistema dei premi prevede tra i lavoratori delle diverse divisioni, i sindacati contrari si sono battuti per boicottare la ratifica e richiedendo nuove tutele per i propri lavoratori. L’esito non è stato positivo, alimentando anche alcune interpretazioni, da parte di opposte forze politiche e organi di stampa,  secondo cui questa è stata una lotta di lavoratori privilegiati che difendono i loro privilegi disinteressandosi del resto dei lavoratori.

Conclusioni

 La vicenda evidenzia che in Corea del Sud la conflittualità lavoro-capitale, pur attestata su posizioni molto arretrate, è in ascesa per effetto di una congiuntura economica locale e globale che tende a spostare molti lavoratori su atteggiamenti più combattivi. Allo stesso tempo, il fronte padronale è più attento che mai a difendere il modello delle relazioni industriali peculiare della Corea del Sud, un modello dominato dai grandi conglomerati e in grado di esercitare pressioni politiche decisive su qualsiasi governo (che non sia ovviamente rivoluzionario), e orientato a favorire la compartimentalizzazione dei lavoratori, con concessioni differenziate e divisive, che alimentano un forte corporativismo sindacale.

 Sebbene il governo sia di centro-sinistra ed abbia fatto leva sul sostegno dei sindacati maggiormente legati al Partito Democratico per vincere le elezioni, non risulta sorprendente che nella vicenda di Samsung, esso abbia approfittato del fatto che il sindacato più attivo, la NSEU, nato all’interno del gruppo, non sia legato a federazioni nazionali, per delegittimarne le rivendicazioni, viste come corporative ed egoistiche da parte di lavoratori che dovrebbero sentirsi “privilegiati”.

 Tuttavia bisogna riconoscere che la principale debolezza, al momento purtroppo strutturale, del fronte sindacale, sta proprio in questa sua natura molto corporativa, addirittura aziendalistica. Per dare una svolta realmente epocale e orientata ad un’autentica prospettiva di classe, sarebbe stato opportuno che i sindacati che hanno trainato questa vertenza, avessero cercato di generare una solidarietà da parte dei lavoratori delle altre divisioni, unendole alla lotta ed alzando il livello dello scontro con la dirigenza del gruppo. Questo al momento non è avvenuto e nel frattempo i mercati finanziari locali e internazionali hanno premiato gli azionisti di Samsung con un rialzo di oltre l’8% del titolo.

Fonti per approfondimenti

Samsung Electronics management, labor urged to resume mediation talks by state labor commission

https://english.hani.co.kr/arti/english_edition/e_international/899427.html

https://english.hani.co.kr/arti/english_edition/english_editorials/1259611.html

https://www.koreatimes.co.kr/business/companies/20260430/why-samsung-labor-unions-strike-plan-means-more-than-corporate-dispute-for-korea

Seoul shares rally over 8% on tech gains after Samsung wage deal, Nvidia outlook; won rises - The Korea Herald

https://en.yna.co.kr/view/AEN20260527003352320

06/06/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

L'Autore

Zosimo

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: